Decrescisti Vari

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Anche nel campo della Decrescita si notano gia` posizioni piuttosto diverse. C’e` chi vorrebbe fermare il mondo per rifarlo da zero e c’e` chi sembra non saper come fare senza il supermercato a 100 m da casa in centro citta`.

C’e` chi pensa che per emanciparsi dalle multinazionali basti mettere una stampante 3D sul tavolo per dar sfogo alla fantasia alimentata da modelli scaricabili in rete e c’e` chi pensa di farsi le ciotole in terracotta sul tornio da vasaio perche` senza le unghie sporche non si sente umano.

C’e` chi predica cose che altri considerano utopie e chi preferisce la vita di ogni giorno forse con giusto un po’ di fretta in meno.

C’e` chi basa le sue scelte sulle regole in vigore da sempre, stabilite da saggi, dotti e sapienti… senza pensare che forse sono proprio quelle regole che ci hanno portato dove siamo oggi. E c’e` chi vorrebbe cancellare quelle regole e discuterne di completamente nuove, ben sapendo che si potrebbe andare incontro ad un cambiamento netto rispetto al passato.

Mi chiedo se sia il caso di distinguere piu` chiaramente le due posizioni, specialmente onde evitare inutili perdite di fiato e discussioni senza fine che finiscono in un nulla di fatto.

Ma ovviamente, mentre tutti parlano e scrivono, c’e` chi fa e non se cale.

Per fortuna ci sono quelli che la terra la zappano davvero, hanno il forno da ceramica in cantina, la pialla e la lima, fanno il pane in casa con il frumento del loro campo ed il formaggio con il latte della loro capretta… e non sono trogloditi dell’eta` della pietra, conoscono la fisica e la matematica, conoscono l’astronomia e la biologia, l’ingegneria e la storia e se manca la corrente, si ricordano ancora come fare i conti ed i disegni con la carta, la matita, il regolo ed il compasso… alla luce del sole o al lume di candela.

A questi ultimi appartiene il futuro.

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Giulio Manzoni
Non credo nelle definizioni, ma dovendone scrivere una mi posso definire un inventore appassionato di autosufficienza. Ho studiato ingegneria meccanica, servito come ufficiale di Marina e fatto varie esperienze lavorative, dalla multinazionale al piccolo ufficio di progettazione. Poi ho deciso di diventare imprenditore nel campo della ricerca e sviluppo, realizzando sistemi di propulsione per nanosatelliti, sistemi ottici e nanosatelliti completi che permettono di ottenere immagini della terra a costi migliaia di volte inferiori a quelli dei satelliti normalmente usati dai governi e dalla grande industria. Negli ultimi anni mi sono dedicato allo studio di come le moderne tecnologie possono essere d'aiuto in una societa` sostenibile ed a misura d'uomo e ritengo di aver trovato la soluzione a patto di trasformare l'organizzazione del lavoro in modo da rivalutare la creativita` e l'efficienza dell'individuo in tutte le sue capacita` rispetto alla massimizzazione del profitto monetario.

13 Commenti

  1. Caro Giulio, in passato ci siamo confrontati costruttivamente per cui sono sicuro che non interpreterai questo commento come il lamento stizzito di una persona che si è ritrovata nella black list dei chiacchieroni senza capacità manuali. Allo stesso modo, sono sicuro che non ti identificherai con il mio obiettivo polemico (autoproduttore isolato dai problemi politici e sociali) che sembri presentare positivamente. Posso ovviamente anche aver frainteso certe cose.
    Ci sono alcune cose che vorrei chiarire su quello che hai esposto:
    – persone come me o Vincenzo Pisante, ad esempio, si interrogano sulla possibilità di riutilizzare tecnologie sviluppate dal business per fini diversi, cercando di coglierne le potenzialità emancipatrici e modalità per renderle sostenibili. Si tratta di un lavoro un po’ visionario, dove è molto facile cadere in errori, anche perché chi si prende la briga di fare queste ipotesi non è quasi mai uno del settore o chi avrebbe le competenze piene per farlo. Perché questi sono troppo occupati a fare il pane, a zappare e piallare? Non lo so, forse le ragioni sono altre. Non fraintendere: è stato fondamentale che tu sia intervenuto per mettere un freno agli eventuali voli pindarici miei o di Vincenzo, in modo puntuale e sempre garbato e argomentato; abbiamo solo da imparare. Solo che è molto facile prendere cantonate, nello sforzo di delineare qualcosa di futuribile, e solo chi non fa nulla non sbaglia mai.
    – ho deciso che la seconda e ultima parte della mia vita la dedicherò a cercare di dedicarmi seriamente all’autoproduzione anche per una questione di coerenza con gli ideali che cerco di portare avanti. Detto questo, se ci riuscirò otterrò sicuramente delle soddisfazioni per me stesso, ma quello che potevo dare agli altri nel mio sforzo da colibrì (questo http://www.youtube.com/watch?v=VhkkVto02MA per chi non capisse il riferimento) era altro: la possibilità di aprire la pratica della decrescita da contesto individuale a un progetto che potesse avere rilevanza politica e sociale. Anzi, la mia idea è che se non si può parlare di decrescita se non si affronta un aspetto sociale, se tutto rimane limitato a pratica privata.
    – E’ davvero una fortuna che ci siano quelli che ” la terra la zappano davvero, hanno il forno da ceramica in cantina, la pialla e la lima, fanno il pane in casa con il frumento del loro campo ed il formaggio con il latte della loro capretta”… solo ho seri dubbi sul fatto che “a questi appartenga il futuro”. E non solo per il fatto che la più oppressiva forma di violenza esistente – la burocrazia – ti può vietare di fare tutto questo. E che se ci chiudiamo in casa a fare queste bellissime cose e basta, qualcuno là fuori un futuro potrebbe toglierlo a tutti…

    Insomma Giulio, forse anche noi chiacchieroni abbiamo qualcosa da dare, forse non sono solo “inutili perdite di fiato e discussioni senza fine”. Ragionare sul fatto che una società della decrescita sia compatibile con l’attuale sistema istituzionale non mi sembra fiato sprecato, così come riflettere sul grado di libertà e autonomia in un sistema non più orientato alla crescita infinita. Certo non cambieremo il mondo, ma forse neppure persone volte a solo a zappare il proprio orticello, in cucina a fare il pane o chiuse in cantina a smanettare.

  2. Caro Igor,
    a volte ci si identifica con i caratteri descritti da altri piu` di propria iniziativa che per intenzione di chi aveva scritto. Onestamente non pensavo ne` a te ne` a Vincenzo quando questa breve nota mi e` uscita di getto dalla penna. Infatti entrambe le nostre corrispondenze erano state costruttive ed avevano chiarito percorsi per il futuro o lo stavano facendo dato che mi pare Vincenzo sta per pubblicare la terza parte del suo pensiero.
    Invece ci sono stati altri commentatori che mi hanno ispirato la visione di coloro che parlano tanto per sentirsi parlare, senza sapere bene di cosa parlano e senza concludere nulla tranne che le cose come stanno non si possono cambiare. Cio` a proposito di chi parla e basta.
    Per fortuna ci sono quelli che parlano e fanno, o si propongono di fare, con cui le discussioni sono per forza costruttive.
    Ma in realta` io aggiungevo tutta una serie di elementi a coloro a cui appartiene il futuro. Non solo hanno la pialla in mano, ma conoscono la scienza, la tecnica e la storia. Per questo non sono trogloditi che smanettano in cantina, ma sono quelli che da sempre hanno costruito il futuro. E l’hanno sempre fatto con o senza l’appoggio dei burocrati. Certo a volte hanno dovuto ammettere contro l’evidenza che la Terra era al centro dell’universo e alcuni sono bruciati sul rogo senza nemmeno diventare famosi.
    Il mio punto e` che il decrescista vero, quello che cerco di essere e che vorrei incontrare su queste pagine, e` colui che fa: autonomamente e con conoscienza scientifica e coscienza per l’ambiente.
    Solo il fare basato sul conoscere ci portera` verso un futuro migliore.
    E a chi fa conoscendo non machera` di certo la parola, ma la usera` con parsimonia, perche` per lui parleranno le sue opere con i fatti.
    Tali “fattori” saranno sempre necessari alla societa`, al punto che, se raggiungeranno una massa critica sufficiente, saranno i burocrati a doversi adeguare, non chi fa.
    Di tutto cio, ritengo, la Decrescita ha disperato bisogno.

    • Ci tengo a precisare Giulio che non è assolutamente questione di sentirsi offesi o robe simili… il pregiudizio intellettuale sul lavoro manuale è qualcosa che ha marcato a fuoco la società occidentale, con tutte le conseguenze che ben conosciamo.
      La mia paura oggi è che da una parte si pensi basti ridurre tutto al discorso del lavoro manuale (malgrado la sua ovvia centralità) e dall’altra ci si limiti a un aspetto solo scientifico del problema ecologico. Penso che dovremmo invece fare un ragionamento anche politico, riflettendo su libertà e autonomia; il desiderio di una società diversa al di là dei limiti fisici del pianeta. Per fare ciò bisogna anche fantasticare per certi versi, ed ecco quindi la necessità di aprirsi a più soluzioni possibili, con tutti i rischi di errore del caso.
      Una cosa però è certa: il downshifting, di per sé pratica encomiabile, non porta assolutamente in automatico a una società della decrescita.

  3. Buongiorno vorrei intervenire anche io, visto che molto probabilmente, sono tra i decrescentisti di serie B, tra l’altro non pensavo che ci fosse un concorso a premi, o qualcosa di simile, per quanto riguarda la frase “c’e` chi sembra non saper come fare senza il supermercato a 100 m da casa in centro citta”, in realtà il discorso era più articolato e documentato per chi volesse farsi un’idea lo riporto qui http://www.decrescita.com/news/la-marmellata-radioattiva/.
    Sinceramente sono deluso con chi estrapola una frase da un contesto e poi si mette a giudicare la vita delle persone senza nemmeno conoscerla e sono altrettanto deluso da chi pensa che una discussione non porti a nulla, personalmente ammiro le persone che cercano di cambiare il proprio stile di vita, ci sto provando anche io non senza difficoltà, un po’ per motivi legati alle mie abitudini ma anche per motivi di carattere logistico visto che abitare in una grande città come Roma non sempre è facile anzi delle volte hai anche un senso di impotenza, visto che in alcuni punti della mia amata città non riesci nemmeno a percorre un tragitto a piedi oppure in bicicletta senza rischiare di essere linciato da qualche automobile- in questo caso Igor ha perfettamente ragione nel dire che il cambiamento deve partire dalle istituzioni- questo ovviamente non giustifica comportamenti lassisti. Quello che però mi preme sottolineare è che a mio avviso se si vuole che quel ipotetico 0,99% diventi un numero più grande-oltre al fattore istituzionale- è avvicinare le persone con il buon senso, senza proporre da subito soluzioni immediate che quasi sempre sortiscono l’effetto opposto, la rivoluzione è anche mentale, culturale, per citare il titolo di un libro di Daniel Goleman, la coscienza ecologica è un percorso esistenziale e questo percorso deve essere graduale e appunto perché graduale diventa un cambiamento profondo. Non mi sento un decrescentista e non amo e non amerò mai nessuna forma di ideologia, sono solo una persona che cerca la verità e che molte volte non la trova, e di riflesso non amo chi ha delle verità assolute ed inequivocabili, non penso che lo sviluppo sia la soluzione anzi, ma di sicuro non crederò ma alla bufale lanciate da alcuni politici come la Fragola-Pesce che ammazza le persone, o la favola del vivere senza chimica lanciata da trasmissioni che non fanno altre che alimentare paure ingiustificate, spero che la decrescita non vada in questa direzione, sennò sicuramente avrà un persona in meno.

  4. In effetti, non credo che sia un disvalore che ci siano “decrescisti vari”…ho sempre guardato alla decrescita come a una filosofia molto ecumenica, se mi passate il termine, in cui – sulla scia di capisaldi dettati da ben noti pensatori – tutti potessero in qualche modo riconoscersi. Guardo tanto alla decrescita, praticandola, proprio perchè accoglie le sfumature, le diversità, anche diversi gradi di resilienza e di decrescita stessa, al contrario del cosiddetto “pensiero unico imperante”. E’ una grande speranza e una concreta possibilità di cambiamento, personale e sociale.
    Poi, è chiaro, non siamo tutti allo stesso livello: io per prima, eh, non sono in grado di sostenere conversazioni “alte”…Igor sa bene che io sono partita dallo zero assoluto quando mi sono avvicinata alla decrescita, e mi astengo se non sono in grado di commentare adeguatamente, ma questo non vuol dire che non possa dare un piccolissimo contributo. Credo che alla fine lo spirito di questo portale sia proprio questo…imparare da chi ne sa di più e offrire quello che si è imparato agli altri come esperienza personale.

  5. La decrescita è un ideale e come tale , per aver successo, deve essere condiviso dal maggior numero di persone. Ovviamente ognuno vedrà in esso ciò che più gli è congeniale ed è giusto così. Io per esempio sono una semplice casalinga e per me decrescita significa autoprodurre , usare con attenzione le risorse a mia disposizione,fare la raccolta differenziata etc.. mentre per voi che siete più istruiti e preparati la decrescita consiste magari in un diverso uso delle tecnologie più avanzate …
    Ci sono i generali e ci sono i fanti…!
    Tutti siamo utili per vincere questa vera e propria guerra all’autodistruzione…quindi vi prego di non pretendere che vi sia , all’interno del movimento, un pensiero unico…discutere è quanto mai salutare ma non deve creare divisioni e contrapposizioni. Se vogliamo che la decrescita abbia una possibilità di avere successo dobbiamo essere “un cuore solo e un anima sola” pur con milioni di cervelli funzionanti autonomamente, focalizzati tutti però sulla riuscita di un programma di cambiamento che è drammaticamente necessario.

  6. Buongiorno, sono nuovissimo del portale e vi ringrazio molto per lo sforzo che fate per informare tutti coloro che come me hanno evidentemente bisogno di capire. Credo il livello di “coscienza” acquisito dalle persone rispetto alla decrescita sia molto vario. Onestamente leggendo il post, ma anche i commenti lasciati, mi sento un po a disagio. Non sono uno scenziato, non conosco la fisica o l’ingegneria; probabilmente scrivo male. Non sono però nenache un appassionato dei discorsi ad alta voce, sopratutto se non sono seguiti da una pratica rigida della coerenza che inevitabilmente richiede sacrifici.. Ho paura, e spero di non intravederne le ragioni in questa pagina, che il tutto si riduca ad una elite colta, radical chic. Quando invece ci vorrebbe un grandissimo amore per la natura e per noi stessi. Sopratutto ci si dovrebbe domandare: se tutti facessimo quello che sto facendo io in questo momento cosa succederebbe ? Sarebbe positivo o negativo per il pianeta?
    Vi ringrazio dello spazio e continuo a leggervi sempre con grandissima curiosità . Grazie. Alessandro

  7. Vedo che il sasso lanciato una decina di giorni fa ha prodotto onde che riverberano ancora nello stagno: bene, vuol dire che e` servito allo scopo…
    Giustamente abbiamo tutti paura; e` un istinto vitale che ha servito l’umanita` durante tutta la sua evoluzione. Ma la paura e` stata sempre vinta solamente da una cosa: la conoscienza… da non confondere con l’incoscienza che e` figlia dell’ignoranza.
    Purtroppo, con l’incoscienza si possono anche ottenereapparenti e temporanee vittorie sulla paura. L’incoscienza umana e` quella che regna al giorno d’oggi e ci sta facendo bruciare in un attimo cio` che la Terra ha prodotto in milioni di anni.
    E allora bisogna rendersi conto che tutti inconsciamente conosciamo la fisica, ad esempio la usiamo ogni momento mentre ci teniamo in equilibrio su due piedi camminando o correndo… ma tutti dobbiamo imparare a conoscerla meglio: conoscerla consciamente.
    Cio` e` necessario perche` la fisica contiene le leggi che regolano la nostra vita e quella del Mondo; le scienze naturali sono la sua applicazione e l’ingegneria e` l’applicazione della fisica prodotta dalla specie umana.
    Cosi` come l’ignoranza delle leggi dello Stato non e` una scusante per chi le infrange, tanto meno lo e` l’ignoranza delle leggi del Mondo.
    E non si tratta dell’ imposizione di un pensiero unico, non si vuole diventare un’elite… si tratta semplicemente di capire perche` un muro diventa caldo o freddo, di capire quanta energia viene dal Sole o dalla Terra. Si tratta di conoscienze obbligatorie per una Umanita` che vuole sopravvivere felicemente nel futuro.
    Il discorso puo` sembrare severo, nessuno ha mai detto che fosse semplice, ma non mi stanchero` mai di ripetere che se tutti noi spegnessimo la televisione alla sera per leggere i libri di scuola il mondo sarebbe certamente migliore. Niente paura, nessuno e` nato sapiente, tutto si puo` imparare con disciplina e dedizione… a qualunque eta`.
    Studiare e` una cosa delle poche cose che certamente tutti dovrebbero fare, generali e fanti senza distinzione.
    Studiare per fare le cose giuste… le parole seguiranno.

  8. Le azioni nascono dalle idee, le idee sono inevitabilmente fatte di parole (per quanto si possa anche pensare per immagini), per questo la parola precede l’azione. Quanto più scambiamo informazioni, conoscienze, idee tanto più possiamo aumentare il nostro livello di conoscenza e di coscienza e tanto meglio siamo in grado di agire. Discussioni come questa sono preziose. La varietà di posizioni è una ricchezza e il dibattito tra massimalisti e riformatori, tra futuristi e tradizonalisti, tra libertari e collettivisti, tra politici e individualisti, tra intimisti e relazionalisti segnala la vitalità dell’idea della decrescita. Ora qualcuno potrebbe contestare i dualismi che ho appena delineato e sarebbe un bene.
    Le disquisizioni terminologiche sono importanti per mettere alla prova le idee, perfezionarle e farne nascere di nuove, così come la pratica è l’imprescindibile punto di arrivo di tutto.
    Ma anche le relazioni umani sono una cosa concreta, una pratica da esercitare.
    Per questo sono molto grato al Social Network, che ha creato una comunità che sento vicina, e dove ogni contributo è prezioso. Grazie a tutti.

  9. Rem tene, verba sequentur
    diceva il grande Catone…
    abbi chiaro il concetto, e le parole verranno da sole, potremmo tradurre come dice wikipedia http://it.wikipedia.org/wiki/Rem_tene,_verba_sequentur, ma io preferisco il piu` semplice:
    stai alle cose, le parole seguiranno.
    Infatti, appunto, non e` assolutamente vero che la parola preceda l’azione.
    Si vedano le opere d’arte, le grandi invenzioni e perfino le scoperte scientifiche, spesso sognate alla notte, o intuite sul trono del mattino… o, meno poeticamente, fischiettando sotto la doccia.
    E anche in campi meno elevati, ad esempio su quello del calcio, un bella azione nasce senza parole, dall’intuizione istantanea del campione, supportata dalla sua squadra… spesso fenomenale e senza parole, il cronista arriva dopo e i tifosi si scanneranno ancor piu` tardi.
    Insomma, l’idea, prodotto piu` pregiato della creativita` umana, fluisce direttamente dal cervello all’azione della mano (o del piede) producendo l’esperimento, l’oggetto, il manufatto, al quale seguono investigazioni piu` precise e, finalmente, le discussioni che fissano la comprensione del fatto quando siano basate sulla logica e sul rigore scientifico.
    Dopo il fatto, la parola; senza il fatto, solo chiacchiere.

    Ma ovviamente se dobbiamo decidere se radere al suolo un bosco per fare una centrale atomica, e` bene che tale “idea” sia discussa prima di passare all'”azione”.
    Ecco il motivo per cui ci servono principi chiari; discutiamone pure e senza tanti fronzoli, cosi che si sappia come andare avanti senza confusione.

  10. Per anni sono stato dirigente e militante del PCI, un “quadro”, come veniva allora definito.
    Ho lavorato per diciassette anni in siderurgia, dividendomi tra l’impegno professionale ( responsabile della Garanzia di Qualità) e l’attività sindacale.
    Per me la mia “Sesto rossa” operaia era un modello di civiltà. Le idee che in quel crogiuolo , fatto di ferro e carbone, si forgiavano erano idee generalizzabili ad un Paese bisognoso di equità sociale, di piu’ equa distribuzione della ricchezza.

    Poi è venuta la crisi: quella economica degli anni ’70, la terribile esperienza del terrorismo che ha segnato profondamente la mia (ex) città.
    Ma, piu’ ancora, col passare degli anni, mi sono accorto che anche il modello “classe operaia-classe di governo” non funzionava.
    In fondo, e in questo vedo una debolezza del marxismo tutto, il “proletariato” altro non è che figlio della rivoluzione industriale perchè, in definitiva , la sua recriminazione piu’ “alta” stava nella ridistribuzione della ricchezza prodotta da “quel” sistema.
    La sinistra “storica” di ispirazione comunista non si è mai posta, per esempio, il problema dell’uso indiscriminato delle risorse non rinnovabili. La sua cultura è stata essenzialmente antropocentrica.
    Non dimentico le riunioni con super-esperti circa l’impiego dell’energia nucleare. Una buona fetta del PCI era nettamente a favore.
    Questa sorta di continuismo de facto tra idea liberista e cultura della sinistra storica mi ha fatto allontanare da essa.
    Non ho mai dimenticato le mie origini contadine ( lo erano i miei nonni).
    Per cui, un bel giorno, ho buttato tutto all’aria cercando di realizzare quello che conta veramente: avere un campo in cui piantare le patate, un orto che mi desse verdura che sappesse ancora di verdura , un cielo terso e un’aria pulita che mi riempisse i polmoni ed un cielo in cui si vedessero ancora brillare le stelle la notte.

    Credo profondamente nella decrescita o, come io preferisco definirla, nella crescita “altra”: fatta di sobrietà sussidiarietà, corretto utilizzo delle risorse, riciclaggio.
    Oggi io sono, praticamente, a rifiuti zero. Scaldo la mia casa col cippato, quello di ciò che autoproduco e non consumo scambio.
    Nella mia zona ( appennino parmense) abbiamo costituito numerosi GAS che, per noi, sono solo un’embrione di comunità autosufficiente in grado di bastarsi piu’ o meno in tutto.
    In altre parole, in questa terra di emigrazione , dove per secoli c’è stato solo abbandono, abbiamo “scommesso” di trasformare il non avere “niente” se non un ambiente intonso, in una grande risorsa.
    E’ un percorso difficile, perchè la gente associa l’idea della decrescita a quella della deprivazione.
    Prima di tutto è una scommessa culturale, la nostra.

    Francamente dell’economia nazionale e globalizzata non so cosa si possa salvare.
    Per dirla con Galton, almeno in Italia, io vedo solo una “regressione verso la mediocrità” e, per giunta, senza ritorno.
    La soluzione, a mio avviso, sta , da ora in poi, nel “sapere” e nel “sapere fare” riscoprendo le abilità personali quale sostitutivo del denaro a disposizione che, peraltro, sarà sempre meno e sempre piu’ concentrato in poche mani.

  11. Caro Raffaele,
    grazie per la tua testimonianza. Credo che tutte le persone coerenti debbano passare attraverso fasi simili alle nostre. E` purtroppo necessario a volte vivere l’incoerenza di certe ideologie per capirla e rimuoverla filtrando cio` che c’e` di buono dal resto.
    Nel mio caso si tratta dell’esasperazione della tecnologia che ho dovuto percorrere fino al suo apice piu` avanzato per rendermi conto dei suoi limiti.
    Il comunismo mi sembra non faccia eccezioni, ha ispirato miliardi di persone come reazione alle disguaglianze ed ingiustizie sociali ma non ha saputo offrire all’individuo una motivazione alternativa per giustificare un progresso comunque basato sulla produzione industriale ed il consumo. Forse il peccato maggiore e` stato di continuare a proporre una societa` centralizzata in cui ci sono i “dirigenti” ben distinti dagli “esecutori” con tutte le varie conseguenze di corruzione e abuso di potere.
    Invece il nostro nuovo modo di crescere come individui che “fanno” e “sanno” ci rende intrinsecamente immuni da tale errore.
    Infatti i piaceri intrinseci del sapere e del fare sostituiscono completamente i piaceri del possesso e del potere che richiedono per definizione il conflitto con il prossimo.
    Venendo meno le necessita` di potere e possesso anche il profitto finanziario viene rimosso dagli obiettivi individuali ed il profitto del fare diventa la conoscienza, cioe` il sapere stesso.
    Ecco che la societa` di chi fa e sa per il piacere del fare e del sapere e` intrinsecamente pacifica, produttiva e sostenibile.

  12. Difficile seguire il filo e francamente anche il senso dei vari interventi con certe sottilissime distinzioni. Le ideologie non c’entrano proprio jiente. Decrescita e ‘ un concetto molto semplice. Cosa c’è da capire? Se ho come risorsa dieci alberi e ne cresce uno nuovo ogni anno, non ne posso bruciare due per le mie esigenze altrimenti in dieci anni il bosco non c’è più e sono destinato a crepare. Fine della storia. Se insegnando a scuola come pure ai miei figli cerco di fare apprezzare loro il valore dell’arte ma addirittura della tranquillità o del silenzio, sto comunque trasmettendo i valori indispensabili per allontanarsi dal consumismo, ovvero dalle false promesse di felicità. Quindi sto lavorando comunque per la decrescita e non mi sembra che chi zappa la terra faccia di più, perché la vera soluzione dei problemi dello sviluppo non può stare nell’autoproduzione individuale che è meno di un atomo nel mare. Il problema è come innestare il cambiamento a livello politico-economico planetario. Il resto è naif

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