ALMA

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Una delle cose più significative che possiamo fare oggi per ridurre la nostra impronta mondiale delle emissioni di anidride carbonica è ridurre il consumo di carne, cuoio e prodotti lattiero-caseari.

Secondo “Livestock’s Long Shadow”, un rapporto pubblicato dall’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura, il bestiame genera il 18% del nostro gas a effetto serra (GHG). Come tale, il bestiame contribuisce in prima linea al degrado ambientale in tutto il mondo. Fortemente responsabile per l’inquinamento dell’aria e dell’acqua, la deforestazione, il degrado del suolo, la perdita di biodiversità e dei cambiamenti climatici. Le emissioni di gas serra derivanti dalla produzione di carne di manzo sono particolarmente elevate: mangiare un chilo di carne equivale più o meno alle emissioni di gas serra del volo 100 chilometri da jet, per passeggero.

La motivazione trainante della distruzione della foresta pluviale amazzonica è l’espansione dei terreni da pascolo per il bestiame. Tra il 2000 e il 2007, la foresta brasiliana è stata disboscata ad un tasso medio di 20.000 km2 all’anno. Un sondaggio di Greenpeace in base a dati governativi brasiliani, dimostra che il pascolo di bestiame è responsabile del 80% della deforestazione dell’Amazzonia del Brasile, mentre l’agricoltura, l’estrazione mineraria e le infrastrutture sono responsabili della maggior parte del restante 20%.

Con oltre 191 milioni di vacche, il Brasile ha la più grande mandria commerciale di bestiame di tutto il mondo. E’ diventato il più grande esportatore mondiale di carne bovina dal 2003. I principali consumatori di carne bovina brasiliana sono: il Regno Unito, Olanda, Cile, Stati Uniti, Russia e altri 120 paesi. L’abbattimento annuo delle vacche è stimato a circa 38 milioni, più di 100 000 mucche al giorno, producendo quindi lo stesso numero di pelli.

Il Brasile è oggi il primo produttore mondiale ed esportatore di pelli grezze. I principali importatori sono Cina e Italia, ma anche gli Stati Uniti, Hong-Kong, Germania, Vietnam, Messico, Corea, Indonesia, Olanda e Thailandia. La manodopera a basso costo nei paesi in via di sviluppo permette alti profitti per prodotti che vengono venduti ad un prezzo elevato nei paesi ricchi.

Dopo il bestiame, la coltivazione di soia è la principale causa della distruzione dell’Amazzonia. Il Brasile è oggi il secondo produttore al mondo della soia (secondo agli gli Stati Uniti), fornendo così oltre il 30% della soia del mondo. I principali importatori di soia brasiliana sono la Cina, l’Unione europea, Giappone e Messico. Questa soia è essenzialmente destinata all’alimentazione animale, perché è ricca di proteine. Polli, maiali, mucche e pesci d’allevamento in Europa e la Cina sono alimentati con la soia brasiliana.

La domanda internazionale del legno giocano un grande ruolo nella distruzione della foresta.

L’avidità e consumismo stanno trasformando l’Amazzonia in un luogo triste e mortale. Non solo è la foresta a essere spazzata via, al suo posto le mucche sono a milioni, destinate alla macellazione. Campi di soia sempre più grandi sono stati piantati, in modo che gli animali possano essere alimentati e macellati per il nostro consumo.

Le foreste tropicali sono molto importanti per i processi di regolazione del clima e il sequestro del carbonio, quindi è imperativo per la nostra sopravvivenza e la sopravvivenza di tutta la vita sulla terra, lasciare in pace le foreste.

http://www.almathefilm.com/

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Sarah Gracci
Penso che il mio interesse per preservare un rapporto con quel che è vita sia legato alla mia infanzia passata su una collina nei pressi di Firenze, tra le cittadine di Montelupo e Montespertoli. Qui ho vissuto in modo libero e diretto il rapporto con gli animali e la natura, passando buona parte della giornata tra i boschi ed il giardino di casa. Trascorsi gli anni scolastici che mi hanno portato alla laurea in Architettura, ho iniziato a studiare ed informarmi sulle filosofie orientali e le terapie ad esse collegate. Indirizzati gli studi e la professione verso l'architettura naturale mi sono trovata a collaborare a Bolzano con Ugo Sasso partecipando tra l’altro alla redazione della rivista Bioarchitettura ed alla organizzazione di eventi per l’Istituto Nazionale. La percezione che la nostra società ci avesse culturalmente privato di un rapporto diretto con la materia e il potere creativo che ne deriva, mi ha fatto avvicinare al pensiero del Movimento della Decrescita Felice, di cui dal 2012 sono consigliere e membro fondatore per la sezione di Firenze con mandato di referente dell’università del Saper Fare. Sto studiando Permacultura con il gruppo fiorentino, sia negli aspetti relazionali di comunicazione che nella creazione di orti sinergici per l'autosufficienza alimentare. Dall'Aprile 2013 sono attiva in "Montespertoli in Transizione". Per Odeon Cinehall ho redatto il sito di promozione del film “L’Economia della Felicità” di Helena Norberg-Hodge, collaborando alla diffusione degli eventi-proiezione. Dal 21 Ottobre 2012 sono Presidente di A.R.I.A. familiare (Associazione Rete Italiana Autocostruzione), associazione scaturita da Edilpaglia. Per le associazioni di cui faccio parte realizzo eventi e grafica sia con presentazioni multimedaili che depliant per la divulgazione di tematiche sulla ecologia, localizzazione e il ritorno a stili di vita sostenibili: corsi sull'alimentazione, detersione naturale, terapie naturali. Con l'associazione Pacciamama promuovo attività di educazione nelle scuole e presso enti per sensibilizzare la popolazione locale.

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