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settembre 3rd, 2010 by admin
Tutte le grandi aziende ne hanno già uno e utilizzano gli ampi spazi esterni dei loro palazzi per coltivare ortaggi e frutta che poi i loro dipendenti consumano a casa.
La sede della casa automobilistica Toyota a Georgetown, ad esempio, ha un enorme orto di pomodori e zucchine, mentre presso il quartier generale del grande magazzino Kohl, a Milwaukee, si coltivano bietole, spinaci e insalate. Persino PepsiCo, il colosso alimentare da 60 miliardi di dollari specializzato nel cosiddetto cibo spazzatura ha creato al suo interno un corporate garden, rigorosamente biologico, coltivato dagli impiegati che alla fine della giornata tornano a casa con le borse piene di prodotti.
L’intento, spiegano diversi manager coinvolti in questi progetti, è tirare su il morale degli impiegati: per questo le compagnie che non possono permettersi aumenti salariali, viaggi premio e bonus, sono ricorse al nuovo benefit: il ‘corporate garden’, cioè l’orto aziendale. Questa tendenza, che fino a qualche tempo fa si era sviluppata solo in aziende in qualche modo più “dinamiche” come Google e Yahoo, ha ora contagiato centinaia di compagnie in tutto il Paese. Soprattutto quelle che hanno le sedi in un contesto metropolitano, che hanno persino realizzato degli orti sulle terrazze.
In Italia la tendenza non ha ancora preso piede, ma come conferma Sebastiano Venneri, vicepresidente di Legambiente, “una sensibilità verso le tematiche ambientali c’è già da parte delle grandi e piccole aziende. Ritengo che l’idea di realizzare dei corporate gardens sia utile, interessante e in linea con alcune politiche che le imprese mettono già in atto come la possibilità di fare volontariato ambientale, di partecipare alle escursioni e alle iniziative di pulizia degli spazi verdi, a cui tranquillamente potrebbe aggiungersi la coltivazione dell’orto”. Questa nuova tendenza nata negli Usa – conclude Venneri – è la spia della mancanza di un aspetto ‘naturale’ del vivere, che soprattutto nei contesti urbani rappresenta un handicap.
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agosto 23rd, 2010 by admin
Andiamo sempre peggio e nessuno ne parla.
Mi riferisco all’uso della natura da parte dell’umanità. Ormai da molti anni la produzione annuale di beni da parte della Terra viene consumata prima della fine dell’anno. l’Overshoot Day è infatti il giorno in cui finiscono le risorse che la Terra ha prodotto per quell’anno.
A calcolare questa situazione che non può andare avanti per sempre è il Global Footprint Network, l’organizzazione internazionale che misura l’impatto dell’esistenza sulla natura, la quale ha calcolato che il giorno in cui avviene il “pareggio” nel bilancio tra produzione e consumo ogni anno arriva prima.
Da ieri, 22 agosto 2010, la Terra dovrebbe dichiarare la bancarotta ecologica ma ovviamente questo non è possibile e non è possibile nemmeno non bere e mangiare. Per sopravvivere l’umanità sarà costretta a forzare la mano alla Terra sfruttandone le riserve d’acqua dei depositi fossili (quelli cioè non alimentati dalle piogge), intensivare il ciclo della pastorizia, incrementare la desforestazione a favore di nuovi pascoli e campi agricoli. L’uminità dovrà far finta di niente con la pesca intensiva rubando molto più pesce di quanto sia in grado di riprodursene.
Saremo costretti a saccheggiare la terra delle sue materie prime e di tutte le risorse naturali a noi necessarie. Tutto questo per permettere a noi occidentali di mantenere il nostro stile di vita.
Tanto per dare un peso alle cose: perchè un italiano possa mantenere il proprio stile di vita sono necessarie 2,7 terre, per quello inglese 3,4 terre mentre per quello americano 5 terre. La media mondiale è di 1,5 terre.
La cosa è ormai insostenibile e va sempre peggio.
Il primo Overshoot Day è stato il 31 dicembre 1987. Nel 1995 si è verificato il 21 novembre mentre nel 2009 il 25 settembre.
Stiamo firmando cambiali che dovranno essere saldate dai nostri figli e nipoti. Non possiamo far finta di nulla. Non posso far finta di nulla.
luglio 26th, 2010 by admin
“Questo lo conserviamo… potrebbe servire!”. Era la filosofia delle nostre nonne, quelle che non buttavano mai via niente perché magari, un giorno, quella cosa sarebbe potuta tornare utile. Così vecchi lenzuoli troppo lisi diventavano strofinacci, il maglione logoro si scuciva e con la lana si faceva una sciarpa, anche il nastro dei regali si recuperava per cucire all’uncinetto un resistente sottopentola. Ogni cassetto era una miniera di ciarpame, ma al momento giusto c’era sempre l’oggetto adatto da riutilizzare. Le nostre nonne lo facevano perché erano cresciute in tempi difficili, quando non era semplice avere cose nuove e ogni oggetto andava trattato con cura e parsimonia perché durasse più possibile e, anche quando fosse cessato il suo primo uso, potesse essere sempre usato per farne qualcos’altro.
Oggi ci ritroviamo a rivalutare questa filosofia per motivi esattamente opposti: abbiamo una così grande disponibilità di oggetti nuovi, monouso e a basso costo, che non riutilizziamo più nulla, trovandoci giorno dopo giorno sommersi da montagne di rifiuti! L’emergenza legata al loro smaltimento ci mette davanti ad una questione vitale: occorre un radicale cambiamento di prospettiva, iniziando a progettare secondo i criteri dell’eco-design. Secondo i principi della progettazione sostenibile bisogna minimizzare la presenza di sostanze tossiche nei prodotti, incorporare materiali riciclabili/riciclati, ridurre la quantità e le tipologie di materiali utilizzati, impiegare materiali compatibili tra loro in fase di riciclo, ridurre la quantità di scarti di lavorazione, minimizzare il packaging, usare un sistema di imballo riutilizzabile, aumentare l’efficienza energetica dei prodotti a funzionamento elettrico, facilitare l’accesso alle parti per la loro sostituzione o manutenzione, consentire il recupero dei componenti per il riciclo.
Questo vale per tutti gli oggetti ancora da progettare, ma che fare con tutti quelli che ci circondano nelle nostre case, nelle nostre città? Occorre ripensare da capo il nostro rapporto con le cose, immaginandone una nuova vita quando avranno cessato il loro utilizzo “ufficiale”: occorre allora vedere nella “spazzatura” non un problema ma una risorsa, nell’inutilità nuove opportunità di creazione.
D’altra parte per tutto ciò che esiste sulla terra (oggetti dismessi compresi) vale il principio di conservazione per cui “nulla si crea e nulla si distrugge ma tutto si trasforma”. Volendolo prendere alla lettera, nel caso del design del riuso, possiamo immaginare un flusso infinito di oggetti che si trasformano sempre in qualcos’altro senza diventare mai rifiuti, in una sorta di metempsicosi ininterrotta operata dagli individui che utilizzano e riutilizzano le cose sfruttando una buona dose di immaginazione.
In questo testo dunque si vuole approfondire il “pensiero creativo”, quello che secondo lo psicologo Edward De Bono permette “di considerare le cose non soltanto per quello che sono, ma anche per quello che potrebbero essere”. Non verranno analizzati i metodi di eco-design ma qualcosa di più semplice ed immediato: esempi di riuso intelligente che chiunque (non solo designer professionisti) può mettere in atto.
Si tratta di cercare un rapporto nuovo con gli oggetti, imparando a separarli dalla loro funzione principale e ad osservarli per le loro potenzialità materiche, formali, tattili, percettive. Questo è sfidare il senso comune del valore degli oggetti, è raccontare la storia che un oggetto vuole narrare, è mostrare la fragilità della materia, è cogliere l’armonia e l’abilità costruttiva di un particolare, è cercare la bellezza in luoghi inaspettati.
È così che un giorno un vecchio copertone è diventato un’altalena…
Design del riuso
Di Emanuela Pulvirenti
Edito da la Mongolfiera
luglio 23rd, 2010 by admin
Riteniamo giusto chiudere l’eperienza 2010 dando alcuni numeri sull’evento web “Giornata Mondiale della Terra 2010”.
In sintesi i numeri che riguardano la nostra attività in rete sono: oltre 11 mila e duecento iscritti al gruppo facebook “Giornata Mondiale della Terra – internet action”, alcune migliaia al sito/blog che ha contato, solo nella giornata del 22 aprile 2010 circa 57 mila contatti.
Oltre 50 iniziative segnalate su tutto il territorio nazionale.
Il nostro gruppo ha patrocinato alcune di queste iniziative tra cui citiamo:
- Una cena a km 0 e a lume di candela a Sassuolo
- Iniziativa con il Gruppo Giovani della Croce Rossa Italiana a San Severino Marche
- Regata Zonale Laser (Laser S, Radial e 4.7) sul Lago di Bracciano
- Marcia contro la deforestazione dell’Amazzonia e in solidarietà a Padre Mario Bartolini
- Un convegno dibattito dal titolo “Il clima della città, il Patto dei Sindaci e il ruolo del territorio” a Bosco Albergati
L’iniziativa si è svolta dal 22 marzo al 22 aprile 2010, data in cui si è celebrata la 40° Giornata Mondiale della Terra (Earth Day) in tutto il mondo.
L’evento, nato nel 2009 da una idea di Simone Zuin blogger del Lago di Garda, ha riscosso un notevole successo suscitando sin da subito un’elevata attenzione da parte del pubblico e degli internet-media che lo hanno riportato su migliaia di siti di informazione. Citiamo ad esempio
- La Repubblica
- Style (Vanity Fair)
- TG24 (Sky)
- City (Corriere.it)
- Quotidiano Net (Il Sole 24 ore)
- Radio Rai
- Libero
- Donna Moderna
- Il tempo
- Affari Italiani
- La Freccia (mensile cartaceo distribuito da Trenitalia su Freccia Rossa)
Va poi segnalato il lancio di agenzia a cura di ANSA e AGI.
Sono state rilasciate interviste telefoniche alla radio SBS di Sidney (Australia) e a RadioPadova.
Molte le istituzioni (agenzie, comuni ed associazioni) che hanno aderito e richiamato l’evento nei loro siti web.
Nel sito ufficiale dell’Earth Day Network risulta essere stata l’unica “internet action” a livello mondiale.
A questo proposito vale la pena ricordare che la “Giornata Mondiale Della Terra – internet action 2010” è entrata a pieno titolo tra gli eventi organizzati a livello mondiale in occasione dell’Earth Day previsto per il 22 aprile 2010.
Il gruppo decrescita.com ha infatti ottenuto la necessaria autorizzazione dal Direttore dell’International Outreach – Earth Day 2010, con sede a Washington, all’utilizzo del logo ufficiale dell’iniziativa, diventando così partner ufficiale, unico in Italia, dell’Earth Day Network.
La gestione di questo evento multimediale è in mano ad una manciata di ragazzi sparsi sul territorio nazionale che dialogano tra loro ed organizzano tutto il lavoro tramite la rete. Va sottolineato che si tratta di lavoro volontario non retribuito eseguito nei ritagli di tempo.
Alla base della “Giornata Mondiale della Terra – internet action” c’era un’idea semplice:
- raccogliere tutte le iniziative che si svolgono sul territorio nazionale riguardante la Giornata Mondiale della Terra e pubblicizzarle sul sito, che diventa unico contenitore
- Sensibilizzare l’opinione pubblica sui temi ambientali
- stimolare la realizzazione di iniziative in sintonia con la giornata.
Ed è questo quello che è accaduto anche nel 2010. Possiamo tranquillamente affermare che l’obiettivo è stato raggiunto.
Un particolare ringraziamento va all’artista Agnese Ginocchio che ha appositamente scritto, per il nostro evento, una tra le sue migliori composizioni che è diventata la colonna sonora della Giornata Mondiale della Terra 2010.
Adesso è il momento del riposo. A settembre, con l’aiuto di tutti voi, definiremo i temi per la Giornata Mondiale della Terra 2011.
luglio 22nd, 2010 by admin
Organizzano “Associazione per la decrescita” (www.decrescita.it) e “SpiazziVerdi” (http://spiazziverdi.blogspot.com/) con il contributo del Comune di Venezia – Assessorato all’Ambiente
Aperte le prenotazioni
La scuola della decrescita giunge alla settima edizione e quest’anno – oltre ai temi della decrescita e dell’economia solidale – dedicherà particolare attenzione all’agricoltura naturale attraverso una prima introduzione alle tecniche agricolturali per la creazione di un orto domestico
Tenteremo, cioè, di intrecciare teoria e pratica, una riflessione generale sull’idea della decrescita come costruzione di una società equa e autonoma, basata su una diversa economia e su relazioni responsabili tra le persone e tra le persone e l’ambiente, con una riflessione sul sé, sulla nostra condizione storica di soggetti di un mondo dominato dalla globalizzazione economica e dal pensiero unico sviluppista e consumista. Un percorso di “decolonizzazione dell’immaginario” (come scrive Serge Latouche) che procede riacquisendo saperi e pratiche perduti nel tempo.
Saremo ospitati in una casa/ostello a Sant’Erasmo (www.latoazzurro.it), un’isola verde fuori dai circuiti turistici nella laguna di Venezia. Lunga quattro chilometri e larga seicento metri a ridosso del mare, l’isola è considerata ancora, come cinquecento anni fa, “l’orto della terra dei dogi”, perché qui come allora si producono ortaggi che per la loro qualità sono tra i più ricercati dai mercati locali. I suoi ottocento abitanti, per lo più agricoltori, hanno iniziato a riscoprire le opportunità offerte da un habitat in equilibrio tra storia, identità, cultura, paesaggio e natura.
Con un barca (www.limosa.it) gireremo la laguna e faremo visita agli orti e alle vigne più significativi e cercheremo di capire come si imposta una mappa bioregionale delle sementi tipiche locali.
Le lezioni, i gruppi di riflessione, i laboratori si terranno nel monumentale complesso della ottocentesca Torre Massimiliana gestita dall’Istituzione parco della laguna di Venezia (www.parcolagunavenezia.it ).
Tra i docenti avremo, Bruna Bianchi, Mauro Bonaiuti, Marco Deriu, Dalma Domeneghini, Guido Fidora, Ferruccio Nilia, Gianni Tamino.
La scuola durerà sei giorni (cinque notti), da sabato 7 a giovedì 12 agosto. Il costo della partecipazione (pensione completa) è fissato in 250 euro a testa (200 per studenti e persone che comunque non dispongono di un reddito). Cifre molto contenute grazie al contributo dell’Assessorato all’Ambiente del Comune di Venezia e alla ospitalità dell’Istituzione Parco della laguna.
Considerando che il numero massimo dei partecipanti non potrà superare i 25, raccoglieremo le manifestazioni d’interesse fino al 15 maggio al seguente indirizzo: scuoladecrescitavenezia@gmail.com
Il programma definitivo e dettagliato del corso sarà inviato al più presto a tutti coloro che lo richiederanno.
Info: http://www.estnord.it/content/view/644/9/
luglio 21st, 2010 by admin
Nalini M. Nadkarni
TRA LA TERRA E IL CIELO
La vita segreta degli alberi
traduzione dall’inglese di ALESSANDRA IZZO
COLLANA ANTIDOTI
PP. 450 – EURO 22,00
In libreria: 27 agosto 2010
La vita segreta degli alberi e il loro rapporto millenario con gli esseri umani sono al centro di questo affascinante libro, nel quale l’esperienza personale si fonde con l’analisi scientifica di una delle massime esperte nel mondo. A partire dalle radici fino alle cime vertiginose raggiunte dalle loro chiome, l’autrice ci illustra la vita biologica degli alberi, la loro importanza nell’ecosistema, ricordandoci il ruolo primario che essi hanno assunto nella nostra vita e nella nostra cultura: l’albero è fonte di alimentazione, nel corso della storia ci ha fornito il materiale per costruire le nostre case, ha favorito le scoperte mediche per la cura del nostro corpo, ha ispirato l’arte, la religione, il mito e, soprattutto, continua a essere una inesauribile sorgente di arricchimento spirituale. Per studiare queste meravigliose creature, a cui ha dedicato tutta la sua vita, la biologa Nalini Nadkarni si è arrampicata sugli alberi più alti del mondo e, sospesa a decine di metri da terra, ha scoperto e raccolto informazioni preziosissime, poi riunite in un database che classifica per la prima volta numeri e morfologia delle volte forestali del pianeta, e che le è valso numerosi riconoscimenti da parte della comunità ,scientifica internazionale.
«Ho scritto questo libro perché amo gli alberi: la forma, il comportamento, l’odore, i suoni che producono, e amo la sensazione che provo quando ne sono circondata. Quando appoggio ,la mano sul tronco di un albero, mi sento connessa a qualcosa che merita la mia curiosità, la mia attenzione e protezione. La mia speranza è che questo libro possa svegliare, o risvegliare, un senso di meraviglia e rispetto».
«Dopo aver speso venti anni della sua vita a studiare e a scalare alberi in Costa Rica, Papua Nuova Guinea, Stati Uniti e Amazzonia, Nadkarni racconta la sua esperienza, con rigore scientifico e con grande umanità. Questo libro è una lettera d’amore verso gli alberi e una cronaca del loro affetto nei nostri confronti» NATIONAL GEOGRAPHIC
«Un ammirevole lavoro di scrittura e ricerca scientifica, ricco di riferimenti poetici, che invoglia il lettore a uscire e perdersi nel bosco dietro casa» PUBLISHERS WEEKLY
Nalini M. Nadkarni
È docente di Environmental Studies all’Evergreen State College di Washington ed è presidente dell’International Canopy Network, un’organizzazione no-profit nata nel 1994 con lo scopo di promuovere lo studio e le relazioni tra gli esseri umani e gli alberi. A lei dobbiamo la creazione del primo database (Big Canopy Database) che raccoglie le informazioni su numero e morfologia delle volte forestali sul pianeta. I suoi lavori sono stati pubblicati su «National Geographic» e su «Natural History». È autrice di Monteverde: Ecology and Conservation of a Tropical Cloud Forest (Oxford University Press, 2000) e di Forest Canopies (Academic Press, 1995). Nel 2002 ha ricevuto il Guggenheim Fellowship con lo scopo di finanziare e diffondere presso il grande pubblico i risultati delle sue ricerche, e nel maggio 2010 è stata premiata con il National Science Board.
luglio 16th, 2010 by admin
Siamo giunti alla settima edizione di Valtenesi con Gusto, la formula è quella consolidata e che il pubblico ha mostrato sempre di gradire, ma molte sono le novità.
Anche quest’anno la manifestazione è organizzata dall’Associazione Rassegna Interregionale dell’Olio Extravergine di Oliva di Qualità Garda D.O.P. con il fondamentale supporto del Consorzio Garda D.O.P.
“Valtènesi con Gusto” sempre più tour a km 0, intende incentivare l’utilizzo delle materie prime locali e promuovere i piccoli produttori. I ristoratori infatti hanno acquistato i loro ingredienti all’interno di un raggio di 30 km dal proprio locale ed hanno segnalato un produttore secondo loro meritevole.
Valtènesi con Gusto mantiene comunque la sua missione originale:la promozione, la valorizzazione e la conoscenza dell’Olio Extravergine di Oliva Garda D.O.P.
I protagonisti dell’iniziativa sono dodici ristoranti, situati tra lago di Garda e Brescia. I ristoranti, come nelle altre edizioni, saranno abbinati ad altrettanti produttori di olio del Garda.
Gli chef, tra i migliori del panorama gardesano, proporranno menù volti al recupero dei sapori della tradizione culinaria locale,con particolare attenzione per l’olio extravergine di oliva,principe della nostra tavola, che sarà inserito in tutti i piatti della rassegna, non solo in qualità di irrinunciabile condimento, ma quale vero protagonista delle portate. Dodici cene a tema che andranno a stuzzicare palato, anche il più esigente. Un’accurata presentazione dell’olio da parte dei produttori oleari renderà più interessanti ed istruttive le cene di questa edizione.
I ristoranti, pochi e selezionati, hanno sapientemente abbinato ai loro menù l’olio delle Aziende del Garda che hanno aderito a questa manifestazione, fissando un prezzo promozionale di 30,00 è tutto compreso (bevande e coperto inclusi) che,unitamente alle accattivanti proposte culinarie, catturerà gli amanti della buona tavola e del viver bene.
“Valtenesi con gusto 2010″ è dedicata al ricordo dell’amico Giancarlo Tassi, che con il suo “Capriccio” è stato grande esempio di professionalità e amore per il nostro territorio
Per scaricare la brochure completa clicca qui.
Per visitare il sito clicca qui.
Per il gruppo su facebook clicca qui
luglio 7th, 2010 by admin
di Alessio Mannino
L’altro giorno quasi ci veniva un colpo, a veder comparire sul fondo di prima pagina del Corriere della Sera, organo ufficiale dell’establishment finanziario italiano, la parola “decrescita” declinata in senso, udite udite, positivo. Lo ha fatto quel politologo ormai anziano e irriducibilmente antiberlusconiano, di penna sciolta e arguzia toscana, spesso saggio ma non di rado rifilatore di crasse panzane (anche nell’articolo in questione, come vedremo), il barboso teorico di leggi elettorali ma pregevolissimo autore di Homo videns, Giovanni Sartori.
Sentiamo che dice: «L’ ultima stima di qualche anno fa che ho sott’occhio contabilizza il Pil, il Prodotto interno lordo, del mondo in 54 trilioni di dollari, mentre gli attivi finanziari globali risultano quattro volte tanto, di addirittura 240 trilioni di dollari. Oggi, con i derivati e altre furbate del genere, questa sproporzione è ancora cresciuta di chissà quanto. (…) Semplificando al massimo, da un lato abbiamo una economia produttiva che produce beni, che crea “cose”, e i servizi richiesti da questo produrre, e dall’altro lato abbiamo una economia finanziaria essenzialmente cartacea fondata su vorticose compravendite di pezzi di carta».
Dopo aver delineato il quadro, l’editorialista (che grosso modo potremmo definire un liberale di tipo montanelliano) cede la parola al capo-scuola mondiale del pensiero della decrescita, il francese Serge Latouche, che col liberalismo (e il liberismo suo gemello in economia) non ha niente a che fare: «Latouche ha calcolato che lo spazio “bioproduttivo” (utile, utilizzabile) del pianeta terra è di 12 miliardi di ettari. Divisa per la popolazione mondiale attuale questa superficie assegna 1,8 ettari a persona. Invece lo spazio bioproduttivo attualmente consumato pro capite è già, in media, di 2,2 ettari. E questa media nasconde disparità enormi. Se tutti vivessero come i francesi ci vorrebbero tre pianeti; e se tutti vivessero come gli americani ce ne vorrebbero sei». Folgorante conclusione: «La morale di questa storia è che già da troppo tempo siamo infognati in uno sviluppo non-sostenibile, e che dobbiamo perciò fare marcia indietro. Latouche la chiama “decrescita serena”. Serena o no, il punto è che la crescita continua, infinita, non è obbligatoria. Oramai è soltanto suicida» (Corsera, 25 giugno 2010).
Hai capito, la firma del Cocchiere della Sera. Ha accolto la tesi fondamentale del più eretico degli economisti contemporanei, anzi di uno che sostiene che l’economia è un’invenzione sostanzialmente anti-umana (il suo ultimo libro uscito in Italia si intitola appunto “L’invenzione dell’economia”). E ha osato sottoscrivere l’idea-tabù per eccellenza: se continuiamo su questa china, a rincorrere una crescita economica senza fine e senza scopo, il sistema in cui viviamo è destinato al suicidio. Per carità, un editoriale non fa primavera e non smuove le montagne.
Tanto più che Sartori persiste nel tenersi stretto ai limiti intellettuali di uno che è pur sempre affezionato al sistema («Questa economia cartacea non è da condannare perché tale, e nessuno nega che debba esistere») e alle sue personali fisse (come quella per cui se il miraggio del nostro modello di iperproduzione e iperconsumo ha fatto lievitare la prolificità del Terzo Mondo, devono essere quei miserabili negri a fare meno figli, non noi a cambiare modello: «La dissennata esplosione demografica degli ultimi decenni mette a nudo che la terra è troppo piccola per una popolazione che è troppo grande»).
Ma la notizia che è che ormai la necessità reale, urgente, oggettiva, inoppugnabile di rivedere i presupposti della nostra economia fondata sul nulla è arrivata ad un punto tale da saltar fuori l’alternativa obbligata della decrescita persino sulle colonne di una voce allineatissima com’è il primo giornale italiano. Riprendendo un pensatore, uno dei pochi rimasti in giro, che sul Manifesto del giorno dopo spiegava come meglio non si potrebbe il pantano in cui, per dirla con Sartori, ci siamo infognati: «C’è una spada di Damocle sul sistema: si tratta della creazione di averi finanziari attraverso i prodotti derivati. Sono i dati della Bri (Banca dei regolamenti internazionali) di Basilea: 600mila miliardi di dollari di prodotti derivati, una cifra che rappresenta più o meno 15 volte il pil mondiale, che va messa a confronto con i 5mila miliardi stanziati per salvare le banche o i 750 miliardi di euro messi dall’Europa per far fronte alla crisi della Grecia e di altri stati. Siamo in un sistema di fiction, di speculazione fantastica, che può crollare, soprattutto con le politiche deflazionistiche messe in atto oggi. In Occidente, abbiamo vissuto una parentesi storica, grazie all’economia del petrolio. In Europa è come se ogni cittadino avesse avuto a disposizione 50 schiavi, 150 negli Usa. L’industrializzazione in Europa è stata terribile tra il 1750 e il 1850, poi è andata meglio dal 1850 in poi, con lo sfruttamento del carbone e del petrolio, ma a scapito degli altri, del terzo mondo e della natura. Quando facciamo il pieno mettiamo nel serbatoio un’energia equivalente a 5 anni di lavoro di un operaio. I ricchi sono diventati più ricchi e i poveri meno poveri e hanno persino avuto l’illusione di diventare ricchi. Ma adesso la festa è finita. Non sarà mai più cosi, neppure nei paesi emergenti, come la Cina, dove i contadini sono cacciati dalla terra come lo erano in Gran Bretagna nel XIX secolo».
Fonte: www.ilribelle.com via decrescitafelice.it
Articolo originale sul Corriere della Sera
luglio 1st, 2010 by admin
Quella che stiamo vivendo è senza dubbio l’era votata al PIL. Per capire a fondo cosa si intende per decrescita dobbiamo prima tentare di spiegare cosa sia il PIL e cosa questa “devozione” comporti sull’uomo e sul Pianeta.
Il Prodotto Interno Lordo (PIL) è il valore complessivo dei beni e servizi prodotti all’interno di un Paese in un certo intervallo di tempo (solitamente l’anno) e destinati ad usi finali (consumi finali, investimenti, esportazioni nette); non viene quindi conteggiata la produzione destinata ai consumi intermedi, che rappresentano il valore dei beni e servizi consumati e trasformati nel processo produttivo per ottenere nuovi beni e servizi.
Wikipedia
Nell’immaginario collettivo i concetti di benessere e di PIL sono tra loro strettamente collegati.
Ogni giorno, ormai da anni, ogni telegionale e ogni giornale ci aggiorna sullo stato di questo malato immaginario, il Prodotto Interno Lordo appunto. Ogni giorno ci viene spiegato che se sale il PIL cresce il benessere e quindi tutti stiamo meglio. Se scende il PIL inizia l’ecatombe.
Per cercare di spiegare ad una persona che cosa sia e cosa non sia il PIL non esiste nulla di meglio di questo stralcio di un discorso di Robert Kennedy :
Non troveremo mai un fine per la nazione né una nostra personale soddisfazione nel mero perseguimento del benessere economico, nell’ammassare senza fine beni terreni.
Non possiamo misurare lo spirito nazionale sulla base dell’indice Dow-Jones, né i successi del paese sulla base del prodotto interno lordo (PIL).
Il PIL comprende anche l’inquinamento dell’aria e la pubblicità delle sigarette, e le ambulanze per sgombrare le nostre autostrade dalle carneficine dei fine-settimana.
Il PIL mette nel conto le serrature speciali per le nostre porte di casa, e le prigioni per coloro che cercano di forzarle. Comprende programmi televisivi che valorizzano la violenza per vendere prodotti violenti ai nostri bambini. Cresce con la produzione di napalm, missili e testate nucleari, comprende anche la ricerca per migliorare la disseminazione della peste bubbonica, si accresce con gli equipaggiamenti che la polizia usa per sedare le rivolte, e non fa che aumentare quando sulle loro ceneri si ricostruiscono i bassifondi popolari.
Il PIL non tiene conto della salute delle nostre famiglie, della qualità della loro educazione o della gioia dei loro momenti di svago. Non comprende la bellezza della nostra poesia o la solidità dei valori familiari, l’intelligenza del nostro dibattere o l’onestà dei nostri pubblici dipendenti. Non tiene conto né della giustizia nei nostri tribunali, né dell’equità nei rapporti fra di noi.
Il PIL non misura né la nostra arguzia né il nostro coraggio, né la nostra saggezza né la nostra conoscenza, né la nostra compassione né la devozione al nostro paese. Misura tutto, in breve, eccetto ciò che rende la vita veramente degna di essere vissuta.
Può dirci tutto sull’America, ma non se possiamo essere orgogliosi di essere americani.
In parole povere, tutto ciò che è interessato da un passaggio denaro, si tratti di merci o di servizi, va ad incrementare il PIL.
La marea nera che dal giugno 2010 sta affliggendo la Louisiana avrà quindi un risvolto positivo. Infatti tutto il lavoro che si sta facendo per chiudere la falla, per contenere i danni e per la bonifica del territorio invaso dal petrolio aumenterà il PIL americano.
Gli americani, che non si saranno suicidati prima, quando vedranno quel segno + davanti al numerino del PIL si convinceranno di stare meglio, si sentiranno più felici.
La marea nera, l’uragano Katrina, le alluvioni del Brasile, il terremoto de L’Aquila. Tutti disastri che, nei giusti tempi, aiuteranno ad incrementare il PIL ma di sicuro non miglioreranno la vita delle persone.
Nel PIL non sono conteggiati tutti quei beni donati, barattati, riciclati ed aggiustati. Non conteggia le cure della famiglia verso gli anziani, le cure della mamma verso il proprio figlio. Non conteggia il lavoro casalingo e il volontariato. Non conteggia i rapporti tra le persone.
Il PIL non conteggia tutte quelle cose che sono poi le vere cose importanti nella vita di una persona.
Un politico non viene giudicato sui risultati delle sue azioni, ma su quello che è riuscito a far credere d’aver fatto. Non si valuta se ha portato un reale beneficio alla vita dei suoi concittadini ma se, nel suo mandato, è aumentato o diminuito il PIL.
C’è una cosa che accomuna destra e sinistra: la rincorsa alla crescita economica senza fine e, quindi, del PIL.
Mi sto convincendo che il punto di partenza sia questo: smontare l’immaginario legato al PIL, smontarlo per poi creare qualcosa di diverso.
maggio 10th, 2010 by admin
Il Comune di Corchiano (VT), dopo aver ricevuto la menzione speciale dall’organizzazione del Premio comuni a 5 stelle 2009, promosso dall’Associazione Comuni Virtuosi, in collaborazione con il Movimento per la decrescita felice e con la Città del bio, per le buone prassi amministrative, per la promozione della bioeconomia e per l’impegno nello sviluppo sostenibile, continua a percorrere la strada del rispetto dell’ambiente e del paesaggio attraverso la buona e attenta pratica della raccolta differenziata dei rifiuti porta a porta, che in soli otto mesi è balzata all’85%, e la tutela e la valorizzazione dei beni comuni, in particolare del bene più comune di tutti: l’acqua.
Da sempre in prima linea sul tema quanto mai urgente dell’acqua pubblica e della tutela e promozione del diritto dei popoli all’accesso alle risorse idriche, l’Amministrazione comunale è tra gli Enti locali che hanno dato vita al Coordinamento nazionale degli enti locali per l’acqua pubblica, iniziativa promossa dal Forum italiano dei movimenti per l’acqua. Per la comunità di Corchiano l’acqua non può non essere il bene comune più prezioso, una risorsa da custodire con cura da non sprecare e da tramandare alle future generazioni.
Dopo le campagne di sensibilizzazione “L’orgoglio di un paese pulito” e di “Porta la sporta!”, finalizzate alla raccolta differenziata e alla riduzione dei sacchetti di plastica monouso per la spesa, dal 30 di aprile è partita ufficialmente quella sulla valorizzazione e promozione dell’acqua della comunità e sulla riduzione delle bottiglie di plastica, anche attraverso l’inaugurazione di un distributore automatico di acqua alla spina. Infatti l’acqua viene direttamente attinta dalla fontanella di Piazza del Comune.
La fontanella, dunque, non è altro che un distributore automatico di acqua alla spina, che, collegato all’acquedotto e installato all’interno di una piccola struttura lignea, consente di avere acqua micro filtrata, declorata, refrigerata, naturale o frizzante. Inoltre, cosa non meno importante, le caratteristiche chimiche e fisiche della risorsa idrica del luogo dopo il trattamento di micro filtraggio restano inalterate. Da quando il distributore automatico è stato attivato si sono registrate numerose code di cittadini corchianesi, italiani e migranti, che, tra una bottiglia di acqua naturale e una di acqua frizzante, si trovano a vivere momenti di condivisione e di integrazione o riscoprono addirittura il gusto della socializzazione attorno alla “fonte”.
Tuttavia l’inaugurazione è arrivata dopo un periodo di prova durato poco più di un mese. Solo la mattina del 30 di aprile, nell’ambito dell’iniziativa intitolata “I cittadini di un paese virtuoso tra festa e impegno”, il Consiglio comunale dei ragazzi guidato dal piccolo sindaco Michele Marini ha ufficialmente inaugurato la fontanella, non senza aver prima dibattuto e affrontato in una gremita aula consiliare tutte le tematiche inerenti al cosiddetto oro blu, dall’uso consapevole e razionale ai suoi legami con la cooperazione decentrata e la solidarietà tra i popoli.
Qualche dato. Finora sono stati erogati 80 mila litri di acqua. Il costo per ogni litro e mezzo è di 5 centesimi di euro. Dopo un anno si avranno oltre 200 mila bottiglie di plastica risparmiate. Infatti, l’obiettivo vuole essere proprio quello di ridurre l’uso delle bottiglie di plastica e con esso il quantitativo dei rifiuti al fine di privilegiare l’impiego dei recipienti di vetro. Non solo. La campagna tende ad abbattere sia l’impiego dei combustibili, in particolare del petrolio, che occorre per la produzione e il trasporto delle bottiglie di plastica contenenti acqua minerale (ogni anno se ne producono circa 5 miliardi nel mondo), sia le conseguenti emissioni di anidride carbonica e gas inquinanti nell’atmosfera.
Le piccole e buone pratiche quotidiane possono servire a migliorare la salute dell’ambiente e a ridefinire un modo nuovo dello stare insieme, di fare ed essere comunità.
fonte: Comuni Virtuosi
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