La Terra e i suoi “diritti”

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Nessuno sforzo di fantasia ad immaginare una società di capitali, con sede in Centro-America. Zero difficoltà di immaginazione nel raffigurarsela come proprietaria di lussuosi resort o mirabolanti yacht battenti improbabili bandiere. Chi potrebbe mettere in dubbio che siamo di fronte ad una persona? Giuridica, certo, ma sempre “persona”. Per legge. Provate ora a raffigurarvi un qualsiasi organismo vivente: una montagna, un bosco, un fiume. Tali entità potrebbero considerarsi anche loro persone? Sicuramente no! Nella quasi totalità delle nazioni, Italia compresa, anche il più illuminato degli ambientalisti non potrebbe che scuotere sconsolatamente la testa. In Nuova Zelanda, in Ecuador e in pochi altre nazioni ambientalmente “illuminate”, invece, la risposta non è così scontata. Basti pensare che nelle scorse settimane, un fiume neozelandese dal nome impronunciabile per noi di madre lingua latina, il Whanganui, è divenuto una persona giuridica per riconoscimento ufficiale governativo, dopo un contenzioso tra Stato e comunità indigena locale. I rappresentanti delle Istituzioni e della comunità indigena locale Maori, che porta il medesimo nome del fiume, saranno d’ora in poi chiamati a fare da “tutori” del fiume. Quest’ultimo potrà così difendersi in giudizio e intraprendere azioni a propria tutela. In Ecuador, qualche anno fa, qualcosa di analogo era già accaduto, con il riconoscimento dei diritti di una montagna. In quest’ultimo stato i diritti della natura, a prescindere da quelli dell’uomo, sono addirittura inseriti nella Costituzione dal 2008.

Come riuscire a contemperare tra loro diritti umani, necessariamente antropocentrici per definizione, e diritti della natura? Il tema è intrigante, ma non appare nell’agenda di nessun parlamentare, né sembra intravedersi tra le pieghe di qualche polveroso faldone giudiziario. Eppure, le aule parlamentari e quelle e di giustizia ben potrebbero essere i luoghi privilegiati di questo genere di discussione. Un dibattito di cui si avverte il bisogno, considerata la necessità di norme e giurisprudenza più aperte verso le tematiche ecologiche e di tutela ambientale. Oltreoceano, si sta facendo strada quella che viene definita “giurisprudenza della terra”, o wild law, che mette da parte la visione antropocentrica della salvaguardia ambientale. Certo, nei Paesi dove vige la common law – la forza vincolante del precedente giurisprudenziale – l’evoluzione delle norme e con esse delle politiche, può essere più veloce che altrove.

Certo, nel nostro Paese la common law non c’è ed è quindi più difficile attualizzare nel breve periodo decisioni basate sulla menzionata giurisprudenza della terra. Infatti, la codificazione del diritto sostanziale e processuale è l’equivalente dei “binari” che consentono la circolazione ferroviaria. Tali binari delimitano pesantemente l’operato del giudicante. “I giuristi non possono permettersi il lusso della fantasia”, chiosava perentoriamente più di mezzo secolo fa Pietro Calamandrei, esimio giurista e uno dei “Padri” della Costituzione italiana. Ora le cose stanno un po’ diversamente. Non sarebbe quindi blasfemia prevedere un’ evoluzione del dettato normativo in materia ambientale portata avanti da operatori del diritto, e prima ancora uomini politici, in grado di discostarsi da visioni consolidate ma superate su natura e limiti del rapporto uomo-ambiente. La forza germogliatrice dei concetti di wild law può dispiegare i suoi effetti anche alle nostre latitudini. L’humus della giurisprudenza della terra può rendere fertile anche un quadro normativo apparentemente sterile.

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Raffaele Basile
La mia passione per la scrittura si è a lungo espressa nei binari un po’ ristretti della Norma giuridica, nel contesto delle mie attività professionali di avvocato specializzato in diritto comunitario e giudice di pace. Qualche dose di creatività maggiore ho potuto esprimerla quando ho potuto occuparmi di tematiche socio-ambientali, nell'ambito di progetti pilota di formazione transnazionale. Qualche sentenza ”creativa” di tanto in tanto me la sono pure concessa, di quelle che spesso fanno la gioia dei media per l’arditezza dell’interpretazione giurisprudenziale, ma bene o male le traversine di quei binari sostanziali e procedurali erano sempre lì, ben presenti a circoscrivere fantasia e intrigante espansività della Parola libera. Negli ultimi anni, il mio “Io” scrivente è alla fine riuscito - accanto allo scrivere “formale”- a ritagliarsi spazi progressivamente più ampi per la creatività e l’informazione. In ciò, probabilmente, sono stato aiutato dal passaggio dalla frenesia della sfera metropolitana ai più congeniali scenari e suggestioni della provincia “slow oriented”, nella Maremma toscana. Attualmente quindi - accanto all'attività di magistrato onorario - mi concedo il piacere della comunicazione nel senso più ampio del termine, senza “rotaie” ai lati della tastiera. Tutto ciò, collaborando con le redazioni di vari quotidiani e periodici online - come praticante pubblicista - e redigendo e gestendo i variegati contenuti della blogosfera.

3 Commenti

  1. In effetti, è concetto antichissimo quello di personificare la natura e conferirle anche fattezze umane: la terra è Madre di tutti, Omero nell’Iliade usa per Eos (l’Aurora) l’aggettivo “rododaktylos” che vale “dalle dita di rosa”…San Francesco ci indica un percorso di fraternità con il mondo che ci circonda.
    Ma mentre i nostri progenitori temevano, e quindi rispettavano, le forze naturali, noi pensiamo di poterle rendere schiave dei nostri sviliti desideri. Ben venga quindi questo ritorno, anche per via giuridica, delle montagne e dei fiumi come soggetti viventi e meritevoli di amore, come accade (o dovrebbe accadere) con i bambini e gli animali, che non hanno voce se non quella che gli prestiamo noi. Grazie per l’articolo, sono andata subito ad approfondire.

    • Grazie per il riferimento alla cultura greca antica e alla saggezza – talvolta un po’ naif ma sempre saggezza- di una popolazione attualmente denigrata da chi sa vedere e giudicare solo in base agli aspetti meramente (e biecamente) economici. Gli “sciamani” di indiani d’America e altri popoli dell’antichità cos’altro erano del resto se non dei “mediatori del contenzioso ” tra Terra e Uomo?
      r.b.

  2. Libri recenti sull’argomento: “La persona nelle filosofie dell’Ambiente” a cura di Alessandro Poli, Liminamentis Editore, 2012
    “Etiche dell’Ambiente” a cura di Matteo Andreozzi, Edizioni LED, 2012

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