1 comandamento. Non avrai altra Terra al di fuori di Me.

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fotoArriva giusto giusto per l’orario d’inizio della conferenza, non un minuto prima, farfallino e giacca d’ordinanza.
Scende trafelato dalla sua Pegueot bianca, rigorosamente elettrica. La macchinina ha un’autonomia di centoventi chilometri, spiega, ma non arriva da molto lontano: Luca Mercalli vive in Val di Susa, la vallata della lotta No Tav e della democrazia partecipata, e stasera ci troviamo in un paesino del pinerolese, distante circa mezz’ora di viaggio, per la presentazione del suo ultimo lavoro, il libro “Prepariamoci (Un piano per salvarci)”.
La sala non é gremita, ma i posti a sedere sono quasi tutti occupati. Mi sorprende un po’ l’età dei partecipanti: fra il pubblico noto pochi giovani e molti over 60, forse perché é venerdi sera. Peccato.
Luca Mercalli, oltre ad essere volto noto della trasmissione Che Tempo che fa, presiede la Società Metereologica Italiana e fa parte del Climate Broadcaster Network-Europe, gruppo di meteorologi voluto dalla Comunità Europea per diffondere corretta informazione sul clima. È quindi autorevolissima voce in materia di cambiamenti climatici e di valutazione sull’impatto che questi possono avere sulle nostre vite.
È critico verso il sistema, Luca, e ricorda ai presenti i moniti degli esperti di clima di trent’anni fa, persino di un’economista, Aurelio Peccei, tutti inascoltati. La specie umana sta vivendo e consumando al di sopra delle proprie possibilità: per sostenere i consumi attuali sarebbe necessario un pianeta e mezzo, e di questo passo fra quarant’anni ne servirebbero due.  Le variazioni climatiche non fanno audience, non muovono indici di Borsa, non si misurano col PIL; eppure non fanno sconti, ed inesorabilmente producono i loro effetti.
Esiste per Luca  un indicatore piu’ importante del PIL, un indicatore che se arriva in riserva porta all’autodistruzione, ed é l’ impronta ecologica.  Eppure la politica, in Italia, sembra non essersene accorta: la parola crescita, benché anacronistica, é ancora utilizzata ed abusata per raccogliere voti; pero’ una crescita non é piu’ attuabile, ed é anzi necessaria una decisa inversione di tendenza volta a ridurre drasticamente il consumo delle risorse planetarie.
Mercalli usa una metafora significativa: il nostro Paese é come quel palazzo crollato a Palermo perché non era progettato per essere sopraelevato di un piano. Si erano formate delle crepe, i condomini erano preoccupati, eppure continuavano ad abitare l’edificio senza rendersi conto che sarebbe stato necessario attivare provvedimenti di urgenza. Siamo un Paese fragile, con le crepe, che non si rende conto che é necessario colmare lacune grandi, e che colmandole ed investendo nel modo giusto sarebbe anche possibile creare dei posti di lavoro, innescando un circolo virtuoso che potrebbe, se non farci uscire dalla crisi, almeno limitarne gli effetti mietendo meno vittime.
Lo Stato, come una famiglia, sceglie le sue priorità. Dunque, perché spendere miliardi di euro per il Tav e trascurare le risorse culturali e la sanità, funestate dai tagli?  Perché non investire nel turismo e nelle potenzalità agricole dei nostri territori? Perché non considerare prioritario un piano di riqualificazione dei nostri edifici dal punto di vista energetico? Migliorando l’isolamento delle nostre case, si ridurrebbero i consumi di fonti fossili e le famiglie risparmierebbero denaro. Inoltre, incentivando la produzione di energia ‘casalinga’ per mezzo dei pannelli solari o termici, l’Italia eviterebbe di dover acquistare fonti di cui é povera, e si renderebbe indipendente in caso di crisi energetica. E che dire della ricerca? La grande sfida delle energie rinnovabili, ci dice Luca, é riuscire a gestirne l’accumulo. Quanti posti di lavoro si creerebbero per laureati d’eccellenza?
Pur non nominando mai la parola ‘decrescita’ in tutta la serata, Luca é indubbiamente  una delle voci piu’ interessanti in tema di downshifting nel panorama nazionale. D’altra parte, stasera é chiaro che non é qui solo per vendere un libro, ma per allertare gli animi. Un’ora e mezza di passaggi tecnici, esempi pratici ed esperienze personali, senza mai interruzioni, neppure per bere un bicchier d’acqua, e la sensazione che sia davvero preoccupato per il futuro dell’umanità. Ha coibentato la sua casa, la scalda e fa la doccia grazie all’energia del sole, cura il suo orto praticando l’autoproduzione, lo irriga con un impianto automatizzato ma alimentato con energia alternativa ed utilizzando acqua piovana. Persino la batteria al litio della macchinina, la Pegueot bianca elettrica con cui é arrivato, viene ricaricata con l’energia solare.
A fine serata qualcuno lo guarda con ammirazione, qualcuno é scettico, altri alzano timidamente la mano per fare delle domande. Luca Mercalli risponde, chiarisce, vuole essere d’esempio.  Lui é già pronto, come dice la copertina del suo libro, “a vivere in un mondo con meno risorse, meno energia, meno abbondanza…” ma, forse, conclude, con piu’ felicità.

5 Commenti

  1. Ciao Rosanna, scrivo a te, prendendo spunto dal tuo articolo così ben scritto, per chiedere se gli Eventi della Decrescita si tengono anche nel mio Sud Italia..leggo Brescia, Gorizia, Padova e per carità, va benissimo, ma mi piacerebbe partecipare e ascoltare di persona (vivo a Napoli). Potreste segnalare sul portale anche le iniziative che si tengono un po’ più giù? Ce ne sono?

    • Ciao Miriam, sicuramente ce ne sono. Puoi iniziare ad informarti partendo da facebook, sulla pagina Decrescita Felice Napoli. So che sta per partire un corso di orto sul balcone!

  2. Se non erro il primo swap party in Italia e’ stato organizzato a Bologna il 18 ottobre 2009 da Tamara Nocco dello swap club italia. Che e’ considerata proprio x questo la madre dello swap party. Ma il suo primo swap party lo ha fatto nel 2007 nel suo piccolo negozio creando un angolo dedicato allo swap party perche’ avendo vissuto x anni negli States aveva trovato questa pratica di scambio americana molto interessante.

    • Il termine “swap party” é stato utilizzato In italia in tempi relativamente recenti; negli ultimi anni é nata una vera e propria moda e gli eventi si sono succeduti in diverse città italiane.
      Personalmente, organizzai il mio primo scambio di abiti ed accessori nel 2003 a Rivoli (TO) per un evento benefico sponsorizzato da una testata giornalistica locale.
      Il sito di cui parli é stato creato da Tamara Nocco e Rodolfo Dué, che nel 2009 hanno dato vita a Swap Club Italia: persone che stimo e con i quali condivido l’attenzione allo spreco e la voglia di sensibilizzare al consumo consapevole ed al riutilizzo.

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