Antispecismo non fa rima con consumismo

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Nell’immaginario pubblicitario del consumismo gli allevamenti sono posti idilliaci dove gli Animali vivono felici a contatto con la natura e gli esseri Umani si prendono cura di loro con “affetto” (così è più facile mangiarli!). In generale la narrativa sul consumo degli Animali è talmente vasta che persino i più attenti fanno fatica a confutarla. Uno dei miti più difficili da sfatare è quello per cui gli Animali non avrebbero nulla da ridire sul modo in cui li trattiamo, perché fin dalla notte dei tempi abbiamo usato il loro “tacito consenso” come futile pretesto all’addomesticamento e quindi allo sfruttamento. Ma non è mai esistita un’era ipotetica in cui gli Animali venivano rispettati e trattati bene! E ovviamente non esiste oggi! La loro sottomissione è il risultato di secoli di violenze e sevizie che li hanno completamente piegati al nostro volere. Per poter invertire questo macabro meccanismo dobbiamo immedesimarci nelle sofferenze altrui, abbattere l’egoismo ed aumentare l’empatia, ovvero diffondere l’antispecismo. Gli Animali provano esperienze coscienti, nella sofferenza e nell’infelicità, ecco perchè dobbiamo diventarne i testimoni e portavoce mettendoci nei loro panni di vittime ed assumendo una posizione di assoluta parità…non certamente di dominio! La consapevolezza della vita altrui é un valore intrinseco, proprio di ogni essere vivente. Ma non tutti ne sono dotati pienamente, e molti preferiscono concentrarsi verso il proprio ego e distanziarsi quindi dagli altri, piuttosto che condividere piaceri ed emozioni reciproche. Non a caso il rispetto dei non Umani é cosa rara, proprio perché il diverso viene inteso come s-oggetto ostile più che bene prezioso di interscambio culturale. Sembra difficile e a tratti impossibile confrontarsi con una Formica, così enormemente diversa da noi, ma provare ad osservare le sue gesta é tanto assurdo quanto affascinante. L’egoismo é una priorità prettamente Umana più che Animale, ed é importante saper distinguere chi agisce e sfrutta gli altri per convenienza personale più che per empatia. Questo perché il contagio é dilagante, e altamente pericoloso.

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Sono nato in Italia e qui vivo dal 1973, anno della mia nascita. Mi ritengo una persona fortunata ma schiavo di bisogni e consumi, e per questo motivo mi sento un ribelle che rifiuta e scaccia il sistema. Come dicono in tanti, rispetto a tanti altri, poteva andarmi peggio e potevo nascere in un paese lontano da una civiltà che ci ha reso tutti sofisticati ed avidi di sentimenti! Non rinnego nulla e sono consapevole di essere figlio di tutto questo, ma a volte vorrei essere da un’altra parte per non sentire più quella maledetta televisione assordante! Peace & Freedom!

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