L’automobile come specchio dei tempi

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   caL’auto, questo veicolo tanto odiato e allo stesso tempo tanto amato, oggetto di campagne pubblicitarie martellanti, per molti mezzo necessario nella vita di tutti i giorni, per altri giusto una comodità o semplice feticcio da mostrare agli altri. Una cosa è sicura: è molto costoso mantenerla, sia per quanto riguarda assicurazioni, bolli e tasse varie che in caso di manutenzione periodica o guasti.

   A quanti di voi è capitato di doverla portare a cambiare una lampadina bruciata dall’elettrauto? Dico portare perché ormai fare da soli è opera spesso impossibile, non perché occorra una laurea in meccanica, ma perché le nostre quattroruote son progettate da autentici geni che ne studiano l’estetica e l’eleganza, ma in quanto a praticità lasciamo perdere. Quando va bene è sufficiente una esile mano stile chirurgo che riesca con perizia ad infilarsi fra i meandri del cofano ormai pieno zeppo di congegni elettronici (ecco spiegata la frequente presenza in ogni elettrauto che si rispetti di un giovane apprendista alle prime armi, le cui giovani e piccole mani possono riuscire nella delicata operazione). Ma in altri casi – non così infrequenti – occorre smontare il paraurti anteriore o un pezzo di cofano! A quel punto lo stesso elettrauto di prima ti deve per forza consegnare un conto di almeno 60€: 10 per la lampadina e 50 per il necessario lavoro di smontaggio e rimontaggio. Pensate che anni fa, quando portai la mia allora fiammante auto a cambiare un anabbagliante, il mio meccanico quasi si emozionò perché non riusciva a credere di poter una volta tanto semplicemente alzare il cofano, svitare la vecchia lampadina e avvitar la nuova, il tutto in 4 minuti d’orologio. Dalla contentezza non me la fece pagare…

   E le ruote di scorta? Vogliamo parlarne? Perché diavolo occorre pagare un supplemento per avere la ruota di scorta? E chi ha avuto in passato la brillante idea di fornire di serie quando va bene il ruotino di scorta o il diabolico kit di gonfiaggio e riparazione della ruota, che quasi mai nessuno adopera? Quella del ruotino è stata secondo me la trovata di qualche sadico. Provate ad immaginare la situazione: stai viaggiando, magari sei un po’ di fretta, e sul più bello “Boom!” ti scoppia una gomma. Già la cosa ti fa imbestialire perché ora ti tocca perdere tempo a cambiarla (se ne sei capace, non tutti lo siamo), però ti metti d’impegno e cambi la ruota, ripartendo inevitabilmente in ritardo sulla tabella di marcia e magari sporco e sudato per l’operazione di sostituzione. E cavolo ti ritrovi con quello stupido ruotino che ti costringe addirittura ad andare PIU’ PIANO! Geniale… Per quanto riguarda il kit, qualcuno mi può spiegare come usarlo se (come spesso capita) la ruota ti scoppia? Altro colpo di genio ideato da qualcuno che probabilmente l’auto la fa guidare ad un autista.

   Mai capitato poi di rompere uno specchietto? Una volta, se la botta non era stata troppo forte, bastava cambiare lo specchio vero e proprio, che poteva essere tolto e rimesso nuovo nel suo alloggiamento semplicemente a pressione, magari con l’ausilio di un cacciavite. Ora invece ti tocca cambiare “in toto” il pezzo e tutti i collegamenti elettrici (ormai lo specchietto retrovisore elettrico è uno standard), finendo con lo spendere anche centinaia di euro. Vogliamo parlare dei paraurti? Allora, facciamo chiarezza anzitutto: il termine stesso indica che deve “parare gli urti” e proteggere di conseguenza l’auto. Perché quindi vengono fatti tutti in tinta, trasformandoli ormai solo in propaggini plastiche della vettura che si frantumano vistosamente al minimo urto? Chi ha stabilito che se faccio un graffietto al paraurti, per coprirlo devo poi far riprendere mezza carrozzeria, con costi da settimana bianca?

   Potrei poi parlare dei fanalini posteriori, la cui sporgenza rispetto alla carrozzeria dell’auto ne fanno facile bersaglio di manovre in retromarcia riuscite male, e il cui costo di sostituzione diventa in taluni casi davvero terrificante per le tasche di un automobilista “medio”. Specialmente e teniamo conto che sono spesso in un blocco unico che ricopre tutto il set di luci posteriori, per cui incrinarli in un solo punto può costringerti comunque a cambiare tutto il pezzo. Qualsiasi meccanico o elettrauto potrà confermare poi che al giorno d’oggi molte componenti elettroniche delle automobili in commercio sono fatte in modo che se si guastano non ci si possa mettere mano per tentare di aggiustarle: occorre sostituire il pezzo

   Tutte queste digressioni fra il serio ed il faceto con lo scopo di mostrare in maniera semplice ed immediata che il prodotto automobile può essere annoverato ad esempio emblematico di un mercato sul quale si riversano tutte le “perversioni” e gli stratagemmi più o meno subdoli atti a cercare di rinvigorire un settore in forte recessione, che mai più ritornerà (almeno nel vecchio continente) ai numeri degli anni d’oro. E’ chiaro ormai che i produttori di auto non sanno più dove parare per vendere le loro preziose quattroruote, e fanno di tutto per convincerti che se la tua bella macchinina ha più di 2/3 anni è ormai ora di rottamarla, sostituendolo con il nuovo modello euro 12 con interni in pelle di opossum nepalese, otto airbag, assistente di bordo elettronico e altri imperdibili optional compresi nel prezzo, (mentre per avere la ruota di scorta di rischi di dover pagare un extra).

   Di sicuro l’auto che guidiamo oggi è molto più sicura e confortevole di quella che guidavano i nostri genitori o i nostri nonni, ma alla fin dei conti parliamo ancora di veicoli a quattro ruote che si spostano utilizzando una tecnologia nata a metà del milleottocento. Da allora la scienza e la tecnologia hanno fatto passi in avanti straordinari, ma chissà perché i nostri veicoli ancora oggi  viaggiano su motori a scoppio, magari un po’ più efficienti ed affidabili di 160 anni fa, ma cavolo sempre motori a scoppio sono!

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Mirko Omiccioli
Nato nel 1969 a Pesaro, nel 1988 mi sono diplomato come Perito Turistico e nel ’93 ho completato un corso di Operatore di Marketing per PMI. Dopo quarant’anni vissuti sulla riviera romagnola a Cattolica, mi sono sposato e trasferito nelle Marche a Fermignano, vicino ad Urbino. Entrato molto presto nel mondo del lavoro (più per necessità che per scelta), ho avuto modo di notare con dispiacere che alla medesima domanda, ovvero: “Cosa serve per vivere?” una volta avremmo risposto “Un tetto, cibo ,acqua e la salute”, mentre ora semplicemente “Servono i soldi”. Questa triste constatazione mi ha fatto capire di essere decrescentista già prima di aver conosciuto il termine.

3 Commenti

  1. Col Diane se restavi con la batteria a terra bastava tirare l’aria, inserire la manovella nell’apposito foro, cercare la giusta fase, e poi, con mezzo giro il motore cominciava a borbottare; se si tagliava la capottina si poteva sempre cucire e siliconare, l’aria condizionata non c’era ma si poteva viaggiare a cielo aperto.

    • Mi ricordo della Diane, anche se noi giravamo con la Due Cavalli (già un pò più evoluta). Erano esempi di auto davvero spartane ed utilitarie, (magari anche troppo) in curva erano divertenti, ma era meglio non mandarle troppo in salita sennò toccava scendere a spingere… Esempi magari estremi, ma proprio per questo indicativi. Specchio dei tempi apunto. =[>

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