Carnismo istituzionale

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Per chi ha una sensibilità tale da accorgersi di simili crudeltà viene spontaneo pensare che la mente Umana è davvero raccapricciante. E per fortuna esistono terminologie tali da poter descrivere ciò che avviene in questi luoghi di morte. Bisognerebbe inventare altre parole meglio esplicative per far capire alle nuove generazioni che il genocidio Animale è attuale e più che mai estremamente contagioso. Diffusamente inserito in ogni strato sociale, come una terribile peste dilagante, sembra veramente difficile da annientare o semplicemente ridurre. Servono delle leggi o regolamenti per far capire alla gente che è sbagliato e quindi vietato uccidere gli Animali anche solo per nutrimento? Non dovrebbe essere così. Non dovrebbero esistere dei divieti per convincere ognuno che assistere ad uno spettacolo macabro e violento come la corrida (o qualsiasi altra manifestazione pubblica) non è opportuno e non è giusto. Si può dire che questa mancata consapevolezza della vita altrui sia il risultato di secoli di antropocentrismo. Un epoca carnista in cui ci si commuove per cose e fatti futili, restando inermi (anzi eccitati) davanti alla morte in diretta. Si aggiunge che queste azioni, così sconcertanti solo per pochi eletti, siano la conseguenza del soddisfacimento ad un bisogno personale strettamente egoista, o meglio la consacrazione di un profitto. Come sempre il consumismo ha creato veri e propri patiboli ad honorem in cui la violenza, lo sfruttamento e infine la morte sono lo spettacolo prediletto per raggiungere un capitalizzazione di denaro.

Sembra dunque scontato affermare che finchè esisterà tale sistema di spreco e devastazione mai nulla di concreto potrà sorgere all’interno del progresso mentale Umano. Ogni rivoluzione negli usi e nei costumi avviene sempre e comunque intaccando lo stato sociale, soprattutto se questo incide sui propri bisogni personali. Mangiare carne è oggi un abitudine radicata che stenta a scomparire proprio perchè circondata da tutta una serie di conflitti d’interesse e di profitto. Religione e capitalismo come non mai vanno a braccetto in questo delirio commerciale. L’antispecismo di contro è un concetto giovane da consolidarsi tramite solide ramificazioni nella società civile. Non è certamente un movimento, come invece sta ingarbugliandosi il veganismo grazie anche alle numerose schiere di appassionati coinvolti dalle più svariate convinzioni…molte delle quali strettamente personali e non tipiche della lotta animalista. 

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Sono nato in Italia e qui vivo dal 1973, anno della mia nascita. Mi ritengo una persona fortunata ma schiavo di bisogni e consumi, e per questo motivo mi sento un ribelle che rifiuta e scaccia il sistema. Come dicono in tanti, rispetto a tanti altri, poteva andarmi peggio e potevo nascere in un paese lontano da una civiltà che ci ha reso tutti sofisticati ed avidi di sentimenti! Non rinnego nulla e sono consapevole di essere figlio di tutto questo, ma a volte vorrei essere da un’altra parte per non sentire più quella maledetta televisione assordante! Peace & Freedom!

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