Il filosofo e il razzismo

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Diego Fusaro sta diventando un personaggio sempre più mediatico e viene da più parti indicato come ideologo di riferimento del pensiero populista-sovranista-comunitarista. Senza negare la sua indubbia intelligenza ed erudizione, non nascondo la scarsa simpatia nei suoi confronti, non potrei del resto non diffidare da qualcuno che troppo spesso riesce a trovare una legittimazione filosofica a bassi istinti della gente e chiacchiere da bar.

In questo periodo è molto impegnato nella campagna volta a dimostrare che in Italia non c’è alcuna emergenza razzismo e che si stanno solamente strumentalizzando rari episodi per indebolire il governo e in particolare il ministro degli interni Salvini. Nel corso della rubrica di LA7 Cofee Break, ha meglio chiarito il suo pensiero.

Il grande Hegel negò il razzismo sostenendo che chi volesse desumere le qualità dello Spirito dalle caratteristiche fisiche o dal colore della pelle è come chi dicesse che lo spirito è un osso.

Il “grande Hegel” infatti era un passi avanti agli altri e non poteva abbassarsi a un razzismo su basi tanto plebee; c’era bisogna di dare una patina più intellettualoide. Leggete questo pronunciamento, tratto dall’enclopedia Treccani on line:

L’uomo, in quanto tale, si oppone alla natura ed è così che egli diviene uomo. Ma, fin quando si distingue solamente dalla natura, egli resta soltanto al primo stadio, ed è dominato dalle passioni. È un uomo allo stato bruto. Per tutto il tempo in cui ci è stato dato di osservare l’uomo africano, lo vediamo nell’età della selvatichezza e della barbarie, e ancora attualmente egli è restato tale. Il Negro rappresenta l’uomo naturale in tutta la sua barbarie e la sua assenza di disciplina. Per comprenderlo, dobbiamo abbandonare del tutto il nostro modo di vedere europeo. Non dobbiamo pensare né a un dio spirituale né a una legge morale; dobbiamo astrarre da ogni spirito di rispetto e moralità, da tutto ciò che si chiama sentimento, se vogliamo afferrare la sua natura… La loro condizione non è suscettibile di alcuno sviluppo, di alcuna educazione. Come li vediamo oggi, tali sono sempre stati…

L’attuale allievo di uno dei padri fondatori del nazionalismo tedesco è stato capace di performance ancora più raffinate. Riprendiamo una delle sue dichiarazioni più note (nonché deliranti), da il blog de Il Fatto:

La popolazione europea è oggi sottoposta a un pressante calo demografico e, insieme, è sempre più massicciamente sostituita dalle nuove masse migranti provenienti dall’Africa. In luogo dei popoli radicati e con memoria storica, con identità culturale e con coscienza mnestica dei conflitti di classe e delle conquiste sociali, prende forma una massa di schiavi post-identitari e senza coscienza di classe, umiliati, strutturalmente instabili, servili e sfruttabili senza impedimenti e a ogni condizione.

Europei = virili con identità e coscienza di classe; africani =  stolti debosciati trattabili come marionette. Torniamo all’intervista a LA7:

Oggi per fortuna non vi è alcuna emergenza di razzismo, contrariamente a quello che si ripete. Semplicemente ci sono casi sporadici che vengono perseguiti a norma di legge….
Oggi ci sono sciocchi che dicono che corriamo un pericolo razzismo e che quindi dovremmo mobilitarci in nome dell’antirazzismo. Per un altro verso abbiamo altri sciocchi che continuano a dire che ci sono episodi costanti di violenza di migranti e di persone dal colore della pelle nera.

“Razzismo” per Fusaro è una situazione che si verifica solamente quando qualcuno aggredisce fisicamente un’altra persona per il colore della sua pelle. Se la gente va tranquillamente al discount a comprare la passata sottocosto raccolta da braccianti immancabilmente ‘colorati’ (benché la maggioranza dei migranti, contrariamente ai luoghi comuni, sia ‘bianca’) dicendo ‘buon giorno’ e ‘buona sera’ e magari elemosinando l’euro del carrello, non c’è nessuna ‘emergenza’. La società idealizzata dei confederati descritta in Via col vento probabilmente sembrerà a Fusaro un perfetto modello di convivenza interculturale.

In realtà, ‘l’emergenza razzismo’ consiste proprio nell’aver introiettato l’integrazione per discriminazione (come la chiama Wallerstein) fino a ritenerla cosa del tutto normale, prendendo estemporaneamente e vagamente coscienza solo in presenza di atti di facinorosi. I mass media che si svegliano solo in occasione di tali eventi e i Fusaro che tranquillizzano su ‘italiani brava gente’ mi sembrano decisamente lo specchio della medesima medaglia. Si fa un gran parlare di lavori che gli italiani non vogliono più fare ma sarebbe meglio dire non possono, perché – in assenza di una profonda riforma culturale – la presenza di nostri connazionali in determinate attività indicherebbe una perdita di status del nostro paese. Non è un caso che la ‘roba da migranti’ fino a non troppo tempo fa fosse in gran parte appannaggio dei meridionali, che per molto tempo hanno occupato la medesima funzionale sociale.

Gli agguerriti sostenitori di Fusaro replicherebbero indignati che sto solo farneticando, perché il loro guru si è espresso esplicitamente contro ogni forma di razzismo, sia in TV sia nei suoi quotidiani post sui social network:

Occorre oggi unirsi tra bianchi e neri contro l’alto, contro il potere capitalismo. La lotta deve essere tra il servo che sta in basso e il signore che sta in alto.

Fusaro ripropone con toni più aulici la retorica dell’1% vs 99% che, sono onesto, per molto tempo ha affascinato anche me. Tuttavia, mi sono drammaticamente reso conto che a tale narrazione può giusto credere un idealista occidentale, un ‘anima bella della sinistra fucsia’, come la chiamerebbe il nostro filosofo; il migrante, nella migliore delle ipotesi, si farebbe una grassa risata.

Ai tempi di Marx, l’appello “proletari di tutto il mondo unitevi” suonava consono perché tra un povero che viveva nella ricca Inghilterra e quelli di altri continenti non sussistevano particolari differenze di benessere, se la passavano male più o meno alla stessa maniera. Oggi è ancora così? Non proprio.

In un paese in via di sviluppo, la soglia di povertà è due dollari al giorno, in Italia è intorno ai 18 euro. Per un bambino dell’Africa subsahariana, patire problemi alimentari significa essere fortemente denutrito, per un pari età di un ghetto di una metropoli statunitense solitamente è soffrire di obesità. Non esattamente la stessa cosa.

Se i poveri occidentali se la passano meglio è perché anche loro riescono a strappare una fetta dal sistema di sfruttamento globale, io e Fusaro che scriviamo dalle nostre camerette (con una risonanza molta diversa) ne attingiamo ovviamente di più. Saremo pure vittime del medesimo sistema che attanaglia i migranti, ma ne siamo i carnefici in misura enormente diversa. Caro Diego, purtroppo lo Spirito un osso ce l’ha, e anche molto grande.

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Igor Giussani
Nasco a Milano il 7 febbraio 1978. Sono un docente precario di italiano e storia nella scuola superiore, interessato ai temi della sostenibilità ambientale e sociale. Ho espresso le mie idee sulla decrescita e i cambiamenti sociali necessari in Svolta Radicale. Alla ricerca di una via di uscita (http://www.decrescita.com/news/?page_id=42&did=26), Democrazia Radicale. La decrescita come contropotere sociale (http://www.decrescita.com/news/download/?did=32), Io e la decrescita. I miei primi due anni di DFSN (http://www.decrescita.com/news/download/?did=39), Insostenibile. Le ragioni profonde della decrescita (http://www.decrescita.com/news/download/?did=50) http://igorgiussani.blogspot.it/

9 Commenti

  1. Caro Igor, non conosco il sig. Diego Fusaro, ma mi riprometto (se ci fosse l’occasione) di cercare di capire cosa dice (forse). Questo perchè mi pare ovvio che il razzismo in Italia, ma anche nel mondo, c’è eccome e lo dimostra il fatto che esistono i ricchi ma anche i poveri, e (guarda caso) i ricchi sono in maggioranza di pelle bianca e gli altri…di colore diverso.
    Il razzismo esiste da sempre, e forse sempre esisterà se l’essere Umano non progredisce moralmente. Del resto proprio chi afferma che non esiste un problema…lui è parte di esso, e di tutto il sistema che mercifica, sfrutta ed uccide. Con questo non voglio accusare chicchessia, ma le evidenze sono sotto gli occhi di tutti, almeno chi ce li ha aperti.
    Un abbraccio.

  2. In realtà il razzismo è congenito in ognuno di noi nel senso che ogni persona e ogni gruppo umano dalla famiglia, alla nazione passando per la comunità, il paese ecc tende a considerare le proprie abitudini i propri costumi e finanche il proprio colore della pelle come qualcosa di naturale e in qualche modo superiore rispetto a ciò che è altro e diverso; è un normale processo mentale che serve a creare e a dare senso alla propria identità (non vi sembra una barbara usanza il fatto che a Taiwan si mangi normalmente carne di cane?). D’altra parte è probabile che ci sia anche una componente naturale; ad esempio a me piacciono le donne con i caratteri mediterranei piuttosto che le donne asiatiche o di colore o le nordiche.
    Ecco perchè, credo che una forma di razzismo latente sia sempre presente in ogni gruppo umano e sia in qualche modo naturale; il problema nasce quando questo sentimento viene aizzato e cavalcato con altri fini che sono spesso quelli di creare una guerra tra i penultimi e gli ultimi della società (che di solito sono gli immigrati) a tutto vantaggio di coloro che sfruttano questo stato di cose e trovando un capro espiatorio a cui attribuire la colpa della miseria sociale in cui sono costrette le classi meno abbienti.
    Credo che Fusaro non sia lontano dal vero quando afferma che l’arrivo di poveri disperati in Europa vada ad alimentare la macchina economica capitalistica globale in quanto trattasi di persone, loro malgrado, prive della capacità di far valere i loro diritti.

  3. Caro Diego, apprezzo la tua bontà (ingenua) di voler dare una spiegazione democratica ad un qualcosa d’inaccettabile. Chiamiamo le cose con il suo vero nome: il razzismo è razzismo, quello a cui ti riferisci tu è un’altra faccenda ben diversa. I gusti e le scelte personali c’entrano ben poco con la discriminazione e lo sfruttamento verso popoli indigenti.
    È nostro dovere aiutare i bisognosi, e se non lo facciamo siamo razzisti…punto.
    Lo ha detto anche Gino Strada (giusto per fare un nome).

    Per quanto riguarda il festival di Yulin in Cina…è vergognoso tanto quanto le sagre della porchetta di Ariccia (giusto appunto per coerenza).

    • Aggiungerei che come ‘inclinazione naturale’ potrei metterci la xenofobia, mentre il razzismo è una forma di dominazione con caraterristiche para/pseudo scientifiche piuttosto recente nella storia umana.

  4. La mia non è una “interpretazione ingenua” ma un dato obiettivo. Il nostro sistema economico, l’ultra capitalismo globalizzato, ha tutti i difetti tranne quello di essere razzista; specie quando si tratta di sfruttare non guarda in faccia nessuno e non fa selezione tra il colore della pelle, o altro.

    Il razzismo, come lo intendiamo noi, ossia quello che discrimina le persone per il colore della pelle o per la provenienza, non ha nulla a che fare con lo sfruttamento ma è un reato d’opinione che si trova ancora in qualche gruppo isolato di persone afflitto da “coattismo”; mi immagino dei burini sul litorale di Ostia o un gruppo di ragazzi in qualche paesino del bergamasco…(anche questa è una forma di razzismo).

    • Il razzismo è una caratteristica intrinseca del capitalismo dalle origini fino a oggi. I popoli sottoposti a discriminazione subiscono una ‘integrazione per esclusione’ come la chiama Wallerstein, dove l’odio razziale serve per giustificare sfruttamento disumanizzante. Pensiamo alle condizioni dei braccianti agricoli: ci sarebbe molto meno tolleranza se si trattasse di bianchi, anche stranieri. Altrettanto razzista la percezione straniero in Italia= africano che viene con i barconi, quando la maggioranza sono europei orientali. Si guarda moltissimo al colore della pelle e negarlo con la retorica 1% vs 99% – come se occidentali e immigrati subissero allo stesso modo la dominazione delle elite- è una maniera nella migliore delle ipotesi di lavarsi la coscienza, nella peggiore di imporre qualche forma di dominazione.

  5. Il razzismo è una delle tante discriminazioni sociali utilizzate dall’essere Umano ai danni dei suoi simili. Esso si completa (con sofisticazione) in sessismo quando si discrimina una Donna o peggio si usa la forza bruta, in omofobia quando è il “diverso sessualmente” ad avere la peggio, in pedofilia quando è il minore, in specismo quando è l’Animale ad essere considerato inferiore e quindi sfruttabile secondo i canoni individuali…e perciò strettamente soddisfacenti ai propri bisogni.
    Esistono anche altre forme di discriminazione, ma sostanzialmente queste sono le principali. La xenofobia si concentra prevalentemente su una categoria di persone ed è meglio definita come malessere, molto vicino ad una patologia sociale importante come fu per gli Ebrei o altre etnie perseguitate.
    La società odierna, figlia del consumismo esasperato e quindi del capitalismo, è strettamente egocentrica con risvolti molto psicotici. Basta osservare le strategie di marketing e il loro dolo consequenziale.
    Non meravigliamoci dunque se tali difetti congeniti stiano assumendo caratteri di normalità, ovvero il razzismo (per esempio) viene assimilato come attitudine propria di ogni individuo, e quindi non più crimine dell’Umanità.
    Il profitto (alias Pil), derivato da un ambiente altamente mercificato, adotta varie strategie utili al raggiungimento degli obiettivi aziendali. E la violenza acquisita produce ogni miliardi di dollari.

  6. Non condivido le posizioni di Roberto e Igor. Non siamo in presenza di un aumento del sentimento xenofobo.
    Il problema è l’immigrazione che (come è sempre stato e sempre sarà) causa gravi problemi sociali dovuti al fatto che a trasferirsi sono migliaia o milioni di persone che non hanno nulla da offrire ma tanto bisogno di essere accolti. Credo che se arrivassero sulle nostre coste barconi carichi di americani o tedeschi CENCIOSI l’ostilità nei loro confronti non sarebbe differente da quella che oggi gli italiani faticano a nascondere verso coloro che sbarcano attualmente.
    Io credo, e in questo sono d’accordo con Fusaro, che considerare gli italiani razzisti, o parlare di razzismo in generale, finisca realmente di fare il gioco di coloro che lucrano sulle miserie umane (mi riferisco alla classe dirigente del capitalismo globalizzato) e cioè mettere in secondo piano quelli che sono le cause e i reali problemi del “sud del mondo” e cioè il secolare sfruttamento e i disgraziati interventi militari compiuti da noi occidentali per favorire le nostre aziende e le nostre economie.

    • Una prima considerazione rivolta non tanto ma sicuramente a molti della parte politica per cui simpatizzi. QUattro anni fa, quando il PD prese il 40% alle europee e sembrava che Renzi avrebbe dominato incontrastato la politica italiana dei prossimi 20 anni, costoro raffiguravano gli italiani come idioti, cloaca tra i popoli; oggi sono in prima linea per ‘italiani brava gente’ e farne un modello di virtù. Quattro anni mi sembrano un po’ pochini per radicali mutamenti antropologici e culturali.
      Quanto al fatto che si reagirebbe allo stesso modo contro tedeschi o americani CENCIOSI, mi viene in mente il detto che c’è qua in Romagna ‘se mio nonno avesse le ruote sarebbe una carriola’. Una volta ricordo su Facebook, commentando il caso di un marito che aveva ucciso la moglie perché determinata a lasciarlo per le ripetute violenze, un tizio che sosteneva non si potesse parlare di odio contro le donne, perché quello sarebbe stato possessivo anche se fosse stato gay… insomma, a parole si può dimostrare tutto e il contrario di tutto. Quello che non si può fare però è negare che situazioni con politici come Calderoli e la Kyenge-orango e il Salvini “purtroppo i rom italiani ce li dobbiamo tenere” e altre amenità simili, sono squisitamente italiane, almeno all’interno dell’Europa occidentale. Così come il fenomeno caporalato e le sue abnormità sono sostanzialmente tollerate perché ci sono di mezzo dei neri. E la passata a 20 centesimi, Diego, non se la mangiano i dirigenti del capitalismo globalizzato, che si trattano invece molto bene (quindi riflettiamo su finte simmetrie sociali e finte solidarietà).
      Un ultimo appunto: io non credo di essere detentore della verità, ma se ritengo che qualcosa sia vero lo dico, penso con Gramsci che la verità sia di per sé rivoluzionaria. Questa cosa per cui ‘non puoi dire X se no fai il gioco di Y’ mi sta decisamente venendo a noia e il destino occorso al mio post sul gruppo Facebook di MDF (vedi questo video per capire a cosa mi riferisco https://www.youtube.com/edit?o=U&video_id=lHm3KuiV-Vc) mi ha seccato parecchio.

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