Compromesso consumista, non fa rima con salutista

L'evoluzione del mercato e i suoi aspetti contraddittori.

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Il mercato esiste da quando l’essere Umano è diventato senziente, questo a causa probabilmente di alcune sue peculiarità egocentriche. Rinnegare l’attuale presente, per quanto sia valoroso ed ideologicamente piacevole, è possibile solo in determinate condizioni…che diventano utopie se pensiamo di liberare miliardi di Animali imprigionati. È logico che abbracciare l’attuale sistema capitalista per trasformarlo in opera benefica significherebbe suicidarsi ed annullare anni di ideologismo pacifista. Ma in passato numerosi personaggi credevano in un commercio equo e solidale, non per forza corporativo e distruttivo.
Dietro ogni brand c’è un gruppo di persone, non macchine, che gestiscono risorse e vite senzienti. Come possiamo pensare solo per un attimo di ignorarle o annientarle professionalmente a suon di filosofie?
Certamente il compromesso deve essere responsabile, non dimenticando che la forza viene dal basso. I consumatori, per quanto siano stupidi ed affiliati, sono le pedine manovrabili verso il fine. Quale esso sia si decide sempre e comunque a tavolino, e con strategie mirate. Sono (appunto) le leggi del mercato. Il sistema è oggi parte del quotidiano, ignorarlo non credo sia un punteggio a nostro favore. E per nostro intendo il comune denominatore che dovrebbe renderci liberi, liberi da condizionamenti e schiavitù.
A nessuno piace timbrare il cartellino, e se ci fosse un valida alternativa (stacanovisti a parte) penso che tutti o quasi l’abbraccerebbero. Ma nel frattempo il progresso tecnologico avanza, e con esso la moralità sfinisce. Quindi non mi sembra che il tempo stia dalla nostra parte. Basta osservare le precedenti lotte sociali e i risultati ottenuti. Oggi si commettono gli stessi omicidi efferati di 100 anni fa…come e con che cosa bisogna abbattere questa violenza?
Non è necessario abbracciare il capitalismo, solo sabotarlo. Anche perché il boicotaggio non produce gli effetti sperati. Il business green, ed ogni salutismo annesso, è un ipocrita scommessa che coincide con gli stessi ideali di profitto. Ma come liberarci del profitto senza un valido sistema concorrente? Baratto, cooperazione, donazioni e partecipazioni varie sono troppo poche e non sussistenti per convincere gli avidi consumatori.
Si potrebbe parlare a lungo su ciò che vuol dire dissociarsi dal consumismo: decrescita, astensionismo, anche l’attacco diretto ai simboli dello sfruttamento possono avvalersi di valorosi seguaci (fronti animalisti). Ma quali i risultati? Quali consensi generalizzati?

Il salutismo vegano è parte di un cambiamento che inevitabilmente passa attraverso il consumismo. E per consumismo vegano s’intende tutta una serie di prodotti, anche surrogati vegetali, che potrebbero contribuire alla liberazione animale. Potrebbero perché non è dato sapere, oggi, come e in che modi tutto il sistema commerciale reagirà alle richieste, se per richieste intendiamo nuovi vegani. Non si abbatte il carnismo con il latte di soia, ovviamente, ma meno carne e derivati prodotti corrispondono a meno Animali allevati. Poi lo sfruttamento da annientare parte dalle menti di chi consuma (cibo, farmaci, vestiario ecc.).
Il lavoro da svolgere è molto ampio, e probabilmente ci vorrà un intera generazione per cambiare le abitudini personali. Parliamoci chiaramente: tutti facciamo parte di questo compromesso, consapevole o non, quindi è inutile che spendiamo energie in sterili polemiche. Il dialogo costruttivo porta sempre a risvolti positivi, anche se questo deve per forza di cose farci scontrare con aspetti che non ci piacciono o non sono perfettamente in linea con la nostra etica. Il veganismo non può essere composto da rigide regole che difficilmente si confrontano con il reale presente. Con questo non voglio dire che dobbiamo rinnegare l’antispecismo, ma inevitabilmente dobbiamo rivedere le nostre consapevolezze.

Il compromesso esistente parte dal presupposto che attualmente viviamo all’interno di una società consumista, con tutti i suoi risvolti positivi e negativi. “Negativi” perché la mercificazione delle vite (sia esse Umane e peggio Animali) è la principale causa di sfruttamento, e su questo aspetto pare non ci siano contraddizioni. “Positivi”, se vogliamo accentuare il compromesso, rappresentano ogni aspetto della nostra vita che inevitabilmente non possiamo ignorare…altrimenti saremmo costretti ad abbandonare le nostre case, il nostro lavoro (che ci permette di percepire un compenso in denaro), i nostri mezzi di sussistenza (auto, vestiti, cellulare, oggetti ed abitudini varie) ed esiliarci in un altro mondo che non sia la società attuale così istituzionalizzata. Ovviamente i mezzi, il più delle volte, non fanno il fine…anche per seguire mentalmente un filone coerente ed etico con la nostra filosofia.
Come ho detto la rivoluzione non si ottiene con il latte di soia, figuriamoci con i surrogati vegetali, ma è essenziale far capire alla plebe (la massa silente ed ignorante) le falle ideologiche all’interno dell’induzione commerciale che ha permesso l’istituzione del carnismo. E soprattutto in che modo ha creato la distinzione perfetta tra un Cane ed un Maiale, facendo sì che il primo fosse accarezzato ed il secondo mangiato. Allo stesso modo è possibile una completa rivalutazione dei pregiudizi, dei preconcetti e di ogni tradizione e ricorrenza puramente arcaica.
Il capitalismo, con tutta la sua voracità distruttiva, è riuscito a plasmare tutto l’egocentrismo Umano in un meccanismo perfetto ad uso e consumo di tutti, o meglio quasi tutti. Le vittime sacrificabili sono l’esempio plateale delle falle nel sistema. Ecco perché la consapevolezza è l’unica arma a nostra disposizione.
Non è una questione di comprare o meno, ma principalmente di come e soprattutto a che fine.
Nessuno può prevedere l’evoluzione del mercato attuale che, ci piaccia o no, è il punto di riferimento principale delle nostre vite. Possiamo negarlo, e dire agli altri che siamo esenti da esso e padroni della nostra esistenza, ma non possiamo mentire a noi stessi.
Le nostre convinzioni appartengono a chi verrà dopo di noi, nel bene e nel male. Perché se stiamo discutendo di un possibile cambiamento vuol dire che qualcosa si è già mosso. Ognuno prenderà la propria direzione, ma senza l’ausilio di una direttiva specifica sarà veramente difficile raggiungere un fine, qualsiasi sia il mezzo.


L’antispecismo può realmente rappresentare un cambiamento costruttivo e a favore del pacifismo collettivo, ma per far questo è necessaria la collaborazione di tutti. E per tutti intendo anche e soprattutto chi non ci piace.

7 Commenti

  1. Roberto su Facebook mi chiede un commento il più possibile critico, direi che la questione è molto delicata e sparare giudizi bianco e nero non so se sia l’ideale (specialmente ora che ho compiuto i quaranta!). Per altro, la cosa più discutibile dell’intero articolo è sicuramente la frase “Il mercato esiste da quando l’essere Umano è diventato senziente, questo a causa probabilmente di alcune sue peculiarità egocentriche”; l’antropologia più seria ha smentito direi in modo incontrovertibile che questa idea in realtà abbastanza recente (libero mercato) sia qualcosa di connaturato all’uomo.
    Detto questo, penso che l’intera situazione del pianeta sia talmente grave da dover mantenere un atteggiamento pragmatico. Così come tante volte la via che porta all’inferno è lastricata di buone intenzioni e si combinano disastri laddove si pensava di agire bene (vedi i molteplici casi di greenwashing), capita anche che determinati comportamenti siano più virtuosi di quanto ci immaginiamo.
    Il veganismo strettamente salutista rientra in questo genere di situazioni? Oggi come oggi credo di sì perché sostanzialmente è ancora una nicchia. Posso sbagliarmi, ma non riesco a immaginarmi enormi porzioni di habitat selvaggio distrutte per far posto a colture per prodotti vegani (come accade invece con l’olio di palma per i biocombustibili, ad esempio).
    Poi ovviamente il capitalismo è contemporaneamente un vampiro e re Mida al contrario, si impossessa anche delle idee radicalmente ostili trasformandole in merda. Si è già parlato dei veggie-burger, ma può fare molto di peggio. In caso di una diffusione capillare del veganesimo, allora l’atteggiamento strettamente salutista senza spirito critico sui prodotti potrebbe dar luogo a orrori mascherati da buona pratica alimentare. A quel punto il veganesimo privo di coscienza antispecista sarebbe davvero un frutto velenoso da condannare.

  2. Caro Igor, quello che volevo era un commento critico il più possibile estremo su un argomento molto attuale e delicato. Lo sviluppo del salutismo vegano è inevitabilmente in continua crescita, vuoi perchè i vegani (etici o non etici) stanno aumentando (in Italia ora al circa 2/3%) e poi perchè di conseguenza il cosiddetto mercato si è accorto di questi proficui consumatori. Quindi non è possibile ignorare questo aspetto, anche e soprattutto dall’interno del movimento stesso, ovvero quello che io chiamo i “veganisti”. Quest’ultimi infatti sono specialmente abituati a criticare tutto e tutti in polemiche spesso e volentieri abbastanza sterili. Basta fare un giro su facebook e forum per rendersi conto a che livello è arrivato ormai il confronto tra i vari interlocutori: basso. Colpa anche del web che non concede spazio a profonde riflessioni, e vuoi perchè molti degli utenti sono confusi su che direzione prendere. Non dobbiamo dimenticare che ognuno di noi (a prescindere) vive all’interno di un sistema consumista e, vuoi o non vuoi, con esso deve confrontarsi. Come ho specificato nell’articolo non possiamo permetterci di ignorare ogni aspetto del quotidiano, altrimenti come poter lottare contro le ingiustizie e i soprusi?

    Diciamo che tra i puristi dell’antispecismo l’osservazione del mercato è un aberrazione perchè ciò provoca un sostegno al salutismo vegano, che a sua volta poco c’entra con la liberazione animale. Io penso, come ho menzionato, che non si può ignorare l’evoluzione dello stesso che, volente o nolente, è un punto di riferimento obbligatorio. E’ pur vero che non si può combattere lo specismo tramite mezzi sussistenti ad esso, ma il compromesso è inevitabile. L’evoluzione del capitalismo ha una voracità inaudita e ciò non può e non deve essere sottovalutato. Sono necessarie altre misure per contrastare il progresso immorale (vedi carne sintetica), un maggior dialogo costruttivo e specifico tra le parti. Ignorare i capitalisti e lasciarli sfogare le proprie smanie onnipotenti è realmente pericoloso per l’antispecismo stesso. Le ideologie filosofiche del movimento non vanno macchiate di opportunismo, non ci sono dubbi, ma i risultati ottenuti fin ad ora sono troppo scarsi per auspicare un cambiamento repentino.
    Altrimenti dobbiamo continuare nella nostra lotta a suon di consapevolezze indirette. Sì, ma a che prezzo?

    (piccola nota: per “mercato”, fin dalla notte dei tempi, intendevo l’approccio consumista e quindi distruttivo con cui l’essere Umano ha sempre agito verso il suo ego. Non mi riferivo certo al libero mercato.)

    • Ciao Aldo, no non penso che il calo demografico sia la soluzione per un mondo migliore. Questo perchè parto dal presupposto che questo pianeta è grande abbastanza per tutti, Umani compresi. Anzi gli Umani, pur con la loro ingordigia, sono solo una minima parte degli esseri viventi senzienti. Pensiamo solamente agli Insetti, o ai Batteri (per fare due esempi): un’immensità di vite che non ha paragone con l’Umanità, in termini di numero ma soprattutto di caratteristiche peculiari. Se tu intendi un calo demografico (come presumo) per la popolazione Umana devi considerare l’aspetto antropocentrico della questione. Ovvero non ci siamo solo “noi” e quindi il paragone non regge. Se poi affermi che le responsabilità sono da attribuire solo alla devastazione in atto ad opera sempre degli Umani…non credo che una diminuzione di individui possa determinare un cambiamento in positivo della situazione attuale. Considera che basta una sola persona per lanciare una testata nucleare e…boom, tutto finito!
      La chiave per un futuro migliore? Da parte mia e in base a ciò che scrivo, non credo sia difficile da immaginare.

      Grazie per il commento e cari saluti.

    • Caro Aldo, come testimonia questo gruppo io non ho mai avuto problemi a confrontarmi e a dare spazio a persone anche con convincimenti molto diversi dai miei. Quello che sinceramente mi scoccia un po’ del tuo atteggiamento, è che ti spesso ti presenti nei gruppi di decrescita con toni da profeta inascoltato che parla al popolo bue, allora si cerca di interagire con te spiegando che non siamo poi così ignari come credi sulla questione demografica, ti si propongono contributi come spunto di riflessione (io più volte l’ho fatto) e sparisci come sei venuto dopo aver portato il verbo rifiutando qualsiasi interazione (in questa sede non ti sei comportato così, ma sul gruppo facebook di MDF Italia lo hai fatto ripetutamente). Per l’ennessima volta ti ripropongo il contributo che, in un certo senso, è anche la posizione di DFSN sull’argomento http://www.decrescita.com/news/sovrappopolazione-evitiamo-confusioni/ . Se vuoi confrontarti su questo (e non su quello che secondo te pensano gli altri della questione demografica) ben volentieri.

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