Partiamo da un dato: tra il 1990 ed il 2000, solo negli Stati Uniti, si è gettato un tal numero di lattine di alluminio che, se recuperate, si sarebbero potuti rimpiazzare 316.000 Boeing 737 ovvero 25 volte l’intera flotta aerea civile mondiale.
Oltretutto il riciclo dell’alluminio permette di risparmiare fino al 95% dell’energia elettrica necessaria alla sua produzione.
Tuttavia dal 2000 ad oggi la situazione negli Stati Uniti, e nell’intero Pianeta, non è migliorata.
Questo ci fa riflettere sulla stupidità umana e sulle potenzialità economiche e di risparmio del riciclo dei materiali.
Verrebbe da pensare che non si voglia, per motivi economici e politici, definire strategie incentivanti il riciclaggio. Da una parte perché si andrebbero a ledere gli interessi dei grandi gruppi multinazionali che detengono il controllo del mercato delle materie prime. Dall’altra perché siamo governati, non solo in Italia, da una classe politica completamente disinteressata a questi temi.
Se a livello europeo esistono esempi positivi, come il bioparco industriale di Terneuzen in Olanda (di cui abbiamo già parlato), rimangono molte le zone grigie dello spreco dei rifiuti. Per quanto riguarda casa nostra si pensi ad esempio alla situazione della spazzatura napoletana, che dimostra la totale incapacità politica di voler prendere decisioni drastiche di fronte ad una emergenza ormai cronica.
Nel 2008 l’allora Governo Prodi aveva dato ai comuni dell’area Vesuviana quattro mesi di tempo per avviare la raccolta differenziata, scaduti i quali i Comuni inadempienti sarebbero stati commissariati. Nel frattempo il Governo Prodi è caduto ed è subentrato il Governo Berlusconi che ha annullato tutto.
Verrebbe da chiedersi quanta energia si sarebbe potuta risparmiare e quanto materiale si sarebbe potuto riutilizzare se quell’azione di Prodi, per il Vesuviano, fosse stata messa in atto.
Una seria politica del riciclaggio potrebbe essere quella di prevedere maggiori sgravi fiscali per le aziende che utilizzano nei propri cicli produttivi materiale riciclato e nel contempo incrementare gli incentivi per coloro che rilavorano materiali riciclabili.
Credo che un’azione coraggiosa, come quella intrapresa da Prodi, sia ancora oggi la strada giusta da seguire: la politica deve intervenire, con tutti gli strumenti che ha a sua disposizione, affinché sia chiara la strada che va perseguita.
E’ quindi necessario imporre ai comuni la raccolta differenziata spinta, penalizzando economicamente quelli che non raggiungono in tempi certi (e rapidi) alti livelli di differenziata.
“Il riutilizzo” in questa catena virtuosa si posiziona prima del riciclo. Lo si può definire il tentativo di dare una nuova vita ad un oggetto destinato alla discarica.
I veri nemici del riutilizzo degli oggetti usati sono l’obsolescenza programmata e, ancora una volta, l’ignoranza dell’uomo.
L’obsolescenza è un elemento importante del sistema economico basato sulla crescita illimitata. Oggetti programmati per rompersi dopo un preciso periodo di utilizzo creano infatti la necessità di nuovi acquisti, poiché la loro riparazione è diventata anti-economica.
Chi di noi non si è trovato nella situazione di dover rottamare un oggetto poiché aggiustarlo è troppo costoso o perché si è rotto un componente di cui non esiste il ricambio, o ancora perché non si trovano più artigiani in grado di eseguire un tale intervento?
In secondo luogo poi va detto che la nostra società ci ha abituato a rincorrere l’ultima novità lanciata dalla moda, impedendoci di utilizzare e sfruttare meglio e più a lungo quello che abbiamo. Inoltre parlare di “riutilizzo”, di “seconda mano” o di “usato” evoca spesso pratiche del passato che molte volte vengono collegate a situazioni di arretratezza, povertà o incapacità di stare al passo con la modernità.
In realtà riutilizzare non solo è uno dei sistemi più immediati per risparmiare denaro, per ridurre l’inquinamento e per limitare la propria impronta ecologica, ma è anche, per i più romantici, la capacità di dare nuova energia ad un oggetto, amplificandone l’essenza del suo passato. E’ un po’ l’obiettivo del progetto DePuRiAmo (Denaro Pulito Rigenerato con Amore – www.depuriamo.it) che ci invita ad accompagnare l’oggetto usato che vogliamo donare, barattare o vendere da un cartellino o un’etichetta dove “scrivere la storia dell’oggetto, a chi è appartenuto, come è stato costruito, un augurio per il suo utilizzo e tutto ciò che ci viene in mente per arricchire l’oggetto di magia e amore”.
Nel “riuso” l’iniziativa privata si è messa in moto da tempo, con ottimi risultati. Ormai in tutte le città esistono botteghe dell’usato ove è possibile trovare di tutto: dagli indumenti agli elettrodomestici, dai libri ai mobili.
In queste realtà, che di norma si comportano come veri negozi, sovente è possibile portare la propria merce, che rimane esposta in conto vendita per un periodo e ad un prezzo concordato.
Anche i grandi gruppi commerciali hanno intuito le potenzialità del riuso. Ne è l’esempio Ikea, che con l’iniziativa Usa&Riusa permette prima di tutto la raccolta di fondi destinati ad enti benefici, ma di riflesso la rivendita di materiale usato, la fidelizzazione dei clienti (tramite un buono d’acquisto ottenuto in cambio del mobile usato consegnato a Ikea) ed infine pubblicità per la catena di negozi.
E tu come ti comporti davanti al riuso?





