Decrescita alimentare

0
1072

Mark Williams, professore di psicologia clinica all’università di Oxford ci dice che i livelli di ansia degli adulti di oggi sono equivalenti ai livelli considerati tipici della popolazione clinica negli anni Cinquanta. Sugli altri aspetti della salute, la situazione non è così diversa. Eppure con pochi e semplici cambiamenti dello stile di vita si potrebbe ridurre in maniera consistente l’incidenza della maggior parte delle malattie cronico-degenerative, prima causa di morte nel mondo e pesantemente influente sul bilancio della sanità pubblica.
Questi che elenco qui di seguito sono gli errori prevalenti che aumentano il rischio di queste patologie: sedentarietà, eccesso calorico, eccesso di grassi saturi e trans, eccesso di carni rosse e insaccati, alimenti industriali e raffinati, mancanza di variazione dei cibi nei pasti, ridotto consumo di verdure, ortaggi e frutta, eccesso di sale, alcool, fumo.
E mentre le istituzioni italiane rimangono più o meno latitanti in termini di informazione, la nostra dieta per eccellenza, la dieta mediterranea, è stata da poco considerata dall’Unesco “patrimonio dell’umanità”. La dieta, dal greco δίαιτα, modo di vivere, non si riferisce alla sola assunzione di cibo, ma comprende tutto quell’insieme di conoscenze e pratiche di vita che fanno parte del bagaglio culturale di una popolazione. In effetti troppo spesso oggi si sovrappone il termine dieta a quello di regime alimentare, cosa ben distinta e limitata ad ottenere certi risultati sul piano fisico. La dieta mediterranea viene considerata da moltissimi ricercatori internazionali come tra le più salutari in assoluto. Si basa sulla tradizione di Creta, Grecia e Italia del sud risalente agli anni ’60 del secolo scorso, quando l’incidenza delle malattie croniche era tra le più basse al mondo. I grassi totali erano circa il 25-30% delle calorie totali, i grassi saturi non più del 7-8% delle calorie, si consumava olio di oliva, semi oleosi e quantità limitata di carne, preferibilmente pesce e carni bianche. È di lunedì scorso la notizia pubblicata sul “The New England Journal of Medicine’s” che la dieta mediterranea potrebbe ridurre il rischio cardiovascolare anche del 30%. Ma di studi analoghi se ne possono citare a decine. Una commissione di esperti, ricercatori e scienziati ha elaborato nel corso degli anni un modello grafico raffigurante una piramide

clicca l’immagine per ingrandire

Esso viene continuamente aggiornata seguendo rigorosi dettami scientifici, adeguandosi pure alle esigenze mutevoli dei tempi. Ad esempio in questa società sedentaria occorre collocare l’attività fisica alla base della piramide. Vorrei far inoltre notare il consiglio di consumare i cereali integrali, il vero integrale, non il cereale addizionato di crusca, così come la vera frutta e non il solo succo. È stata proposta qualche anno fa, in contrapposizione alla piramide, il cosiddetto tempio dell’alimentazione mediterranea, una versione italiana analoga, ma a mio parere meno efficace. Per chi ne volesse sapere di più consiglio di dare un’occhiata a questo link http://oldwayspt.org/resources/heritage-pyramids/mediterranean-pyramid/overview . Ma cambiare lo stile di vita non implica solo benefici per la salute individuale, noi studiosi e appassionati di decrescita lo sappiamo bene. Ad esempio si potrebbe parlare di riduzione dell’impronta ecologica da parte delle aziende come risposta a un cambiamento di stile alimentare del consumatore. Sarebbe probabilmente meno dispendioso in termini energetici limitare la produzione di cibi raffinati in favore di quelli integrali, o anche auspicare la riconversione delle industrie degli inutili coloranti, derivati molto spesso dal petrolio, per non parlare dei vantaggi sul sistema sanitario nazionale già accennato in precedenza, e così via. Decrescita alimentare significa tutto questo e molto altro, una piccola grande rivoluzione coltivando semplicemente maggiore attenzione per la qualità di vita e di cibo. Ma le nostre istituzioni comprenderanno l’importanza cruciale di questo argomento?
Intanto mi piace sognare che un giorno diventerò troppo intelligente per non scegliere di vivere a contatto con la terra, coltivare il mio orto, sperimentare, insomma imparare il più possibile dalla natura per via diretta. Ecco, indosserò un cappello a larga tesa, chinandomi di tanto in tanto col palmo della mano in terra ad avvertire il caloroso brulicare della vita. Mi sfamerò dei frutti che coltiverò, a dispetto dell’abbondanza di una società che sembra non sfamarsi mai.

CONDIVIDI
Articolo precedenteLe regole del risparmio – Consiglio nr. 11
Articolo successivoDecrescita critica
Mi interesso di filosofia orientale, letteratura, fisica, matematica, chimica, fotografia, arte, musica, scienza dell'alimentazione, tai-chi, zen, pittura ad inchiostro, linux e linguaggi di programmazione. Attualmente sono iscritto a Science alla Open University, e seguo diversi corsi online su piattaforme istituite da università estere. Mi muovo spesso in bici o a piedi, pratico meditazione zen e di tanto in tanto subacquea e vela. Strimpello un pianoforte e adoro le danze caraibiche. Ho pubblicato alcune raccolte di poesie in Creative Commons ed esposto fotografie stampate con tecniche antiche.

Lascia un commento

Inserisci il tuo commento
Inserisci qui il tuo nome

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.