Il senso del limite e il senso della possibilitá

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Al fine di vivere una vita in armonia con il nostro ambiente e con noi stessi è bene approfondire due concetti secondo me essenziali, solo apparentemente in contraddizione, per una nuova cultura di pace e felicità per tutti (intendo proprio tutti!).

Il primo concetto riguarda la limitatezza delle risorse naturali, le uniche risorse materiali di cui l’uomo dispone in questa vita terrena. «Secondo la legge fondamentale della termodinamica, il patrimonio del genere umano è limitato» afferma Gergescu-Roegen [1]. Espressioni oggi molto in voga come “energia pulita”, “economia verde”, “migliorare l’ambiente”, “sviluppo sostenibile”, “salvare il pianeta”, “impedire la distruzione delle risorse” contengono tutte l’illusione, forse piacevole e romantica, di poter invertire i processi di degradazione entropica, di poter generare energia dal nulla, di poter evitare qualsiasi tipo di limitazione al progresso tecnologico e industriale umano.

Riscoprire il senso del limite, invece, andando in direzione contraria, è coltivare la consapevolezza dell’esistenza dei limiti materiali e quindi della finitezza delle risorse accessibile e utilizzabili, nonché della insostenibilità intrinseca di ogni fenomeno (non reversibilità completa). La cosa che deve sorprendere però è che tale consapevolezza non è assolutamente limitante o privativa: risvegliare in se stessi il senso del limite coincide con il percepire la vera entità della nostra esistenza in questo mondo, significa apprezzare e gioire della nostra vita senza desiderare di prevaricare su di essa e sull’ambiente che la sostiene, senza rincorrere i limiti in una competizione per la sopravvivenza.

Nel versante opposto, ma non in opposizione, vi è un altro tipo di consapevolezza che dobbiamo coltivare ogni giorno: il senso della possibilità. Bartolini [2] la definisce «la capacità di progettare esperienze che abbiano come loro punto di riferimento il raggiungimento di condizioni di vita più facili» oppure «la capacità di progettare cambiamenti, cioè l’alternativa». Il nostro senso della possibilità negli ultimi anni è stato ridotto a colpi di spot consumistici ed educazione alla cieca obbedienza. I media (in primis la tv) e la scuola sono tra i maggiori fautori di questa cultura servile che «implica la mancata consapevolezza che l’ambiente economico e sociale è un prodotto umano e come tale può essere orientato verso il benessere» e, aggiungo io, verso la creazione di valore.

Riscoprire il senso della possibilità, la contemplazione attiva di un’alternativa creativa è il primo passo per liberarci dalle catene del consumismo barbarico e della ricerca ossessionata del profitto monetario intrinseche in una società basata esclusivamente sulla crescita economica. Per far ciò occorre gettare le proprie credenze culturali fondate su argomentazioni puramente economiche, abbattendo inerzie psicologiche e barriere mentali che non ci permettono di vedere oltre il nostro offuscato punto di vista. Occorre “sconnettersi”, come ho già avuto modo di scrivere, arrivando all’essenzialità dei fenomeni della vita, ribaltando la visione delle cose, in quella che si potrebbe definire una rivoluzione umana, una rivoluzione del cuore umano, ciò che realmente conta.

Senso del limite e senso della possibilità riflettono due consapevolezze profonde che non sono, come può sembrare a una prima analisi, in contraddizione tra di loro; limiti materiali dettati dal nostro ambiente naturale, nonché dal nostro stesso corpo umano che ne è parte integrante, non limitano il senso della possibilità in quanto la progettualità dell’uomo è basata sulla creazione di valore (non esclusivamente materiale) che ha come unica sorgente il potenziale intrinseco alla vita che è invece illimitato.

«Un atteggiamento nei confronti della vita che cerca soddisfazione nel conseguimento individuale della ricchezza, in breve, il materialismo, non è adatto a questo mondo, perché non contiene in sé il principio del limite, mentre l’ambiente in cui si colloca è strettamente limitato» E.F. Schumacher da “Piccolo è bello”

 

Note:

[1] Energia e miti economici – Nicholas Georgescu-Roegen

[2] Manifesto per la felicità – Stefano Bartolini

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Luca Madiai
Mi interesso da qualche anno delle tematiche della decrescita e della sostenibilità ambientale, economica e sociale. Sono arrivato alla decrescita dopo il mio percorso di studi di ingegneria nel settore della produzione di energia. Durante gli anni universitari sono stato membro attivo dell’associazione studentesca europea AEGEE ed ex presidente della sede locale di Firenze (AEGEE-Firenze). Ho lavorato a un progetto sull’energia geotermica a Budapest, dove sono vissuto per alcuni mesi nel 2009 e nel 2010 e ho scritto la tesi di laurea specialistica. Ho studiato anche la lingua ungherese. Nell’autunno del 2010 ho scritto il saggio Decrescita Felice e Rivoluzione Umana e aperto l’omonimo blog dove cerco di diffondere le mie idee attorno alla decrescita felice e alla filosofia buddista. Nel 2012 ho contribuito alla rinascita del Circolo Territoriale del Movimento della Decrescita Felice di Firenze (MDF-Firenze), di cui sono parte attiva. Ho lavorato nel settore delle energie rinnovabili, in particolare fotovoltaico ed eolico. Mi diletto nello scrivere poesie “decrescenti” e nello spostarmi quasi sempre in bicicletta. Credo nella sobrietà, nella semplicità e nelle relazioni umane disinteressate come mezzo per migliorare la qualità della vita e cerco ogni giorno di attuarle. Ho scritto due libri sulla decrescita liberamente scaricabili da questo sito: "Decrescita Felice e Rivoluzione Umana" e "Ritorno all'Origine"

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