ALI per le MENTI

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2Il termine alimento deriva dal latino ALO, faccio crescere.
Q
uesto “crescere” può servire a farmi aumentare di peso, di altezza, di cellule interne tumorali oppure, in base alla mia scelta, la mia crescita può essere interiore, se pongo attenzione a quel che metto dentro di me.
Prender consapevolezza ed
accorgersi di ciò che esce ed entra dalla bocca è atto di libertà personale.
I
l Pianeta Terra, la nostra grande casa, così malata, ci fa da specchio.

Gli allevamenti degli animali sono ormai diventate industrie di cibo. Sono causa di inquinamento (di terreno e falde acquifere), spreco di territorio, acqua e mangimi, intossicazione loro e nostra (antibiotici, ormoni, pesticidi che negli animali si accumulano per un 70% in più che nei vegetali).
Come non chiedersi se potremmo acquistare benessere invece di perderlo scegliendo più sobrietà e semplicità per i nostri alimenti.
Siamo depauperati dalla vera possibilità di scegliere e veniamo illusi diversamente dall’ampia varietà che ci srotolano davanti agli occhi supermercati, farmacie, erboristerie, discount e pubblicità. Ci hanno indotto con falsi bisogni a non chiederci. Da dove arriva? Come è stato prodotto?
Chi lo ha fatto davvero? Come vivono gli esseri umani o animali che stanno dietro a questo oggetto che mi trovo tra le mani? Ci domandiamo di fatto solo: che marca è?Al massimo, cosa ci mettono veramente dentro? Ma è poco. Questa domanda serve solo alla salute del singolo.

È vero che è importante avere una alimentazione adatta al nostro organismo,  ma pensando in termini di benessere globale. In tal senso è lo stile di vita complessivo da ripensare, allora, parlando di dieta, diamo al termine la sua accezione completa. Che la “dieta mediterranea” sia diventata patrimonio dell’umanità fa riflettere non sul solo aspetto del prodotto finito, il cibo, ma di tutto il processo a cui esso è collegato. La dieta mediterranea è infatti nata all’interno di piccole comunità che producevano in termini di quasi autosufficienza. In una condizione in cui la biodiversità delle colture era ovvia proprio perché l’agricoltura era finalizzata al consumo di coloro che lavoravano la terra o poco più. Gli allevamenti stessi, in quest’ottica, oltre a fornire limitate quantità di carne, latticini e uova, erano funzionali come riserva di azoto per concimare le terre. Le fattorie non producevano scarti, prima dell’avvento della plastica e dei prodotti della petrolchimica ogni rifiuto era riassorbito nel ciclo e nei tempi naturali. In un tale processo era chiaro anche il processo della morte dell’animale, che veniva vissuto personalmente, non come una vaschetta asettica di un pezzo di carne che mi trovo nel carrello nella spesa, senza essermi mai chiesto se io, personalmente, sarei in grado emotivamente di realizzare ciò.

La società è completamente mutata, la popolazione si trova attiva principalmente nei servizi, nel terzo settore. Il gap tra il produttore ed il consumatore è talmente ampio che ci siamo staccati dal vero senso del cibo, come fonte primaria di sostentamento e gli abbiamo dato un puro valore monetario che lo rendono uno dei tanti prodotti usa e getta della società consumistica.

Questa dieta iperproteica e questo stile di vita frenetico, staccati dai processi naturali hanno fatto aumentare le malattie “del benessere” (cardiovascolari,obesità, ipertensione, ipercolesterolemia etc), in un’epoca e territorio in cui, per i progressi della scienza, molti decessi e disagi potrebbero essere evitati, curando se stessi e scegliendo sobrietà e semplicità.

Tornare ad usare le materie prime da produttori locali (semi, farine, ortaggi, legumi, cereali) ci permette di avere un maggior controllo degli ingredienti e anche minori sprechi negli imballaggi, riacquistando oltretutto un originario rapporto umano e di fiducia tra chi produce e chi consuma.

Questa è l’unica strada da poter percorrere uscendo fuori dal processo di dipendenza dal petrolio che ci ha sì permesso di avere i fagiolini africani in gennaio, ma ha anche,dall’altra parte aumentato il benessere di una parte del mondo impoverendone un’altra.

In un Pianeta sempre più intasato di anidride carbonica e surriscaldato dall’incosapevole azione di un suo così impattante abitante, è necessario cambiare rotta, e scegiere cibo che sia Ali per le Menti.

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Sarah Gracci
Penso che il mio interesse per preservare un rapporto con quel che è vita sia legato alla mia infanzia passata su una collina nei pressi di Firenze, tra le cittadine di Montelupo e Montespertoli. Qui ho vissuto in modo libero e diretto il rapporto con gli animali e la natura, passando buona parte della giornata tra i boschi ed il giardino di casa. Trascorsi gli anni scolastici che mi hanno portato alla laurea in Architettura, ho iniziato a studiare ed informarmi sulle filosofie orientali e le terapie ad esse collegate. Indirizzati gli studi e la professione verso l'architettura naturale mi sono trovata a collaborare a Bolzano con Ugo Sasso partecipando tra l’altro alla redazione della rivista Bioarchitettura ed alla organizzazione di eventi per l’Istituto Nazionale. La percezione che la nostra società ci avesse culturalmente privato di un rapporto diretto con la materia e il potere creativo che ne deriva, mi ha fatto avvicinare al pensiero del Movimento della Decrescita Felice, di cui dal 2012 sono consigliere e membro fondatore per la sezione di Firenze con mandato di referente dell’università del Saper Fare. Sto studiando Permacultura con il gruppo fiorentino, sia negli aspetti relazionali di comunicazione che nella creazione di orti sinergici per l'autosufficienza alimentare. Dall'Aprile 2013 sono attiva in "Montespertoli in Transizione". Per Odeon Cinehall ho redatto il sito di promozione del film “L’Economia della Felicità” di Helena Norberg-Hodge, collaborando alla diffusione degli eventi-proiezione. Dal 21 Ottobre 2012 sono Presidente di A.R.I.A. familiare (Associazione Rete Italiana Autocostruzione), associazione scaturita da Edilpaglia. Per le associazioni di cui faccio parte realizzo eventi e grafica sia con presentazioni multimedaili che depliant per la divulgazione di tematiche sulla ecologia, localizzazione e il ritorno a stili di vita sostenibili: corsi sull'alimentazione, detersione naturale, terapie naturali. Con l'associazione Pacciamama promuovo attività di educazione nelle scuole e presso enti per sensibilizzare la popolazione locale.

1 commento

  1. Complimenti davvero:-)
    Mi rispecchio interamente in quello che scrivi e anch’io nel mio piccolo cerco di portarlo avanti con la mia passione per gli ortaggi e le piante da frutta che coltivo
    Descrivo la mia esperienza nel mio blog e mi fa sempre piacere incontrare persone sensibili e attente com’è chi ha scritto questo articolo
    Riccarda
    http://www.ortopertutti.com

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