Anche in Australia una tassa sulle emissioni di CO2

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L’8 novembre è stata definitivamente approvata in Australia la cosidetta “Carbon Tax” che prevede il pagamento, a partire dal 2012, di 23 dollari australiani per ogni tonnellata di CO2 emessa dalle 500 aziende nazionali considerate grandi “inquinatori”. Il Senato di Canberra ha approvato, in seconda lettura con 36 voti favorevoli e 32 contrari, il Clean Energy Bill voluto dalla premier laburista Julia Gillard la quale ha parlato di una “giornata storica”, auspicando che, alla luce dei risultati raggiunti sotto il profilo normativo, si possa immaginare il futuro energetico del paese basato sulla produzione di energia da fonti rinnovabili.

La decisione assume una valenza maggiore se si considera che l’Australia presenta molte similitudini con gli USA. Infatti, seppur responsabile solo dell’1,5 per cento delle emissioni globali, ha un tasso di emissione di CO2 pro-capite tra i più alti al mondo, perché ha un sistema energetico a basso risparmio e usa principalmente il carbone (75%) per produrre energia elettrica.

Meccanismi simili alla carbon tax sono in vigore in diversi paesi nel mondo, Italia compresa dove è in vigore con l’art. 8 della legge n. 448 del 23 dicembre 1998, ed è affiancata da un altro sistema che ha lo stesso fine: il mercato delle emissioni, noto come Emission trading system (ETS).

L’Ets assegna delle quote ad ogni grosso produttore o consumatore di energia in tonnellate di CO2. Se si sfora si paga, o si compra il diritto di emissione da chi ha consumato meno o ha prodotto energia senza emettere anidride carbonica. Carbon tax ed Ets si basano entrambi sul principio del “chi inquina paga” e toccano le tasche di chi produce.

La normativa, infatti, prevede l’introduzione di una tassa secca che aumenti del 2,5% all’anno fino al 2016, quando l’Australia adotterà un sistema simile all’Emission trading scheme (Ets) dell’Europa.

Una sorta di tassa ecologica in base alla quale le aziende dovranno sborsare parecchi soldi per colmare i danni inflitti all’ambiente a vantaggio di esso e dell’efficienza energetica delle aziende stesse. Ciò indurrà le aziende australiane a migliorare l’efficienza energetica dei propri cicli industriali e a investire in fonti di energia rinnovabile (FER). Esattamente come avvenuto in Europa.

Tuttavia pare che il governo australiano si stia adoperando per restituire $15.3 billioni agli australiani con tagli alle tasse e premi per ridurre energia nelle abitazioni.

Le discussioni e le perplessità di economisti vicini alle associazioni degli industriali attorno alle ricadute della tassa sui consumatori sono numerose. Lo studio realizzato dalla ricercatrice di Banca d’Italia Daniela Marconi e dal titolo “Gli effetti di una tassa ambientale unilaterale sui consumi” sottolinea come la riduzione delle emissioni non dovrebbe essere il punto di partenza bensì il risultato:

Le evidenze empiriche disponibili per i paesi avanzati indicano che circa la metà delle emissioni di gas serra è riconducibile, direttamente o indirettamente, all’attività di consumo delle famiglie. Studi teorici mostrano che un governo che si concentri sull’abbattimento delle emissioni inquinanti generate dall’attività di consumo piuttosto che di produzione raggiunge il suo obiettivo in maniera più efficiente, conseguendo un innalzamento complessivo del benessere sociale senza compromettere la competitività internazionale del sistema produttivo.

La Marconi dimentica che gli effetti dei cambiamenti climatici rappresentano un costo in temini economici e ambientali via via maggiore per tutte le nazioni. Inoltre, indurre le imprese ad investire nell’efficientamento energetico porta ad una maggiore competitività nel medio e lungo periodo. “Il sistema produttivo tedesco è li a testimoniarlo” – obietta Fabrizio Nardo, AD della società di ricerca toscana R&TIA.

Altri lamentano l’esodo di aziende verso paesi meno sensibili alle politiche di contrasto al climate change. La normativa europea sull’Ets, infatti, se da un lato cerca di trovare soluzioni per far diminuire le emissioni di CO2 dall’altro lato crea ampie scappatoie, come quando nel novembre 2009 ha rinnovato il permesso alle aziende più inquinanti di emettere gratuitamente milioni e milioni di tonnellate di CO2. Il meccanismo denominato “cap and trade”, infatti, prevede per le aziende due possibilità: o emettono un tot massimo di CO2 o, se vogliono superare tale quantità, comprano sul mercato della CO2 una quantità di permessi pari allo sforamento. Ora, per evitare il fenomeno del “carbon leakage“, cioè il rischio che per non pagare le emissioni le aziende preferissero andare a produrre altrove, dove le leggi sono meno restrittive, si è deciso per i settori a rischio carbon leakage di fare degli abbondantissimi sconti, regalando quote extra pur di far restare le aziende in Europa.
“Tutte politiche sbagliate – conclude Nardo – bisogna andare verso un accordo internazionale che superi il Protocollo di Kyoto e dia certezze ai paesi sviluppati e a quelli emergenti”.

In definitiva il dibattito sul panorama politico ed internazionale è molto ampio ed animato ma a 13 anni da Kyoto e a pochi mesi dalla Conference of Parties di Durban, la Carbon Tax sembra essere tornata ad alimentarlo. Il tempo sembra quindi essere maturo per dare forza a quello che potrebbe diventare uno degli strumenti principali per la lotta al cambiamento climatico.

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Research and Technological Innovation Agency for the Sustainable Development srl, in breve R.&T.I.A. srl, è costituita nel gennaio del 2003 a Pisa, individuando nella progettazione di impianti industriali complessi, nell’ottimizzazione e sincronizzazione dei processi industriali, nel trasferimento tecnologico e nel supporto alla gestione integrata dei rifiuti urbani e speciali anche pericolosi il proprio core business. Dal gennaio 2005 è diretta dal dr. Chim. Ind.le Fabrizio Nardo, rientrato in Italia dopo un’esperienza quinquennale a Boston (USA), presso l’Advanced Technology Centre di Axcelis Technologies Inc., nella ricerca applicata in qualità di Process & Applications Engineer nel settore dei semiconduttori.

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