Monthly Archives: agosto 2011

Aside

In Italia, soffrono di anoressia o bulimia oltre due milioni di adolescenti; il 15% circa dei ragazzi fa o ha fatto uso di droghe; l’80% trascorre tre ore al giorno online, la metà ne passa tre al giorno guardando la televisione. La metà dei fumatori italiani ha iniziato a fumare prima di compiere diciotto anni; per i ventenni, gli incidenti stradali sono la prima causa di morte, e si calcola che quasi la metà di essi sia dovuta alla guida in stato di ebbrezza. So che si tratta di questioni ampiamente affrontate e discusse ma, dato che ne ho l’occasione, voglio sottoporvi la mia personale riflessione sull’argomento.

Spesso, trovandomi in compagnia dei miei coetanei, mi capita di ascoltare discorsi riguardanti il “sistema”:  “il sistema è corrotto”, “il sistema ci controlla”, “il sistema va abbattuto”… Fino a poco tempo fa, giudicavo queste frasi piuttosto infantili, banali e prive, in fondo, di qualsiasi fondamento. Oggi, in seguito ad un fortunato periodo di discussione e riflessione mi rendo conto che sbagliavo. Per la prima volta, riconosco l’esistenza di un vero e proprio sistema, comprendente gran parte della classe politica, dei media e dei detentori del potere economico, il quale tenta con ogni mezzo e senza il minimo scrupolo di prendere il controllo di ogni aspetto delle nostre vite, dalle abitudini alimentari all’educazione, dai gusti musicali all’orientamento sessuale. Non si tratta, purtroppo, del solito scenario apocalitticoprospettato dall’invasato anarchico di turno, bensì della realtà: pur se in modo sottile, ogni nostra scelta è quotidianamente esposta ad un fortissimo condizionamento, al quale è difficile resistere. Esistono, fortunatamente, menti alternative: giornalisti ed insegnanti appassionati, attivisti, volontari, politici illuminati o semplicemente persone comuni che si impegnano, per esempio, ad acquistare prodotti biologici e “a chilometro zero”; tuttavia, sebbene sia triste ammetterlo, si tratta di minoranze dal potere infinitamente inferiore a quello dell’ideologia dominante.

In questo poco edificante scenario, purtroppo, è venuto a mancare il sostegno da parte della famiglia. La casa, i parenti, il nucleo familiare, che dovrebbero costituire una sorta di “rifugio sicuro”, un indispensabile punto di riferimento, una fonte di valori in una società che pare averli aboliti, hanno rinunciato al proprio ruolo di guida. Gli adulti e, in particolare, i genitori sembrano rifiutare l’esistenza di quel periodo di transizione dall’infanzia alla maturità detto “adolescenza”: alcuni trattano i figli come se fossero ancora bambini, affrontando qualsiasi argomento con un permissivismo ed un ottimismo mortificanti, in quanto non costruiti su basi concrete; altri si rivolgono ai ragazzi come a degli adulti, dipingendo loro il futuro con un angosciante e troppo pragmatico pessimismo. Noi giovani ci ritroviamo, dunque, smarriti, incapaci di assumerci una qualsiasi responsabilità; non siamo in grado di porci – né tantomeno di raggiungere – obiettivi concreti. Preferiamo, nel vano tentativo di proteggerci, rifugiarci in realtà fittizie, mortificare la nostra intelligenza, evitando, in generale, di pensare. Da qui, credo, derivano i preoccupanti dati riportati all’inizio: io stessa, pur non potendo la mia essere definita una dipendenza, sono consapevole di fare un uso eccessivo di computer e televisione.

Dunque, che fare? Accettato il fatto che dal mondo degli adulti non giungerà alcun sostegno, come strutturare autonomamente un’auspicabile resistenza? I potenti ci vogliono insoddisfatti ed infelici dal momento che, nella nostra società, “insoddisfatto” è sinonimo di “consumatore”. Dunque, per contrastarli, dovremmo riuscire ad essere realmente felici. Ma che cosa significa questo? Io penso che l’elemento fondamentale per sentirsi veramente appagati, per percepire la propria vita e le proprie azioni non come un inerte percorso di sopportazione, bensì come il concreto compimento di un preciso progetto sia l’impegno. Non soltanto politicamente parlando: infatti, “l’impegno politico è solo una delle forme della resistenza” (M. Benasayag, “Contro il niente”).  Si tratta, in generale, di partecipare in maniera attiva – e, inevitabilmente, schierata – a tutto ciò che sta avvenendo oggi nel mondo; impegnarci a dare un contributo alla società, per quanto piccolo, nelle forme e secondo i principi che siamo stati noi stessi a scegliere. Nell’impegno reale, derivato da una paziente ed attenta riflessione, sta la nostra speranza: in ogni ora di discussione o di studio appassionato, in ogni lezione realmente interessante, in ogni articolo scritto su questo social network, in ogni studente che partecipa convinto ad una manifestazione.

Tocca a noi.

Aside

Negli ultimi anni sempre più persone si sono interessate, in modo più o meno approfondito, al tema decrescita. La grande maggioranza di queste persone, tuttavia, condivide le tesi dei movimenti della decrescita a livello intellettuale, senza sforzarsi di metterle in pratica riformando il proprio stile di vita in maniera significativa. In tal modo la decrescita sarà sempre condannata a rimanere utopia.

Come ho scritto in precedenti articoli su questo e altri blog, l’unico approccio efficace ai problemi causati dall’ideologia della crescita senza limiti è un approccio di tipo multidimensionale. A mio parere, tuttavia, le varie dimensioni che garantiscono l’efficacia di un tale approccio (dimensioni politica, economica, istituzionale ecc.) fanno perno tutte sulla dimensione culturale: le idee degli individui ma soprattutto le pratiche che essi mettono in atto nel quotidiano. Non importa quante migliaia di libri riusciranno a vendere il Latouche o Pallante di turno, fintanto che le persone non adotteranno stili di vita ecocompatibili (la parola “sostenibili” la lascio ai feticisti della crescita economica) nessun reale cambiamento sarà possibile.

Seppure la dimensione culturale costituisca il punto pivot attorno al quale vanno orientati gli sviluppi nelle altre dimensioni, non andrebbe sottovalutata l’impellenza di un risveglio della politica. Attraverso un tale risveglio  potrebbe rendersi possibile l’avvio di riforme istituzionali di impronta ecologica le quali procedano fra le altre cose all’elaborazione di normative restrittive nei confronti della pratica industriale dell’obsolescenza programmata [1], vero e proprio ecocrimine alla base di una parte significativa dei nostri sprechi di risorse e di beni.

La politica potrebbe e dovrebbe inoltre avviare campagne di sensibilizzazione mainstream, attraverso le scuole, i media e le istituzioni pubbliche, innanzitutto sui temi dell’ecologia e della lotta agli sprechi e in seguito, o meglio parallelamente alle necessarie riforme degli apparati industriali, agire sul linguaggio, avvalendosi delle autorità nella cultura e nelle istituzioni, al fine di favorire la sostituzione di parole eco-nocive come  “consumo” e “consumismo” con altre maggiormente eco-compatibili come “utilizzo” e “benessere”. Andrebbe infine riconcettualizzata la parola più pericolosa per il pianeta e per gli uomini che il linguaggio moderno possegga: “crescita”.

Questa breve parola viene associata oggi, dai principali media e nel sentire comune, con ogni bene l’uomo possa desiderare: essa è la macchina produttrice di sogni che ha permesso alle industrie di sorgere e ai comfort di moltiplicarsi. Ebbene, oggi quella stessa macchina si sta lentamente tramutando in una macchina produttrice di incubi: gli incubi del surriscaldamento globale, della desertificazione, della fine delle risorse, dell’iperproduttivismo e dell’iperconsumismo.

Affinché questa macchina si fermi è necessario che sia la cultura [2] a tirare la leva dei freni, e la politica può rendere tale compito più facile, a patto che ritrovi nel bene comune il proprio scopo.

Ma non facciamoci illusioni: non sarà un compito facile. Rinunciare volontariamente ai lussi di una vita sopra le possibilità del pianeta implica uno sforzo sostanziale. Si tratta di rinunciare al superfluo per riscoprire l’essenziale, cioè in ultima istanza la propria qualità di esseri umani; abbandonare il ben-avere per riscoprire il ben-essere; riguadagnare una socialità liberata dalle mura dei centri commerciali, dal grigiore del consumismo a occhi bassi. Detto schiettamente: si tratta di alzare gli occhi dai rifiuti del consumato per rintracciare le proprie qualità  umane in un abbraccio con l’altro e con l’ambiente.

Si tratta di rimboccarsi le maniche, aprire la mente e iniziare a porre le basi per la realizzazione di un’utopia necessaria e possibile.

note:

1) per obsolescenza programmata si intende la fabbricazione di prodotti  realizzati scientemente in modo tale che posseggano una vita breve, così da favorire ulteriore consumo, ulteriori sprechi e ulteriori profitti.

2) non intendo qui cultura nell’accezione di “cultura alta”, bensì nella sua accezione antropologica come l’insieme dei costumi, delle credenze, degli atteggiamenti, dei valori, degli ideali e delle abitudini.

Aside

Continua la corsa delle fonti rinnovabili su scala globale. E anche quest’anno la parte del leone è tutta del settore fotovoltaico, afferma Fabrizio Nardo (CEO della toscana Research & Technological Innovation Agency srl, ovvero R&TIA). Il 2011 farà registrare una crescita del 15% di potenza installata (meglio di quanto inizialmente stimato), ma si andrà verso un rallentamento nel 2012 con la riduzione degli incentivi in alcuni paesi chiave, secondo le previsioni dell’istituto di ricerca IMS.

A dispetto di una domanda rafforzata da parte dei mercati storicamente più forti come quello tedesco, dovuta alla forte diminuzione dei prezzi, le previsioni sono di una rapida diminuzione della crescita. Il motivo principale è soprattutto il declino del mercato europeo. Sempre secondo la IMS il mercato europeo che nel 2010 ha rappresentato l’80% della potenza installata in tutto il mondo, nel 2011 rappresenterà solo il 56%. Questo andamento proseguirà anche nel 2012.

Secondo Fabrizio Nardo questo trend del riposizionamento del mercato europeo rispetto a quello globale non rappresenta necessariamente una brutta notizia. La buona notizia è che pur in una continua crescita del mercato europeo il resto del mondo cresce più velocemente. Questo dato deve rappresentare uno stimolo per le aziende europee più capaci e innovative perchè possono guardare al mercato extra europeo con fiducia.
E’ chiaro che tra cinque anni i mercati del FV saranno lo specchio delle economie mondiali. Le economie giovani come Cina e Brasile avranno un ruolo rilevante.

Un altro motivo di incertezza è rappresentato dai mercati statunitense e asiatici dove i governi non sembrano intenzionati ad introdurre il sistema di tariffe incentivanti (FiT). Nel 2010 la potenza FV totale installata in Cina era <1GW, a dispetto di una produzione >50% al totale mondiale. Se questi paesi non adotteranno politiche di incentivazione del FV l’unica forza motrice che tirerà la crescita sarà legata alla diminuzione dei costi di produzione. A nulla serviranno gli incrementi di efficienza (SunPower e Q-Cells hanno annunciato che immetteranno a breve sul mercato moduli con efficienze intorno al 20%). Dall’innovazione tecnologica ci si aspetta una riduzione dei costi.

Fabrizio NARDO, CEO di R&TIA srl, Amministratore delegato di coop. Soc. Quetzal, Resp. Scientifico di Legambiente Sicilia.