Beppe Maniglia e la ballerina

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Foto 1 Beppe Maniglia e la ballerina

Il cibo di strada

Cosa si intende per cibo di strada?
Senza avere fatto una ricerca specifica penso che per cibo di strada si intenda quel cibo che si acquista sia nei locali fissi che in quelli ambulanti e che deve avere alcune caratteristiche come per esempio di essere già pronto o che comunque richiede poche operazioni (come per esempio le operazioni necessarie a imbottire un panino), che si consuma portandoselo via oppure sedendosi su degli sgabelli e appoggiandosi a delle assi fissate al muro, ecc.
Un’altra caratteristica del cibo di strada è l’economicità, dovuto all’assenza di molti costi che invece esistono nella tradizionale ristorazione.
Vivo a Bologna da poco più di trent’anni e ricordo Beppe Maniglia che arrivava in Piazza Maggiore con la sua grossa moto-sidecar, su cui c’era anche quanto occorreva per avere l’elettricità per l’amplificazione. Con la chitarra suonava le musiche di famosi pezzi da lui riarrangiati, servendosi di una base, e faceva altri giochi di intrattenimento, come quello di fare scoppiare una borsa dell’acqua calda gonfiandola con la bocca (ma è da moltissimi anni che non fa più questo numero). Poi proponeva al pubblico l’acquisto delle cassette e CD con le sue musiche.
Negli ultimi anni ho visto che si sistema in un angolo di Piazza del Nettuno e, forse dall’anno scorso, agli spettacoli partecipa anche una signora matura che balla mentre Beppe Maniglia suona. C’è sempre molta gente che assiste ai suoi spettacoli (grazie anche al fatto che da alcuni anni buona parte del centro storico è interdetto al traffico durante il fine settimana).
Non conosco la vita privata di Beppe Maniglia se non quello che ho sentito da lui stesso mentre ne parlava durante i suoi spettacoli (a ogni buon conto rimando alla voce Beppe Maniglia in Wikipedia http://it.wikipedia.org/wiki/Beppe_Maniglia ).

Il cibo di strada degli Dei

Finora ho parlato del cibo di strada e di Beppe Maniglia: ma quale accostamento è possibile fare fra i due fatti?
L’accostamento da fare è che anche Beppe Maniglia offre cibo di strada: ma il cibo di strada che offre è il cibo degli Dei, cioè l’arte (in questo specifico caso la musica e la danza).
Intendo parlare dell’arte di strada, cioè di quelle manifestazioni artistiche che avvengono nelle strade e nelle piazze e che vedono come protagonisti artisti, in genere, non professionisti.

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Foto 2 Un complesso in via Indipendenza, nel centro di Bologna. Si esibiscono anche complessi musicali provenienti dal nord e dall’est europeo (quello in questa foto probabilmente è un complesso folk irlandese)

Ma torniamo allo spettacolo di Beppe Maniglia
Ho notato che qualcuno fa qualche mezzo sorriso di derisione (che forse tradisce imbarazzo!) o qualche battutina in riferimento alla signora che balla. Ho notato che provano imbarazzo e stanno fermi come pietre coloro che sono avvicinati dalla signora e che sono quasi invitati a ballare. Forse non fa più parte della nostra cultura ballare senza particolari formalismi; forse per molti è imbarazzante che una signora che a febbraio prossimo compirà 75 anni (così ha detto più volte Beppe Maniglia) si metta a ballare e mostri la sua erotica e abbondante scollatura; forse non fa più parte della nostra mentalità cercare in ogni momento della propria vita quotidiana qualcosa che superi la vita quotidiana stessa e ci faccia entrare in una realtà diversa e superiore, che ci metta in contatto con qualcosa di altro, qualcosa che, sebbene esile come il sogno, riempie la vita.
”Datemi un sogno in cui vivere, perché la realtà mi sta uccidendo!” (Jim Morrison)
Nonostante la sua intensa vita artistica forse Jim Morrison non ha trovato un sogno in cui vivere, visto che a soli 27 anni è stato stroncato da una overdose di alcol ed eroina
Non succederà così a coloro che fanno quelle battutine e quei sorrisi di derisione verso la signora che balla, perché hanno trovato un sogno in cui vivere: una volta andati via da dove si tiene lo spettacolo entreranno in quei paradisi artificiali che sono i centri commerciali e i tanti negozi di cui le città sono piene e si faranno la loro dose di acquisti.

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Foto 3 …come nei riti dionisiaci delle Baccanti di Euripide

Quando appena detto potrebbe sembrare un giudizio morale che, in quanto tale, “lascia il tempo che trova”. Ma, a vedere quanto hanno messo in risalto alcune ricerche, dagli anni settanta del secolo scorso, nei Paesi sviluppati, a un aumento del reddito non corrisponde un aumento del benessere e poi con gli enormi e inutili consumi ci stiamo scavando la tomba, visto che le risorse naturali si stanno assottigliando (per cui non si potrebbe continuare su questa strada in ogni caso) e gli equilibri ecologico-ambientali sono sempre più precari (visto i disastri provocati dall’estremizzazione dei fenomeni meteorologici). Quelle persone di cui si parlava non moriranno a 27 anni come Jim Morrison ma la realtà non si fa ingannare: quella morte (o, quanto meno, un avvenire fatto di disastri) è rimandata a un futuro non molto lontano e riguarderà tutti nostri figli.
“Continuiamo così, facciamoci del male!” (Nanni Moretti nel film “Bianca”).

Questo è l’articolo che avevo redatto una decina di giorni fa. Le cose dette si basavano su quanto vedevo di sfuggita mentre attraversavo Piazza del Nettuno per recarmi alla biblioteca e alle sale di lettura della Sala Borsa. Alle volte mi fermavo qualche minuto per ascoltare, vedere e fare qualche foto. Aspettavo a inviare l’articolo al blog perché non avevo buone foto con cui corredarlo.
Dato che prendo le cose sempre molto seriamente allora ho deciso che il pomeriggio di lunedì 8 dicembre, festa dell’Immacolata, avrei assistito a tutto lo spettacolo. Sono stato così per due ore in piedi e al fresco per osservare quanto avveniva.
Ho notato sempre i sorrisetti di derisione di qualcuno e le battute sceme di qualche altro. Questa volta però ho anche notato qualche signora accennare a qualche movimento di danza. Noto che vengono fatte molte foto e riprese.

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Foto 4 Un giovane americano di Atlanta si scatena in una break dance. Non ho fatto in tempo a fotografarlo mentre era tutto sottosopra!

Fra gli spettatori dello spettacolo c’è un gruppo di giovani: alcuni sono italiani mentre altri sono americani.
A un certo punto alcuni del gruppo iniziano a ballare la break dance. Molto bravo è un giovane americano. A un certo punto questo giovane americano e una giovane signora (forse la sua compagna) accennano a qualche passo di ballo più classico (forse un ballo sudamericano). Da quel poco che ho visto ho avuto l’impressione che fossero professionisti (in ogni caso erano molto bravi).

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Foto 5 Una giovane coppia di americani accennano a qualche passo di ballo

Dopo un po’ il gruppo va via. Chiedo a un giovane che chiude la file di dove fossero quelli che avevano ballato e mi dice che sono di Atlanta.
Quanto visto nel fresco pomeriggio di lunedì 8 dicembre a Piazza del Nettuno a Bologna è stato molto interessante perché porta a molte considerazioni.
Ho insegnato nelle scuole superiori di Bologna e provincia fino a una quindicina di anni fa. È successo molte volte di accompagnare i ragazzi in gita. Ricordo che la lontananza dalle famiglie e dai luoghi in cui normalmente vivevano portavano i ragazzi e le ragazze ad avere un comportamento più disinibito.
Ho l’impressione che se quei giovani americani si siano espressi nel modo che ho descritto (che vedo in modo enormemente positivo) è perché erano distanti dai luoghi in cui vivono.
La cultura che ci “agisce” da alcuni millenni (mi riferisco alla cultura che si basa sui valori dell’individuo, della gerarchia, sulla contrapposizione di “classi”, di popolazioni, di culture e territori, ecc. [a sua volta in un complesso rapporto dialettico con fenomeni come la crescita demografica e la specializzazione del lavoro]), e che ha portato a dei risultati eccezionali in campo scientifico-tecnologico e produttivo, non può andare più avanti per cause “naturali” (dai limiti posti dalle risorse energetiche e minerali in genere, agli sconvolgimenti climatico-ambientali). Ma ci sono anche cause non naturali, come accennavo poco sopra, che impediscono che si possa andare avanti nel modo in cui si è proceduto negli ultimi millenni.
E’ necessario che la nostra cultura sia riconfigurata: c’è tutto un insieme di cose che portano a questa esigenza! Bisogna però avere una visione dialettica della storia (contrariamente a movimenti di pensiero come il Primitivismo ed Ecologia profonda): la nuova realtà che dovremo creare sarà il risultato, in modo dialettico appunto, di tutta la storia che abbiamo alle spalle e della nuova realtà che si è creata.
Bisogna creare dei sogni in cui vivere! C’è bisogno di cibo degli Dei! Questo cibo terrà conto però della nuova realtà che si è creata: penso a un’arte diffusa e con modalità diversa da come è avvenuto finora, penso alla rielaborazione delle vecchie modalità e alla elaborazione di nuove modalità con cui superare la piattezza della vita quotidiana.
“Il fatto è che l’istinto di conservazione non è il solo al quale l’uomo obbedisce. La tendenza dell’essere a perseverare nell’esistenza, l’istinto di sopravvivenza che governa il mondo animale, si scontra con un’altra tendenza, più imperiosa ancora: quella che lo spinge a liberare i limiti che sembrano essergli stati assegnati e a cercare esso stesso al di là di ciò che è.
Il proprium dell’uomo è di restare nel perpetuo travaglio del trascendimento di sé. Questo tratto che lo caratterizza spiega tutto quello che tende ad aumentare il suo potere, ad ampliare le sue conoscenze, a raggiungere la bellezza, a far penetrare in lui una vita più ricca e intensa dalla quale intuisce ciò che è la vita divina.
Ciò che gli prova che non si inganna nel cercare di elevarsi al di sopra di se stesso è la gioia che prova ogni volta che ha coscienza di esservi giunto.” (1)
(1) Le droghe degli dei – veleni sacri, estasi divine” di Philippe De Félice © ECIG • EDIZIONI Culturali Internazionali Genova
S.A.S. Di G.L. Blengino & C.
Via Caffaro 19/10 . 16124 Genova
Edizione 1990
pagg. 310-311

Fonte foto
Tutte le foto sono state fatte da me

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Armando Boccone
Sono nato in Lucania nel lontano 1951 e abito a Bologna da circa trent’anni. Ho sempre avuto interesse, da più punti di vista, verso i “destini” (sempre più dialetticamente interconnessi) dell’umanità: da quello dei valori culturali che riempiano l’esistenza a quello delle condizioni materiali di vita (dall’esaurimento delle risorse naturali ai cambiamenti climatici, ecc.). Ho visto nel valore della “decrescita” un punto di partenza per dare un contributo alla soluzione dei gravi problemi che l’umanità ha di fronte.

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