Educhiamoci da … i bambini

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Se non vi convertirete e non diventerete come i bambini, non entrerete nel Regno dei Cieli. Perciò chiunque diventerà piccolo come questo bambino, sarà il più grande nel regno dei cieli.” Mt18.3

Quanta paura intorno all’inquietante “De-crescita”!
Si sente dire:
Perchè vederla bene? …Mica è una gran cosa! …Perdiamo in benessere e qualità della vita!

Forse sì o meglio…forse no…

Nasciamo e cresciamo in una cultura intrisa di un virus mentale, per cui lasciar andare qualcosa o qualcuno è necessariamente sofferenza e dolore.
Siamo cresciuti condizionati dal pensiero che per star bene dobbiamo accumulare e riempirsi di cose e conoscenza.
Che si tratti di un oggetto, un luogo, un pensiero o una persona.
Si deve trattenere tutto per star bene, sempre trattenere, sempre in uno stato di contrazione.

Come fiore all’occhiello dei rapporti tra gli esseri umani vi è la dipendenza affettiva, intesa come il raggiungimento dell’amore vero, quello auspicabile, su cui si basa tutta una infinita letteratura di canzoni che fanno sognare; lo stesso che però  troviamo nelle testate giornalistiche come causa di omicidi e stalking…i cosiddetti delitti passionali!

Il vocabolo “convertire” del passo riportato rende bene l’unica azione da fare con mente e corpo, volgersi indietro e guardare la strada che abbiamo percorso in vita e nel più grande processo di crescita che abbiamo fatto come specie umana.

Siamo adulti, è vero. Adesso siamo indipendenti e non necessitiamo dei genitori per sopravvivere: abbiamo fatto molte esperienze che ci hanno arricchito; abbiamo studiato e imparato da libri e nel rapporto con l’altro.

Ma se ci guardiamo bene indietro ci accorgiamo che abbiamo  anche perso per strada qualcosa.

Ci sono laggiù abbandonate delle scintille che ancora riusciamo a vedere in lontananza e che appena si avvicina un bambino prendono a rilluminarsi e, per un attimo le risentiamo presenti anche in noi.

I bambini ci ricordano la nostra luminosità originaria.
Lo stupore e la magia che si manifesta davanti ai loro occhi.
Niente è banalmente un oggetto, un animale o una persona.
Classificata per funzione, ruoli e uso.
Tutto è affascinante ed intriso di piacere o dispiacere, mai indifferente perchè ormai categorizzato dentro noti recipienti.

L’adulto del XXI esimo secolo è l’adulto per eccellenza.

Convinto che non vi sia niente da scoprire.

Ormai tutto gli viene fornito confezionato in queste scatole (fisiche e mentali) con simulazioni extrarealistiche di un mondo finto e finito.
Neanche dover girare un foglio di carta, che magari potrebbe risultare uno sforzo atletico di significativo impegno.
Il messaggio trasmesso è chiaro.
Ti diciamo “noi” come è bene che tu stia, cosa devi desiderare e anche come averlo…te stai lì, smetti di chiederti che faresti troppa fatica, stai comodo.

Devi metterti ben in testa che ciò che si poteva sapere lo si sa. Per cui la tua funzione al mondo rimane solo quella di utente di ciò che è già stato scoperto da altri, ovviamente molto più colti e preparati di te.
Quindi, zitto e compra; zitto e studia quello che hanno detto gli altri; zitto e lavora, come un banale ingranaggio sostituibile di una macchina.
Chi se ne frega se quello che c’è in giro non risponde alla tua idea di bellezza e funzione!
Come puoi pensare di avere chance di dare un contributo TU? … ci hanno già pensato prima di te.
E poi invece imbatti a volte in loro, queste piccole creature, che ti obbligano ad uscire e guardare oltre ciò che sei.

Imbarazzante situazione accorgersi di quante poco usiamo la nostra intelligenza creativa che per un bambino si traduce semplicemente nel: “Mi annoio a fare questo”. Fastidiosi momenti in cui l’adulto irritato dalla sua impossibilità di dare una risposta diversa si trincera in un socialmente accettato “smettila di fare le bizze”. In realtà il bambino sta cercando di vedere se l’adulto ha ancora qualcosa di vivo da poter risvegliare; sta solo facendo una sorta di opera di rieducazione.

Ed ecco che mentre sei lì che spieghi le tabelline ad un certo punto ti vien detto:
“Ma così è noioso”. Ecco che l’adulto, ben supportato da anni di scolarizzazione basata sul “devi farlo perchè poi viene considerato il tuo valore di persona in base a questo”, si chiude in un “tu fai questo e basta poi vedrai che serve, fidati”.
Dopo un po’ di tentativi falliti di risveglio dell’adulto, infine accade che, spesso, il bambino ormai disilluso diventa adulto.

Eppure questo viaggio di ritorno, questa conversione sociale e personale, è necessaria.

Questa crisi del sistema della crescita è la crisi del quarantenne che ha raggiunto gli obiettivi che i condizionamenti sociali gli avevano imposto da raggiungere, ma che sente in profondità quel vuoto, quella sensazione di aver perso qualcosa.
Siamo in depressione, una sana e salvifica depressione che ci permette di fermarci ed andare a ricercare quei sassolini luminosi che abbiamo perso per strada.
Le nostre guide, i maestri li abbiamo intorno, basta avere l’umile coraggio di ammettere che lo sono.
Guardiamo i bambini, guardiamo gli animali, guardiamo quelle creature la cui mente non li ha ancora fatti allontanare dal ciclo naturale della vita.
Loro ancora sanno scegliere quello che sentono e non quello che è bene o conveniente sentire.

I veri bambini, quelli lasciati liberi.

I veri bambini si arrabbiano e piangono, poi ridono e giocano con chi si sono arrabbiati.
I bambini non conoscono il rancore.
I veri bambini si innamorano d’istinto fiducioso, sia di piccoli che di grandi.
I bambini non conoscono il rimorso.
I veri bambini non hanno il senso del valore economico, sentono il valore del piacere o dispiacere nell’avere o la mancanza delle cose in quel momento.
I bambini non conoscono l’accumulo.
I veri bambini si stupiscono curiosi della magia di una persona o un oggetto nuovo.
I bambini non conoscono la noia.
I veri bambini fanno quello che sentono di aver desiderio di fare.
I bambini non conoscono il senso di colpa.
I veri bambini credono che tutto quello che vogliono sia possibile .
I bambini non conoscono i limiti degli adulti.

Decrescita quindi personale dalla consapevolezza di quanto ci siamo allontanati dalla parte nostra vitale e gioiosa. L’unica vera in grado di darci la luce nello sguardo, dal primo raggio di sole fino allo spegnersi della giornata.

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Sarah Gracci
Penso che il mio interesse per preservare un rapporto con quel che è vita sia legato alla mia infanzia passata su una collina nei pressi di Firenze, tra le cittadine di Montelupo e Montespertoli. Qui ho vissuto in modo libero e diretto il rapporto con gli animali e la natura, passando buona parte della giornata tra i boschi ed il giardino di casa. Trascorsi gli anni scolastici che mi hanno portato alla laurea in Architettura, ho iniziato a studiare ed informarmi sulle filosofie orientali e le terapie ad esse collegate. Indirizzati gli studi e la professione verso l'architettura naturale mi sono trovata a collaborare a Bolzano con Ugo Sasso partecipando tra l’altro alla redazione della rivista Bioarchitettura ed alla organizzazione di eventi per l’Istituto Nazionale. La percezione che la nostra società ci avesse culturalmente privato di un rapporto diretto con la materia e il potere creativo che ne deriva, mi ha fatto avvicinare al pensiero del Movimento della Decrescita Felice, di cui dal 2012 sono consigliere e membro fondatore per la sezione di Firenze con mandato di referente dell’università del Saper Fare. Sto studiando Permacultura con il gruppo fiorentino, sia negli aspetti relazionali di comunicazione che nella creazione di orti sinergici per l'autosufficienza alimentare. Dall'Aprile 2013 sono attiva in "Montespertoli in Transizione". Per Odeon Cinehall ho redatto il sito di promozione del film “L’Economia della Felicità” di Helena Norberg-Hodge, collaborando alla diffusione degli eventi-proiezione. Dal 21 Ottobre 2012 sono Presidente di A.R.I.A. familiare (Associazione Rete Italiana Autocostruzione), associazione scaturita da Edilpaglia. Per le associazioni di cui faccio parte realizzo eventi e grafica sia con presentazioni multimedaili che depliant per la divulgazione di tematiche sulla ecologia, localizzazione e il ritorno a stili di vita sostenibili: corsi sull'alimentazione, detersione naturale, terapie naturali. Con l'associazione Pacciamama promuovo attività di educazione nelle scuole e presso enti per sensibilizzare la popolazione locale.

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