La scuola all’incontrario

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Quello di cui abbiamo urgentemente bisogno oggi non è tanto quello che ci vuol far credere il Sistema, ovvero di un ottimismo positivista e incosciente, piuttosto di cambiare completamente il nostro modo di pensare e vedere le cose. L’errore di fondo sta nel fatto che noi generalmente crediamo di aver bisogno di essere educati, di educare i nostri bambini, quando in realtà abbiamo bisogno di essere diseducati: di uscire quanto più velocemente dalla gabbia che il modello di pensiero unico ha costruito su misura per noi.

I percorsi per la diseducazione personale possono essere molteplici e tutti validi. Uno di questi potrebbe essere l’istituzione di centri di disintossicazione, non dall’alcool, dal gioco o dalle droghe, che in fine dei conti sono solo alcuni degli effetti distruttivi della nostra attuale società, ma una disintossicazione dalla cultura dominante, dal mito del progresso, dall’inseguimento frenetico del successo e della crescita. Questi centri potrebbero accogliere le cosiddette “scuole all’incontrario”, ovvero delle scuole dove non sono gli adulti ad insegnare ai piccoli, riempiendoli di nozioni e omologandoli al sistema monoculturale, ma sono i piccoli che “insegnano” agli adulti. Sarebbero dei veri e propri centri di recupero per tutti noi che siamo contaminati ormai da decenni di indottrinamento propagandistico e inquadramento nella società, centri in cui bambini fino ai cinque – sei anni mostrerebbero agli adulti come godere delle cose semplici, come meravigliarsi ogni volta come fosse la prima volta, come giocare liberamente con la fantasia, come provare empatia per ogni forma vivente, come osservare con rinnovata curiosità e stupore tutte le persone che abbiamo accanto e provare spontanei sentimenti d’amore e compassione.

Perciò gli adulti intossicati potrebbero frequentare queste “scuole all’incontrario” senza dover pagar nulla per qualche ora al giorno, magari dopo essere stati a lavoro non più di quattro ore. Potrebbero così ricordarsi facilmente che il senso della vita non è nel successo materiale, nel denaro, nei sentimenti bassi come l’invidia, la rabbia, il contrasto, la competizione, l’arroganza, l’egoismo, e riscoprire invece la gioia di vivere la scoperta delle cose semplici e la genuinità dei loro sentimenti, assistiti in continuazione da piccoli e integerrimi “insegnanti”.

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Luca Madiai
Mi interesso da qualche anno delle tematiche della decrescita e della sostenibilità ambientale, economica e sociale. Sono arrivato alla decrescita dopo il mio percorso di studi di ingegneria nel settore della produzione di energia. Durante gli anni universitari sono stato membro attivo dell’associazione studentesca europea AEGEE ed ex presidente della sede locale di Firenze (AEGEE-Firenze). Ho lavorato a un progetto sull’energia geotermica a Budapest, dove sono vissuto per alcuni mesi nel 2009 e nel 2010 e ho scritto la tesi di laurea specialistica. Ho studiato anche la lingua ungherese. Nell’autunno del 2010 ho scritto il saggio Decrescita Felice e Rivoluzione Umana e aperto l’omonimo blog dove cerco di diffondere le mie idee attorno alla decrescita felice e alla filosofia buddista. Nel 2012 ho contribuito alla rinascita del Circolo Territoriale del Movimento della Decrescita Felice di Firenze (MDF-Firenze), di cui sono parte attiva. Ho lavorato nel settore delle energie rinnovabili, in particolare fotovoltaico ed eolico. Mi diletto nello scrivere poesie “decrescenti” e nello spostarmi quasi sempre in bicicletta. Credo nella sobrietà, nella semplicità e nelle relazioni umane disinteressate come mezzo per migliorare la qualità della vita e cerco ogni giorno di attuarle. Ho scritto due libri sulla decrescita liberamente scaricabili da questo sito: "Decrescita Felice e Rivoluzione Umana" e "Ritorno all'Origine"

8 Commenti

  1. Noi ci stiamo provando. Facciamo homeschooling, anzi unschooling , con i nostri tre figli. Abbiamo una piccola attività che ci consente di lavorare e vivere e crescere insieme ai nostri bambini. Condividiamo dunque quello che dici!! Grazie

  2. Ciao Luca, condivido appieno il tuo pensiero, anche perché sono una maestra elementare e conosco i bambini. Lavorando con loro non ho mai smesso di meravigliarmi del mondo che mi circonda, ma forse non è solo merito loro, è proprio qualcosa che sento nel profondo. Purtroppo c’è troppa gente che non capisce che la vita sarebbe molto più bella se tutti ritornassero alle origini e a dare valore solo all’essenziale.

  3. Ma i genitori sarebbero disposti ad essere diseducati mentre dai maestri si consiglia loro di dare delle regole ai prorpi figli? Mi sembra un’impresa difficile e contradditoria

  4. caro luca, complimenti per le tue considerazioni. per fortuna passo del tempo con i miei due figli (anzi figlie) di 4 anni e loro mi fanno vedere il mondo dalla parte giusta.
    disintossicarsi dalla cultura dominante è importantissimo. per non vivere una vita come criceti in gabbia.
    un abbraccio antonello

  5. Ciao Luca,
    tema interessante. Da alcuni tweet americani che leggevo un po’ di tempo fa notavo come stiano ripensando il tema dell’educazione. Da quanto ho letto, e dalle mie esperienze personali, ne ho tratto alcuni spunti che meriterebbero a mio parere una riflessione approfondita. La conclusione del mio pensiero è che tendiamo ad educare i nostri figli come si istruiscono i robot: tutti gli errori da noi commessi nel passato, vogliamo che i nostri figli non li commettano, e per questo li istruiamo su ogni cosa, su come fare per non sbagliare.
    Ma la vita è questa? L’uomo è questo? Non dovremmo forse fare passare l’idea “rivoluzionaria” che tutti gli errori che noi abbiamo fatto da bimbi, adolescenti, adulti, e che continuiamo a fare oggi, siano sbagli che anche i nostri figli hanno diritto di compiere? Quante volte noi, da bimbi, siamo rimasti frustrati dalla risposta laconica “te l’avevo detto io” dell’adulto di turno? L’educazione non dovrebbe essere l’accompagnare i nostri figli attraverso l’errore, facendo in modo che imparino da esso facendosi non troppo male? Forse l’uomo non è una macchina e per crescere e realizzarsi ha bisogno di sperimentare la vita. Se ci pensiamo, vedendo soprattutto i bimbi più piccoli, l’istinto alla sperimentazione, al vivere vero, accomuna l’umanità in qualsiasi tempo e luogo. Perchè istruire le future generazioni su ogni cosa? Tolti i pochi abomini della storia, grossi errori di cui prendere atto, su cui riflettere e fare riflettere i nostri figli, forse il resto dei piccoli e grandi errori della vita dovremmo lasciarli lì, in attesa che qualcuno li scopra. Forse sono la vita stessa.
    Adottando questo punto di vista, il maggiore ascolto dei più piccoli nelle scuole diverrebbe naturale, come pure il travaso di nozioni perderebbe parte del suo valore rispetto all’esperienza del reale nelle scuole superiori e nelle università.
    Un caro saluto, Giovanni.

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