De-sideri per una città in Transizione

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Certo che vien da chiedersi come mai delle persone si sbatton così tanto di organizzare eventi, realizzare pubblicità, striscioni, conferenze stampa per questa cosa chiamata “Montespertoli in Transizione”. Soprattutto son madri di famiglia con tanto di oneri anche di lavoro quotidiano tra l’altro.
E allora serve una piccola digressione che sta alla base di un bisogno ormai fisiologico di dover mettersi a seminare appena si vede un pezzetto di terra che è riuscito a scampare dal cemento.
Accade qualcosa quasi di magico quando ci mettiamo a scavare per ritrovare le radici interrate delle parole. E tanto più sono ripetute e di uso comune, tanto più se ne è perso il senso originario.
C’è CRISI. Ci vien detto, continuamente, da chi incontriamo, se leggiamo giornali, tv e internet.
E questo suono ci porta diretti ad uno stato di sofferenza e disagio.
Si abbassa lo sguardo, si tira su le spalle con un sospiro di rassegnazione, facendo uscire un “E’ così che ci vuoi fare…“
Crisi deriva dal greco Krisis, separazione, decisione, scelta e quindi fare una cernita.
Una sorta di vaglio con delle maglie che diventano sempre più strette, permettendoci di selezionare materiale via via più fine. Ed allora ecco la magia di un cambio di prospettiva e ci troviamo a setacciare la vita dai sassi dei condizionamenti di bisogni non nostri. Uno spogliarsi di abiti – abitudini che ci appesantiscono, doni di genitori, insegnanti, amici …la civiltà occidentale tutta, che ci racconta come fare a star bene secondo modelli stabiliti a tavolino da altri che necessitano questo nostro senso di mancanza dell’avere.
E come per il cibo spazzatura, le droghe, le sigarette e qualunque tipo di dipendenza, tanto più se ne è intossicati tanto meno ci si accorge di quanto malessere producono.
Dopo circa 10 anni di astinenza dalla televisione direi che posso ritenermi piuttosto purificata dalle sue avvinghianti reti e quando infatti mi capita di imbattermi in una, nei locali o nelle abitazioni che frequento, percepisco quello schermo come una sorta di calamita che all’istante dirige a sè i miei bulbi oculari. Adesso si trovano di una grandezza tale che ancora di più ci fanno sentire piccoli e quindi, poco significative le nostre azioni, in confronto ai modelli più o meno palesemente mostrati. Li abbiamo lì, così veri e concreti, possiamo quasi toccarli in tre dimensioni! Davanti allo schermo siamo soli e senza difese, dietro esperti meccanici delle menti son tutti intenti a manovrarlo. Il più pericoloso condizionatore di casa non emette caldo e freddo, ma immagini e suoni.
Nel vaglio, che ci regala la crisi, la televisione è un sasso che rimane nel setaccio, permettendoci di ritrovare ciò che, secondo Michael Ende, i cattivi “Uomini grigi” ci hanno rubato: il Tempo.
Il Tempo per immaginare, il Tempo per creare, il Tempo per giocare, Il Tempo per realizzare quel che davvero si desidera, il Tempo che ci spinge a cercare oltre i “sidera”.
C’è una tecnica psicologica di focalizzazione, al fine di individuare quello che la persona vuol davvero raggiungere come obiettivo, ciò che vuol avere o sapere: il metodo dei 101 desideri. Molto semplice a dirsi, estremamente difficile da mettersi in pratica. Una frase lunga una riga per ognuno.
Ci può voler settimane, mesi, anni, ma il risultato che se ne ottiene è di grande efficacia: prendiamo consapevolezza di ciò che ci anima e muove, accorgendoci oltretutto che siamo in grado di soddisfare i nostri bisogni personali nella prima dozzina di richieste, mentre tutto il resto si rivolge necessariamente ad una comunità più ampia.
Possiamo desiderare una bella casa, una bella auto, una posizione lavorativa soddisfacente, dei rapporti affettivi gratificanti, possedere più cultura, ma si arriva ad un punto in cui non si sa più cosa scrivere limitandoci a quello che produce benessere solo a te.
Lo sguardo che si allarga e ti si apre davanti un ventaglio di idee creative ed azioni concrete dove a beneficiarne non è solo un te che al massimo può vedere fino al nucleo familiare. Diventa chiaro che la comunità di riferimento non prevede solo la “razza umana” ed ogni azione diventa pregna di significato dal momento in cui si vedono le interconnessioni che legano indissolubilmente tutti gli elementi che compongono il grande Organismo Terra.
Nei sistemi naturali il funzionamento non è gerarchico, ma ogni parte ha lo stesso valore ed importanza nello svolgersi dei processi. Che si tratti del sistema digerente, l’ecosistema di un suolo, un lago o di un bosco. Realizzare la stessa dimensione tra le persone, uscendo fuori dagli schemi dei ruoli e piramidi, produce un reale senso di partecipazione dove ognuno può percepirsi parte di un organismo pur nel mantenere la propria individualità…diventando il cambiamento che vorreste vedere nel mondo.

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Sarah Gracci
Penso che il mio interesse per preservare un rapporto con quel che è vita sia legato alla mia infanzia passata su una collina nei pressi di Firenze, tra le cittadine di Montelupo e Montespertoli. Qui ho vissuto in modo libero e diretto il rapporto con gli animali e la natura, passando buona parte della giornata tra i boschi ed il giardino di casa. Trascorsi gli anni scolastici che mi hanno portato alla laurea in Architettura, ho iniziato a studiare ed informarmi sulle filosofie orientali e le terapie ad esse collegate. Indirizzati gli studi e la professione verso l'architettura naturale mi sono trovata a collaborare a Bolzano con Ugo Sasso partecipando tra l’altro alla redazione della rivista Bioarchitettura ed alla organizzazione di eventi per l’Istituto Nazionale. La percezione che la nostra società ci avesse culturalmente privato di un rapporto diretto con la materia e il potere creativo che ne deriva, mi ha fatto avvicinare al pensiero del Movimento della Decrescita Felice, di cui dal 2012 sono consigliere e membro fondatore per la sezione di Firenze con mandato di referente dell’università del Saper Fare. Sto studiando Permacultura con il gruppo fiorentino, sia negli aspetti relazionali di comunicazione che nella creazione di orti sinergici per l'autosufficienza alimentare. Dall'Aprile 2013 sono attiva in "Montespertoli in Transizione". Per Odeon Cinehall ho redatto il sito di promozione del film “L’Economia della Felicità” di Helena Norberg-Hodge, collaborando alla diffusione degli eventi-proiezione. Dal 21 Ottobre 2012 sono Presidente di A.R.I.A. familiare (Associazione Rete Italiana Autocostruzione), associazione scaturita da Edilpaglia. Per le associazioni di cui faccio parte realizzo eventi e grafica sia con presentazioni multimedaili che depliant per la divulgazione di tematiche sulla ecologia, localizzazione e il ritorno a stili di vita sostenibili: corsi sull'alimentazione, detersione naturale, terapie naturali. Con l'associazione Pacciamama promuovo attività di educazione nelle scuole e presso enti per sensibilizzare la popolazione locale.

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