Sviluppo umano e ambiente, limiti e prospettive per il futuro del pianeta

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Date added 13 Gennaio 2017
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Category Libri, Tesi

Tesi di Laurea di Elisa Cordedda
Ispirata dalle teorie di Jared Diamond sulla scomparsa di alcune civiltà, ho voluto presentare un quadro generale dello sviluppo umano e della questione ambientale oggi, utile per comprendere quali elementi sono alla base dell’attuale difficoltà a rendere sostenibile la nostra vita su un pianeta che appare inquinato, sfruttato e dove un notevole numero di persone ogni giorno muore di fame.
Punti di riferimento delle argomentazioni sono le misurazioni realizzate dal Programma di Sviluppo delle Nazioni Unite e le pubblicazioni di Donatella e Dennis Meadows e Jorgen Randers, sui limiti dello sviluppo. Fa da background a questa tesi la critica ormai diffusa all’utilizzo del Pil come indicatore di benessere e di sviluppo (che pone l’uomo e l’ambiente ad una condizione marginale rispetto al sistema), nonostante i governi e le istituzioni internazionali continuino ad utilizzarlo come indicatore principale, considerando ancora una sua massimizzazione il principale compito.
Vista anche l’attuale crisi economica attraversata dai paesi industrializzati, presento nella seconda parte quelli che a mio avviso rappresentano i tentativi più significativi, se non per la soluzione, almeno per un miglioramento, ed in sinergia tra loro:
alcuni indicatori: il GPI, la FIL, l’ESI, e l’Impronta Ecologica;
lo sviluppo sostenibile, debole e forte: equilibri nel rapporto tra economia ed ecologia;
la decrescita: il rifiuto di ogni approccio economico nella questione ambientale e nella vita quotidiana;
il pensiero di Amartya Sen: la libertà è fine e mezzo dello sviluppo;
il Progetto Venus: un disegno sociale basato sulla tecnologia e le risorse rinnovabili;
l’industria Xerox: massima efficienza a impatto ambientale minimo.
Alla luce di quanto esposto concludo che il motivo dell’incoerenza tra l’ormai ampia legislazione in materia di diritti umani e ambiente e la situazione reale, non dipende più dalla scarsa informazione, ma piuttosto dall’assenza dei mezzi di produzione idonei a questo scopo e, anche quando questi sono presenti, a una latente riluttanza delle persone ad agire secondo i principi di uno sviluppo e di uno stile di vita che ne risaltino la qualità anziché il tenore.
E’ necessario quindi un cambiamento ideologico e il coraggio di proporre una profonda riforma dell’organizzazione economica attuale, perché probabilmente questa è l’ultima opportunità che il pianeta ci sta dando.