Animal machine

0

Un’economia che spesso è rivolta allo spreco scandaloso (diciamo pure quasi sempre). Lo sfruttamento ha raggiunto sofisticazioni inimmaginabili, ovvero il progresso della tortura. Verrebbe da dire vergognoso il progresso vergognoso il profitto, e tutto per garantire la Crescita smisurata di un economia psicotica. Un esempio? Negli anni settanta alcuni ricercatori francesi espiantarono mammelle di Mucca per mantenerle vive ed attive in laboratorio. Prove scientifiche determinarono che era possibile avere organi viventi privi del corpo Animale. Esperimenti degni del miglior Frankestein, e tutto questo per poter garantire un efficiente produzione di latte senza i costi dell’allevamento intensivo. Specie autoctone completamente devastate nella loro biologia primordiale. Ma non basta! Che dire delle Mucche fistulate?! In breve la fistulazione è una pratica introdotta quasi un secolo fa in cui viene praticato un foro (sì…avete letto bene: un buco) nello stomaco della Mucca al fine di perseguire la ricerca scientifica: osservare i processi digestivi degli Animali vivi. I ricercatori installano (ancora oggi) nell’addome dell’Animale un dispositivo di plastica chiamato cannula, aprendo così una finestra costantemente accessibile. Con ciò osservano la velocità con la quale la Mucca digerisce vari alimenti, e quali sostanze chimiche (processi biologici) il cibo subisce. I ricercatori chiamano questi fori, praticati chirurgicamente, fistole. Il tutto con l’unico scopo di prolungare la vita della Mucca e conseguentemente massimizzare la produzione di latte, il che equivale a maggiori e più duraturi profitti. Macchine viventi fatte di carne ed ossa: Animal machine. Vergognoso il progresso, vergognoso il profitto… senza ombra di dubbio! Eppure ancora oggi c’é chi si permette di affermare ipocritamente che…”sono soltanto Animali”. Solamente Animali da reddito, concepiti-nati-allevati-uccisi con l’unico scopo di incrementare l’economia.

Ma il problema principale non è il perseguimento di un obiettivo, pur inizialmente costruttivo, bensì la distorsione che ha permesso la snaturatezza di questo concetto: “economia”. In principio essa doveva riguardare semplicemente gli affari domestici, infatti se si analizza il vocabolo in chiave greca è proprio questo il significato: “gestione delle attività personali”. Nel tempo, e soprattutto con l’avvento del capitalismo moderno, tutto ciò è stato ribaltato introducendo in più un indice di benessere assolutamente contrario ad ogni etica e salvaguardia. Il dogma del PIL è presente ormai in ogni statistica istituzionale, anzi sono stati di recente introdotti anche alcuni riferimenti alquanto ortodossi quali: PROSTITUZIONE, CONTRABBANDO E NARCOTRAFFICO. Senza considerare che più arsenali e farmaci si fabbricano (non vendono) e più sale il prodotto interno lordo di una nazione. Facendo due conti è facilmente plausibile una riflessione sull’attuale situazione socio-culturale. Ricordiamoci che il paradigma della ricchezza moderna è nato alla fine del Settecento proprio con Adam Smith, ovvero il padre del liberismo economico. Con l’avvento poi del capitalismo questa vera e propria egemonia politica ha preso il sopravvento, espandendosi in tutto il mondo come lo conosciamo oggi. Inutile valutare altre proposte sociali quali per esempio il socialismo (in seguito comunismo) introdotto dal valore del Lavoro come colonna portante della persona e quindi del benessere. Anch’esse infatti hanno perseguito in ogni caso la ricerca del profitto a tutti i costi, ovvero la cosiddetta religione della Crescita. Si è perso quindi ogni riferimento primordiale parte integrante dei bisogni essenziali dell’essere Umano, scambiati quindi con la psicosi del consumismo. Il consumo materiale è stato magicamente frainteso e trasformato in indice di equità, positività, ricchezza, gioia e serenità, salute, prosperità, felicità, equilibrio ecc.ecc… ma realmente e tristemente le cose sono andate diversamente. Due conflitti mondiali nel Novecento hanno generato più di 80 milioni di morti, ogni anno quasi 200 miliardi di Animali vengono trucidati, il pianeta e le specie viventi sono in decadimento, e la morale Umana è alla deriva. Queste non sono previsioni apocalittiche, bensì bollettini giornalieri raccontati dai notiziari più o meno ufficiali. Il progresso della tecnica non coincide con la salvaguardia dell’ambiente, e questo è male. Il progresso morale e civile deve evolversi verso altri parametri più sani ed etici, più risparmiosi e tolleranti, più benefici per la vita terrestre. Non ci sono dubbi a riguardo, anche se le forze che controllano l’assetto geopolitico finanziario hanno ben poco da spartire con consapevolezza e presa di coscienza. Il lavoro da svolgere è lungo e laborioso!

Pillole decrescenti #1

0

IL MITO DELLA TERZIARIZZAZIONE ECOLOGICA

L’ipotesi della cosiddetta ‘curva ambientale di Kuznets’ (dal nome del suo ideatore, Simon Kuznets) distingue due fasi dello sviluppo di una nazione:

– un primo momento in cui la crescita economica si basa prevalentemente sull’industria pesante, contrassegnata da un elevato inquinamento;

– un successivo periodo dove progresso tecnologico, trasformazioni dell’economia e presa di coscienza della cittadinanza riducono gradualmente l’impatto ecologico complessivo.

Superata quindi una soglia critica, inquinamento e crescita economica seguirebbero traiettorie divergenti: contrariamente alle idee della decrescita, per risanare l’ambiente bisognerebbe auspicare un incremento continuo del PIL.

La crescita economica duratura comporterebbe il graduale passaggio da una società industriale a una post-industriale o terziarizzata, dove il settore economico principale non è più l’industria ma quello legato ai servizi, basato in gran parte sugli strumenti ‘smaterializzati’ e pertanto meno impattanti dell’informatica. Come testimonianza di ciò, vengono portati i dati relativi alle emissioni di CO2 di USA e paesi europei, che sono calate dal 1990 a oggi nonostante la crescita del PIL: sarebbero la prova dell’effetto decoupling, ossia della capacità di aumentare la produttività riducendo l’input di energia e materia. Il perfezionamento continuo del decoupling dovrebbe assicurare una crescita economica sempre più in armonia con la natura.

Perché siamo di fronte a un ragionamento fuorviante? Innanzitutto, solo pochi agenti inquinanti hanno seguito realmente una traiettoria simile a quella della curva di Kuznets, i tassi di abbattimento (quando si sono effettivamente verificati) sono stati molto più contenuti. Inoltre, si tende a sottovalutare l’onere di energia e risorse per realizzare gli strumenti alla base della società dell’informazione (computer, rete Internet, ecc.), molto meno ‘smaterialiazzata’ di quanto comunemente si pensi.

Ma è soprattutto la rappresentazione del mondo che ne viene fuori a non reggere alla prova dei fatti: si ragiona come se ciascuna nazione fosse autosufficiente e autarchica. Gli stati che hanno raggiunto la fase della terziarizzazione, invece, alla tradizionale dipendenza da importazioni agricole aggiungono anche quella da prodotti dell’industria manifatturiera, delocalizzata in Cina, India e altri paesi emergenti. Che cosa accadrebbe, ad esempio, se le emissioni di CO2 dei prodotti esportati in Occidente e Giappone fossero conteggiate alle nazioni importatrici?

Fonte: ENEA

Salterebbe fuori che i presunti campioni dell’ecologia sono in realtà i peggiori inquinatori del pianeta.

Il modello della società terziarizzata non è generalizzabile, prevede anzi che un gruppo consistente di nazioni rimanga in uno stato di subalternità per garantire quei prodotti alimentari e industriali che la civiltà ‘più avanzata’ non riesce più a prodursi in quantità sufficiente. Alla prova dei fatti, siamo di fronte a un gigantesco trasferimento di esternalità ecologiche e sociali non giustificabile né sul piano etico né su quello ambientale.

L’avvocato del diavolo e il global warming/DFSN TV

0

Riuscirà l’avvocato del diavolo a confutare l’influenza antropica sul global warming?

Rubbia: quando il genio continua a fare cilecca/DFSN TV

2

Dopo le reazioni scatenate dal video ‘Carlo Rubbia e il clima: quando il genio fa cilecca’, un approfondimento delle fonti sulle discutibili affermazioni del premio Nobel sul global warming, scoprendo anche alcune dubbie tesi in materia energetica.

Canapa free

0

Dal settore agricolo alla bioedizia, dal tessile all’alimentare, fino all’uso terapeutico…la canapa si impone come pianta del futuro, tramite realtà imprenditoriali abili e responsabili nel creare nuovi posti di lavoro, nuove opportunità di benessere, nuovi orizzonti di scambi culturali…ovviamente in un ottica di produzione e vendita non speculativa. Ma non è facile, e non è sicuro che ciò avvenga concretamente e in breve tempo. In passato la canapa è stata bistrattata, screditata e poi esclusa da un consumo etico e responsabile. Le grandi aziende corporative hanno impiantato una massiccia campagna denigratoria, trasformando un bene comune in una minaccia per la salute ed il commercio. Proprio perchè l’avvento delle plastiche e della chimica farmaceutica doveva rappresentare il nuovo secolo consumista, la nuova rivoluzione industriale a cui i grandi capitalisti si stavano aggrappando viscidamente per dare sfogo alle loro bramosità di fama e potere. La disinformazione è stata enorme, con condanne pregiudiziali che hanno favorito preconcetti errati e fuorvianti.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La canapa utile (Cannabis sativa) è una specie del genere cannabis ed è coltivabile soprattutto per uso tessile, ma anche edile, o per la produzione di carta, e addirittura per la farmacognosia. In essa sono presenti alcune sostanze stupefacenti in percentuali variabili a seconda della varietà. Prima dell’avvento del proibizionismo essa era molto diffusa nel mondo come importante ed essenziale materia prima, essendo una delle piante più produttive in massa delle zone temperate del pianeta. Ma nonostante la sua origine “calda” può sopportare i climi più diversi e pertanto facilmente coltivabile nelle più svariate zone terrestri, con opportuni accorgimenti e metodologie appropriate.
Oggi la legalità della cannabis varia da paese a paese, negli Stati Uniti per esempio è stata vietata nel 1937 con l’emanazione del “Marijuana Tax Act” a firma del presidente Franklin Delano Roosevelt. Fraintesa dunque come anticamera di un processo dipendente da sostanze stupefacenti la canapa è stata per decenni censurata e ghettizzata a sostanza illegale, senza che fosse permessa una produzione lecita e pertanto ricca di vantaggi. Apparentemente sempre più persone sembrano risvegliarsi da questo torpore esistenziale e, con enormi difficoltà di apprendimento e condivisione, stentano a creare una piena consapevolezza sui benefici estesi di questa ottima risorsa naturale. Le conoscenze, gli studi e gli sviluppi di questa antica e preziosa pianta potrebbero apportare numerosi benefici per tutta la collettività…se solo i poteri forti dell’industria e della finanza potessero crollare a poco a poco dentro una cupa nube di autodistruzione.

Il cibo, gli oggetti, gli usi e le attitudini di questa società capitalista (definita erroneamente moderna) sono strettamente correlati allo sfruttamento Animale. Gli additivi d’origine Animale sono abbondantemente presente in ogni fase della produzione alimentare, negli alimenti più impensabili. Lana e seta ed ogni pellame costituiscono la moda rappresentativa di uno status sociale senza eguali nella storia, e le ripercussioni sono inimmaginabili. Basti pensare ad alcune zone industriali della Cina dove esistono veri e propri lager di detenzione in cui Cani, Volpi ed ogni genere di sventurata creatura viene uccisa selvaggiamente per ricavarne tessuto o pelle d’ornamento. E che dire del traffico d’avorio (recentemente solo in parte vietato) generatore nei decenni passati di vere e proprie spedizioni di morte, con l’uccisione di migliaia di Elefanti e Rinoceronti. Lo sfruttamento Animale ha generato in un solo secolo un miriade di vittime Animali che non eguali nella storia di questo pianeta. C’è chi afferma ipocritamente che l’essere Umano si sia sempre nutrito di loro, si sia sempre coperto di loro, abbia sempre utilizzato le loro qualità naturali per i più svariati metodi di cura e terapia. Ma quello che spesso non viene analizzato è la metodologia feroce ed indiscriminata che è stata perpetrata in così breve tempo. Le seguenti specie viventi sono in via d’estinzione: Elefanti, Tigri, Oranghi, Lupi, Balenottere azzurre, Zebre, Tapiri, Cercopitechi, Furetti piedi neri, Gibboni, Licaoni, Fagiani, Giraffe, Babbuini, Bisonti, Delfini, Ghepardi, Mandrilli, Leoni, Panda, Pipistrelli, Squali, Aquile delle Filippine, Condor della California, Pinguini, Cormorani, Albatri, Tartarughe, Coccodrilli, Storioni, Aragoste, Gamberi…ecc.ecc.ecc. in una lunga lista che si aggiorna in tempi brevissimi. E questo non per cause naturali, non per calamità o epidemie, non per qualche ragionevole dubbio che potrebbe far pensare ad una modificazione del ciclo vitale di questi esseri viventi. No! L’unica ragione è lo sterminio in atto generato volontariamente dall’essere Umano a causa dei suoi ipocriti scopi, e anche indirettamente per alcune manovre estreme che hanno generato uno stravolgimento precoce negli habitat naturali di queste creature. In sostanza è sempre colpa dell’Umano. Orma è diventata una macabra certezza, quasi una prassi scontata e a tratti psicotica. Basti pensare alla produzione da olio di palma, la cui deforestazione ha messo in pericolo di vita migliaia di Oranghi. Basti pensare alla mattanza che avviene puntualmente ogni anno a danno di Delfini e Balene. Basti pensare alla pesca indiscriminata che sta svuotando mari ed oceani. Basti pensare ad ogni Animale d’allevamento che viene concepito, nutrito ed ucciso solo per il breve tempo necessario a “maturare” la carne.

Una Mucca in libertà potrebbe vivere per ben 20/25 anni, senza costrizioni di sorta, senza per forza di cose essere ingravidata artificialmente per generare un Vitello…che neanche potrà coccolare tra i sui istinti materni. Senza essere sfruttata per 4 o 5 anni tramite l’utilizzo di vere e proprie pompe idrauliche, per essere spedita poi (ormai esausta) al macello. Gli esempi rappresentativi di tale scempio sono infiniti, e degni di ogni infausta automazione. Non è difficile immaginare come tale genocidio sia il risultato macabro di moderne tecniche di macellazione che sono state concepite solo per il gusto bramoso di ottenere profitto. L’epoca della mercificazione è una triste realtà, ed ogni consumatore che si rispetti è complice e colpevole in tutte le variabili possibili.
Per sopperire a questo genocidio esiste un mondo parallelo in cui alcune persone responsabili stanno cercando di agire al meglio per preservare le specie viventi ed ogni ambiente circostante. Esistono figure professionali sempre più indirizzate alla preservazione della vita terrestre, in ogni sua forma. Esistono nuovi approcci al consumo che risparmiano, tutelano e conservano le risorse naturali. Esistono metodologie all’avanguardia nell’etica e nella consapevolezza che aiutano sempre più persone a guardare verso un futuro più libero e pacifico. Ma nonostante tutto questo non è facile e non è detto che sia plausibile una rivoluzione nei tempi e nei modi soddisfacenti. Non è certo che si applichi una rinascita culturale e sociale. Nessuna possiede la soluzione in tasca, ma certamente restare a guardare senza poter fare nulla di concreto è purtroppo una colpa anch’essa. Bisogna rivalutare ogni abitudine quotidiana per far sì che le prossime generazioni possano almeno in parte godere di un autentico stravolgimento dei propri bisogni.
Foto di Nir Vana e Roger Olmos, altre da Wikipedia

 

 

 

 

Ivan Illich, espertocrazia, vaccini

0

Pochi come Ivan Illich hanno strenuamente difeso l’autonomia esistenziale dell’individuo dall’eccessiva invadenza degli esperti. Non era mosso solamente da motivazioni di carattere morale: aveva infatti osservato che gli sforzi per migliorare i parametri ritenuti indicatori di benessere sociale (istruzione, salute, produttività, ecc) oltrepassata una certa soglia subiscono un ritorno decrescente (chiamato da Illich controproduttività), creando effetti collaterali imprevisti o ribaltando addirittura le finalità per cui l’istituzione o lo strumento erano stati originariamente concepiti.

Nemesi medica è il libro in cui ha sottoposto la medicina alla sua spietata analisi critica.

Cosa ha fatto in quest’opera? Ha meticolosamente sviscerato il sistema sanitario dell’era industriale (un susseguirsi di grandi successi e clamorosi flop), decostruendo il concetto di ‘salute perfetta’ e la medicalizzazione della vita intesa come eterna malattia, enfatizzando il ruolo della prevenzione al fine di contenere il sovraconsumo di farmaci e l’eccessivo ricorso alla chirurgia, battendosi per una medicina dove il cittadino si riappropriasse il più possibile delle competenze di base riducendo la dipendenza dai medici.

Cosa NON ha fatto invece? Privo di una formazione specialistica nel settore, non si è messo a disquisire sull’efficacia e/o la nocività di un determinato farmaco. Non è andato a scovare il ricercatore ‘eretico’ il cui unico merito è di esporre tesi contrarie alla ‘verità ufficiale’. Non ha derubricato qualsiasi opinione diversa dalla sua a ‘complotto della lobby del farmaco’, benché consapevole degli enormi interessi in gioco. Soprattutto, cosciente di trattare questioni estremamente complesse e delicate, ha pensato che fosse necessario esprimerle e documentarle con qualche centinaia di pagine evitando semplificazioni e sloganismi.

Sorge spontaneo confrontare l’approccio di Illich con le roventi polemiche nei confronti del decreto legge che estende l’obbligo vaccinale sanzionandone l’evasione.* Fino agli anni Ottanta, le proteste riguardo alle vaccinazioni erano contenute poiché la fiducia nelle istituzioni era molto maggiore, oggi il quadro è completamente diverso: la sfiducia è totale (forse esagerata ma per nulla infondata), qualsiasi imposizione dall’alto viene aspramente contestata, in quanto ritenuta estranea alla tutela del bene comune ma compiuta solo per favorire interessi di parte. La reazione del governo alle contestazioni è stata quella di qualsiasi potere precario che veda minacciata la sua legittimità, ossia adottare il pugno di ferro: dodici vaccinazioni obbligatorie (con sanzioni pecuniarie per i genitori, limitazione del diritto all’istruzione per i bambini no vax ed eventuale sottrazione della patria potestà) e radiazione dall’albo per tutti i medici che abbiano esplicitamente consigliato di non sottoporsi al trattamento. Diceva Hannah Arendt: potere e violenza si trovano su due estremi opposti (più è consolidato il potere, meno ha bisogno di ricorrere alle maniere forti), un’istituzione mostra la faccia feroce se sente traballare le sue fondamenta…

Ripensando all’insegnamento di Ivan Illich, in quali modi il non esperto può dare un contributo concreto in una discussione dove hanno un peso considerevole anche tematiche richiedenti conoscenze specialistiche? Innanzitutto non facendo passi più lunghi della gamba bensì separando le varie questioni correlate, invece di mischiarle in un unico calderone (come avviene nelle polemiche consuete), in particolare:

  • efficacia/nocività vaccini: nel merito (cioé per quanto concerne le proprietà fisico-chimiche e i relativi effetti sull’organismo) può esprimersi solamente la ristretta minoranza capace di comprendere la materia e dotata degli strumenti adeguati. Per quanto concerne gli studi che dimostrerebbero tesi diverse da quelle ‘ufficiali’, essi vanno sottoposti al metodo di validazione riconosciuto dalla comunità scientifica, altrimenti qualsiasi opinione viene elevata al rango di ‘scienza’. Sostenere che i ricercatori del settore ‘sono divisi’ sui vaccini è assolutamente falso (allo stesso modo in cui è menzognera la presunta spaccatura dei climatologi riguardo all’influenza antropica nel riscaldamento globale), un’argomentazione non diventa attendibile per il semplice fatto di essere nettamente minoritaria rispetto alla visione ‘dominante’ e quindi ‘prezzolata’ per definizione;
  • rischi riconosciuti: l’attuale informativa sui vaccini redatta dal ministero della salute ammette l’eventualità di effetti collaterali legati alla somministrazione, in particolare shock anafilattico e possibilità di contrarre la malattia da debellare. Il dibattito pubblico dovrebbe vertere su questo rapporto rischio/beneficio e non su leggende metropolitane mai dimostrate o ampiamente smentite;
  •  imposizione dell’obbligo: il provvedimento della ministra Lorenzin è di natura chiaramente fascistoide perché, con buona pace di Roberto Burioni, la scienza non sarà democratica ma la politica dovrebbe esserlo, pertanto è imprescindibile un controllo sociale sulla tecnica, specialmente se assume la forma di una sostanza iniettata in vena. Fidarsi è bene ma capire le ragioni per le quali bisognerebbe fidarsi è decisamente meglio;
  • azione lobbystica di Big Pharma: dai rispettivi blog ospitati sul Fatto Quotidiano on line, Diego Fusaro e Andrea Strozzi insinuano che l’accanimento della ministra Lorenzin sia da ricondurre a un protocollo sottoscritto a livello internazionale dal nostro governo nel 2014. Si legge sul sito dell’Agenzia Italiana del Farmaco: ‘L’Italia guiderà nei prossimi cinque anni [2014-2019] le strategie e le campagne vaccinali nel mondo. È quanto deciso al Global health security agenda (Ghsa) che si è svolto il 19 maggio scorso alla Casa Bianca. Il nostro Paese, rappresentato dal ministro della Salute Beatrice Lorenzin, accompagnata dal Presidente dell’Agenzia italiana del Farmaco (Aifa) prof. Sergio Pecorelli, ha ricevuto l’incarico dal Summit di 40 Paesi cui è intervenuto anche l’ex presidente USA Barack Obama’”. Ovviamente il problema della potenza lobbystica delle imprese multinazionali è concreto, anche se rappresenta l’argomento perfetto per screditare qualsiasi opinione avversa semplicemente insinuando che “tal tizio è ingrassato dalla tal impresa quindi difende tal opinione”; del resto, quando Fusaro e Strozzi ricordano lo scandalo del 1991 (ministro della sanità Francesco De Lorenzo), relativo al vaccino dell’epatite B, riportano un fatto vero, a cui purtroppo ne sono succeduti altri poco onorevoli per il SSN. Quando e quanto ci si può fidare allora? I soldi sono capaci di comprare tutto e tutti oltrepassando ogni argine che dovrebbe essere posto dagli organismi di controllo? Per non scadere nella paranoia più totale, può essere utile fare un paragone con quanto avviene in altri settori, ad esempio l’agricoltura. Anche in quel caso il giro di affari è multimiliardario e le corporation spopolano, ma non senza incontrare resistenze: lo IARC, agenzia intergovernativa dell’OMS per la lotta al cancro, da tempo solleva pubblicamente dubbi sulla cancerosità del glifosato; le ricerche accademiche (quindi ‘ufficiali’) sui danni causati dall’agricoltura industriale sono numerosissime; la stessa UE, nonostante una pressione lobbystica esorbitante e numerosi tentennamenti, finora ha tenuto duro sull’introduzione degli OGM. Ma anche rimanendo in campo farmacologico si ritrovano alcuni esempi illuminanti: nel 2001 la Bayer ha ritirato dal commercio di sua iniziativa il Lipobay (un farmaco di nicchia rispetto ai vaccini) prima che fossero avanzate perplessità sugli effetti collaterali; multinazionali e filantropia non sono parenti ma il grande business, quando paventa cause legali miliardarie e pubblicità negativa capace di ledere per sempre il nome dell’azienda, drizza bene le antenne;
  • influenza dell’etica della professione medica: Illich, contrariamente a quanto va di moda oggi, imputava l’eccessiva medicalizzazione della società alla forma mentis dei medici più che all’influenza delle multinazionali. Non è da escludere che un medico, per pura deformazione professionale, sacrifichi sull’altare della salute altri valori non meno importanti per un’esistenza piena e dignitosa nonché fondamentali per una prassi politica realmente democratica. E’ altresì possibile che, di fronte al dilagare di accuse irrazionali, la categoria si chiuda a riccio rispedendo al mittente anche osservazioni fondate che meriterebbero più attenzione;
  • esigenze comunitarie: “non toccherete mio figlio/a!” è l’urlo rabbioso che risuona per tutto il Web. I ‘nostri figli’ non sono però proprietà private a nostra completa disposizione e nessuno vive in una repubblica personale. Per evitare le prese di posizione autoritarie occorre saper ragionare come una comunità comprendendo che i propri diritti inalienabili di genitore devono conciliarsi con gli altrettanto inderogabili doveri derivanti dall’appartenere a una cittadinanza, specialmente quando c’è di mezzo la salute collettiva. No a derive illiberali ma nemmeno a insensate rivendicazioni individualiste.

Insomma, avremmo davvero tanto bisogno di un’analisi della situazione in stile Ivan Illich, ma per fortuna c’è qualcuno di competente che si è preso la briga di farlo. Rete sostenibilità e salute ha redatto un documento sull’argomento che, superando le divisioni ideologiche, cerca di coniugare ragionevolezza scientifica e gestione democratica della salute. Lo consiglio a chi fosse realmente interessato a proposte costruttive; chi desiderasse invece lanciare anatemi, erigere barricate o invita a ‘scatenare l’inferno’ troverà in Rete abbondante pane per i suoi denti.

PS: premesso che non devono esistere né guru né auctoritas, forse molti saranno interessati a conoscere che cosa pensasse realmente Illich delle vaccinazioni. Scrive in Nemesi Medica: “L’immunizzazione ha praticamente sgominato la poliomielite paralitica, malattia dei Paesi ricchi, e i vaccini hanno certamente contribuito al regresso della pertosse e del morbillo, sembrando così confermare la credenza popolare nel ‘progresso medico’. Ma, per la maggioranza delle altre malattie infettive, la medicina non può esibire risultati paragonabili”. Proprio qui sta la grandezza dell’analisi critica di Illich: invece di ostentare diffidenza e ipotizzare complotti, esamina i dati ‘ufficiali’ alla ricerca di una chiave di lettura capace di smentire le narrazioni stereotipate del mainstream sfruttando la documentazione fornita dal mainstream stesso, rafforzando così la validità delle proprie argomentazioni.

*L’obbligo vaccinale per quanto concerne antidifterica, antipoliomelitica, antitetanica e antiepatitevirale B non è mai stato abolito in Italia, ma prima del DDL Lorenzin non erano di fatto previste sanzioni legali in caso di inosservanza.

 

Fast food generation

0

Da dove prendi le proteine? Questa è la classica domanda che spesso ci sentiamo dire. In realtà il mito delle proteine cosiddette “nobili” è un invenzione dell’industria zootecnica e di qualche medico nutrizionista scarsamente informato e poco preparato in materia di corretta alimentazione. Basta studiare un po’ e rendersi conto che ogni cibo d’origine vegetale, nelle giuste dosi e quantità, è completo di tutte le sostanze nutritive (proteine comprese) utili ad un buono stato di salute. Ma in una società moderna prettamente carnivora, costituita dal predominio dei fast food, non è difficile credere come questa falsa teoria sia stata ben inserita nelle abitudini quotidiane dei consumatori. Per decenni gli industriali della carne hanno mentito ed avvelenato spudoratamente milioni di persone, devastato l’ambiente, ucciso centinaia di miliardi di Mucche, Maiali, Galline, Cavalli ed ogni specie commestibile! E tutto questo solamente per la ricerca di un profitto opportunista. Il libero mercato capitalista ha indotto i sognatori del successo a creare dei luoghi di martirio adatti esclusivamente alle torture legalizzate. La vecchia e tanto amata fattoria degli Animali (decantata positivamente nei racconti d’oltralpe) ha lasciato spazio ad immensi territori recintati, ad enormi capannoni climatizzati, a laboratori estremamente angustia strumenti e macchinari altamente sofisticati proprio perchè degni del miglior racconto horror. La mercificazione delle vite Animali ha raggiunto l’apice massimo tramite l’industrializzazione della carne. Oggi i mattatoi costituiscono l’invenzione più infernale e terrificante mai concepita dall’essere Umano! Ogni pratica d’efferatezza passata, quale terribile essa sia, non potrà mai arrivare a tanta crudeltà e ferocia! Non esiste in natura un paragone simile cui poter accomunare una pratica di uguale uccisione! I congegni e i dispositivi adottati dagli addetti alla macellazione sono il risultato di anni di studio e sperimentazione. Essi sono utili a determinare la massima resa con il minimo sforzo, ovvero il massimo profitto con il minimo investimento. Sono queste le rigide regole del capitalismo moderno, regole che hanno permesso all’industria dei fast food di inserire nei loro preparati alimentari il 15% di scarti di macellazione altamente inquinati da feci ed urine, porzioni di organi soggetti a sterilizzazione forzata tramite idrossido d’ammonio…una sostanza chimica letale per la salute Umana! Esistono indagini e condanne penali a danno di grossi brand alimentari che per anni hanno ingannato i consumatori e deturpato ogni ragionevole considerazione in materia alimentare.

Eppure nonostante tutto questo scempio si continua a diffondere una squilibrata concezione del cibo, proveniente solo ed esclusivamente da tecniche industriali contrarie ad ogni etica e salvaguardia. Se riflettiamo poi sulle orrende pratiche ereditate proprio dagli inventori del cibo spazzatura, viene facile concepire come sia plausibile un rifiuto totale da tutto ciò che rappresenta la produzione di carne e derivati. L’accanimento con cui gli strateghi del marketing inducono i consumatori a prediligere i loro prodotti… è a dir poco terribile. La dipendenza associata a questi spot geniali costituisce il successo dei fast food, e di ogni relativo indotto. La bibita zuccherata più famosa al mondo è, per esempio, un alleato solido delle grandi catene dai tratti allegorici.

I gadgets invitanti, l’ambiente (simil) confortevole, il personale (all’apparenza) accomodante, ed ogni strategia mirata alla fidelizzazione dei clienti…fanno il resto! Tutto ciò avviene nelle abitudini di ogni famiglia presumibilmente perbene. Le prime vittime sono proprio i destinatari finali di queste squallide ed ipocrite politiche commerciali: i bambini! I bambini che assumono quotidianamente concentrazioni di sostanze tossiche, prediligono un cibo malsano, rifiutano l’etica verso la nutrizione, e spesso non sanno neanche da dove proviene il cibo che mangiano. L’empatia e il rispetto verso gli Animali lascia il posto a banalità pregiudiziali, come per esempio che gli stessi siano nati per essere uccisi e sfruttati a proprio piacimento…ovvero la mera soddisfazione di un appagamento personale prettamente egoista. Ecco perchè i principali luoghi d’intrattenimento quali zoo e circhi hanno come scopo principale l’ottenimento di una distorta consapevolezza della vita Animale, una sorta di isola felice, un esistenza priva di libertà proprio perchè soggiogata da concezioni di dominio. La classica gabbietta o boccia o cuccia per gli Animali “da cortile o appartamento” costituisce il macabro simbolo di questa società totalmente contraddittoria e piena di dissonanze cognitive difficili da estirpare, proprio perchè facenti parte di abitudini assai comuni e radicate negli usi sociali.

La decrescita non è un taxi

0

“Uso i partiti allo stesso modo di come uso i taxi: salgo, pago la corsa, scendo” (Enrico Mattei)

Pochi sono riusciti a compiere lo sforzo di Giulietto Chiesa il quale, dopo una vita trascorsa all’interno del PCI sviluppando una formazione culturale prettamente marxista – con successive effimere esperienze politiche non particolarmente fruttuose con il centro-sinistra – ha avuto la capacità, a più di sessant’anni, di attuare quello che sarebbe il vero compito dell’intellettuale: mettere da parte le ideologie per capire quali dinamiche, sociali ed ecologiche, caratterizzano il mondo in cui viviamo. Proprio quando avrebbe potuto legittimamente dire ‘la mia parte l’ho fatta’, godendosi l’ultima parte della sua esistenza nella gioia familiare con l’agio garantitogli da pensioni e vitalizi vari, ha preferito invece tornare a studiare rimettendosi in discussione; ha fondato la testata on line Megachip e il movimento Alternativa Politica, proseguendo una militanza non esente da brutte sorprese, come testimonia l’arresto con successivo procedimento di espulsione subito nel 2014 in Estonia, una di quelle ‘giovani democrazie’ dell’Europa orientale dove sei ‘libero’ di pensarla come il governante di turno (meritandosi eppure un posto nella UE!). Come si può non ammirare chi è disposto a correre simili rischi, per giunta alla veneranda età di 74 anni?

Curiosità e desiderio di sapere lo hanno portato a interessarsi alle tematiche dei limiti dello sviluppo e della transizione (in particolare attraverso un attento studio dell’opera del Club di Roma), elevando la decrescita a punto irrinunciabile per qualsiasi serio progetto politico. Riporto alcuni estratti dell’ottimo articolo Fine corsa pubblicato nel 2008 su Megachip:

Alcune note utili, forse, per affrontare il problema della transizione a un’altra società, che sia compatibile con la sopravvivenza del genere umano… La prima considerazione-constatazione è che l’umanità ha già raggiunto, da oltre 25 anni, la situazione di “insostenibilità”… Dal 1980 in avanti, circa, i popoli della Terra hanno utilizzato le risorse del pianeta, ogni anno, più di quanto esse siano in condizioni di rigenerarsi…. Cosa occorrerebbe fare, da subito?… Sviluppare a ritmi forzati la ricerca scientifica e tecnologica in direzione del risparmio energetico, della riduzione dell’aumento demografico del mondo povero, dell’aumento del consumo alimentare dei poveri e della crescita delle loro condizioni di vita (perché questo riduce la natalità), dell’aumento della produzione di energie alternative, della riduzione dell’inquinamento ambientale e degli scarti: in poche parole andare verso la riduzione dell’impronta umana sull’ecosistema, sulla biosfera… Non abbiamo altri trent’anni a disposizione. Il sistema economico-sociale in cui viviamo non reggerà, senza grandi cataclismi (sociali, politici, militari) entro questo lasso di tempo…  Non stiamo discutendo dell’eventualità che qualcuno, da qualche parte, decida di ridurre la crescita. La crescita, nei termini in cui è avvenuta nel corso dell’ultimo secolo, sarà fermata non da decisioni umane ma dagli eventi che derivano dalla natura dell’ecosfera, cioè dalle leggi della fisica e della chimica.

Sembra davvero impensabile che questo Giulietto Chiesa – capace di un’analisi tanto impietosa quanto profonda – sia lo stesso che qualche giorno fa su Sputnik Italia si è cimentato in una sorta di spot promozionale del progetto cinese della ‘Nuova via della seta‘. Ecco alcuni stralci che rendono perfettamente l’idea:

La Cina lancia la sua “globalizzazione” con un’accoppiata quasi poetica e densa di significati: “yi dai yi lu”, cioè un nastro che è una strada, ovvero una strada che sarà una cintura.
Unirà tre continenti: Asia, Europa e Africa. Ma, a quanto pare, sono invitati a pertecipare anche i paesi dell’America Latina. Sarà (comincia già ad esserlo) una gigantesca operazione per far muovere verso l’Europa la strapotenza produttiva di beni che la Cina continua ad essere, nonostante il suo rallentamento degli ultimi tre anni. Lo dicono le cifre che Xi Jinping ha snocciolato di fronte agli occhi dei leader di 64 paesi, in rappresentanza di oltre quattro miliardi di individui, più della metà del genere umano. Quasi nove miliardi di dollari stanziati proprio da Pechino a sostegno di una sviluppo degl’investimenti su un percorso di diverse decine di migliaia di chilometri.

Un treno merci ha già attraversato in una ventina di giorni l’immenso spazio che domani collegherà stabilmente Londra e Pechino, attraversando tutta l’Asia Centrale, la Russia e una bella porzione d’Europa, dimezzando il tempo di trasporto via mare di una quarantina di container. E si tenga conto che le infrastrutture sono ancora al punto di partenza. Figuriamoci cosa accdrà nei prossimi anni in termini di accelerazione della movimentazione delle merci.

Putin sostiene il progetto economico della Cina per il continente eurasiatico
Ma tutti capiscono che siamo di fronte a un progetto globale che rivoluzionerà non solo i traffici commerciali, ma modificherà tutti gli equilibri planetari. È già stato notato che Xi Jinping era andato a Davos facendosi alfiere della globalizzazione. Ma quella cinese è altra cosa rispetto alla globalizzazione “americana”. Pechino non pone condizioni politiche. Al contrario offre investimenti a destra e a manca… Vuole vendere e comprare e aprire vie di traffico non solo alle proprie merci, ma anche a quelle di tutti i partner. Ciascuno dei quali ricaverà vantaggi duraturi in termini di infrastrutture e, a breve temine, di diritti di transito. È l’avvio di un processo davvero senza precedenti per dimensioni, rispetto al quale il parallelo con il Piano Marshall — con cui i capitali americani ricostruirono l’Europa Occidentale distrutta, ma anche si assicurarono il dominio politico su di essa — appare del tutto inadeguato. [1]

Dov’è finito l’uomo che un tempo lanciava strali contro i molto più modesti (in confronto) piani di sviluppo di Sergio Marchionne [2] e che nel libro Invece della catastrofe rimproverava persino i seguaci di Latouche e Pallante di eccessivo ottimismo, ammonendoli che la decrescita non sarebbe stata felice? Per rispondere, mi permetto una breve digressione personale.

Nel 2012 ero oramai un convinto sostenitore della decrescita e desideravo iscrivermi a un’associazione che ne facesse un valore fondante; un passo molto arduo per un cane sciolto un po’ anarchico come il sottoscritto, sempre a disagio nel seguire linee condivise. La ragione principale che mi spinse allora a preferire Alternativa Politica ad altre formazioni (specialmente MDF) risiedeva nel fatto che la prospettiva del movimento di Chiesa oltrepassava la sfera strettamente personale e comunitaria, proponendo invece un’analisi approfondita della società globale; per dirla in breve, mi pareva l’unica realtà seriamente interessata alla politica internazionale.

Questo potenziale punto di forza si è gradualmente trasformato in una gigantesca trappola quando le ragioni della biosfera sono state gradualmente soverchiate dalla speculazione geopolitica. Nel 2008, globalizzazione era sinonimo di ‘Washington Consensus’ e imperialismo a stelle strisce; allora Alternativa caldeggiava un riavvicinamento Russia-Europa in quanto una polarizzazione Russia-Cina vs USA-Europa era considerata il preludio della tragedia. Oggi invece, dopo otto anni di crisi globale e la successiva deriva nazional-protezionista (almeno a parole) dell’amministrazione Trump, i cinesi sono assurti a paladini del commercio internazionale (vedi l’ultimo vertice di Davos dominato dalla figura di Xi Jinping) mentre Megachip e Alternativa sono andati ben oltre il compito di sbugiardare la propaganda occidentale anti-russa e ristabilire un minimo di verità: hanno infatti sposato anima e corpo la causa politica di Vladimir Putin e hanno aderito alla narrazione del ‘secolo cinese’. Poco importa se ciò significa sostenere a spada tratta una nazione turbocapitalista (la Russia), paradiso degli idrocarburi dove la sensibilità ecologica è ridotta, per usare un eufemismo, ai minimi termini [3]; poco importa se ciò significa flirtare con un personaggio quale Donald Trump, fiero negazionista climatico e irriducibile avversario di qualunque legislazione ambientale; e poco importa se ciò significa l’esaltazione acritica di programmi dall’impatto faraonico e sprezzanti della termodinamica come la tanto decantata Nuova via della seta. [4]

La decrescita non è certo una religione ma neppure un taxi o un’arma da brandire contro determinati avversari per poi riporla comodamente, proseguendo con le logiche del business as usual oppure ripescando un keynesismo oramai ampiamente fuori tempo massimo. La sostenibilità non cambia a seconda delle bandiere e le leggi della biosfera non si piegano alle nostre simpatie politiche. Pur avendo da tempo lasciato Alternativa, non ho smesso di rispettare e stimare Giulietto Chiesa, malgrado le divergenze di opinione sempre più evidenti; anzi, se ho deciso di criticare lui è proprio perché non ho dubbio alcuno sulla sua buona fede, a differenza di altri machiavellici personaggi della vasta galassia ‘anti-sistema’ che mostrano tendenze analoghe. Spero ancora fiducioso che il cantore delle meravigliose sorti progressive russo-cinesi lasci nuovamente spazio a quell’intellettuale realmente scomodo la cui profondità di analisi e saggezza rimane un prezioso insegnamento per tutti, specialmente per le nuove generazioni.

 

[1] Il 19 maggio Pierluigi Fagan su Megachip è tornato sull’argomento con un articolo più approfondito e per certi versi ancora più celebrativo riguardo al progetto cinese. Si legge ad esempio: “Più che un piano di logica ingegneristica quindi è un piano di logica agricola: si semina, si cura, si vede che ne vien fuori, poi si taglia, si corregge etc. Abbiamo quindi a che fare con un progetto aperto, flessibile, ridondante la cui arborizzazione dovrà per certi versi seguire una logica di bio-geografia cooperativa per prendere l’esatta forma di ciò che dovrà strutturare”. Una ‘arborizzazione’ basata su di una gigantesca colata di cemento! Un capolavoro dialettico in perfetto stile orwelliano, dove la distruzione ambientale si trasforma in ecologia. Come se non bastasse, Fagan accetta le proiezioni economiche della Banca Mondiale, secondo cui nel 2050 il PIL mondiale sarà aumentato del 130% rispetto al 2016, ribadendo ulteriormente l’abbandono dell’analisi critica legata ai limiti dello sviluppo. E’ particolarmente significativo che l’articolo in questione compaia alla sezione ‘Kill Pil’ del sito, quella cioé che dovrebbe essere dedicata alla decrescita.

[2] Da un’intervista rilasciata nel 2010: “Bisogna costruire una forza politica nuova, che sia capace di raccontare il mondo non come ce lo racconta il mainstream mediatico – che in Italia è particolarmente scemo (ma il discorso vale in generale per tutto il mondo) -, che narra la favola dell’uva, un mondo che non esiste, come quello di Marchionne che sostiene che possiamo produrre altri 6 milioni di  automobili Fiat e 36 nuovi modelli. Questa è la follia totale. Questa è la scimmia al comando. Perché non si potranno produrre 6 milioni di automobili. Capisco benissimo il problema dell’occupazione, ma non si risolve portando il pianeta alla rovina”.

[3] Meglio fornire alcune delucidazioni per non rischiare l’accusa di russofobia: in Russia, stando ai dati più aggiornati della IEA, fotovoltaico ed eolico ammontano a un misero 0,02% della produzione elettrica; Rosatom, impresa statale del settore nucleare, sta investendo massicciamente sull’energia atomica (nel 2010 Chiesa è stato coautore con Luigi Sertorio e Guido Cosenza del libro La menzogna nucleare che, come si intuisce dal titolo, rappresenta un forte atto di accusa contro tale fonte energetica); a conferma della volontà di insistere nello sfruttamento massiccio degli idrocarburi, Gazprom sta studiando di estrarre olio di scisto dal fondo del mare della Siberia.

[4] Megachip ha seguito un’evoluzione identica: le tematiche ambientali sono quasi completamente sparite.

Immagine in evidenza: Giano bifronte (fonte Wikipedia, con rielaborazione personale)

Chiusura della governance dei rifiuti organici

0

La bilancia dei vizi e delle virtù

Per le multe inflitte al nostro Paese dalla Corte di Giustizia dell’UE, quasi tutte per motivi ambientali, abbiamo pagato 329.22 milioni di €.
Ma il futuro si profila più nero, perché se ora stiamo pagando (e continueremo a pagare perché non ancora saniamo) principalmente per le discariche e lo spreco di acqua, è aperta la procedura d’infrazione per lo smog: una super-multa.

Basterebbe un’Itexit per risparmiarci questi soldi?  No, perché verrebbe a mancare anche l’autorità che ci impedisce di peggiorare. Sì, perché gli errori ambientali si pagano comunque: il consumo di suolo costa agli italiani più di 800 milioni all’anno.

Come, viceversa, il primo rapporto sul capitale naturale d’Italia stima che i servizi ecosistemici ci elargiscono ogni anno 338 miliardi di euro, sempre più compromessi da molteplici fattori di pressione antropica.
La natura è generosa: se la trattiamo bene abbiamo tutto da guadagnare. Riciclando da 350.000 a 500.000 tonnellate di materiali, l’economia del riuso in Italia vale 3 miliardi di euro l’anno.
L’economia circolare può essere la salvezza per una confederazione di Stati, come l’UE, a corto di materie prime. La scala di Lansink, nella sua disarmante semplicità, è diventata un faro per orientare le scelte di popolazioni e governi.
Ma oltre 160 milioni di tonnellate di rifiuti ancora sfuggono al riciclaggio. E nel riciclaggio resta sempre il rosso della spesa per smaltire l’organico.
Eppure proprio dall’organico si possono ricavare una serie di bioprodotti e anche contribuire a risolvere grandi problemi come il riscaldamento climatico, la desertificazione, il consumo, il depauparamento e l’inquinamento del suolo.

La necessità di una scala

Dovunque si arriva a chiudere il ciclo dei rifiuti infuriano proteste e polemiche. Sempre le stesse: compostaggio o digestione anaerobica, pubblico o privato, quantità trattate che eccedono il fabbisogno locale, i partiti all’opposizione attenti a cavalcare l’inevitabile malcontento, affinché la realizzazione dell’impianto risulti una sconfitta e non una vittoria della maggioranza.

Se ci fosse un punto di riferimento preciso si taglierebbero fuori polemiche e strumentalizzazioni. Quanto varrebbe, in vile denaro, implementare una scala (semplice) per la governance dei rifiuti organici?
Lo schema che segue vuole essere uno spunto di dibattito.

Partendo dai prodotti finali degli impianti di riciclaggio ho valutato i seguenti obbiettivi:
1° obbiettivo: bilancio carbonico (quanto carbonio immetti nell’aria (-) e quanto nel terreno (+)(BC)
2° obbiettivo: dare valore ai derivati (come oggi avviene per carta, vetro, plastica) (qualità derivati QD).
3° obbiettivo: senza inquinare (Indice di Inquinamento II).
Assumiamo che misuriamo questi obbiettivi usando i segni + e – e li riassumiamo attribuendo tre gradi a ciascun obbiettivo (+++ = obbiettivo raggiunto al meglio, — il peggio).

Schematica esposizione delle maggiori tecnologie esistenti:
trattamento meccanico biologico: —/++-/+– (BC negativo perché il biostabilizzato non può essere utilizzato in agricoltura quindi non rientra nel ciclo dell’ossigeno-carbonio – ciclo della vita – mentre la frazione non fermentabile fa da combustibile)
digestione anaerobica: –+/–+/-++ (il digestato più essere usato in agricoltura dopo essere stato “rivitalizzato” in aerobiosi. Comunque attualmente non ha mercato. Il metano, usato come combustibile diventa CO2)
compostaggio biocelle: ++-/++-/–+ (Il compost di qualità che ne deriva in genere contiene quantità eccessive di metalli pesanti e difficilmente trova mercato in agricoltura).
compostaggio con lombrichi: +++/+++/+++.
Sembra uno spot pubblicitario per lombrichi ma … parliamone.

Pensiero unico di opposizione e di governo

2

“Non c’è alternativa”, ammoniva severamente Margaret Thatcher negli anni Ottanta, intendendo che le politiche economiche neoliberiste non erano semplici proposte bensì imposizioni ineluttabili, alla stessa stregua di una legge naturale, a cui dovevano adeguarsi tutte le formazioni politiche indipendentemente dai loro valori di riferimento.

Mutatis mutandis, più di trent’anni dopo, Roberto Siconolfi, commentando l’esito del ballottaggio delle elezioni presidenziali francesi su Megachip, condanna aspramente chi non se l’è sentita di sposare quella che viene presentata come la sola alternativa di opposizione al pensiero unico neoliberale incarnato da Emmanuel Macron, ossia il populismo sostenuto dalla leader del Front National Marine Le Pen:

In sintesi, per il tipo di soggetti descritti prima, sostenere una forza come il Front National è come contravvenire a un dogma religioso. Le giustificazioni date da coloro che hanno sostenuto Macron al ballottaggio sono che, se anche egli fa gli interessi “puri” delle élite economiche, è sempre meglio della Le Pen. Oppure che essendo il FN un movimento “fascista” o di estrema destra è impossibile appoggiarlo. O ancora, che bisognava sostenere Macron, perché la Le Pen avrebbe attuato una serie di politiche xenofobe e razziste. Tutte queste motivazioni sembrano proprio quelle di chi, in realtà sta già iniziando a vivere un forte conflitto di coscienza, ma che deve ancora trovare dei forti motivi a non cambiare. Motivi che poi, andando a vedere bene non sussistono, in quanto, il FN ha sì la sua connotazione di tipo nazionalista, ma non è colpa sua se è diventato il polo di aggregazione di malcontenti popolari di ogni tipo. Il FN avrà sicuramente delle pulsioni xenofobe, ma ben più lo è l’apparato di potere dietro Macron che provoca alla base le contraddizioni tra popoli autoctoni e immigrati. Dei meccanismi simili a sensi di colpa, poi, assalgono quella parte del mondo comunista che ha progressivamente compreso che la vera alternativa non è più tra destra e sinistra ma tra oligarchie finanziarie e popoli. In nome di questa nuova lotta di classe movimenti politici come quello radunato intorno a Marine Le Pen rispondono bene alle aspettative…

Più in generale, negli ultimi tempi, si è creata nel mondo occidentale una sorta di paura di massa nei confronti di quei movimenti che vengono definiti populisti. Una paura indotta però – dalle élite finanziarie ai popoli – in quanto questi non avrebbero di che temere da un sano movimento che catalizzi, seppur in forma diversificata, la loro ribellione. Per fortuna questa “paura” non fa presa su tutti e stanno iniziando a rompere con questo clima in molti. Questi ultimi, però, sono messi al bando – più che dalle élite stesse – proprio da coloro che vivono la paura per il movimento populista. A ciò è concatenano un altro fenomeno di tipo psicologico, una sorta di “Sindrome di Stoccolma”. Essa si gioca tra il tiranno – le élite finanziarie e il mainstream – e i popoli sottomessi. Questa sindrome prevede il fatto che il tiranneggiato non si possa concepire esso stesso come artefice del proprio riscatto. E che debba quindi demandare al tiranno la propria salvezza addirittura adorandolo e attaccando tutti coloro che, invece, con le proprie forze si ribellano rompendo la gabbia.  

Ovviamente, si può discutere a lungo sulla reale ‘pavidità’ di gente ‘colpevole’ di non saper dare un bel colpo di spugna a quisquilie quali il nazionalismo e la xenofobia. Tuttavia, mi interessa molto di più in questa sede ragionare sui presupposti impliciti delle argomentazioni di Siconolfi, maturando qualche riflessione critica sulla narrazione alla base di essi.

  • “le oligarchie finanziarie dominano il mondo contro i popoli oppressi”. Ma da quando? Perché? Prima non dominavano o in misura minore? Che cosa le rende tanto influenti?
  • “popoli oppressi”. Tutti insieme in un unico calderone, dal Sud al Nord del mondo? Un congolese che lavora in una miniera di coltan è “oppresso” al pari di un piccolo imprenditore europeo? Un lavoratore precario di un call center lo è quanto un avvocato o un notaio? Dovrebbero tutti immaginarsi alleati solidali contro i finanzieri predatori? Non c’è qualcuno tra i presunti oppressi che ne opprime a sua volta qualcun altro? La finanza penalizza indiscriminatamente tutto e tutti oppure qualcuno è connivente con lei?
  • “l’immigrazione è sfruttata contro i lavoratori autoctoni”. L’immigrazione è sicuramente sfruttata come bacino di manodopera a basso costo, e non da oggi. Ma perché esistono degli immigrati? Quale cause profonde li spingono a migrare? Oppure è tutto un fenomeno creato dalle ONG finanziate da Soros?

Vorrei momentaneamente concentrarmi su quest’ultimo punto – l’emigrazione – dando la parola a qualcuno ritenuto da molti un politico prezzolato al soldo dell’oligarchia finanziaria (per la cronaca, il giudizio del sottoscritto non è tanto migliore), ossia l’attuale ministro degli interni Minniti, che in un’intervista a Repubblica ha dichiarato:

“Nel 2016, le nazionalità dei migranti erano principalmente irachena, siriana e somala. Oggi quei gruppi etnici non sono più presenti nei flussi e quindi c’è poco da ricollocare. Oggi, le prime tre etnie di migranti provengono da Nigeria, Bangladesh e Guinea. Quindi, ad esempio, è necessario che l’Europa aggiorni i suoi profili etnici per il ricollocamento. Ed è necessario che tutti comprendano la portata globale del fenomeno. Perché è evidente che chi, per 10 mila dollari, parte dal Bangladesh, raggiunge in aereo il Cairo o Istanbul e di lì viene preso dai carovanieri per essere condotto prima nel sud del Sahara e poi, a Sabrata e di lì sulle nostre coste con barconi, non sta sfuggendo a una guerra. È chiaro che, legittimamente, cerca opportunità di vita migliori e si affida all’unica industria sopravvissuta in Libia. Quella dei trafficanti di uomini. Ora, il mio dovere democratico, sottolineo, democratico è chiudere quell’industria, toglierle agibilità lungo la rotta sahriana e punti di appoggio in Libia”.

Molto interessante la dialettica di Minniti: chi migra per migliorare le proprie condizioni di vita agisce “legittimamente”, ma il mio compito è impedirglielo a ogni costo. Indica poi in Nigeria, Bangladesh e Guinea i principali paesi oggetto di emigrazione, senza chiedersi il perché di tale fenomeno (decidendo quindi di non agire sulle cause), un comportamento che lo accomuna decisamente agli odiati contestatori populisti. Cerchiamo di capirlo noi.

Come chiunque può constatare facilmente  con una piccola ricerca su Internet, i tre paesi in questione dagli anni Settanta a oggi sono stati caratterizzati da due fenomeni:

– una crescita demografica sostenuta, tale da far quasi raddoppiare la popolazione;

– un forte interesse, per differenti ragioni, da parte delle aziende multinazionali (estrazioni petrolifere e minerarie in Africa e delocalizzazione produttiva nel paese asiatico), con dinamiche che molto spesso interferiscono pesantemente sulla vita delle popolazioni locali (la recente denuncia del popolo nigeriano degli Ikebiri contro l’ENI è solo la punta di un iceberg);

A queste due situazioni si è aggiunto il peggioramento delle condizioni ambientali del pianeta, con gli l’acuirsi del global warming che ha causato gravi ripercussioni in tutti e tre gli stati.

Ovviamente non si tratta di un’analisi profondissima, ma almeno ha un merito totalmente estraneo al pensiero unico di opposizione e di governo: non si limita a constatare la presenza di determinati fenomeni ma cerca di comprenderne l’esistenza al di là di banali sillogismi complottistici (del tipo: “tizio sfrutta il tal fenomeno -> allora il fenomeno è stato inventato ad arte da tizio”). Ho tentato per gioco (quindi semplificando moltissimo le questioni) a osservare alcune problematiche attuali sotto la lente dei due pensieri oggi dominanti – neoliberismo e populismo – per poi esaminarle attraverso quello che ho chiamato pensiero sistemico (con chiaro riferimento a I limiti dello sviluppo e a tutte quelle disamine ricercanti connessioni nel tempo e nello spazio), dove si prova a distaccare i fatti dalle opinioni sforzandosi di comprendere la complessità (non a caso, anche se si tratta solo di un gioco, la sua colonna è più verbosa delle altre due). Nessuna verità assoluta – meno che mai ‘unica’ – ma almeno un antidoto alle narrazioni semplicistiche, da qualunque parte provengano.

A chi fosse interessato a riflessioni meno ‘giocose’ e più accurate, per quanto riguarda questo sito consiglio (tra gli altri) la lettura dei seguenti articoli:

Armando Boccone, Gli anni settanta del XX secolo

Manuel Castelletti, Verso il collasso

Igor Giussani, 1973, l’inizio del tracollo

Igor Giussani, IEA WEO 2016: certificazione della decrescita?

Fonte immagine in evidenza: rielaborazione personale immagini Wikipedia di Emmanuel Macron e Marine Le Pen.

 

Una critica al veganismo….commerciale

0

 

I termini “vegan-vegano-veg-veggie” ecc.ecc. ormai sono entrati a far parte della speculazione commerciale e, come era facilmente ipotizzabile, questo non è assolutamente un buon segno. La colpa è dei vegani stessi che stanno avvantaggiando una promozione capitalista che non ha nessuna etica a riguardo, in particolar modo verso gli Animali. Per cui essere vegano oggi sta assumendo connotati alquanto ambigui, e molti dei significati originali si stanno perdendo nel limbo del capitalismo. Era prevedibile? Può darsi, ma in ogni caso è doveroso prendere le distanze ed attuare fin da subito delle efficaci contromisure, almeno distanziandosi da facili opportunismi. Di contro l’antispecismo è una concezione alquanto recente e giovane, quindi in continua evoluzione proprio perché lontana da conflittualità perverse ed ipocrite… questo, almeno, ancora no. L’errore più grande, peggio se si conferma ogni volta, é credere che il veganismo ed ogni parametro consequenziale siano proprietà privata da gestire a piacimento. Abbiamo delle pesanti responsabilità ed agire in ogni modo, pur di scalfire le coscienze, puó creare più danni che benefici. L’etichetta é stata emessa, siamo stati marchiati e inglobati nel sistema, non prevedendo tutte le possibile variabili…molte delle quali hanno sollecitato lo sterminio Animale. Denunciare determinati atteggiamenti e prese di posizione crea fastidio principalmente ai sinceri sostenitori dei diritti civili. Questo perché le idee e le filosofie antispeciste non sono una proprietà autoritaria di chi le professa, ma frutto di una condivisione pacifica in continua crescita ed evoluzione. Chi si sente vincitore prima ancora di aver lottato duramente dimostra tutta la sua debolezza. Probabilmente i vegani (non tutti per fortuna) credono indiscutibilmente che la liberazione Animale sia una priorità personale da perseguire con ego e fanatismo. La condivisione e la collaborazione restano le uniche armi veramente pacifiche da implementare con forza e coerenza. Gridare al genocidio ormai non basta più. Ogni rivoluzione negli usi e nei costumi avviene sempre e comunque intaccando lo stato sociale, soprattutto se questo incide sui propri bisogni personali. Mangiare carne è oggi un abitudine radicata che stenta a scomparire proprio perché circondata da tutta una serie di conflitti d’interesse e di profitto. Religione e capitalismo come non mai vanno a braccetto in questo delirio commerciale. L’antispecismo di contro è un concetto giovane da consolidarsi tramite solide ramificazioni nella società civile. Non è certamente un movimento, come invece sta ingarbugliandosi il veganismo grazie anche alle numerose schiere di appassionati coinvolti dalle più svariate convinzioni, molte delle quali strettamente personali e non tipiche della lotta animalista.

Credo che sia d’obbligo implementare una profonda autocritica e soprattutto biasimare altri che, abbassando la guardia, credono in progressi nati senza le opportune revisioni o conversioni. Una rivoluzione concreta ed efficiente viene studiata ed costruita nel tempo ed apportando numerose modifiche. Ultimamente la parola “vegano” è diventata sinonimo di business e diffusione mediatica. Non credo assolutamente in questi sviluppi che passano sempre e comunque dalla psicosi consumista. Non vedo miglioramenti (almeno in Italia) anzi, nonostante numerose campagne promozionali, non mi sembra che si parli tanto di Animali imprigionati… almeno non da chi detiene il potere reale di cambiamento. Qualcuno addirittura ha gridato al miracolo vedendo Berlusconi con in mano un biberon che allattava un Agnello lattante cotonato! Che dire? Buon per lui (l’Agnello) ma oltre alla vergognosa immagine (un imprenditore alquanto dubbioso in materia etica) cosa si è ottenuto? Per non parlare poi delle critiche violente rivolte a taluni personaggi (vedi Giulia Innocenzi o Leonardo Caffo) che apparentemente desiderano (pur passando attraverso interessi ambigui) creare una piccola breccia nell’ignoranza. Gli stessi accusatori sono stati (dopo) i primi spettatori della terza serata su rai2! Quanta ipocrisia! Quanto esibizionismo scaturito erroneamente da un concetto prettamente pacifista e rivolto agli altri. Su Facebook ed altrove continuo a leggere ripetute offese verso “l’onnivoro” di turno senza instaurare un semplice dialogo costruttivo. Qual’è il senso di tutta questa avversità? Siamo nati già eletti? Siamo i detentori della purezza? Forse nessuno si rende conto della falsità di molte azioni, troppe e spesso, enfatizzate senza capire nulla delle conseguenze o peggio conclusioni. La maggior parte non ammette neanche lontanamente il proprio egocentrismo patologico così tanto contrario alla causa. Troppo pochi i sinceri e i coerenti, almeno nelle intenzioni. Un autocritica è doverosa, a partire da tutti!

GLOBALIZZAZIONE O PROTEZIONISMO

0

A partire dagli anni ’80 la globalizzazione ha caratterizzato l’economia e la società dell’intero pianeta. Oggi dopo quasi quarant’anni di “globalizzazione spinta” ci si interroga sulla bontà di questo processo e se non sia meglio tornare a forme di economie chiuse o comunque a carattere più localistico.

Si può guardare la questione da due punti di vista: uno strettamente economico e un altro, per così dire, “morale”.

Dal punto di vista economico si vedrà che la globalizzazione fu portata avanti dalle nazioni occidentali per venire incontro alle esigenze delle multinazionali e dar loro la possibilità di sfruttare le persone e le risorse naturali senza regole o vincoli nazionali e locali.

All’origine si pensava che le economie occidentali, partendo da una posizione di forza, avrebbero conquistato gli immensi mercati “vergini” dei paesi emergenti con i propri prodotti.

In effetti all’inizio le cose andarono in questo modo: le imprese occidentali ebbero la possibilità, non solo di vendere i loro prodotti in nuovi mercati ma anche di spostare le produzioni in quelle zone del mondo dove il costo del lavoro era immensamente più basso e senza regole.

Ben presto però nei paesi emergenti venne colmato il gap tecnologico e scientifico mentre nei paesi occidentali lo spostamento massiccio delle produzioni all’estero causò il crollo del numero degli occupati facendo scemare la domanda interna.

Oggi quindi la situazione pare essere ribaltata: le economie emergenti viaggiano con il vento in poppa mentre nei paesi occidentali si attraversa una crisi produttiva da cui pare non esserci possibilità di uscita. L’occidente è invaso da prodotti a buon mercato provenienti dalla Cina dall’India dal Pakistan ecc contro i quali non c’è possibilità di competere.

Si potrebbe scendere nell’arena e competere con questi paesi riducendo il costo del lavoro e togliendo i diritti ai lavoratori (e in effetti è ciò che pare stiano cercando di fare a Bruxelles con la collaborazione dei governi nazionali) ma è una partita persa in partenza; altrimenti non rimane che chiudere i nostri mercati ai prodotti provenienti da questi paesi e proteggere così le imprese nazionali.

Questo è ciò che propongono i partiti populisti-nazionalistici occidentali vedi Front Nazionale, Lega ecc.

A questo punto subentra il punto di vista cosiddetto “morale” della questione. Quando si parla di protezionismo bisogna osservare come l’economia e il mercato presentino una forma di “protezionismo naturale”. I prodotti locali, a parità di prodotto, sono sempre più convenienti, di qualità migliore e immediatamente disponibili perchè non devono viaggiare per il mondo con conseguente aumento di costi e di possibilità di deterioramento. Se l’economia e il mercato fossero realmente liberi avremmo una autoregolazione del commercio che farebbe si che a viaggiare siano solo i prodotti che sono carenti in un luogo o in un altro. La globalizzazione non porterebbe nessun svantaggio ma solo il vantaggio di poter avere facile accesso a beni di cui si ha bisogno in un data zona del mondo piuttosto che in un altra.

Il sistema economico mondiale, manipolato dalle multinazionali è invece caratterizzato dalla totale irrazionalità: si creano scompensi assurdi che affamano e riducono in miseria le persone e devastano l’ambiente.

A questo punto l’unica modo di intervenire è quello di chiudere le economie, non per proteggere le economie nazionali ma per razionalizzare l’attività economica, riportarla al suo ruolo originale, riportarla cioè, al servizio dell’uomo a contatto con le esigenze delle comunità di cui deve soddisfare le esigenze.

Rimani collegato con noi!

37,915FansLike
1,467FollowersFollow
122SubscribersSubscribe
Obsolescenza programmata