Life is a vision

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La vita è una visione. Lo è per tutto e lo è per tutti. Per ognuno di noi, per ogni seppur piccolo gruppo di persone. Lo è per le società in cui viviamo e che abbiamo creato grazie al contributo delle singole visioni di ognuno di noi. E lo è per ogni tipo di rapporto, di relazione.
In tutto portiamo la visione che abbiamo costruito un passo dopo l’altro attraverso le infinite esperienze della vita stessa. Ciò che vediamo noi va ad incontrarsi, integrandosi, con la visione di ogni altro ampliandosi – in questo modo – ma anche migliorando, perfezionandosi, crescendo e portando anche noi a crescere insieme ad essa, ancora un po’.
Vi propongo di osservare, in questo senso, le vostre singole visioni. Scrutandole, guardandole come se ne foste non protagonisti ma spettatori, al fine di cercare il distacco necessario per afferrare i lati luminosi ma – al tempo stesso – le immancabili ombre, le loro cause e motivazioni, fino a guardare le loro conseguenze.
E’ questo l’esercizio in cui ognuno di noi è chiamato a cimentarsi per poter comprenderere pienamente (prendendo dentro sé il significato pieno) quale visione abbia portato a questa grande sofferenza del pianeta, quando la causa della sofferenza si riconduce a noi.
Credo che ci sia una domanda che debba sorgere dentro noi prima di ogni altra, pensando al rapporto di stratta convivenza e vicinanza con la terra su cui abitiamo: che cosa vedo? Vale a dire: qual’ è la mia visione di questa relazione?
Occorre chiederselo e rispondersi con infinita e schietta sincerità. Dopo la prima, le domande successive vengono da sé, ognuna delle quali recante con sé l’impegno di una risposta e di una conseguente azione: quella di fare si che la visione che abbiamo messo a fuoco con questo gioco, trovi fedele specchio – se ci soddisfa – nella realtà che andiamo a costruire un giorno dopo l’altro.
In fondo è un gioco di immaginazione, anche se tutt’altro che semplice e men che meno agevole da portare avanti.
Ma questo è il tempo di costruire una visione nuova, uno per volta e quindi tutti insieme. Prima che al capezzale a cui portiamo la nostra Madre Terra diventi il nostro, triste destino a cui non può che andare incontro lo sciocco che distrugge la casa dove abita rimanendoci dentro.
Mi viene in mente una bellissima poesia con la quale concludo aggiungendo l’augurio che ognuno di noi raccolga i frutti più belli della propria immaginazione.

IMMAGINATI ALBERO

Prova almeno, vedrai, vale la pena:
i piedi si sprofondano nel bosco,
le dita si contorcono in radici
e si allacciano subito alla terra,
sotto traccia nell’erba nervi e verve,
un sistema di comunicazioni
totale con il mondo.

Senti il flusso
del tuo sangue nuovissimo,scrosciante
dall’alta nuca aerea, leggerissima,
fino alla tenerezza penetrante
nel sottobosco, dentro l’umida ombra
della radice.
Ora tu sei connesso
con un moto più vasto,
sei nell’orbita del pianeta,
ora viaggi nello spazio
aprendo verdi braccia remiganti.

Hai provato? Ora immaginati uomo.

G.M. Toti

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Anna Perrino
Sono una donna dei nostri tempi che ogni giorno si confronta con la realtà così com'è, quella che ha nel cuore e quella che vedrebbe come "giusta", cercando di contribuire per far sì che si realizzi almeno un po'.

4 Commenti

  1. Sono d’accordo con te Anna sul fatto che dovremmo tentare di avere una visione diversa della vita (soprattutto guardando a quell’utopia della crescita infinita che oggi ci viene ancora proposta come se potesse andare avanti in eterno). Restano però centrali alcuni punti dai quali nessuno di noi si potrà staccare. E’ importante capirli e sapere quali sono per comprendere verso quali scelte dovremo dirigere le nostre vite nel prossimo futuro. http://www.decrescita.com/news/?p=1640
    Un abbraccio.
    Ciao!

    • Ciao Elia e grazie sia per esserti soffermato sul mio articolo, sia per avermi segnalato il tuo che mi riservo di leggere con calma, magari cercando di colmare la lacuna del non aver letto il libro che menzioni come fonte delle citazione e – immagino – ispirazione del tuo pensiero in quel contesto.
      Riguardo ai punti centrali e al capirli, devo dire che non ho grandi certezze. L’unico punto su cui mi posso dire certa è che c’è qualcosa che non va che richiede che tutti ci adoperiamo per migliorare e cambiare. Il come al momento lo identifico, tanto per non uscire dal seminato e rimanere a tema, nel sondare e confrontare le singole visioni di ognuno di noi. Magari, dopo tutto il tempo che c’è voluto per arrivare al punto in cui siamo ora, ce ne potrà volere altrettanto se non di più per trasformare lo status quo e vivere una visione diversa, tutti insieme. Ci siamo avviati, questo è un altro punto certo. Il percorso probabilmente ci darà altre possibilità sia di riflessione che di intervento.
      Ricambio l’abbraccio di cuore,
      Anna

  2. Ciao Anna, bello il tuo articolo.
    E la poesia dell’albero non avrebbe potuto essere più indovinata e realistica.
    Questa estate mentre mi recavo in puglia per una breve vacanza guardando un campo di ulivi non ben irrigato ne ho scritta una in cui alberi ed esseri umani sono confusi volutamente:

    alberi di ulivo nel campo,
    tronchi che tendono in alto
    imprigionati al suolo
    in forme destinate dal fato
    come grida di dolente stupore
    diverso per ognuno
    che si adatta in intrecci deformi
    pur di continuare ad esistere

    Concordo con te sul fatto che tutto inizia dalla visione che ognuno di noi ha del mondo e della vita. Aiutiamoci ogni giorno con la parola e l’esempio a cambiare in meglio le nostre visioni.
    Ho scritto il mio primo articolo per DFSN pochi gg fa: “un cambiamento di prospettiva”.
    Un caro saluto,
    Alessandra.

    • Ciao Alessandra e ben arrivata tra noi, verrò a leggere il tuo articolo volentieri.

      Le tue parole: aiutiamoci ogni giorno con la parola e l’esempio a cambiare in meglio le nostre visioni, mi hanno fatto venire in mente due righe di un libro di K. Gibran: Sabbia&Schiuma e sono andata a cercarle per condividerle qui con te.

      “La voce della vita dentro di me non può giungere all’orecchio della vita che è in te, ma parliamo, e non ci sentiremo soli”
      Trovo che sia una frase di estrema bellezza e poesia. Poi non so se effettivamente la voce e l’orecchio della vita non si raggiungono, ma di certo parlando e contribuiamo alla costruzione del mondo.

      Grazie, sia per la condivisione della tua poesia che per avermi fatto pensare ad un libro che non riprendevo in mano da tanto tempo e di cui ho riletto con piacere alcune pagine grazie a te.

      Un bacio,

      Anna

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