Bianco o nero. Oppure tonalità di grigio?

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Nella vita è molto più facile stare completamente da una parte o dall’altra, piuttosto che faticare ogni volta a cercare le vie di mezzo. E’ più semplice pensare che tutto debba essere bianco o nero invece che sbattersi e comprendere che spesso ci sono tante sfumature di grigio, che possono rispecchiare meglio le situazioni contingenti. Ecco che allora si rischia di passare dagli ideali alle ideologie: I primi aiutano a vivere meglio, dando più sale alle cose di tutti i giorni e uno scopo da perseguire, mentre le seconde – per quanto possano essere più o meno condivisibili – rischiano di metterci i paraocchi, spingendoci a giudicare negativamente e a priori chi non la pensa come noi, perchè è appunto più facile, non ci costringe troppo a pensare e magari renderci conto che pure il nostro “avversario” di turno potrebbe avere le sue buone ragioni. E magari ragionando con lui, potremmo pure convincerlo delle nostre idee, anzichè fare un muro a muro o peggio ancora, snobbandolo o evitandolo perchè tanto “ho ragione io e l’altro non capisce un cavolo.”
Se tutti noi cercassimo – a partire dal sottoscritto – di fare un certo lavoro di autocritica, probabilmente scopriremmo di aver assorbito passivamente negli anni dei preconcetti che rischiano di offuscarci la mente. Magari una volta certe idee avevano modo di esistere, ma non ci si rende conto che i tempi cambiano e non sempre aiuta essere testardi come un mulo. Molti detrattori del movimento per la decrescita considerano i suoi sostenitori come persone che vorrebbero ritornare al secolo scorso, rinunciando a tutte le comodità che il progresso ci ha offerto e ci sta offrendo, che vogliono ritornare ad un’economia poco più che di sussistenza coltivando i nostri begli orticelli, producendo yogurt da soli e schifando l’acqua in bottiglia. Tali opinioni sono chiaramente segno di grande superficialità e di pigrizia nel voler esaminare più a fondo le nostre idee. Occorre rispettare chi personalmente adotta scelte di vita più radicali (come per esempio per l’autoproduzione di alcuni prodotti alimentari o l’indipendenza energetica) e smetterla di considerarli degli alternativi magari un pò picchiatelli, ed anzi si potrebbe chiedere loro perchè hanno voluto compiere certe scelte di vita. Le comodità piacciono a tutti me compreso, e sostenere che dovremmo darci tutti una regolata non vuol dire che vogliamo buttare tutto alle ortiche e tornare al secolo scorso. Semplicemente occorrerebbe tenere conto di due fattori, ovvero che anzitutto le risorse del nostro pianeta non sono infinite, mentre ci stiamo comportando come se lo fossero, in barba alle generazioni future. Poi sarebbe necessario che capissimo dove la tecnologia ed il progresso aiutano veramente le nostre vite e dove invece diventano cose fini a sè stesse. Quì la cosa si fa più impegnativa, poichè richiede un continuo sforzo teso a farci comprendere cosa davvero ci serve o ci migliora la vita, e cosa invece serve solo a rimpinguare le casse di coloro che tirano fuori quotidianamente continue stupidaggini solo per farci rincorrere ogni giorno l’immancabile novità, che invece a ben guardare non è altro che una pennellata di vernice nuova ad una cosa che già esiste, facendoci desiderare continuamente ciò che non esiste, e di cui non abbiamo veramente bigogno.
Insomma, un lavoraccio. Se qualcuno vuole convincermi che sbaglio si faccia pure avanti con la forza dei propri argomenti!

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Mirko Omiccioli
Nato nel 1969 a Pesaro, nel 1988 mi sono diplomato come Perito Turistico e nel ’93 ho completato un corso di Operatore di Marketing per PMI. Dopo quarant’anni vissuti sulla riviera romagnola a Cattolica, mi sono sposato e trasferito nelle Marche a Fermignano, vicino ad Urbino. Entrato molto presto nel mondo del lavoro (più per necessità che per scelta), ho avuto modo di notare con dispiacere che alla medesima domanda, ovvero: “Cosa serve per vivere?” una volta avremmo risposto “Un tetto, cibo ,acqua e la salute”, mentre ora semplicemente “Servono i soldi”. Questa triste constatazione mi ha fatto capire di essere decrescentista già prima di aver conosciuto il termine.

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