Alcune considerazioni sull’Ecologia profonda… e non solo!

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Riassunto
Questo articolo è una critica a quella corrente di pensiero (o comunque si voglia denominare) denominata Ecologia profonda. In un lavoro precedente pubblicato su questo blog (Il tempo della crescita: l’esplosione demografica nel neolitico http://www.decrescita.com/news/crescita-lesplosione-demografica-nel-neolitico/?doing_wp_cron=1416319959.2294750213623046875000 ) ho criticato la corrente di pensiero denominata “Primitivismo”, rimandando a un’altra occasione di trattare anche quell’altra corrente di pensiero denominata “Ecologia profonda”. L’articolo di Igor Giussani di qualche settimana mi ha fatto ricordare l’impegno che avevo preso.
Per conoscere il contenuto del programma di Ecologia profonda si rimanda al sito
http://www.ecologiaprofonda.it/Joomla/ct-menu-item-4

Sommario
1) Un fondamentale presupposto
2) L’inquietudine dell’uomo primitivo
3) Storia e vita quotidiana
4) Un necessario requisito
5) Un esempio pratico: la danza del sole
6) Una breve conclusione

1) Un fondamentale presupposto

Mi chiedo se sia possibile stabilire in qualche modo la validità di una dottrina (o corrente di pensiero o filosofia che dir si voglia).
Penso che si possano stabilire dei punti fermi:
La prima esigenza da rispettare affinché una corrente di pensiero possa considerarsi valida (nel senso che sia meritevole di attenzione) è che parta dal presupposto che c’erano tutte le “ragioni”, le “motivazioni” affinché avvenisse ciò che è avvenuto.
L’ecologia profonda inizia male perché già non rispetta questo punto perché l’Ecologia profonda non ammette nemmeno quanto già successo!! Per questa corrente di pensiero l’uomo ha fatte delle cose ma non ne aveva diritto! Non c’erano ragioni perché l’umanità si comportasse così: quindi l’umanità si è sbagliata! (è lo stesso schema di ragionamento seguito da quell’altra corrente di pensiero chiamata “Primitivismo”). Per esemplificare riporto alcune espressioni utilizzate sul sito di cui poco sopra è stato riportato il link: “L’esperimento dell’umanità, vecchio di diecimila anni, di adottare un modo di vita a spese della Natura e che ha il suo culmine nella globalizzazione economica, sta fallendo. La ragione prima di questo fallimento è che abbiamo messo l’importanza della nostra specie al di sopra di tutto il resto. Abbiamo erroneamente considerato la Terra, i suoi ecosistemi e la miriade delle sue parti organiche/inorganiche soltanto come nostre risorse, che hanno valore solo quando servono i nostri bisogni e i nostri desideri”.
Diversamente da quanto dice l’Ecologia profonda è necessario che si accetti e che si comprenda quanto già avvenuto. Solamente in seguito si pone il problema di cosa fare nel presente e in futuro. Solamente dopo avere accettato e compreso quanto avvenuto si potrà stabilire cosa fare nel presente e nel futuro: di quanto già avvenuto bisogna, in un modo o nell’altro, raccogliere i frutti!
Ovviamente poi c’è il problema della validità o meno dell’interpretazione di quanto già successo: la validità di una interpretazione (e dei valori che ne stanno all’origine) si misura, a conti fatti, sulla base del contributo che dà alla risoluzione dei problemi esistenti e di quelli che si presenteranno in futuro. Questo, sicuramente, lo decideranno gli uomini nel loro concreto rapportarsi con la realtà.

2) L’inquietudine dell’uomo primitivo

La linea evolutiva degli ominidi sembra che si sia separata da quella delle scimmie fra i 5 e i 7 milioni di anni fa.
Ciò dovrebbe essere avvenuta nella Rift Valley, nell’Africa Orientale. In seguito a complessi processi evolutivi si arriva, poco più di due milioni di anni fa, alla presenza di homo habilis e, dopo alcune centinaia di migliaia di anni, di homo erectus.
Circa 400 mila anni fa sembra che compaiano le prime forme arcaiche di homo sapiens. La forma moderna di homo sapiens (specie sapiens, sottospecie sapiens) sembra sia comparso più di 100 mila anni fa in Africa Orientale. Da li è partito per espandersi in tutto il mondo.
Il lungo processo evolutivo che è stato sopra delineato in poche righe e in modo molto approssimativo è stato in realtà molto complesso. Moltissimi passaggi non sono chiari e i paleantropologi hanno elaborato molte e diverse teorie per spiegarli.

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1) Fotogramma tratto dal film “2001 Odissea nello spazio” di Stanley Kubrick

Sembra che la popolazione umana superasse di poco i centomila individui circa un milione di anni fa. Con la specie erectus l’uomo, partendo dall’Africa, si espanse nel continente euro-asiatico. Ma stando ai ritrovamenti in Israele, nel Massiccio Centrale in Francia, nel Caucaso e nella provincia cinese di Sechuan già le popolazioni di Homo habilis si erano espanse fuori dall’Africa (a proposito delle popolazioni di homo habilis devo ricordare che secondo alcuni studiosi esse sarebbero non appartenenti al genere homo ma alle australopitecine [cioè scimmie]).
A questo punto non si può fare a meno di farsi la seguente domanda: perché alcune popolazioni della specie habilis e poi della erectus abbandonarono l’Africa? Questo continente, con i suoi trenta milioni di chilometri quadrati, non bastava a sostenere poco più di centomila individui fra uomini, donne e bambini? (é come se in Italia ci fossero state poco più di mille persone fra uomini, donne e bambini!!).
Quale inquietudine portò prima le popolazioni di habilis, e in seguito quelle di erectus e infine i sapiens sapiens, fuori dal continente africano?
Personalmente ho fatto delle ipotesi sulle scelte fatte da questi uomini primitivi e dalle popolazioni umane in genere: penso che ciò che ispira il complesso e dialettico agire umano sia il raggiungimento del massimo soddisfacimento e per il più lungo tempo possibile dei suoi bisogni e contestualmente il superamento della vita quotidiana (ma già il raggiungimento del massimo soddisfacimento e per il più lungo tempo possibile dei suoi bisogni è un superamento della quotidianità).

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2) Fotogramma tratto dal film “2001 Odissea nello spazio” di Stanley Kubrick

3) Storia e vita quotidiana

Quanto sopra esposto è la spiegazione che propongo del complesso e dialettico agire umano. L’ecologia profonda invece non dà una spiegazione di quanto avvenuto o meglio dà spiegazioni che non hanno nessuna struttura scientifica: dà spiegazioni che potrebbero andare bene per fatti della vita quotidiana, della vita domestica.
Per esempio una persona parcheggia l’autovettura. Dopo un po’ passano le ragazze addette al controllo del parcheggio e fanno una multa al proprietario dell’autovettura: questo perché quell’automobilista non aveva diritto a sostare gratuitamente (non era un residente della zona e quindi avrebbe dovuto pagare il ticket della sosta). Per non parlare del caso di incidenti stradali in cui è importante, al fine di stabilire le responsabilità, chi aveva il diritto di precedenza e chi no!
Una spiegazione di questo genere va bene per fatti della vita quotidiana non certamente per spiegare perché le popolazioni della specie habilis, più di un milione e mezzo di anni fa, abbandonarono l’Africa e arrivarono fino in Cina, oppure per spiegare perché circa 10 mila anni le popolazioni di sapiens sapiens iniziarono a praticare la coltivazione delle piante e l’allevamento degli animali.
Che senso avrebbe dire che le popolazioni umane non avevano diritto di espandersi per tutto il mondo? Ma poi perché l’avrebbero fatto? Forse perché “non erano in loro”? Non ci “arrivavano con la testa”? Avevano forse bevuto o inalato sostanze allucinogene? … o forse non conoscevano la piattaforma programmatica di Ecologia profonda?
Vorrei che qualcuno che aderisce ai principi dell’Ecologia profonda rispondesse a questa domanda: come mai le popolazioni umane non si rendevano conto di non avere il diritto di fare quello che hanno fatto?
Apparentemente alcuni aspetti dell’Ecologia profonda potrebbero andare bene. Potrebbero andare bene le considerazioni fatte nei seguenti punti
4. La prosperità della vita e delle culture umane è compatibile con una sostanziale diminuzione della popolazione umana.
5. L’attuale interferenza dell’uomo nel mondo non umano è eccessiva e la situazione sta peggiorando progressivamente.
Ho scritto “potrebbero andare bene” perché questi punti in realtà ingannano. Essi infatti prescindono dal tempo, prescindono dal periodo storico.
Una cosa è dire che adesso, con un bagaglio sterminato di conoscenze, di tecnologie, di infrastrutture (come le strade, le scuole, gli ospedali, la rete elettrica, la rete di telecomunicazioni, il Web, ecc.) è bene che la popolazione sia quanto quella esistente nel Medio Evo e tutt’altra cosa è dire che la popolazione dovrebbe essere quanto quella esistente nel Medio Evo ma nelle condizioni in cui si viveva nel Medio Evo!!
Evidentemente i seguaci di Ecologia profonda non capiscono la differenza fra queste due situazioni.
La situazione a cui si è arrivati adesso è il risultato di millenni di storia fatta di sviluppo delle forze produttive ma insieme e “tramite” lo sviluppo demografico, lo sviluppo tecnologico-scientifico, ecc., ma anche insieme e “tramite” le guerre, le epidemie, le carestie, le deportazioni, i genocidi, condizioni di vita e di lavoro al limite della sopportazione, sfruttamento di popolazioni su altre, profonde ferite inferte alla natura, ecc.
E’ stato necessario bere tutto l’amaro calice della storia per arrivare al punto in cui ci troviamo adesso. Detto in altri termine è necessario che un rapporto dialettico esprima tutte le sue potenzialità affinché si passi a un altro rapporto dialettico.
Adesso è necessario passare a un altro rapporto dialettico, a un rapporto dialettico che, a fronte del nuovo contesto storico-culturale e ambientale che si è creato, comporti una forte diminuzione della popolazione: nell’attuale situazione infatti parte della popolazione è prima di tutto inutile (enorme disoccupazione nei Paesi sviluppati e intere zone del mondo tagliate fuori), perché non contribuisce a portare l’umanità al massimo soddisfacimento e per il più lungo tempo possibile dei suoi bisogni, e poi è anche dannosa, perché il suo impatto sulla Terra fa diminuire le possibilità di questa di poter soddisfare adeguatamente e il più a lungo possibile i bisogni i cui si parla. Ovviamente si tratta di ripartire in modo corretto le risorse naturali fra le varie parti del mondo e fra le varie popolazioni.
In merito alla diminuzione della popolazione trovo molto soft il quarto punto della piattaforma di Ecologia profonda. L’avrei modificata nel seguente modo: “La prosperità della vita e delle culture umane richiede necessariamente, nell’attuale momento storico, una sostanziale diminuzione della popolazione umana:”

4) Un necessario requisito

“Un pensiero è vero quando è concreto” (dovrebbe essere una espressione di Marx o di Engels: ricordi universitari). L’ottavo punto della piattaforma di Ecologia profonda così recita:
– Coloro che sottoscrivono i punti precedenti si impegnano, direttamente o indirettamente, a cercare di realizzare le trasformazioni necessarie attraverso mezzi nonviolenti.
A tale riguardo vorrei sapere in che cosa consista praticamente l’attuazione dei valori dell’Ecologia profonda da parte di coloro che si riconoscono in essa.
Questo è un problema fondamentale: una corrente di pensiero (o comunque si voglia chiamare) per essere meritevole di attenzione, per essere “vera” (per usare una parola grossa!), è necessario che si concretizzi, si trasformi in pensieri e azioni degli uomini, si concretizzi in comportamenti e istituzioni: il tutto poi deve essere volto al migliore soddisfacimento e per il più lungo tempo possibile dei bisogni umani (comunque siano intesi) al fine del superamento della vita quotidiana. Ma ciò è possibile, come si è già detto, se si accetta quanto già avvenuto nella storia e lo si interpreti correttamente.
Non vorrei malignare ma ho l’impressione che l’Ecologia profonda (come il Primitivismo) abbiano una vita quasi solamente virtuale, che cioè esistano quasi solamente sul WEB.

5) Un esempio pratico: la danza del sole

Ricordo che nei libri scolastici di una volta i capitoli terminavano con degli esempi concreti degli argomenti trattati.
Dato che l’argomento più importante trattato è, in relazione alle motivazioni dell’agire umano, il superamento della vita quotidiana da parte dell’uomo, allora è il caso di aggiungere qualcosa in merito.
Superare la vita quotidiana significa creare, quanto più possibile, degli eventi straordinari nella vita quotidiana stessa: eventi straordinari che affondano le radici nella vita quotidiana e nello stesso tempo la superano; eventi che rendono possibile “sopportare” l’ordinarietà della vita quotidiana; senza questa straordinarietà mancherebbe qualcosa di essenziale alla vita umana.

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Foto 1 Immagine di Jim Morrison fatta da Andy Wahrol

”Datemi un sogno in cui vivere, perché la realtà mi sta uccidendo!” (Jim Morrison)

Ma in che modo l’uomo ha cercato e cerca di superare la vita quotidiana?

Il superamento della vita quotidiano nella storia è avvenuto attraverso le seguenti esperienze (molte volte compresenti): la religione, le droghe, le arti e altre tecniche

Iniziamo a trattare il problema con una citazione:
“Alcuni comportamenti accompagnano l’uomo da sempre, ovvero da quando egli è “diventato” uomo, e, in un certo qual senso, lo caratterizzano e lo definiscono. Ad esempio, l’uomo produce arte, è mosso da un impulso artistico che lo accompagna sin dalle sue origini. Ne abbiamo una dimostrazione considerando la datazione delle rappresentazioni artistiche, ritenute più antiche, che sono giunte fino a noi: pitture preistoriche rupestri localizzate in Tanzania e in Australia, datate attorno ai 45.000-40.000 anni (una data “vicina” a quella generalmente attribuita all’ultimo, in ordine cronologico, degli Ominidi, l’Homo sapiens).
Questi atavici comportamenti umani – tra cui l’impulso artistico -­ possono essere considerati come “costanti comportamentali”, che continuamente rinnovano il divenire dell’uomo. Si tratta di impulsi comportamentali irreprimibili, che si manifestano all’interno della società degli uomini, senza distinzione di razze o popoli: sono comportamenti trans-culturali.
Un’altra di queste “costanti” è la tendenza dell’uomo a cercare, attraverso i più disparati metodi, di modificare il suo stato di coscienza ordinario, allo scopo di vivere esperienze psico-fìsiche in altri stati mentali; stati mentali che, per loro natura, sono possibili e “naturali” nel medesimo modo in cui riteniamo “naturale” lo stato di coscienza in cui ordinariamente conduciamo la nostra esistenza. Tale considerazione risulta avvallata dall’atavicità insita nell’impulso a vivere questo tipo di esperienze, e dalla loro insopprimibilità, storicamente accertata. La storia del rapporto fra l’uomo e i suoi stati modificati di coscienza, dimostra come questi siano in stretta relazione con un’altra importante “costante” umana: l’impulso religioso. Non può essere casuale il fatto che, presso tutti i popoli, i rapimenti estatici e di transe – considerati fra gli stati più elevati della coscienza – vengano culturalmente interpretati come fenomeni di squisito carattere mistico, spirituale, religioso. Anzi, è da ritenere che l’origine del rapporto dell’uomo con gli stati modificati di coscienza sia direttamente connessa alla nascita del suo impulso religioso. V’è anche chi ritiene che, nella storia del genere umano, la coscienza sia apparsa originalmente come quello che viene ora chiamato lo “stato mistico di coscienza”. Ciò spiegherebbe il motivo per cui i mistici parlano di una “età dell’oro” in cui le visioni mistiche erano molto comuni.
La modificazione dello stato di coscienza, oltre a presentarsi in casi forse malamente definiti “spontanei”, viene indotto attraverso un ampio spettro di tecniche, che l’uomo ha via via scoperto e elaborato nel corso della sua storia. Dalle tecniche di deprivazione sensoriale e di mortificazione fisica, a quelle meditative e ascetiche, sino a quelle che utilizzano, come fattori scatenanti gli stati di trance e di possessione, la danza e il suono di determinati strumenti musicali; infine (non certo in ordine di importanza), le tecniche che prevedono l’uso di vegetali dotati di effetti psicoattivi, per lo più di tipo allucinogeno. Quest’ultima è una delle più antiche tecniche di modificazione della coscienza, e origina quasi certamente dalla lunga Età della Pietra.

In tutto il mondo sono diffuse piante e funghi, il cui consumo induce nell’uomo allucinazioni e visioni, accompagnate da profondi stari emotivi intuitivi, “illuminanti”, “rivelatori”, e in tutti i cinque continenti sono esistite e continuano a esistere culture che utilizzano questi particolari vegetali come strumenti per trascendere la realtà ordinaria e per comunicare con il mondo degli spiriti e degli dei, con l’al di là, con l’Altro.
La maggior parte di queste piante rientra nel gruppo dei cosiddetti allucinogeni, noti anche come psichedelici (“rivelatori della mente”) o come enteogeni (“che rivelano la divinità che è in te”) con esplicito riferimento al fatto che lo scopo principale del loro impiego è quello di ottenere stati mentali di ispirazione religiosa”. (1)

Per indicare l’essenzialità per la cultura umana di fare esperienze che portano al superamento della vita quotidiana e a cosa si è disposti a subire per arrivare a queste esperienze, è il caso di riportare le pratiche utilizzate nei secoli scorsi dagli indiani delle grandi pianure delle tribù Sioux Oglala e dei Mandan.

Queste popolazioni superavano la ordinarietà della vita quotidiana ”… astenendosi dal mangiare e dal bere, automutilandosi; esponendosi agli elementi naturali; attraverso l’insonnia prolungata, danze incessanti o altri mezzi che portano al completo esaurimento della forza fisica; salassandosi, immergendosi in acqua ghiacciata, o arrivando vicini all’annegamento, ferendosi, lacerandosi la pelle con spine e con denti di animali; alcune prove facevano parte di una serie di benefici scatenamenti, come le attività ritmiche, l’autoipnosi, la meditazione, il canto, le percussioni, la musica. Alcuni sciamani, per raggiungere lo stato di trance, si servivano di specchi di pirite, di ossidiana e di altri materiali; e alcuni sciamani messicani sono abituati a farlo ancora oggi. Le tecniche più drammatiche, tra quelle a noi note, erano usate presso le tribù dei Sioux Oglala e dei Mandan, stanziati nelle pianure; pericolosissime ordalie che servivano per invocare gli spiriti.
George Catlin, un avvocato della Pennsylvania nato nel 1796, verso la metà dell’800 divenne il maestro di tutti quei pittori che documentavano la cultura aborigena e Indiana, e fu uno dei pochi bianchi ad avere il privilegio di assistere a una intera cerimonia iniziatica. Oltre ai suoi quadri e ai disegni, egli ci ha lasciato un resoconto estremamente vivace delle ordalie praticate dai Mandan per raggiungere la visione estatica. Stremati dalla fame e dalla sete e già al limite delle forze, dopo essere rimasti insonni per quattro giorni e quattro notti consecutive, ai candidati, con un coltello venivano praticati dei fori nella carne delle spalle o del petto. Attraverso questi fori venivano fatti passare degli spiedi acuminati che attaccati a delle cinghie permettevano al corpo di venir appeso al centro della «Capanna della Medicina». Lo scudo, l’arco, e tutti gli altri oggetti dell’iniziando venivano appesi, nello stesso modo, ad altri fori del corpo; in molti casi venivano attaccati dei pesanti crani di bisonte a ciascun braccio e a ciascuna gamba. Gli astanti facevano girare con dei lunghi pali il corpo dell’iniziando, sempre più velocemente fino a quando, semisvenuto per l’emorragia e per il dolore, lasciava scivolare dalle mani l’involucro contenente le sostanze curative, mentre il corpo rimaneva appeso apparentemente ormai privo di vita (2). A questo punto il corpo veniva calato e si lasciava che il paziente rinvenisse, ma l’ordalia non finiva qui. C’era ancora il sacrificio del dito mignolo della mano sinistra (che veniva tagliato e offerto al Grande Spirito), seguito da una corsa frenetica intorno all’altare, recando appesi crani di bisonte e altri fardelli; l’iniziando correva finché riusciva a resistere, e poi cadeva in un sonno simile alla morte. Questo collasso indicava che l’ordalia – la quale aveva luogo in concomitanza con la festa della Grande Danza del Sole, al termine della caccia estiva del bisonte – era finita. I bianchi di solito interpretano questo rito come una prova di coraggio e di forza, oppure preferiscono vederlo come un esempio della «crudeltà» Indiana; invece questa forma rituale appartiene alla tradizione generale nell’evocare gli spiriti mediante l’estasi, e questo test può essere portato come esempio per dimostrare i modi attraverso i quali si raggiunge la visione e l’estasi senza l’aiuto di nessuna droga.” (3)

La cerimonia della Danza dl sole è ben espressa (ma forse un po’ alleggerita dagli aspetti più crudi della cerimonia stessa) nel film “Un uomo chiamato cavallo” di Elliott Silverstein con Richard Harris (attore che interpreta il protagonista che si sottopone alla “Danza del sole”, il rituale di purificazione). Di questo film si riporta uno stralcio al seguente indirizzo http://www.youtube.com/watch?v=qpOnuQnRI7M (negli ultimi dieci minuti è rappresentata la cerimonia in questione).

Agli inizi di questo paragrafo è stato detto che il superamento della vita quotidiano nella storia è avvenuto attraverso le seguenti esperienze (molte volte compresenti): la religione, le droghe, le arti e altre tecniche.
E’ necessario fare un cenno a modalità che nel mondo moderno hanno acquisito una notevole importanza: il gioco d’azzardo e il consumo compulsivo.
Col gioco d’azzardo (che negli ultimi anni ha raggiunto una diffusione spaventosa) non si fa altro che tentare di superare la vita quotidiana perché con la vincita si potranno creare condizioni che vanno oltre la quotidianità. Ma saranno pochi quelli che conseguiranno vincite consistenti (che, sembra, portino alla loro rovina dal punto di vista familiare, affettiva e sotto tanti altri aspetti) mentre alla maggior parte dei giocatori l’idea di poter fare una vincita consistente e di potersi permettere cose che ordinariamente non dispongono, li aiuterà a superare la piattezza della vita quotidiana.
Il consumo compulsivo è l’altra modalità di superare la vita quotidiana. E’ strettamente legata al capitalismo e ad altri fenomeni come la pubblicità. Può considerarsi come una tossicodipendenza (come del resto il gioco d’azzardo). Per concludere questo tema del consumo compulsivo riporto solamente le considerazioni che a tale riguardo fece uno psichiatra francese degli inizi del secolo scorso (e che ho riportato già in un altro lavoro pubblicato su blog Decrescita felice social network).
“J’ai connu une femme qui, revelant à peine d’une maladie grave, ne voulut pas s’abstenir de son pèlerinage habituel et en mourut. Non pas qu’elle eut quoi que ce soit à acheter, mais il lui fallait l’atmosphère du grand magazin e la contemplation de toutes ces belles choses. Ce n’est plus de la fantasie, c’est du besoin: ce n’est plus de la distraction, c’est du culte…..Cette seduction si impèrieuse , et dont le femmes tirent des jouissance plus ou moin vives, qui vont du plaisir simple à l’exaltation frènètique, – cette sèduction, elle agit sur le plus faibles comme un toxique, elle engourdit tout ce quit pourrait s’opposer à son trionphe, sens moral, respect de la situation socile, peur du danger…. Il y a là puissance anesthèsique, très proche de celle des stupèfiant, et les grands magasins, ce n’est pas leur moins curieux aspect, sont à la classer parmi les paradis artificiels.” (4)
(Ho conosciuto una donna che, nonostante affetta da una grave malattia, non ha voluto rinunciare al suo abituale pellegrinaggio nei Grandi magazzini e ne è morta.
Non aveva nulla da comprare ma gli mancava l’atmosfera dei Grandi Magazzini e la contemplazione di tutte quelle belle cose.
Non è più una fantasia (desiderio), ma è un bisogno: non è più la distrazione, ma un culto.
Questa seduzione così imperiosa, e dalla quale le donne traggono un godimento (piacere) più o meno vivo, è simile all’esaltazione frenetica.
Questa seduzione agisce sulle più deboli come una sostanza tossica, ingoia tutto ciò che potrebbe opporsi al suo trionfo, come il senso morale, il rispetto della situazione sociale e la paura del pericolo.
Essa ha una potenza anestetica, vicinissima a quella degli stupefacenti, e i Grandi Magazzini, non è il loro aspetto meno curioso, sono da classificare tra i paradisi artificiali.)

6) Una breve conclusione

La lunga trattazione che sopra è stata fatta serve a dimostrare il complesso e dialettico agire umano. Serve a dimostrare che il genere homo, contrariamente a quanto dice l’Ecologia profonda, ha un valore distaccato e particolare e non è completamente parte della Natura. Ma serve anche a mettere in evidenza che ciò che si prevede per il futuro affonda le radici nel passato e che, inoltre, le motivazioni dell’agire umano, pur nel variare del contesto, sono sempre le stesse.
Per l’Ecologia profonda la storia passata non esiste (o, meglio, non sarebbe dovuta esistere…ma senza spiegarne il motivo!!). L’uomo se ne sarebbe dovuto rimanere tranquillo, in balìa della natura, come un qualsiasi altro animale. Questo si deduce chiaramente dagli otto punti della sua piattaforma programmatica. Le cose però non sono andate così!!
Se per Ecologia profonda la storia passata non esiste bisogna dedurre che non esiste nemmeno un futuro… per Ecologia profonda, visto che la sua vita si riduce a una vita virtuale sul web o poco più!

1) Giorgio Samorini Gli allucinogeni nel mito; Nautilus C.P. 1311
10100 Torino – 1995, pagg. 7-8
2) La piroetta, secondo alcuni studiosi, è una tecnica con la quale i bambini di numerose culture del mondo cercano di alterare il normale stato di coscienza
3) Peter T. Furst Allucinogeni e cultura; Cesco Ciapanna Editore Roma 1981, pagg. 24 e 25.
4) In La vie secrete des Grands Magazins di Francis Ambrieres. Flammarion,
Paris, 1930 ; a pagg. 190-191 viene riportato ciò che dice il dott. Paul Dobuisson, primario dell’Asile Saint-Anne (riportato a pag. 68 di ”Le droghe degli dei – veleni sacri, estasi divine” di Philippe De Félice © ECIG • EDIZIONI Culturali Internazionali Genova
S.A.S. Di G.L. Blengino & C.
Via Caffaro 19/10 . 16124 Genova
Edizione 1990

Fonte foto
Il primo fotogramma è stato ripreso dal sito:
2001: Odissea nello spazio
mentre il secondo è stato ripreso dal sito:
http://www.wired.it/play/televisione/2014/11/05/serie-sequel-2001-odissea-nello-spazio/
L’immagine di Jim Morrison è di Andy Warhol (ripresa dal WEB)

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Armando Boccone
Sono nato in Lucania nel lontano 1951 e abito a Bologna da circa trent’anni. Ho sempre avuto interesse, da più punti di vista, verso i “destini” (sempre più dialetticamente interconnessi) dell’umanità: da quello dei valori culturali che riempiano l’esistenza a quello delle condizioni materiali di vita (dall’esaurimento delle risorse naturali ai cambiamenti climatici, ecc.). Ho visto nel valore della “decrescita” un punto di partenza per dare un contributo alla soluzione dei gravi problemi che l’umanità ha di fronte.

23 Commenti

  1. Ciao Armando,
    tutto il tuo lunghissimo ragionamento, peraltro molto interessante, si può riassumere richiamando due diversi approcci per quanto concerne l’Uomo, la sua evoluzione, il suo ruolo di dominio dal momento in cui è diventato Homo sapiens .
    Il primo approccio è quello antropocentrico.
    Corrisponde cioè alla logica tolemaica, dove l’Uomo è il soggetto universale attorno a cui tutto ruota, in quanto creatura “a immagine e somiglianza di Dio” e che solo a Dio risponde e deve obbedienza.
    Il secondo approccio è biocentrico. Approccio a cui fa riferimento l’Ecologia Profonda.
    Nel primo caso l’Uomo è una variabile indipendente. Nel secondo l’Uomo è una specie, non esclusiva, del “tutto”.

    La visione antropocentrica, a sua volta, vive in due modi le relazioni col resto delle specie e il pianeta che le ospita tutte. Tale visione è come una medaglia a due facce.
    Una faccia racconta dell’assoluta discrezionalità degli interventi umani. L’altra faccia, invece, è piu’ sensibile all’idea di preservazione, conservazione delle altre specie; in un’ottica di tipo “museale” ai fini di tutelare situazioni “deboli”, altrimenti a rischio di collasso.
    In entrambi i casi, il denominatore comune, è sempre il dominio umano e il suo diritto di disporre di ciò che è presente sulla Terra.

    L’Ecologia Profonda non concede privilegi di sorta e fa riferimento ai complessi sistemi relazionali che connotano le comunità.
    Una comunità ecologica è l’insieme delle specie animali, vegetali, funghi, e minerali che occupano quegli ambiti geospaziali riferibili alla geosfera, biosfera, idrosfera, atmosfera.
    In questi ambiti esistono una serie di relazioni biunivoche e multivariate assai complesse.
    Le trasformazioni dell’energia ( in altro topic parlavamo del secondo principio della termodinamica), quali il prelievo di minerali, la produzione di rifiuti, l’impiego di pesticidi, la stessa ingegneria genetica, comportano radicali mutamenti sia nella geosfera che nella biosfera.
    La biomassa che libera grandi quantità di CO2, le acque reflue utilizzate industrialmente, ingenerano mutamenti significativi all’idrosfera; così come le precipitazioni acide interferiscono pesantemente sui cicli naturali dell’Atmosfera.
    Parimenti l’uso sconsiderato del suolo ( inquinamento, cementificazione, coltivazioni intensive con massicci impieghi di nutrienti e diserbanti) modificano profondamente le condizioni di vita e di sviluppo della fauna edafica. La sottrazione di habitat conduce a fenomeni di rarefazione delle specie ( se non estinzione), con fallimenti riproduttivi, alterazioni morfologiche e malattie degenerative di grande rilevanza ecologica.

    Ora, atteso che un approccio è il contrario dell’altro, o si accetta la logica antropocentrica, con tutte le sue implicazioni o la si rifiuta.
    L’Ecologia Profonda la rifiuta.
    Poi, nel merito, possiamo, come ha fatto anche Igor, valutare il singolo aspetto e perfino contestarlo.
    Però l’Ecologia Profonda obbliga a una scelta di campo che non consente ambiguità.

    Altrove abbiamo anche sottolineato come le idee della Ecologia Profonda siano piu’ prossime alla Decrescita di quanto lo siano le idee antropocentriche che, peraltro, non sono monolitiche e ma contengono , al contrario, profonde discriminazioni anche in seno alla stessa specie umana.
    Il fatto di stare dall’una o dall’altra parte non è un optional, un vezzo radical chic.
    E’ , semmai, una maniera contrapposta di vedere le dinamiche economiche con le relative ricadute sociali.
    Mi pare che qui stia il punto.

    • Provo Danile questa volta a spiegare meglio un concetto che nel mio articolo ho sottovalutato. Il tuo ragionamento filerebbe liscio come l’olio se ‘l’umanità’ fosse fatta di 8 miliardi di uomini tutti uguali, invece gli squilibri sono enormi. La filosofia è perfetta, trasposta in termini politici no.

      • Ciao Igor,
        l’ho scritto che l’antropocentrismo ha anche il limite di essere profondamente iniquo non solo TRA le specie ma anche ENTRO la propria specie.
        L’Ecologia profonda si occupa prevalentemente del TRA ma, a pensarci bene, se all’antropocentrismo si sostituisse il biocentrismo, allora anche l’ ENTRO andrebbe naturalmente a soluzione, perchè, in un mondo basato sull’idea di comunità ecologica le cose avrebbero un corso diverso.
        Un piccolo esempio l’abbiamo in agricoltura. La storia recente ha visto una grande espulsione di manodopera dalle campagne, l’impiego di poderosi mezzi meccanici, il ricorso a concimazioni massicce e ad altrettanti massici impieghi di diserbanti.
        Il risultato è stato, per alcuni decenni, un aumento della redditività ed un abbassamento dei costi per unità prodotta. Ma ciò ha portato lo sfruttamento dei suoli al limite del punto di non ritorno. Ora le terre hanno perduto fertilità a causa dell’impoverimento della fauda edafica.
        Il risultato è che la politica da “gigantismo” ha creato danni probabilmente irreversibili.

        Forme di piccole coltivazioni operate da comunità locali, basate ancora sul lavoro manuale, sul diserbo a mano, la concimazione con solo stallatico, o, ancora piu’ esperienze come la biodinamica o la permacultura hanno consentito e consentono di avere sempre buoni frutti in grado di corrispondere ai bisogni della comunità.
        Per cui vale quanto afferma Pallante “meno e meglio”.
        Ed il meno e meglio lo raggiungi solo ritrovando un equilibrio ecologico che oggi si è perso.
        E’ sul sistema delle relazioni che bisogna ragionare. E’ da qui che bisogna partire.
        Poi, come scrive Riccardo, siamo in molti in “cammino e in continua ricerca” Ma, alla base di tutto, ci sta la scelta.

    • Ciao Daniele
      Ti ringrazio per il commento perchè mi dà l’occasione di chiarire e approfondire alcuni punti.
      E’ vero come dici che le due posizioni (quella antropocentrica e quella biocentrica) sono in contrapposizione ma quella antropocentrica è in accordo con la storia mentre quella biocentrica no! Solamente al presente e per il futuro si potrà decidere cosa fare. Del passato bisognerà solamente trarne i frutti.
      Adesso il contesto storico-culturale e ambientale pone nuove sfide al genere umano. Solamente quelli che accettano la storia e utilizzano i suoi frutti avranno da dire qualcosa.
      Nel lavoro presentato ho fatto delle domande: gradirei che qualcuno che accetta i principi di Ecologia profonda rispondesse a tali domande!
      L’Ecologia profonda non accetta la storia passata per cui non avrà nulla da dire per il futuro. Sembra che questo movimento sia sorto negli anni settanta del secolo scorso; sono quindi passati 40-50 anni: vorrei sapere in cosa si è concretizzato questo movimento al di là di qualche articolo pubblicato sul WEB?
      Un’altima cosa prima di terminare questa risposta al tuo commento; nella definizione che ho dato dell’uomo c’è già la soluzione: viene detto che “ciò che ispira il complesso e dialettico agire umano sia il raggiungimento del massimo soddisfacimento e per il più lungo tempo possibile dei suoi bisogni e contestualmente il superamento della vita quotidiana (ma già il raggiungimento del massimo soddisfacimento e per il più lungo tempo possibile dei suoi bisogni è un superamento della quotidianità)”.
      La storia ha un suo svolgimento e ogni epoca ha il suo senso e pone le sue sfide: finora nello sviluppo storico-culturale si è avuto il primato dello spazio (inteso, per semplificare, come produzione di cose materiali); il tempo, quando il primato è stato dello spazio, serviva (per esemplificare) a misurare la produzione ottenuta e doveva essere il più breve possibile. Adesso, a fronte del nuovo contesto storico-culturale e ambientale che si è creato nella seconda metà del XX secolo (ed espresso da opere come“I limiti dello sviluppo” di un gruppo di scienziati del MIT di Boston e “The Entropy Law and the Economic Process”, la principale opera di Nicholas Georgescu-Roegen) la sfida è quella di assicurare “per il più lungo tempo possibile ” il soddisfacimento dei bisogni umani. Ciò potrà avvenire solamente a spese dello spazio (produzione).
      Nella nuova dialettica dello spaziotempo storico-culturale si passerà dal primato dello spazio (sempre più produzione) al primato del tempo (più lunghe prospettive di vita per l’umanità) perchè “dove lo spazio si contrae, il tempo si dilata; e, viceversa, dove il tempo si contrae, lo spazio si dilata” ( Albert Einstein; alla voce Relatività ristretta di Wikipedia). Sarà necessario passare, per usare un termine impreciso, alla decrescità!
      In questo commento ho fatto riferimento a concetti che avrebbero chiesto un maggiore spazio ma sto preparando un altro lavoro in cui sviluppo approfonditamente questi temi.

      Ciao
      Armando

  2. Premessa.
    Buongiorno. Sono frequentatore di questo interessantissimo blog da un paio di anni. Come tanti, mi reputo una persona in cammino e in continua ricerca; non so quindi se sono più decrescente, ecologista profondo, ambientalista o solo semplicemente stufo di continuare a bere alla fonte del “così dicon tutti quindi sarà giusto”.

    Commento
    Questo articolo è incommentabile; dispiace leggere su un blog che ritengo illuminante, qualcosa di questo genere. Una accozzaglia di citazioni fuori luogo, esempi non calzanti, fraintendimenti di larga scala, utilizzo di parole completamente diverse come se fossero sinonimi (es. dottrina, corrente di pensiero, filosofia).
    Non ho capito l’obiettivo dell’autore nell’aver steso uno scritto di questo genere.
    Lascio solo una piccola riflessione che è per me doveroso scrivere almeno per capire e far capire ciò di cui si sta argomentando: la Deep Ecology di Arne Naess è un filosofia spirituale.

    Partiamo allora dalla base, ovvero da una citazione di Naess: “That the less You are in relation to the surroundings, the stars and the mountains, the more You intensely feel that You somehow symbolically get part of it.”
    Saluti

    • Riccardo, per prima cosa sappi che qualsiasi articolo tu voglia fare in difesa dell’ecologia profonda il sito è a disposizione. Ci sono molto di noi che credono profondamente nell’ecologia profonda, io e Armando abbiamo qualche dubbio, ad esempio. Puoi scrivere tutte quelle che sono a tuo dire le imprecisioni di Armando.
      Personalmente ritengo che il problema non sia Naess, ma chi intende quella che tu giustamente definisci filosofia spirituale come un potenziale programma politico. Io e Armando siamo noti per essere poco spirituali, diciamo così, quindi potremmo non inquadrare bene tutte le questioni. Però forse anche qualche sostenitori dell’ecologia profonda non ha ben chiari i limiti pratici della filosofia.

  3. Ciao Armando,
    grazie per le tue precisazioni.
    A rileggerti, anche se non avevo dubbi, rafforzo la mia convinzione circa il fatto che la tua sia una visione decisamente antropocentrica. Del resto è quella che permea la stragrande maggioranza della specie umana.
    Faccio fatica a capire perchè mai, chi crede nell’Ecologia Profonda dovrebbe accettare la storia, così come si è determinata ed è stata raccontata dal 7.000 a.c. in poi.
    Questo è un pensiero antropocentrico.
    Si basa sul fatto che l’uomo abbia il diritto di fare e disfare; che sia una variabile indipendente delle cui azioni debba rendere conto solo a Dio.
    Non è in discussione che la Storia sia quella che è. Nessuno disconosce che siano esistiti gli assiri o che gli egizi abbiano costruito le piramidi, che le civiltà precolombiane siano sparite a seguito delle incursioni dei conquistadores.
    L’Ecologia Profonda è una critica sistemica. Si contesta il fatto che GEA non sia nelle disponibilità di chi ha deciso di farne ciò che vuole, con assoluto libero arbitrio.

    Vorei però sottolineare, e su questo sono in parte in disaccordo con Riccardo, che l’Ecologia Profonda, prima di essere una filosofia è nelle cose.
    Piaccia o no, la nostra è vita di relazione e interdipendenza.
    Se non esistessero funghi e batteri il mondo non sarebbe così come lo conosciamo. Sono i funghi (lieviti) quelli che fanno fermentare il vino, il malto ( trasformandolo in birra), che fanno lievitare il pane, che convivono col nostro corpo ( candida albicans), che demoliscono la sostanza organica ( funghi saprofiti e parassiti) e la trasformano in inorganica per essere riassorbita dal terreno. Sono funghi i simbionti che, grazie ai legami micorrizici consentono ad alberi e arbusti di crescere vigorosi.
    Non ci fossero questi i boschi deperirebbero e, alla lunga, la vita vegetale finirebbe.
    Così come non ci sarebbe fertilità nel suolo se non ci fossero acari, collemboli, nematodi, anellidi a trasformare la sostanza organica rendendola humica.
    E questa “storia” non raccontata dall’uomo, è “scritta” da molti milioni di anni, non da qualche millennio

    Per contro, i danni nella Storia, degli uomini contro altri uomini, possono essere tragedie in sè: come la bomba su Hiroshima, ma anche una autentica tragedia per il Pianeta. Il fallout coi suoi radionuclidi di stronzio, di cesio hanno inquinato la geosfera e ci vorranno molte migliaia di anni perchè si disintegrino.

    L’Ecologia Profonda, prima di tutto, vuole raccontare questa interdipendenza.
    Come ricercatore della biodiversità posso dirti che oggi c’è grande consapevolezza del fatto che la “salute” del suolo, dunque la premessa della vita e della salute di ogni essere vivente, uomo compreso, si possa valutare tramite bioindicatori: cioè monitorando insetti, calcolando indici di ricchezza e di stress.

    Non solo, la creatura piu’ intelligente, l’uomo, ha una scarsissima propensione al governo del “tutto”. Non ragiona in termini globali ma settoriali. Non ragiona sul medio e lungo termine ma sul breve termine. Non ragiona per cause/effetti ma solo su immediate prese di beneficio.
    Fa un cattivo uso del proprio feedback; a differenza degli animali.
    Tante intelligenze individuali non necessariamente fanno una intelligenza collettiva.
    L’Ecologia Profonda, invece, ha dinamiche endogene che puntano all’autocoservazione globale.
    L’egoismo delle specie sviluppa il principio dell’omeostasi e i cicli in natura sono regolati da fattori esogeni, quali la piovosità, la temperatura.
    Se in un anno ha piovuto molto ci sarà abbondanza di erba e questo favorirà gli erbivori ma, al tempo stesso garantirà ai carnivori carne di cui cibarsi. I resti di cibo garantiranno la sopravvivenza delle specie che si cibano di carogne; compresi gli insetti come le formiche, i ditteri.

    Allora, tutto questo cosa ci azzecca (per dirla in dipietrese) con la Storia umana?
    GEA non è minimamente interessata alle vicende umane. La Terra sopravviverà all’uomo e sostituirà l’attuale specie dominante con un’altra specie dominante: quella degli insetti che sono molto piu’ robusti ed adatti di noi.

    Vivere vicini alle idee dell’Ecologia Profonda significa, appunto, sostituire la logica antropocentrica con quella biocentrica che è nella realtà fattuale; anche se la disconosciamo.
    Farlo, significherebbe un deciso cambio di paradigma, un approccio diverso alla vita di relazione, sia con gli altri umani che con tutto ciò che costituisce la biodiversità.
    Significherebbe ripudiare la visione biblica, secondo la quale l’uomo può “disporre” di tutto ciò che vi è in natura, commisurando, per contro, le proprie scelte alla biocompatibilità.

    Penso che nell’Ecologia Profonda vi sia molta condivisione di idee che rintracciamo anche nella Decrescita.
    Detto questo, anche come è raccontata l’Ecologia profonda è fenomeno umano. E’ scritta da uomini, anche se non parla solo di uomini e per gli uomini. Dunque nei suoi enunciati può essere fallace ma, per lo meno, apre una via nuova sulla quale dobbiamo riflettere.

    L’Ecologia Profonda esiste, indipendentemente dal fatto che l’uomo la riconosca o la disconosca.
    Al piu’ può patirne gli effetti disastrosi ma GEA sa sempre trovare un riadattamento. Magari impiegherà migliaia o milioni di anni. Il “suo” tempo non è il nostro. Tutto si riadatta, che l’uomo lo voglia oppure no.

    • Rischio di ripetere sempre le stesse cose, ma secondo me tu e Armando vedete la cosa da prospettive diverse per cui può diventare un dialogo tra sordi.
      L’ecologia profonda è una narrazione filosofica, in quanto tale ragiona sul concetto astratto di ‘uomo’. Benissimo. Solo che è inapplicabile alla politica o alla storia come scienza umana dove questo ‘uomo’ astratto non esiste. La figura ‘dell’uomo che manipola la natura ecc’ è una cosa che ha riguardato una parte molto esigua della storia umana, la maggior parte dei danni ecologici non si aveva neppure la minima idea di provocarli.
      Ti faccio un esempio per chiarire. Se dai un carattere ‘concreto’ alla dialettica marxista, vorrebbe dire che il mondo Ottocentesco era fatto solo di proletari e capitalisti, mentre invece era ben più vario. Similmente, un conto sono le punte di scientismo e hybris di alcuni appartenenti al genere umano, un altro è rappresentare l’umanità come 7 miliardi di Dr. Frankestein. Filosoficamente, l’interdipendenza ecologica è: cicli naturali-flora-fauna-uomo, ma nei nella pratica è: cicli natura-flora-fauna- innumerevoli moltitudini di genere umano. Non considerarlo può avere conseguenze anche pericolose.

    • Mi sono chiesto: “Se ci attenessimo ai principi di Ecologia profonda, sarebbe possibile questo scambio di idee che avviene su qresto blog?”
      La risposta che ho dato è negativa, perchè senza la storia passata non ci sarebbe stata la possibilità di intervenire su questo blog, non ci sarebbe stato questo blog, non ci sarebbe stato il WEB, non ci sarebbe stata la rete elettrica e delle telecomunicazioni che rende possibile il WEB, non ci sarebbe stata l’energia elettrica, ecc.,ecc..
      Ovviamente questo non vuole dire che bisogna essere d’accordo sulla politica che fanno alcuni social net work in merito all’uso delle informazioni di cui arrivano in possesso, oppure sulla politica che fanno alcuni motori di ricerca, oppure sul controllo fatto dagli USA delle comunicazioni che avvengono fra le persone, ecc., ecc.
      Si può decidere (come ho detto più volte nel lavoro presentato) su cosa fare adesso e in futuro, non su quanto già avvenuto: della storia passata bisogna cogliere, in un modo o nell’altro, i suoi frutti.
      Un saluto a tutti
      Armando

  4. L’Ecologia Profonda esiste, a prescindere, e non è una narrazione.
    Poi qualcuno ,a suo modo, l’ha pensata e raccontata.
    L’Ecologia Profonda “e’ “, indipendentemente da come l’Uomo, in senso lato, la consideri.

    L’Ecologia Profonda è il risultato delle complesse relazioni che avvengono sulla geosfera e che interessano Atmosfera, Biosfera, Idrosfera: tutte, in larga misura, condizionate dall’Antroposfera.
    Questa constatazione non è astratta; anche se prescinde da tutte le altre considerazioni di natura storica, politica, economica, sociale.
    Queste ultime, in concorso tra loro, possono imprimere mutamenti piu’ o meno accentuati. Possono condizionarne il corso ( come nel caso dei mutamenti climatici) ma, anche se in modo diverso, esisterebbero comunque.
    La catena dell’ossigeno e dell’anidride carbonica c’è a prescindere dal fatto che l’uomo immetta in atmosfera grandi quantità di CO2.
    Cambiano i volumi e i risultati ma in buona parte i fenomeni avvengono ugualmente: con o senza l’uomo.

    L’Ecologia Profonda non è una teoria che si può opzionalmente accettare o rifiutare.
    Sarebbe come accettare o rifiutare l’idea che abbiamo bisogno dell’ossigeno per vivere.
    Possiamo anche teorizzare che sarebbe bello farne a meno o che ne vorremmo di piu’ ma le leggi biologiche sono queste; indipendentemente da quello che ci piacerebbe che fosse.

    Dunque esiste una realtà fattuale sulla quale l’Uomo interviene, in parte modificandola; anche in modo irreversibile.
    Poi c’è la narrazione: questa è anch’essa frutto del pensiero umano; ovvero della sua traduzione dei fenomeni che osserva e dei tipi di relazione che ritiene dovrebbero essere costruiti.
    Solo in parte questa relazione dipende dalle volontà collettive.
    Siamo sette miliardi. Viviamo, non tutti allo stesso modo ma, allo stesso modo consumiamo ossigeno respirando.
    Non tutti inquiniamo allo stesso modo ma questo è un problema che riguarda la politica non la biologia.
    Per nutrirci ( anche se c’è chi mangia molto ed è obeso e chi mangia poco e muore di fame), disboschiamo, lavoriamo il suolo in modo intensivo pregiudicandone la fertilità.
    In questo esiste volontà ma anche conseguenzialità: tutti gli umani hanno bisogno di nutrirsi ed operano per risolvere questo problema.
    L’Ecologia Profonda non si cura delle nostre pance ma reagisce alle nostre azioni riadattandosi.
    Lo fa in anni, oppure in secoli o in millenni ma si riadatta.

    Tutto ciò avviene anche se non esiste chi lo racconta.
    Allora la discussione vera, a mio avviso deve avvenire partendo dalla complessità dei processi biologici, decidendo quali sistemi di relazione si vogliano adottare.

    Gli “innumerevoli umani” trovino tra loro la quadra. se non la trovano Gea sopravviverà ugualmente, senza di noi. La Terra non fa politica. In parte la subisce.
    Sempre reagisce, riadattandosi.
    Le cose che riguardano l’Antroposfera non possono essere risolte da altri che dagli umani.
    Per questo ci dividiamo, lottiamo gli uni contro gli altri o stringiamo alleanze. Per questo formuliamo ipotesi, strategie, organizziamo le nostre società, creiamo tensioni per ottenere migliore redistribuzione della ricchezza, lottiamo contro le ingiustizie.
    Ma, questi sono affari della nostra specie.
    L’Ecologia Profonda semplicemente accusa il colpo e, reagendo, si adatta.

    Sai cosa importa alle leggi della fisica se Genova è costruita oltre misura!
    L’acqua che viene dal cielo scende sempre dall’alto e, in un modo o nell’altro, passando dai fiumi torna nei mari.
    Se trova ostacoli lungo il suo cammino li spazza via. Se ne frega del tutto dei nostri piani urbanistici, delle nostre ragioni sociologiche. Passa, se del caso distrugge, e va.
    E’ un problema nostro capire come devono essere costruite le città, come si concentri la popolazione e come soddisfare i suoi bisogni.
    Se noi, in senso lato, non abbiamo capacità e vocazione a ragionare in modo sistemico, considerando tutte le variabili in gioco non è affare della Terra ma nostro.
    Come dice Edgar Morin “nei sistemi complessi l’imprevedibilità e il paradosso sono sempre presenti ed alcune cose rimarranno sconosciute”.
    Per lo meno ragioniamo sul feedback. Gli animali lo fanno.

  5. E il muto disse al sordo: un cieco ci sta guardando.

    Concordo con Daniele su tutto (non servirebbe in questo contesto, ma per completezza lo aggiungo, eccetto sul riferimento a Dio… come diceva uno famoso: e` un’ipotesi di cui non abbiamo bisogno)

    “L’Ecologia Profonda esiste, indipendentemente dal fatto che l’uomo la riconosca o la disconosca.” ed aggiungo ancora: sta a noi di non essere ciechi e di saperla vedere, perche` Lei, la Natura, a noi ci vede benissimo. Ci vede attraverso le innumerevoli relazioni che esistono tra tutti gli esseri viventi e la materia inanimata di cui e` composto l’Universo: relazioni fisiche.

    Si puo` disquisire di Storia e Filosofia ma la Natura continua ad infischiarsene ed applica impietosa le leggi fisiche a tutto: se costruiamo la centrale nucleare in zona sismica avremo a che fare con un disastro prima o poi, non c’e` filosofia che tenga.
    Quindi meglio adeguarsi no ?

    Insomma: imparare a leggere il Mondo ed a seguirne le Leggi fondamentali, non quelle arbitrarie inventate dall’uomo per sostenere una societa` d’un tipo o d’un altro, che tanto le societa` umane durano comunque un istante insignificante nella scala temporale della Natura.

    E quindi dovremmo accettare una posizione bilanciata e non di autorita` sulla Natura: adeguarci allo spazio che ci spetta senza crear disturbo.

    Credo questo dica l’Ecologia Profonda e mi sembra che abbia molto, ma molto senso.

    • DANIELE: tutte le forme di ecologia degne di queste nome considerano il mondo una serie di relazione di interdipendenza tra le creature e sono consapevoli dei cicli naturali e del dovere dell’uomo di non interferirvi. Non trasformiamo tutta l’ecologia in ecologia profonda. Anche l’ecologia sociale segue gli stessi principi, però analizza come gli squilibri di potere e le forme di dominazione dell’uomo sull’uomo si trasformino in degrado ecologico, alla ricerca dei responsabili primi della situazione. Poi uno ovviamente è libero di pensare che il CEO della Exxon Mobil e il boscimane sono responsabili uguali dei problemi planetari perché entrambi fanno parte del genere umano, io penso che l’ecologia sia un valore fondamentale della Terra e la giustizia per l’uomo.

      GIULIO: le ‘regole del gioco’ causa i limiti naturali sono uguali. Allora? Questo ti dà qualche indicazione su cosa non fare, ma per il resto?
      Nel mio articolo ho voluto essere onesto e ho omesso molti riferimenti a gruppi che hanno visto nell’ecologia profonda un programma politico, perché erano semplicemente assurdi. Una volta mi sono imbattuto in un gruppo americano che plaudiva al picco di virulenza dell’AIDS in Nigeria o altro paese africano perché così si levava un po’ di gente dai piedi (probabilmente sono 10 tizi che da soli hanno l’impronta ecologica di 100 africani, ma tant’è) Lovelock predica un’umanità a 1 miliardo di individui ma intanto ha fatto 4 figli, perché quelli che devono sparire sono sempre ‘altri’. E auspica anche una dittatura ecologica contro il riscaldamento globale, dove a comandare ci siano lui e i suoi colleghi e, caso strano, l’industria nucleare.

      • Ammetto che non mi sono documentato su tutte le varianti dei movimenti ecologisti. Come al solito preferisco partire da principi fondamentali e dedurre i risultati, da cui qualcosa che si chiami “Ecologia Profonda” mi suona bene… che poi lo stesso nome l’abbiano usato criminali vari o semplicemente persone in mala fede voglio sperare siano delle patologie trascurabili ed eliminabili.
        Credo che uno dei lavori da fare nel nostro gruppetto di pensatori sia di far pulizia tra le definizioni ambigue e filtrare i principi che ci accomunano o categorizzare le differenze che ci dividono e che forse ci rendono piu` interessanti e capaci di affrontare temi diversi allo stesso tempo.
        Mi sembra i tempi stiano maturando per un “convegno”…

  6. E’ utile ricordare che, nell’Ecologia Profonda, ci sono diverse Ecosofie. Personalmente, ho molta simpatia per l’aspetto anche spirituale dell’Ecologia Profonda (che è in tal caso una forma di panteismo). Ma il problema non è se aderire oppure no alle idee dell’Ecologia Profonda: si tratta invece di constatare che ci troviamo come parte interconnessa in un Organismo molto più grande e ad elevato grado di complessità, che deve vivere per consentire la nostra esistenza (se preferite: siamo in un sistema complesso che ha una sua evoluzione e delle sue norme di funzionamento). Dobbiamo comunque ragionare in modo sistemico-olistico e non in modo lineare come ha fatto finora la civiltà industriale. Citando Bateson: “La mancanza di saggezza sistemica è sempre punita.” Ed è questo su cui dovremmo essere d’accordo, anche indipendentemente dalla nostra visione del mondo. Purtroppo dobbiamo anche constatare che, come inconscia adesione agli usi di questa società, spesso il linguaggio finisce per scivolare verso il politico, il sociale, l’economico, mentre sarebbe meglio attenersi ad un più solido linguaggio scientifico-filosofico.
    Si sente parlare solo di faccende umane, come se fossero staccate da tutto il resto, come se fossero le uniche importanti e tutto il resto “un contorno” o, quando va bene, “l’ambiente”. Addirittura ormai si parla quasi soltanto di economia. E’ evidente, sia dalla scala dei tempi, sia dal funzionamento del Complesso, che l’economia è un piccolo dettaglio dell’ecologia e non viceversa, come spesso sembra dai discorsi correnti, che considerano “l’ambiente” quasi come un lusso. Inoltre non dimentichiamo che, fino a pochi decenni orsono, c’erano sulla Terra 5000 culture umane: l’Occidente è una di queste, anche se piuttosto invadente. Invece si dice “l’uomo” intendendo “l’uomo occidentalizzato” e si usa chiamare “storia” la solita storia dell’Occidente.
    Per quanto riguarda la posizione in Natura della nostra specie (e della nostra civiltà), facciamo un rapidissimo excursus, attraverso qualche flash, su alcune “novità” degli ultimi quattro secoli:
    -Copernico e Galileo: La Terra non è al centro, il Sole è al centro dell’Universo.
    -Giordano Bruno: il Sole è una stella come le altre, non è al centro di niente.
    -Lamarck e Darwin: Siamo animali, anche facilmente classificabili.
    -Psicoanalisi (Freud e Jung): L’uomo non è più padrone neanche di sé stesso.
    -Paleontologia: La durata di esistenza della nostra specie è circa un millesimo della durata complessiva della Vita.
    -Heisenberg-Schroedinger-Bohr: La mente e la materia non sono separabili, nè distinguibili.
    -Hoyle-Sciama e Cosmologia in genere: Siamo sul terzo pianeta di una stella di media grandezza, lanciata nel braccio esterno di una galassia qualunque, fra miliardi di altre galassie.
    -Prigogine-Bateson-Capra-Sheldrake: I fenomeni mentali sono conseguenza di ogni complessità. La Mente è ovunque.
    -Lorenz-Goodall-Pepperberg-deWaal-Marchesini e altri: Non ci sono differenze sensibili nel comportamento degli umani e degli altri Mammiferi (e Uccelli, e altri esseri senzienti).
    -Genoma e DNA: la differenza fra noi e lo scimpanzé bonobo è dell’ordine dell’uno per cento.

    • Guido, quando dici “Invece si dice “l’uomo” intendendo “l’uomo occidentalizzato” e si usa chiamare “storia” la solita storia dell’Occidente”, stai riconoscendo l’esigenza di non fare indebite astrazioni sul genere umano.

  7. Prima di tutto, mi complimento per la qualità eccelsa degli interventi di Daniele Uboldi.
    Che condivido al cento per cento.
    Io non sono un pensatore.
    Sono un “sentitore”.
    Leggo l’articolo, ed i commenti.
    Certe parole che non conosco, mi inducono a ricercarne il significato (sul Web).
    Ogni parola che ho letto, ha provocato in me delle reazioni : se è una notizia, vado a verificare.
    Se è un concetto, lo sento mio o no.
    Se è un concetto che non conosco, vi rifletto sopra.
    Tutte le parole di Uboldi hanno fatto risuonare in me l’anima, il cuore.
    Sono parole che sono di Uboldi, ma sono anche mie.
    Anch’io sento nello stesso modo.
    Sono felicissimo di aver letto quei commenti.
    Mi sento in grandissima sintonia.
    E credo che se la Terra, e tutta la Vita che contiene ( atmosfera, biosfera, atmosfera), potessero parlare, direbbero le stesse identiche parole che ha detto Daniele.

  8. Io non sono seguace di niente.
    Ne del primitivismo, ne di ecologia profonda.
    Vado a leggere ciò che dice ecologia profonda e dico :” WOW ! E’ così ! “
    Perchè E’ così.
    Vado a vedere come vivono i popoli non civilizzati, e dico “SI, E’ così, questo è il modo di vivere in armonia con il resto della Natura, di cui facciamo parte.”
    Per me è così.
    Ci ho riflettuto, ho ricercato tanti anni (ora ne ho 58), e credo di essere arrivato al nocciolo della verità.
    Ecologia profonda e vita non civilizzata (società umana tribale) sono per me il giusto.
    .—-
    Ho anche fatto un percorso spirituale : cristianesimo, buddhismo, di nuovo cristianesimo, poi, nessuna religione.
    Penso come Hubert Reeves :
    ”L’uomo è la specie più folle: venera un invisibile Dio e distrugge una Natura visibile. Senza rendersi conto che la Natura che sta distruggendo è quel Dio che sta venerando.”
    .—-
    Guardi un merlo, un’aquila, una cincia, i fili d’erba e le foglie crescere, le nuvole correre nel cielo, un cagnolino, un’orso, un pesce, un corallo, un vulcano eruttare lava : è vita, io non sono superiore a tutto questo, io faccio parte di questo. Noi facciamo parte di questo.
    E se il resto muore, moriamo anche noi.
    Dobbiamo rispettare la Natura, perchè è giusto così.
    Ogni volta che non lo facciamo, ci mettiamo dalla parte del torto.

  9. Poi, Armando, il resto sono pensieri antropocentrici.
    Io sono biocentrico, non antropocentrico.
    Se il pensiero umano ci ha portati in questa situazione difficile e complicata, in cui rischiamo di rendere l’ambiente invivibile per noi esseri umani, a causa nostra, bene, io penso che qualcosa non funziona bene in questo pensiero. Anzi, funziona male.
    Guardo il comportamento degli animali non umani, e riconosco che si comportano in modo biocompatibile.
    Allora noi dovremmo imparare da loro, non credi ?
    Guardo l’impatto che hanno i popoli umani non civilizzati sul loro ambiente, e vedo che è molto meno devastante del nostro.
    Allora penso che dobbiamo imparare da loro.
    Guardo la “Gioconda” e me la rido, pensando che non è niente, rispetto alla vita che c’è in un umile filo d’erba.
    Guardo i grattacieli alti 800 metri e capisco che le montagne sono molto più belle.
    Guardo le auto sfrecciare sulle strade e ammiro la capacità dei nostri piedi, che sono molto biocompatibili.
    .—-
    Io non credo che si debba “superare la quotidianità”, come tu dici.
    Personalmente, io cerco di vivere ogni istante meglio che posso, e mi accontento.
    Credo che noi ci si debba accontentare.
    E qui sono d’accordo con te che si debba decrescere.
    La vera ricchezza è stare in armonia e sintonia col resto della natura.
    .—-
    Credo che i nostri bisogni non sono tanti : bere, mangiare, dormire, difenderci da troppo caldo o troppo freddo, essere felici. Per essere felici non serve tanto, serve saper apprezzare le poche cose necessarie e anche alcune superflue. Non servono aerei superveloci, ad esempio.
    Il “raggiungimento del massimo soddisfacimento e per il più lungo tempo possibile dei suoi bisogni”, tu dici.
    Io sono convinto che chi si contenta gode.
    Dobbiamo contentarci.
    E non pensare troppo. Nel libro Papalagi, un intero capitolo parla della “grave malattia del pensare”.
    .—-
    La tua frase
    “La prosperità della vita e delle culture umane richiede necessariamente, nell’attuale momento storico, una sostanziale diminuzione della popolazione umana:”
    denota approccio antropocentrico.
    Invece Ecologia profonda afferma :
    “4. La prosperità della vita e delle culture umane è compatibile con una sostanziale diminuizione della popolazione umana: la prosperità della vita non umana esige tale diminuizione.”
    che è un’affermazione fantastica, che condivido pienamente. E’ quella parolina, “non”, molto importante. (“vita non umana”).
    .—-
    Per adesso mi fermo.
    Se ti ho annoiato, o non desideri altri commenti, per favore fammelo sapere.
    Se invece accetti altri commenti, io sarò felice di inserirli.
    Armando, buona giornata.
    E buona giornata a chiunque leggesse questo commento.
    E anche a chi non lo legge.
    Buona giornata a tutti, umani e non umani.

  10. Gianni, ti ringrazio per i commenti che hai fatto e ogni ulteriore commento sarà benvenuto.
    Mi riservo di rispondere in seguito alle osservazioni che hai fatto.
    Ciao
    Armando

  11. @Gianni Tiziano
    Sei un sentitore…ecco cosa sei un SENTITORE
    Tu stesso lo hai detto ed io ti Credo, ci Credo…

    Anche io sono una ” sentitrice “…e guarda dove sono arrivata!!…non certo per merito della tecnologia ma per qualcosa che ti guida dall’ interno…Ovviamente condivido il tuo ed il pensiero di Daniele Uboldi.

    Buona giornata a tutti

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