Il fascino delle armi e la cultura venatoria in Italia.

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Danni e complicazioni culturali di una pratica arcaica.

L’attività venatoria provoca in Italia ogni anno numerose vittime, oltre che innumerevoli danni all’ecosistema terrestre. Nonostante si proclamino “grandi ambientalisti”, e dicano di amare la natura, i cacciatori sono dannosi oltre che per gli Animali, anche per l’ambiente. Ogni anno riversano sul territorio diverse tonnellate di velenosissimo piombo. Nelle zone umide, l’accumulo di notevoli quantità di pallini sul fondo dei laghi, stagni e acquitrini, provoca negli Animali il saturnismo ovvero una grave intossicazione. Il piombo è una delle sostanze tossiche più studiate, e una mole impressionante di dati scientifici dimostra che questa sostanza colpisce quasi tutti gli apparati dei vertebrati, da quello circolatorio a quello nervoso, dall’immunitario o al riproduttivo, e colpisce i bambini a qualunque concentrazione (anche le più basse). Per via della sua pericolosità oggi il piombo è stato eliminato da vernici, carburanti, giocattoli, tubature, leghe per saldature, pesi da pesca. L’unica grossa fonte di piombo nell’ambiente proviene ancora dalle munizioni per la caccia. Solo negli Usa (2012) sono state utilizzate oltre 69.000 tonnellate di munizioni, una cifra seconda solo alla quantità di piombo usata per le batterie. In Italia è stato calcolato invece che nel 2006 sono state disperse circa 10.000 tonnellate di questo pericoloso metallo. Tuttavia se le batterie vengono smaltite come rifiuti speciali i pallini e i proiettili vengono invece regolarmente rilasciati nell’ambiente. Per i “non consapevoli” questo potrebbe sembrare un danno da poco, ma secondo l’Ispra (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) le conseguenze sono deleterie per tutti: Animali ed Umani.

Ma oltre a questo aspetto drammaticamente mistificato, i cacciatori utilizzano sistemi di cattura molto ingegnosi, e per questo molto rovinosi. Gli archetti per esempio sono trappole per la cattura dei piccoli Uccelli. Sono molto usati nelle valli bresciane Trompia, Sabbia, Camonica, nel Bergamasco e in alcune zone del Veneto e del Friuli nonostante siano esplicitamente vietati dalla legge ormai da molti anni. I bracconieri realizzano con rami di nocciolo, curvati a ferro di cavallo, micidiali congegni in grado di scattare allorché un piccolo Uccello vi si posi sopra. Bacche di sorbo, che da questa pratica prende il nome di “sorbo degli uccellatori”, attirano soprattutto Pettirossi ma anche Fringuelli, Capinere, Verdoni, Frosoni ecc.

Non è possibile calcolare quanti siano gli archetti che ogni autunno, all’arrivo dei piccoli Uccelli migratori, i bracconieri sistemino nei boschi e nelle radure di vaste zone del nord Italia. Probabilmente milioni! Molte valli alpine ne sono infestate! Gli Uccelli catturati per le zampe rimangono appesi per ore ad agonizzare, con i tarsi spezzati dall’archetto, senza speranza di salvarsi. La “polenta e osei”, tradizionale piatto della cucina veneta e non solo, alimenta il mercato clandestino dei piccoli Uccelli catturati illegalmente.

Questo per far capire come le tradizioni e le ricorrenze culturali siano altamente responsabili di tutto ciò che rappresenta il venatorio italiano. Un vero e proprio genocidio che continua incessante da sempre senza che si faccia nulla di concreto per porre fine alla morte, non solo una regolamentazione seria ma soprattutto una profonda e radicata ribellione a favore di un annullamento definitivo di questa pratica arcaica. La caccia da sempre ha rappresentato un mezzo per il sostentamento, ma oggi è utilizzata solo ed esclusivamente da cultori ed appassionati delle armi da fuoco. Individui alquanto sprovveduti che girano per i boschi italiani e sparano a qualsiasi cosa si muova: un istinto selvaggio ed irruento.

[…] E’ veramente paradossale ed inaudito praticare ancora simili aberrazioni, a maggior ragione quando la presa di coscienza verso esseri indifesi sia costantemente in salita. Non ci soffermeremo a lungo sull’aspetto ideologico di questa barbarie, ma esporremo nel dettaglio alcuni dati molto significati per far capire nel concreto cosa significhi oggi l’attività venatoria in Italia. […]

I numeri delle vittime nella stagione 2016/17: uccisi 203 Animali definiti “domestici”, 1733 Animali NON cacciabili (specie che rientrano tra quelle cacciabili, ma cacciate in periodo, luogo o mezzi non consentiti). Nell’ultima stagione 2017/18 appena conclusa sono accadute le seguenti tragedie: tra i civili non cacciatori 24 feriti e 10 morti, tra i cacciatori 61 feriti e 20 morti, tra i minori 2 feriti e 1 morto.

Non credo si faccia molta fatica a commentare questi tragici resoconti.

Ecco perchè è importante aprire un serio dibattito da parte di ogni ente o individuo preposto affinchè si instauri un concreto sviluppo di coscienza.

 

Original post IL FASCINO DELLE ARMI DA FUOCO E LA CULTURA VENATORIA IN ITALIA. DANNI E COMPLICAZIONI CULTURALI DI UNA PRATICA ARCAICA.

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