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	<title>Decrescita Felice Social Network</title>
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		<title>corporate gardens</title>
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		<pubDate>Fri, 03 Sep 2010 13:03:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Decrescita Felice]]></category>
		<category><![CDATA[corporate gardens]]></category>
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		<description><![CDATA[Tutte le grandi aziende ne hanno già uno e utilizzano gli ampi spazi  esterni dei loro palazzi per coltivare ortaggi e frutta che poi i loro  dipendenti consumano a casa.
La sede della casa automobilistica Toyota a Georgetown, ad esempio, ha un enorme orto di pomodori e zucchine, mentre presso il quartier generale del [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Tutte le grandi aziende ne hanno già uno e utilizzano gli ampi spazi  esterni dei loro palazzi per coltivare ortaggi e frutta che poi i loro  dipendenti consumano a casa.</p>
<p>La sede della casa automobilistica <strong>Toyota</strong> a Georgetown, ad esempio, ha un enorme orto di pomodori e zucchine, mentre presso il quartier generale del grande magazzino <strong>Kohl</strong>, a Milwaukee, si coltivano bietole, spinaci e insalate.  Persino <strong>PepsiCo</strong>,  il colosso alimentare da 60 miliardi di dollari specializzato nel  cosiddetto cibo spazzatura ha creato al suo interno un corporate garden,  rigorosamente biologico, coltivato dagli impiegati che alla fine della  giornata tornano a casa con le borse piene di prodotti.</p>
<p>L’intento, spiegano diversi manager coinvolti in questi progetti, è  tirare su il morale degli impiegati: per questo le compagnie che non  possono permettersi aumenti salariali, viaggi premio e bonus, sono  ricorse al nuovo benefit: il ‘corporate garden’, cioè l’orto aziendale.  Questa tendenza, che fino a qualche tempo fa si era sviluppata solo in  aziende in qualche modo più “dinamiche” come <strong>Google</strong> e <strong>Yahoo</strong>,  ha ora contagiato centinaia di compagnie in tutto il Paese. Soprattutto  quelle che hanno le sedi in un contesto metropolitano, che hanno  persino realizzato degli orti sulle terrazze.</p>
<p>In Italia la tendenza non ha ancora preso piede, ma come conferma Sebastiano Venneri, vicepresidente di <strong>Legambiente</strong>,  “una sensibilità verso le tematiche ambientali c’è già da parte delle  grandi e piccole aziende. Ritengo che l’idea di realizzare dei corporate  gardens sia utile, interessante e in linea con alcune politiche che le  imprese mettono già in atto come la possibilità di fare volontariato  ambientale, di partecipare alle escursioni e alle iniziative di pulizia  degli spazi verdi, a cui tranquillamente potrebbe aggiungersi la  coltivazione dell’orto”. Questa nuova tendenza nata negli Usa – conclude  Venneri – è la spia della mancanza di un aspetto ‘naturale’ del vivere,  che soprattutto nei contesti urbani rappresenta un handicap.</p>
<p><a href="http://espresso.repubblica.it/food/dettaglio/in-pausa-pranzo-si-cura-lorto/2133059">Continua la lettura</a></p>
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		<title>Overshoot Day</title>
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		<pubDate>Mon, 23 Aug 2010 15:22:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Decrescita Felice]]></category>
		<category><![CDATA[Overshoot Day]]></category>

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		<description><![CDATA[Andiamo sempre peggio e nessuno ne  parla.
Mi riferisco all’uso della natura da  parte dell’umanità. Ormai da molti anni la produzione annuale di beni da  parte della Terra viene consumata prima della  fine dell’anno.  l’Overshoot Day è infatti il giorno in cui finiscono le risorse che la  Terra ha prodotto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" style="margin-left: 5px; margin-right: 5px;" src="http://www.sxc.hu/pic/m/k/ka/kay82/1283984_sunflower.jpg" alt="" width="300" height="201" />Andiamo sempre peggio e nessuno ne  parla.</p>
<p>Mi riferisco all’uso della natura da  parte dell’umanità. Ormai da molti anni la produzione annuale di beni da  parte della Terra viene consumata prima della  fine dell’anno.  l’Overshoot Day è infatti il giorno in cui finiscono le risorse che la  Terra ha prodotto per quell’anno.</p>
<p>A calcolare questa situazione che non  può andare avanti per sempre è il <a href="http://www.footprintnetwork.org/en/index.php/GFN/page/earth_overshoot_day/" target="_blank">Global Footprint Network</a>, l’organizzazione   internazionale che misura l’impatto dell’esistenza sulla natura, la   quale ha calcolato che il giorno in cui avviene il “pareggio” nel   bilancio tra produzione e consumo ogni anno arriva prima.</p>
<p>Da ieri, 22 agosto 2010, la Terra  dovrebbe dichiarare la bancarotta ecologica ma ovviamente questo non è  possibile e non è possibile nemmeno non bere e mangiare. Per  sopravvivere l’umanità sarà costretta a forzare la mano alla Terra  sfruttandone le riserve d’acqua dei depositi fossili (quelli cioè non  alimentati dalle piogge),  intensivare il ciclo della pastorizia,  incrementare la desforestazione a favore di nuovi pascoli e campi  agricoli. L’uminità dovrà far finta di niente con la pesca intensiva  rubando molto più pesce di quanto sia in grado di riprodursene.</p>
<p>Saremo costretti a saccheggiare la terra  delle sue materie prime e di tutte le risorse naturali a noi  necessarie. Tutto questo per permettere a noi occidentali di mantenere  il nostro stile di vita.</p>
<p>Tanto per dare un peso alle cose:   perchè un italiano possa mantenere il proprio stile di vita sono  necessarie 2,7 terre, per quello inglese 3,4 terre mentre per quello  americano 5 terre. La media mondiale è di 1,5 terre.</p>
<p>La cosa è ormai insostenibile e va  sempre peggio.</p>
<p>Il primo Overshoot Day è stato il 31  dicembre 1987. Nel 1995 si è verificato il 21 novembre mentre nel 2009  il 25 settembre.</p>
<p>Stiamo firmando cambiali che dovranno  essere saldate dai nostri figli e nipoti. Non possiamo far finta di  nulla. Non posso far finta di nulla.</p>
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		<title>Design del riuso</title>
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		<pubDate>Mon, 26 Jul 2010 14:28:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Libri]]></category>
		<category><![CDATA[Emanuela Pulvirenti]]></category>
		<category><![CDATA[Riciclo]]></category>
		<category><![CDATA[Riuso]]></category>

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“Questo  lo conserviamo&#8230; potrebbe servire!”. Era la filosofia delle nostre  nonne, quelle che non buttavano mai via niente perché magari, un giorno,  quella cosa sarebbe potuta tornare utile. Così vecchi lenzuoli troppo  lisi diventavano strofinacci, il maglione logoro si scuciva e con la  lana si faceva una sciarpa, anche il [...]]]></description>
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<p><img class="alignleft" style="margin-left: 5px; margin-right: 5px;" src="http://www.designdelriuso.it/il_libro_files/copertina_ridotta.jpg" alt="" width="236" height="335" />“Questo  lo conserviamo&#8230; potrebbe servire!”. Era la filosofia delle nostre  nonne, quelle che non buttavano mai via niente perché magari, un giorno,  quella cosa sarebbe potuta tornare utile. Così vecchi lenzuoli troppo  lisi diventavano strofinacci, il maglione logoro si scuciva e con la  lana si faceva una sciarpa, anche il nastro dei regali si recuperava per  cucire all’uncinetto un resistente sottopentola. Ogni cassetto era una  miniera di ciarpame, ma al momento giusto c’era sempre l’oggetto adatto  da riutilizzare. Le nostre nonne lo facevano perché erano cresciute in  tempi difficili, quando non era semplice avere cose nuove e ogni oggetto  andava trattato con cura e parsimonia perché durasse più possibile e,  anche quando fosse cessato il suo primo uso, potesse essere sempre usato  per farne qualcos’altro.</p>
<p>Oggi ci ritroviamo a  rivalutare questa filosofia per motivi esattamente opposti: abbiamo una  così grande disponibilità di oggetti nuovi, monouso e a basso costo, che  non riutilizziamo più nulla, trovandoci giorno dopo giorno sommersi da  montagne di rifiuti! L’emergenza legata al loro smaltimento ci mette  davanti ad una questione vitale: occorre un radicale cambiamento di  prospettiva, iniziando a progettare secondo i criteri dell’eco-design.  Secondo i principi della progettazione sostenibile bisogna minimizzare  la presenza di sostanze tossiche nei prodotti, incorporare materiali  riciclabili/riciclati, ridurre la quantità e le tipologie di materiali  utilizzati, impiegare materiali compatibili tra loro in fase di riciclo,  ridurre la quantità di scarti di lavorazione, minimizzare il packaging,  usare un sistema di imballo riutilizzabile, aumentare l’efficienza  energetica dei prodotti a funzionamento elettrico, facilitare l’accesso  alle parti per la loro sostituzione o manutenzione, consentire il  recupero dei componenti per il riciclo.</p>
<p>Questo vale per tutti gli  oggetti ancora da progettare, ma che fare con tutti quelli che ci  circondano nelle nostre case, nelle nostre città? Occorre ripensare da  capo il nostro rapporto con le cose, immaginandone una nuova vita quando  avranno cessato il loro utilizzo &#8220;ufficiale”: occorre allora vedere  nella &#8220;spazzatura” non un problema ma una risorsa, nell’inutilità nuove  opportunità di creazione.</p>
<p>D’altra parte per tutto ciò  che esiste sulla terra (oggetti dismessi compresi) vale il principio di  conservazione per cui &#8220;nulla si crea e nulla si distrugge ma tutto si  trasforma”. Volendolo prendere alla lettera, nel caso del design del  riuso, possiamo immaginare un flusso infinito di oggetti che si  trasformano sempre in qualcos’altro senza diventare mai rifiuti, in una  sorta di metempsicosi ininterrotta operata dagli individui che  utilizzano e riutilizzano le cose sfruttando una buona dose di  immaginazione.</p>
<p>In questo testo dunque si  vuole approfondire il &#8220;pensiero creativo”, quello che secondo lo  psicologo Edward De Bono permette &#8220;di considerare le cose non soltanto  per quello che sono, ma anche per quello che potrebbero essere”. Non  verranno analizzati i metodi di eco-design ma qualcosa di più semplice  ed immediato: esempi di riuso intelligente che chiunque (non solo  designer professionisti) può mettere in atto.</p>
<p>Si tratta di cercare un  rapporto nuovo con gli oggetti, imparando a separarli dalla loro  funzione principale e ad osservarli per le loro potenzialità materiche,  formali, tattili, percettive. Questo è sfidare il senso comune del  valore degli oggetti, è raccontare la storia che un oggetto vuole  narrare, è mostrare la fragilità della materia, è cogliere l’armonia e  l’abilità costruttiva di un particolare, è cercare la bellezza in luoghi  inaspettati.</p>
<p>È così che un giorno un vecchio copertone è diventato un’altalena&#8230;</p>
<p><a href="http://www.designdelriuso.it/il_libro.html">Design del riuso</a><br />
Di Emanuela Pulvirenti<br />
Edito da la Mongolfiera</p>
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		<title>Chiudiamo il 2010 e pensiamo al 2011</title>
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		<pubDate>Fri, 23 Jul 2010 07:00:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Giornata mondiale della Terra]]></category>
		<category><![CDATA[Giornata Mondiale della Terra 2010]]></category>
		<category><![CDATA[Giornata Mondiale della Terra 2011]]></category>

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		<description><![CDATA[Riteniamo giusto chiudere l’eperienza 2010 dando alcuni numeri sull’evento web “Giornata Mondiale della Terra 2010”.
In sintesi i numeri che riguardano la nostra attività in rete sono: oltre 11 mila e duecento iscritti al gruppo facebook “Giornata Mondiale della Terra – internet action”, alcune migliaia al sito/blog che ha contato, solo nella giornata del 22 aprile [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Riteniamo giusto chiudere l’eperienza 2010 dando alcuni numeri sull’evento web “<strong>Giornata Mondiale della Terra 2010</strong>”.</p>
<p style="text-align: justify;">In sintesi i numeri che riguardano la nostra attività in rete sono: oltre 11 mila e duecento iscritti al gruppo facebook “<a href="http://www.facebook.com/group.php?gid=43010967198">Giornata Mondiale della Terra – internet action</a>”, alcune migliaia al sito/blog che ha contato, solo nella giornata del 22 aprile 2010 circa 57 mila contatti.</p>
<p style="text-align: justify;">Oltre 50 iniziative segnalate su tutto il territorio nazionale.</p>
<p style="text-align: justify;">Il nostro gruppo  ha patrocinato alcune di queste iniziative tra cui citiamo:</p>
<ul style="text-align: justify;">
<li>Una cena a km 0 e a lume di candela a Sassuolo</li>
<li>Iniziativa con il Gruppo Giovani della Croce Rossa Italiana a San Severino Marche</li>
<li>Regata Zonale Laser (Laser S, Radial e 4.7) sul Lago di Bracciano</li>
<li>Marcia contro la deforestazione dell’Amazzonia e in solidarietà a Padre Mario Bartolini</li>
<li>Un convegno dibattito dal titolo “Il clima della città, il Patto dei Sindaci e il ruolo del territorio” a Bosco Albergati</li>
</ul>
<p style="text-align: justify;">L’iniziativa si è svolta dal 22 marzo al 22 aprile 2010, data in cui   si è celebrata la 40° Giornata Mondiale della Terra (Earth Day) in  tutto  il mondo.</p>
<p style="text-align: justify;">L’evento, nato nel 2009 da una idea di Simone Zuin blogger del Lago   di Garda, ha riscosso un notevole successo suscitando sin da subito   un’elevata attenzione da parte del pubblico e degli internet-media che   lo hanno riportato su migliaia di siti di informazione. Citiamo ad   esempio</p>
<ul style="text-align: justify;">
<li>La Repubblica</li>
<li>Style (Vanity Fair)</li>
<li>TG24 (Sky)</li>
<li>City (Corriere.it)</li>
<li>Quotidiano  Net (Il Sole 24 ore)</li>
<li>Radio Rai</li>
<li>Libero</li>
<li>Donna Moderna</li>
<li>Il tempo</li>
<li>Affari Italiani</li>
<li>La Freccia (mensile cartaceo distribuito da Trenitalia su Freccia Rossa)</li>
</ul>
<p style="text-align: justify;">Va poi segnalato il lancio di agenzia a cura di ANSA e AGI.</p>
<p style="text-align: justify;">Sono state rilasciate interviste telefoniche alla radio SBS di Sidney  (Australia) e a RadioPadova.</p>
<p style="text-align: justify;">Molte le istituzioni (agenzie, comuni ed associazioni) che hanno aderito e richiamato l’evento nei loro siti web.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel sito ufficiale dell’Earth Day Network risulta essere stata l’unica “internet action” a livello mondiale.</p>
<p style="text-align: justify;">A questo proposito vale la pena ricordare che la “<strong>Giornata Mondiale Della Terra – internet action 2010</strong>”   è entrata a  pieno titolo tra gli eventi organizzati a livello  mondiale  in occasione dell’Earth Day previsto per il 22 aprile 2010.</p>
<p style="text-align: justify;">Il gruppo <strong>decrescita.com</strong> ha infatti ottenuto la   necessaria autorizzazione dal Direttore dell’International Outreach –   Earth Day 2010, con sede a Washington, all’utilizzo del logo ufficiale   dell’iniziativa, diventando così partner ufficiale, unico in Italia,   dell’<strong>Earth Day Network</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">La gestione di questo evento multimediale è in mano ad una manciata   di ragazzi sparsi sul territorio nazionale che dialogano tra loro ed   organizzano tutto il lavoro tramite la rete. Va sottolineato che si   tratta di lavoro volontario non retribuito eseguito nei ritagli di   tempo.</p>
<p style="text-align: justify;">Alla base della “<strong>Giornata Mondiale della Terra – internet action</strong>” c’era un’idea semplice:</p>
<ul style="text-align: justify;">
<li>raccogliere tutte le iniziative che si svolgono sul territorio   nazionale riguardante la Giornata Mondiale della Terra e pubblicizzarle   sul sito, che diventa unico contenitore</li>
<li>Sensibilizzare l’opinione pubblica sui temi ambientali</li>
<li>stimolare la realizzazione di iniziative in sintonia con la giornata.</li>
</ul>
<p style="text-align: justify;">Ed è questo quello che è accaduto anche nel 2010. Possiamo tranquillamente affermare che <strong>l’obiettivo è stato raggiunto</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Un particolare ringraziamento va all’artista <strong>Agnese Ginocchio</strong> che ha appositamente scritto, per il nostro evento, una tra le sue   migliori composizioni che è diventata la colonna sonora della Giornata   Mondiale della Terra 2010.</p>
<p style="text-align: justify;">Adesso è il momento del riposo. A settembre, con l’aiuto di tutti   voi, definiremo i temi per la Giornata Mondiale della Terra 2011.</p>
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		<title>Scuola estiva della decrescita nella laguna di Venezia</title>
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		<pubDate>Thu, 22 Jul 2010 07:35:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Decrescita Felice]]></category>
		<category><![CDATA[Eventi della Decrescita]]></category>
		<category><![CDATA[Scuola estiva della Decrescita]]></category>

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		<description><![CDATA[Organizzano “Associazione per la decrescita” (www.decrescita.it)  e “SpiazziVerdi” (http://spiazziverdi.blogspot.com/) con il contributo del Comune di Venezia – Assessorato all’Ambiente
Aperte le prenotazioni
La  scuola della decrescita giunge alla settima edizione e quest&#8217;anno –  oltre ai temi della decrescita e dell&#8217;economia solidale &#8211; dedicherà  particolare attenzione all&#8217;agricoltura naturale attraverso una prima  introduzione alle [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Organizzano “Associazione per la decrescita” (www.decrescita.it)  e “SpiazziVerdi” (<a onmousedown="UntrustedLink.bootstrap($(this), &quot;dc6ef&quot;, event);" rel="nofollow" href="http://spiazziverdi.blogspot.com/" target="_blank">http://spiazziverdi.blogspot.com/</a>) con il contributo del Comune di Venezia – Assessorato all’Ambiente</p>
<p>Aperte le prenotazioni</p>
<p>La  scuola della decrescita giunge alla settima edizione e quest&#8217;anno –  oltre ai temi della decrescita e dell&#8217;economia solidale &#8211; dedicherà  particolare attenzione all&#8217;agricoltura naturale attraverso una prima  introduzione alle tecniche agricolturali per  la creazione di un orto  domestico</p>
<p>Tenteremo, cioè, di intrecciare teoria e  pratica, una riflessione generale sull’idea della decrescita come  costruzione di una società  equa e autonoma, basata su una diversa  economia e su relazioni responsabili tra le persone e tra le persone e  l’ambiente, con una riflessione sul sé, sulla nostra condizione storica  di soggetti di un mondo dominato dalla globalizzazione economica e dal  pensiero unico sviluppista e consumista. Un percorso di   “decolonizzazione dell’immaginario” (come scrive Serge Latouche) che  procede riacquisendo saperi e pratiche perduti nel tempo.</p>
<p>Saremo  ospitati in una casa/ostello a Sant&#8217;Erasmo (www.latoazzurro.it),  un&#8217;isola verde fuori dai circuiti turistici nella laguna di Venezia.  Lunga quattro chilometri e larga seicento metri a ridosso del mare,  l’isola è considerata ancora, come cinquecento anni fa, “l&#8217;orto della  terra dei dogi”, perché qui come allora si producono ortaggi che per la  loro qualità sono tra i più ricercati dai mercati locali. I suoi  ottocento abitanti, per lo più agricoltori, hanno iniziato a riscoprire  le opportunità offerte da un habitat in equilibrio tra storia, identità,  cultura, paesaggio e natura.</p>
<p>Con un barca (www.limosa.it)  gireremo la laguna e faremo visita agli orti e alle vigne più  significativi e cercheremo di capire come si imposta una mappa  bioregionale delle sementi tipiche locali.</p>
<p>Le lezioni, i  gruppi di riflessione, i laboratori si terranno nel monumentale  complesso della ottocentesca Torre Massimiliana gestita dall&#8217;Istituzione  parco della laguna di Venezia (www.parcolagunavenezia.it ).</p>
<p>Tra  i docenti avremo, Bruna Bianchi, Mauro Bonaiuti, Marco Deriu,  Dalma  Domeneghini, Guido Fidora, Ferruccio Nilia, Gianni Tamino.</p>
<p>La  scuola durerà sei giorni (cinque notti), da sabato 7 a giovedì 12  agosto. Il costo della partecipazione (pensione completa) è fissato in  250 euro a testa (200 per studenti e persone che comunque non dispongono  di un reddito). Cifre molto contenute grazie al contributo  dell&#8217;Assessorato all&#8217;Ambiente del Comune di Venezia e alla ospitalità  dell&#8217;Istituzione Parco della laguna.</p>
<p>Considerando che il  numero massimo dei partecipanti non potrà superare i 25, raccoglieremo  le manifestazioni d’interesse fino al 15 maggio al seguente indirizzo:  scuoladecrescitavenezia@gmail.com</p>
<p>Il programma definitivo e dettagliato del corso sarà inviato al più presto a tutti coloro che lo richiederanno.</p>
<p>Info: <a onmousedown="UntrustedLink.bootstrap($(this), &quot;dc6ef&quot;, event);" rel="nofollow" href="http://www.estnord.it/content/view/644/9/" target="_blank">http://www.estnord.it/content/view/644/9/</a></p>
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		<title>TRA LA TERRA E IL CIELO</title>
		<link>http://www.decrescita.com/blog/?p=42</link>
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		<pubDate>Wed, 21 Jul 2010 14:56:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Libri]]></category>
		<category><![CDATA[Nalini M. Nadkarni]]></category>

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		<description><![CDATA[Nalini  M. Nadkarni
 
TRA LA  TERRA E IL CIELO
La vita  segreta degli alberi
 
traduzione  dall&#8217;inglese di ALESSANDRA IZZO
COLLANA  ANTIDOTI
PP. 450  &#8211; EURO 22,00
In  libreria:  27 agosto 2010


La  vita segreta degli alberi e il loro rapporto millenario con gli esseri umani  sono al centro di questo affascinante libro, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.decrescita.com/blog/wp-content/uploads/2010/07/tracieloeterra_bassa.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-43" style="margin-left: 5px; margin-right: 5px;" title="tracieloeterra" src="http://www.decrescita.com/blog/wp-content/uploads/2010/07/tracieloeterra_bassa-195x300.jpg" alt="" width="195" height="300" /></a>Nalini  M. Nadkarni</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>TRA LA  TERRA E IL CIELO</strong></p>
<p><strong>La vita  segreta degli alberi</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p>traduzione  dall&#8217;inglese di ALESSANDRA IZZO</p>
<p>COLLANA  ANTIDOTI</p>
<p>PP. 450  &#8211; EURO 22,00</p>
<p>In  libreria:  <strong>27 agosto</strong><strong> 2010</strong></p>
<p><strong><br />
</strong></p>
<p style="text-align: justify;">La  vita segreta degli alberi e il loro rapporto millenario con gli esseri umani  sono al centro di questo affascinante libro, nel quale l’esperienza personale si  fonde con l’analisi scientifica di una delle massime esperte nel mondo. A  partire dalle radici fino alle cime vertiginose raggiunte dalle loro chiome,  l’autrice ci illustra la vita biologica degli alberi, la loro importanza  nell’ecosistema, ricordandoci il ruolo primario che essi hanno assunto nella  nostra vita e nella nostra cultura: l’albero è fonte di alimentazione, nel corso  della storia ci ha fornito il materiale per costruire le nostre case, ha  favorito le scoperte mediche per la cura del nostro corpo, ha ispirato l’arte,  la religione, il mito e, soprattutto, continua a essere una inesauribile  sorgente di arricchimento spirituale. Per studiare queste meravigliose creature,  a cui ha dedicato tutta la sua vita, la biologa Nalini Nadkarni si è arrampicata  sugli alberi più alti del mondo e, sospesa a decine di metri da terra, ha  scoperto e raccolto informazioni preziosissime, poi riunite in un database che  classifica per la prima volta numeri e morfologia delle volte forestali del  pianeta, e che le è valso numerosi riconoscimenti da parte della comunità  ,scientifica internazionale.</p>
<p style="text-align: justify;"><em> </em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>«Ho  scritto questo libro perché amo gli alberi: la forma, il comportamento, l’odore,  i suoni che producono, e amo la sensazione che provo quando ne sono circondata.  Quando appoggio ,la mano sul tronco di un albero, mi sento connessa a qualcosa  che merita la mia curiosità, la mia attenzione e protezione. La mia speranza è  che questo libro possa svegliare, o risvegliare, un senso di meraviglia e  rispetto».</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em> </em></p>
<p style="text-align: justify;">«Dopo  aver speso venti anni della sua vita a studiare e a scalare alberi in Costa  Rica, Papua Nuova Guinea, Stati Uniti e Amazzonia, Nadkarni racconta la sua  esperienza, con rigore scientifico e con grande umanità. Questo libro è una  lettera d’amore verso gli alberi e una cronaca del loro affetto nei nostri  confronti» NATIONAL GEOGRAPHIC</p>
<p style="text-align: justify;"><em> </em></p>
<p style="text-align: justify;">«Un  ammirevole lavoro di scrittura e ricerca scientifica, ricco di riferimenti  poetici, che invoglia il lettore a uscire e perdersi nel bosco dietro casa»  PUBLISHERS WEEKLY</p>
<p style="text-align: justify;"><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Nalini M.  Nadkarni</strong></p>
<p style="text-align: justify;">È  docente di Environmental Studies all’Evergreen State College di Washington ed è  presidente dell’International Canopy Network, un’organizzazione no-profit nata  nel 1994 con lo scopo di promuovere lo studio e le relazioni tra gli esseri  umani e gli alberi. A lei dobbiamo la creazione del primo database (Big Canopy  Database) che raccoglie le informazioni su numero e morfologia delle volte  forestali sul pianeta. I suoi lavori sono stati pubblicati su «National  Geographic» e su «Natural History». È  autrice di <em>Monteverde:</em> <em>Ecology and Conservation of a Tropical  Cloud  Forest </em>(Oxford University  Press, 2000) e di<em> Forest Canopies </em>(Academic Press, 1995). Nel<em> </em>2002  ha  ricevuto il Guggenheim Fellowship<em> </em>con lo scopo di finanziare e diffondere  presso<em> </em>il grande pubblico i risultati delle sue ricerche,<em> </em>e nel  maggio 2010 è stata premiata<em> </em>con il National Science Board.</p>
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		<title>Parte Valtènesi con Gusto 2010</title>
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		<pubDate>Fri, 16 Jul 2010 18:56:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Eventi della Decrescita]]></category>
		<category><![CDATA[Enogastronomia]]></category>
		<category><![CDATA[km0]]></category>
		<category><![CDATA[Lago di Garda]]></category>
		<category><![CDATA[Valtènesi]]></category>

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		<description><![CDATA[Siamo giunti alla settima edizione di  Valtenesi con Gusto, la formula è quella consolidata e che il pubblico  ha mostrato sempre di gradire, ma molte sono le novità.
Anche quest’anno la manifestazione è  organizzata dall’Associazione Rassegna Interregionale dell’Olio  Extravergine di Oliva di Qualità Garda D.O.P. con il fondamentale  supporto del Consorzio [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Siamo giunti alla settima edizione di  Valtenesi con Gusto, la formula è quella consolidata e che il pubblico  ha mostrato sempre di gradire, ma molte sono le novità.</p>
<p>Anche quest’anno la manifestazione è  organizzata dall’Associazione Rassegna Interregionale dell’Olio  Extravergine di Oliva di Qualità Garda D.O.P. con il fondamentale  supporto del Consorzio Garda D.O.P.</p>
<p>“Valtènesi con Gusto” sempre più tour a  km 0, intende incentivare l’utilizzo delle materie prime locali e  promuovere i piccoli produttori. I ristoratori infatti hanno acquistato i  loro ingredienti all’interno di un raggio di 30 km dal proprio locale  ed hanno segnalato un produttore secondo loro meritevole.</p>
<p>Valtènesi con Gusto mantiene comunque la  sua missione originale:la promozione, la valorizzazione e la conoscenza  dell’Olio Extravergine di Oliva Garda D.O.P.</p>
<p>I protagonisti dell’iniziativa sono  dodici ristoranti, situati tra lago di Garda e Brescia. I ristoranti,  come nelle altre edizioni, saranno abbinati ad altrettanti produttori di  olio del Garda.</p>
<p>Gli chef, tra i migliori del panorama  gardesano, proporranno menù volti al recupero dei sapori della  tradizione culinaria locale,con particolare attenzione per l’olio  extravergine di oliva,principe della nostra tavola, che sarà inserito in  tutti i piatti della rassegna, non solo in qualità di irrinunciabile  condimento, ma quale vero protagonista delle portate. Dodici cene a tema  che andranno a stuzzicare palato, anche il più esigente. Un’accurata  presentazione dell’olio da parte dei produttori oleari renderà più  interessanti ed istruttive le cene di questa edizione.</p>
<p>I ristoranti, pochi e selezionati, hanno  sapientemente abbinato ai loro menù l’olio delle Aziende del Garda che  hanno aderito a questa manifestazione, fissando un prezzo promozionale  di 30,00 è tutto compreso (bevande e coperto inclusi) che,unitamente  alle accattivanti proposte culinarie, catturerà gli amanti della buona  tavola e del viver bene.</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p>“Valtenesi con gusto 2010″ è dedicata al  ricordo dell’amico Giancarlo Tassi, che con il suo “Capriccio” è stato  grande esempio di professionalità e amore per il nostro territorio</p>
<p><a href="http://www.simonezuin.it/wordpress/?file_id=1">Per scaricare la  brochure completa clicca qui.</a></p>
<p><a href="http://www.oliodopgardabresciano.it/" target="_blank">Per visitare  il sito clicca qui.</a></p>
<p><a href="http://www.facebook.com/#%21/group.php?gid=225794740182" target="_blank">Per il gruppo su facebook clicca qui</a></p>
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		<title>Se anche Sartori parla di Decrescita</title>
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		<pubDate>Wed, 07 Jul 2010 07:36:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Decrescita Felice]]></category>
		<category><![CDATA[Corriere della Sera]]></category>
		<category><![CDATA[Giovanni Sartori]]></category>

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di Alessio Mannino
L’altro giorno quasi ci veniva un colpo,  a veder comparire sul fondo  di prima pagina del Corriere della  Sera, organo  ufficiale dell’establishment finanziario  italiano, la parola  “decrescita” declinata in senso, udite udite, positivo.   Lo ha fatto quel politologo ormai anziano e irriducibilmente   antiberlusconiano, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div>
<p>di Alessio Mannino</p>
<p>L’altro giorno quasi ci veniva un colpo,  a veder comparire sul fondo  di prima pagina del <strong>Corriere della  Sera</strong>, organo  ufficiale dell’establishment finanziario  italiano, la parola  “decrescita” declinata in senso, udite udite, <strong>positivo</strong>.   Lo ha fatto quel politologo ormai anziano e irriducibilmente   antiberlusconiano, di penna sciolta e arguzia toscana, spesso saggio ma   non di rado rifilatore di crasse panzane (anche nell’articolo in   questione, come vedremo), il barboso teorico di leggi elettorali ma   pregevolissimo autore di <strong>Homo videns</strong>, Giovanni Sartori.</p>
<p>Sentiamo che dice: «<strong>L’ ultima  stima di qualche anno fa che ho  sott’occhio contabilizza il Pil, il  Prodotto interno lordo, del mondo  in 54 trilioni di dollari, mentre gli  attivi finanziari globali  risultano quattro volte tanto, di  addirittura 240 trilioni di dollari.  Oggi, con i derivati e altre  furbate del genere, questa sproporzione è  ancora cresciuta di chissà  quanto. (…) Semplificando al massimo, da un  lato abbiamo una economia  produttiva che produce beni, che crea “cose”, e  i servizi richiesti da  questo produrre, e dall’altro lato abbiamo una  economia finanziaria  essenzialmente cartacea fondata su vorticose  compravendite di pezzi di  carta</strong>».</p>
<p>Dopo aver delineato il quadro,  l’editorialista (che grosso modo  potremmo definire un liberale di tipo  montanelliano) cede la parola al  capo-scuola mondiale del pensiero  della decrescita, il francese Serge  Latouche, che col liberalismo (e il  liberismo suo gemello in economia)  non ha niente a che fare: «<strong>Latouche  ha calcolato che lo spazio  “bioproduttivo” (utile, utilizzabile) del  pianeta terra è di 12 miliardi  di ettari. Divisa per la popolazione  mondiale attuale questa superficie  assegna 1,8 ettari a persona. Invece  lo spazio bioproduttivo  attualmente consumato pro capite è già, in  media, di 2,2 ettari. E  questa media nasconde disparità enormi. Se  tutti vivessero come i  francesi ci vorrebbero tre pianeti; e se tutti  vivessero come gli  americani ce ne vorrebbero sei</strong>». Folgorante  conclusione: «<strong>La  morale di questa storia è che già da troppo  tempo siamo infognati in  uno sviluppo non-sostenibile, e che dobbiamo  perciò fare marcia  indietro. Latouche la chiama “decrescita serena”.  Serena o no, il punto è  che la crescita continua, infinita, non è  obbligatoria. Oramai è  soltanto suicida</strong>» (<strong>Corsera</strong>,  25 giugno 2010).</p>
<p>Hai capito,  la firma del Cocchiere della Sera. Ha accolto la tesi  fondamentale del  più eretico degli economisti contemporanei, anzi di uno  che sostiene  che l’economia è un’invenzione sostanzialmente anti-umana  (il suo  ultimo libro uscito in Italia si intitola appunto “L’invenzione   dell’economia”). E ha osato sottoscrivere l’idea-tabù per eccellenza: se   continuiamo su questa china, a rincorrere una crescita economica senza   fine e senza scopo, il sistema in cui viviamo è destinato al suicidio.   Per carità, un editoriale non fa primavera e non smuove le montagne.</p>
<p>Tanto più che Sartori persiste nel  tenersi stretto ai limiti  intellettuali di uno che è pur sempre  affezionato al sistema («<strong>Questa  economia cartacea non è da  condannare perché tale, e nessuno nega che  debba esistere</strong>») e  alle sue personali fisse (come quella per  cui se il miraggio del nostro  modello di iperproduzione e iperconsumo ha  fatto lievitare la  prolificità del Terzo Mondo, devono essere quei  miserabili negri a fare  meno figli, non noi a cambiare modello: «<strong>La  dissennata  esplosione demografica degli ultimi decenni mette a nudo che  la terra è  troppo piccola per una popolazione che è troppo grande</strong>»).</p>
<p>Ma la notizia che è che ormai la  necessità reale, urgente, oggettiva,  inoppugnabile di rivedere i  presupposti della nostra economia fondata  sul nulla è arrivata ad un  punto tale da saltar fuori l’alternativa  obbligata della decrescita  persino sulle colonne di una voce  allineatissima com’è il primo  giornale italiano. Riprendendo un  pensatore, uno dei pochi rimasti in  giro, che sul <strong>Manifesto</strong> del giorno dopo spiegava come  meglio non si potrebbe il pantano in cui,  per dirla con Sartori, ci  siamo infognati: «<strong>C’è una spada di  Damocle sul sistema: si  tratta della creazione di averi finanziari  attraverso i prodotti  derivati. Sono i dati della Bri (Banca dei  regolamenti internazionali)  di Basilea: 600mila miliardi di dollari di  prodotti derivati, una cifra  che rappresenta più o meno 15 volte il pil  mondiale, che va messa a  confronto con i 5mila miliardi stanziati per  salvare le banche o i 750  miliardi di euro messi dall’Europa per far  fronte alla crisi della  Grecia e di altri stati. Siamo in un sistema di  fiction, di  speculazione fantastica, che può crollare, soprattutto con  le politiche  deflazionistiche messe in atto oggi. In Occidente, abbiamo  vissuto una  parentesi storica, grazie all’economia del petrolio. In  Europa è come  se ogni cittadino avesse avuto a disposizione 50 schiavi,  150 negli  Usa. L’industrializzazione in Europa è stata terribile tra il  1750 e il  1850, poi è andata meglio dal 1850 in poi, con lo sfruttamento  del  carbone e del petrolio, ma a scapito degli altri, del terzo mondo e   della natura. Quando facciamo il pieno mettiamo nel serbatoio   un’energia equivalente a 5 anni di lavoro di un operaio. I ricchi sono   diventati più ricchi e i poveri meno poveri e hanno persino avuto   l’illusione di diventare ricchi. Ma adesso la festa è finita. Non sarà   mai più cosi, neppure nei paesi emergenti, come la Cina, dove i   contadini sono cacciati dalla terra come lo erano in Gran Bretagna nel   XIX secolo</strong>».</p>
<p>Fonte: <a href="http://www.ilribelle.com/">www.ilribelle.com </a>via  <a href="http://www.decrescitafelice.it/?p=1064">decrescitafelice.it<br />
</a></p>
<p><a href="http://archiviostorico.corriere.it/2010/giugno/25/QUEI_SOLDI_MALEDETTI_co_9_100625004.shtml">Articolo  originale sul Corriere della Sera</a></p>
</div>
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		<title>L&#8217;era del PIL</title>
		<link>http://www.decrescita.com/blog/?p=36</link>
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		<pubDate>Thu, 01 Jul 2010 08:54:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Decrescita Felice]]></category>
		<category><![CDATA[Crescita economica]]></category>
		<category><![CDATA[PIL]]></category>

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		<description><![CDATA[Quella che stiamo vivendo è senza dubbio  l’era votata al PIL. Per capire a fondo cosa si intende per decrescita  dobbiamo prima tentare di spiegare cosa sia il PIL  e cosa questa  “devozione” comporti sull’uomo e sul Pianeta.
Il Prodotto Interno Lordo (PIL) è il  valore complessivo dei beni e servizi prodotti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Quella che stiamo vivendo è senza dubbio  l’era votata al PIL. Per capire a fondo cosa si intende per decrescita  dobbiamo prima tentare di spiegare cosa sia il PIL  e cosa questa  “devozione” comporti sull’uomo e sul Pianeta.</p>
<blockquote><p>Il Prodotto Interno Lordo (PIL) è il  valore complessivo dei beni e servizi prodotti all’interno di un Paese  in un certo intervallo di tempo (solitamente l’anno) e destinati ad usi  finali (consumi finali, investimenti, esportazioni nette); non viene  quindi conteggiata la produzione destinata ai consumi intermedi, che  rappresentano il valore dei beni e servizi consumati e trasformati nel  processo produttivo per ottenere nuovi beni e servizi.</p>
<p>Wikipedia</p></blockquote>
<p>Nell’immaginario collettivo i concetti  di benessere e di PIL sono tra loro strettamente collegati.</p>
<p>Ogni  giorno, ormai da anni, ogni telegionale e ogni giornale ci  aggiorna  sullo stato di questo malato immaginario, il Prodotto Interno  Lordo  appunto. Ogni giorno ci viene spiegato che se sale il PIL cresce  il benessere e quindi tutti stiamo meglio. Se scende il PIL inizia  l’ecatombe.</p>
<p>Per cercare di spiegare ad una persona  che cosa sia e cosa non sia il PIL non esiste nulla di meglio di questo  stralcio di un discorso di Robert Kennedy :</p>
<blockquote><p>Non troveremo mai un fine per la nazione  né una nostra personale soddisfazione nel mero perseguimento del  benessere economico, nell’ammassare senza fine beni terreni.<br />
Non possiamo misurare lo spirito nazionale sulla base dell’indice  Dow-Jones, né i successi del paese sulla base del prodotto interno lordo  (PIL).<br />
Il PIL comprende anche l’inquinamento dell’aria e la pubblicità delle  sigarette, e le ambulanze per sgombrare le nostre autostrade dalle  carneficine dei fine-settimana.<br />
Il PIL mette nel conto le serrature speciali per le nostre porte di  casa, e le prigioni per coloro che cercano di forzarle. Comprende  programmi televisivi che valorizzano la violenza per vendere prodotti  violenti ai nostri bambini. Cresce con la produzione di napalm, missili e  testate nucleari, comprende anche la ricerca per migliorare la  disseminazione della peste bubbonica, si accresce con gli  equipaggiamenti che la polizia usa per sedare le rivolte, e non fa che  aumentare quando sulle loro ceneri si ricostruiscono i bassifondi  popolari.<br />
Il PIL non tiene conto della salute delle nostre famiglie, della qualità  della loro educazione o della gioia dei loro momenti di svago. Non  comprende la bellezza della nostra poesia o la solidità dei valori  familiari, l’intelligenza del nostro dibattere o l’onestà dei nostri  pubblici dipendenti. Non tiene conto né della giustizia nei nostri  tribunali, né dell’equità nei rapporti fra di noi.<br />
Il PIL non misura né la nostra arguzia né il nostro coraggio, né la  nostra saggezza né la nostra conoscenza, né la nostra compassione né la  devozione al nostro paese. Misura tutto, in breve, eccetto ciò che rende  la vita veramente degna di essere vissuta.<br />
Può dirci tutto sull’America, ma non se possiamo essere orgogliosi di  essere americani.</p></blockquote>
<p>In parole povere, tutto ciò che è  interessato da un passaggio denaro,  si tratti di merci o di servizi, va  ad incrementare il PIL.</p>
<p>La <a href="http://www.corriere.it/Primo_Piano/Esteri/2010/06/08/pop_cronistoria_marea_nera.shtml" target="_blank">marea nera</a> che dal giugno 2010 sta affliggendo la  Louisiana avrà quindi un risvolto positivo. Infatti tutto il lavoro che  si sta facendo per chiudere la  falla, per contenere i danni e per la  bonifica del territorio invaso dal  petrolio aumenterà il PIL americano.</p>
<p>Gli americani, che non si saranno <a href="http://www.corriere.it/esteri/10_giugno_23/marea-nera-incidente-bp-tappo-pozzo_5fdcd726-7ee3-11df-b520-00144f02aabe.shtml?fr=correlati">suicidati</a> prima, quando vedranno quel segno + davanti al numerino del PIL si   convinceranno di stare meglio, si sentiranno più felici.</p>
<p>La marea nera, l’uragano Katrina, le  alluvioni del Brasile, il terremoto de L’Aquila. Tutti disastri che,   nei giusti tempi, aiuteranno ad incrementare il PIL ma di sicuro non   miglioreranno la vita delle persone.</p>
<p>Nel PIL non sono conteggiati tutti quei  beni donati, barattati, riciclati ed aggiustati. Non conteggia le cure  della famiglia verso gli anziani, le cure della mamma verso il proprio  figlio. Non conteggia il lavoro casalingo e il volontariato. Non  conteggia i rapporti tra le persone.</p>
<p>Il PIL non conteggia tutte quelle cose  che sono poi le vere cose importanti nella vita di una persona.</p>
<p>Un politico non viene giudicato sui  risultati delle sue azioni, ma su quello che è riuscito a far credere  d’aver fatto. Non si valuta se ha portato un reale beneficio alla vita  dei suoi concittadini ma se, nel suo mandato, è aumentato o diminuito il  PIL.</p>
<p>C’è una cosa che accomuna destra e  sinistra: la rincorsa alla crescita economica senza fine e, quindi, del  PIL.</p>
<p>Mi sto convincendo che il punto di  partenza sia questo: smontare l’immaginario legato al PIL, smontarlo per  poi creare qualcosa di diverso.</p>
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		<title>L&#8217;orgoglio di un paese pulito</title>
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		<pubDate>Mon, 10 May 2010 08:29:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Decrescita Felice]]></category>
		<category><![CDATA[Acqua Pubblica]]></category>
		<category><![CDATA[Associazione Comuni Virtuosi]]></category>
		<category><![CDATA[Corchiano]]></category>

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		<description><![CDATA[Il Comune di  Corchiano (VT), dopo aver ricevuto la menzione speciale  dall’organizzazione del Premio comuni a 5 stelle 2009, promosso  dall’Associazione Comuni Virtuosi, in collaborazione con il Movimento  per la decrescita felice e con la Città del bio, per le buone prassi  amministrative, per la promozione della bioeconomia e per [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Il <strong><a href="http://www.comune.corchiano.vt.it/" target="_blank">Comune di  Corchiano</a></strong> (VT), dopo aver ricevuto la menzione speciale  dall’organizzazione del <strong><a href="http://www.comunivirtuosi.org/index.php/premio-comuni-a-5-stelle-2009" target="_blank">Premio comuni a 5 stelle 2009</a></strong>, promosso  dall’Associazione Comuni Virtuosi, in collaborazione con il Movimento  per la decrescita felice e con la Città del bio, per le buone prassi  amministrative, per la promozione della bioeconomia e per l’impegno  nello sviluppo sostenibile, continua a percorrere <strong>la strada del  rispetto dell’ambiente</strong> e del paesaggio attraverso la buona e  attenta pratica della raccolta differenziata dei rifiuti porta a porta,  che <strong>in soli otto mesi è balzata all’85%</strong>, e la tutela e  la valorizzazione dei beni comuni, in particolare del bene più comune di  tutti: <strong>l’acqua</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Da sempre in prima linea sul tema quanto  mai urgente dell’<strong><a href="http://www.acquabenecomune.org/raccoltafirme/" target="_blank">acqua  pubblica</a></strong> e della tutela e promozione del diritto dei  popoli all’accesso alle risorse idriche, l’Amministrazione comunale è  tra gli Enti locali che hanno dato vita al <strong>Coordinamento  nazionale degli enti locali per l’acqua pubblica</strong>, iniziativa  promossa dal Forum italiano dei movimenti per l’acqua. Per la comunità  di Corchiano l’acqua non può non essere <strong>il bene comune più  prezioso</strong>, una risorsa da custodire con cura da non sprecare e  da tramandare alle future generazioni.</p>
<p style="text-align: justify;">Dopo le campagne di sensibilizzazione “<strong>L’orgoglio  di un paese pulito</strong>” e di “<strong><a href="http://www.portalasporta.it/" target="_blank">Porta la sporta!</a></strong>”,  finalizzate alla raccolta differenziata e alla riduzione dei sacchetti  di plastica monouso per la spesa, dal 30 di aprile è partita  ufficialmente quella sulla valorizzazione e promozione dell’acqua della  comunità e sulla riduzione delle bottiglie di plastica, anche attraverso  l’inaugurazione di un <strong>distributore automatico di acqua alla  spina</strong>. Infatti l’acqua viene direttamente attinta dalla  fontanella di Piazza del Comune.</p>
<p style="text-align: justify;">La fontanella, dunque, non è altro che  un distributore automatico di acqua alla spina, che, <strong>collegato  all’acquedotto</strong> e installato all’interno di una piccola  struttura lignea, consente di avere acqua micro filtrata, declorata,  refrigerata, naturale o frizzante. Inoltre, cosa non meno importante, le  caratteristiche chimiche e fisiche della risorsa idrica del luogo dopo  il trattamento di micro filtraggio restano inalterate. Da quando il  distributore automatico è stato attivato si sono registrate <strong>numerose  code di cittadini corchianesi</strong>, italiani e migranti, che, tra  una bottiglia di acqua naturale e una di acqua frizzante, si trovano a <strong>vivere  momenti di condivisione e di integrazione</strong> o riscoprono  addirittura il gusto della socializzazione attorno alla “fonte”.</p>
<p style="text-align: justify;">Tuttavia l’inaugurazione è arrivata dopo  un periodo di prova durato poco più di un mese. Solo la mattina del 30  di aprile, nell’ambito dell’iniziativa intitolata “I cittadini di un  paese virtuoso tra festa e impegno”, il <strong>Consiglio comunale dei  ragazzi</strong> guidato dal piccolo sindaco <strong>Michele Marini</strong> ha ufficialmente inaugurato la fontanella, non senza aver prima  dibattuto e affrontato in una gremita aula consiliare tutte le tematiche  inerenti al cosiddetto oro blu, dall’uso consapevole e razionale ai  suoi legami con la cooperazione decentrata e la solidarietà tra i  popoli.</p>
<p style="text-align: justify;">Qualche dato. Finora sono stati <strong>erogati  80 mila litri di acqua</strong>. Il costo per ogni litro e mezzo è di <strong>5  centesimi di euro</strong>. Dopo un anno si avranno <strong>oltre 200  mila bottiglie di plastica risparmiate</strong>. Infatti, l’obiettivo  vuole essere proprio quello di ridurre l’uso delle bottiglie di plastica  e con esso il quantitativo dei rifiuti al fine di privilegiare  l’impiego dei recipienti di vetro. Non solo. La campagna tende ad <strong>abbattere  sia l’impiego dei combustibili</strong>, in particolare del petrolio,  che occorre per la produzione e il trasporto delle bottiglie di plastica  contenenti acqua minerale (ogni anno se ne producono circa 5 miliardi  nel mondo), sia le <strong>conseguenti emissioni di anidride carbonica</strong> e gas inquinanti nell’atmosfera.</p>
<p style="text-align: justify;">Le piccole e buone pratiche quotidiane  possono servire a <strong>migliorare la salute dell’ambiente</strong> e a  ridefinire un modo nuovo dello stare insieme, <strong>di fare ed essere  comunità</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">fonte: <a href="http://www.comunivirtuosi.org/index.php/nuovi-stili-di-vita/962-lorgoglio-di-un-paese-pulito">Comuni Virtuosi</a></p>
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