Chiaccherata con Devis Bonanni ad un mese dal successo. Natura e Condizione Umana.

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[LB] Ciao Devis, ho seguito con interesse l’attenzione che ha suscitato la tua esperienza di Pecoranera, le numerose interviste, Radio2, il Corriere, nonché centinaia di commenti online su ogni tipo di sito. Fortunatamente non solo lodi ma anche critiche, ci pensi se tutti pendessero dalle tue labbra, quale gabbia avresti creato? Saresti un mostro e per fortuna non ti è toccata la responsabilità del “consenso unanime”. Fiscale attenzione è stata data sulla proprietà dei tuoi beni, sul tuo reddito “non-imponibile” e sul costo sociale dei tuoi eventuali infortuni. Sei un pugno nello stomaco alla coscienza borghese, uno sporco contadino che sottrae soldi allo Stato in cambio di niente; diciamolo: sei completamente inutile alla società.

Io credo invece che proprio la tua inutilità al perpetuarsi dell’attuale società decadente sia indispensabile per creare nuove forme di società, si tratta solo di immaginare -nemmeno troppo astrattamente- ne sono esempio le numerose esperienze di transition town, eco-villaggi, gas, sparse in tutta europa. Più disoccupazione significa più gente che ha tempo per pensare ed affamata riscoprire i beni primari, troppo a lungo decentrati della loro necessità.

Ti voglio chiedere però se la tua scelta non sia limitata alla mera corporalità della vita, all’esperienza economica dell’esistenza; per spiegarmi tu produci la maggior parte del tuo cibo, ti riscaldi con la legna, curi il territorio a te circostante, ti occupi di animali e molte altre cose. Ma non sei uscito dalla Condizione Umana, o meglio non l’hai risolta. Perché l’uomo (presunto libero) deve scegliere il lavoro, la fatica, la privazione se ciò non libera l’uomo dalla limitatezza di sé, dall’angoscia che si prova a sapere di essere condannati alla libertà, dalla finitudine dell’esistenza, dalla solitudine caotica e nauseabonda? Il ritorno alla natura è indispensabile perché l’Uomo non può più sostenere se stesso? Decostruito il linguaggio non ci resta che “abbaiare”? Imporre una morale etica non è uguale ad una qualsiasi dittatura? Ed infine, qualsiasi scelta, l’uomo si ritrova ugualmente solo con i suoi dubbi, ma l’unica opzione è sfuggire dal dubbio ed occuparsi per la maggior parte del proprio tempo di Chiese, di Fabbriche e dei Campi?

Lontano dal chiederti risposte puntuali, ti offro un’occasione per leggere la tua scelta in chiave filosofica e poter “raggiungere” anche chi del granoturco non sà cosa farsene.

[DB] Lo spessore spirituale della mia scelta sta nel non detto. Curando le piante del mio orto e scrivendo di campi e boschi, parlo di altro. Si tratta di una sorta di segreto invito che, come dimostrano le attese critiche, non è rivolto a tutti.

In questo mese ho avuto contatti anche con il mondo cristiano-cattolico. Non sono un credente nel senso comune del termine, perciò ricevere missive da un frate piuttosto che da un sacerdote mi ha sorpreso. Ed ecco che ora, proprio quando le tue domande sollecitano la mia riflessione, trovo questa metafora del segreto invito e ripenso a tutto in un’ottica diversa.

Le polemiche sulla sostenibilità sociale del mio stile di vita (a cosa si ridurrebbe lo stato sociale con milioni di cittadini rinselvatichiti che contribuiscono poco e male ai servizi pubblici?) dimostrano come l’uomo moderno si consideri essere a se stante, alieno al pianeta, al consorzio umano inteso come famiglia spirituale e persino fuori dal tempo. Non si va oltre il rovello moderno del: “troverò parcheggio”? Non è possibile una visione olistica dell’esistenza fuori dallo schema lavoro, spendo, muoio.

Proprio come dici tu, l’attuale crisi produrrà tempo, tempo di non-occupazione. Ci saranno molte persone con fame di beni primari ma anche di significati primari dell’esistenza. Per non perpetrare questo sistema oltre il paradosso o precipitare, appunto, in una dittatura della morale, è necessario ricollegarsi con il Pianeta. Sentirsi nuovamente parte di uno spazio e di un tempo comune all’umanità come a tutti gli esseri viventi.

Come fare? Solo il mantra quotidiano del nudo gesto può aiutarci. Le parole servono solo a mettersi in cammino, la condivisione delle esperienze si ferma ai primi passi, poi si rende necessario proseguire da soli. Quali sono le preghiere che suggerisco? Quelle di cui parlo nel mio libro, curare le piante per curare se stessi ma non solo. Rivolgere uno sguardo anche al nostro corpo: molte volte lo abitiamo quasi distrattamente. Di cosa ha bisogno? La nostra casa dentro ha necessità di collegarsi con la nostra casa fuori: non a caso ho intitolato un capitolo del mio libro “La preghiera del ciclista”. Perché è nelle cascate di sudore, nella pelle che scurisce sotto il sole, nella fatica e nel sollievo che possiamo uscire da questo torpore asettico che ci opprime e avere l’intuito, alzare di un gradino millesimale il nostro stato di grazia.

Fuori piove, da otto mesi non pioveva a questo modo. Riconosco finalmente la mia terra umida e uggiosa. Ritrovare l’acqua e come tornare a casa. Inutile dire quanto i campi e i boschi attendessero questo evento, ed io con loro. Nella stufa a legna vive ancora la fiamma, quando il sole non è nel cielo, è dentro il focolare. Da qui a poco uscirò per bagnarmi tutto, per raccogliere del radicchio, per sbirciare nella cesta delle galline se c’è qualche ovetto. Lascio le parole con le quali mi sono trattenuto finora e torno al nudo gesto, al mio mantra quotidiano.

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