La soluzione ai cambiamenti climatici è la decrescita

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Forse non è del tutto chiaro che, se vogliamo quantomeno limitare l’aumento inesorabile delle temperature globali e tutti gli effetti negativi che ne conseguiranno, dobbiamo abbandonare prima possibile un modello economico-sociale basato sulla crescita.

Persino la crescita dei pannelli fotovoltaici e delle auto elettriche, sebbene auspicabile in parte,  non  sarà sufficiente a invertire la rotta intrapresa. Non basterà usare di più la bicicletta, abbassare di qualche grado il termostato o rinunciare alla carne per qualche giorno.

Quello che occorre fare per tentare di limitare le conseguenze dannose del nostro incosciente sviluppo, è compiere un’autocritica profonda e cominciare a ricostruire una società fondata su un nuovo modo di pensare e vedere il mondo:

  • non più centrata sull’ego individuale, ma su una forte consapevolezza di interconnessione e interdipendenza;
  • non più sostenuta dalla competizione bensì dalla collaborazione;
  • non più regolata dalle algide leggi di mercato ma da condivisi principi etici;
  • non più alimentata dalle brevi gioiette del consumismo ma dalla riscoperta che armonia e felicità sorgono dalle relazioni;
  • non più una società improntata al modello maschilista, dove dominano il calcolo e l’aggressività, ma ai tratti femminili della cura, dall’ascolto e della sensibilità.

E tutto questo, in fin dei conti, non lo dobbiamo fare solo per risolvere la crisi climatica, poiché la crisi nella quale oggi siamo immersi non riguarda solo il clima e l’ambiente, ma è una crisi di una economia “inventata”(come sostiene Latouche) che riguarda l’economia e la società nel loro insieme (divario tra ricchi e poveri crescente, instabilità, disoccupazione, migrazioni) e, in ultima analisi, dell’uomo stesso (i suicidi e il malessere psichico è crescente nei paesi ricchi).

Perciò oggi, all’indomani della più grande manifestazione sul clima a livello mondiale che ha visto una massiccia partecipazione di giovani, occorre precisare che il cambiamento di cui abbiamo davvero bisogno dovrà essere drastico, un cambiamento culturale importante che si ispiri ai valori della decrescita.

E attenzione: tale cambiamento non potrà essere lasciato nelle mani dei decisori politici, né dei tecnici esperti, né tanto meno del sistema mediatico (la fabbrica del consenso di Chomsky), ognuno di noi dovrà fare la sua parte.

Gloria Germani e Luca Madiai

 

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Luca Madiai
Mi interesso da qualche anno delle tematiche della decrescita e della sostenibilità ambientale, economica e sociale. Sono arrivato alla decrescita dopo il mio percorso di studi di ingegneria nel settore della produzione di energia. Durante gli anni universitari sono stato membro attivo dell’associazione studentesca europea AEGEE ed ex presidente della sede locale di Firenze (AEGEE-Firenze). Ho lavorato a un progetto sull’energia geotermica a Budapest, dove sono vissuto per alcuni mesi nel 2009 e nel 2010 e ho scritto la tesi di laurea specialistica. Ho studiato anche la lingua ungherese. Nell’autunno del 2010 ho scritto il saggio Decrescita Felice e Rivoluzione Umana e aperto l’omonimo blog dove cerco di diffondere le mie idee attorno alla decrescita felice e alla filosofia buddista. Nel 2012 ho contribuito alla rinascita del Circolo Territoriale del Movimento della Decrescita Felice di Firenze (MDF-Firenze), di cui sono parte attiva. Ho lavorato nel settore delle energie rinnovabili, in particolare fotovoltaico ed eolico. Mi diletto nello scrivere poesie “decrescenti” e nello spostarmi quasi sempre in bicicletta. Credo nella sobrietà, nella semplicità e nelle relazioni umane disinteressate come mezzo per migliorare la qualità della vita e cerco ogni giorno di attuarle. Ho scritto due libri sulla decrescita liberamente scaricabili da questo sito: "Decrescita Felice e Rivoluzione Umana" e "Ritorno all'Origine"

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