Morto Gutenberg…viva la tecnocrazia!

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Facciamo un piccolo esercizio di fantasia e proviamo ad immaginare in forma “esagerata” (ma, secondo questi ritmi, quasi inevitabile) certe dinamiche che già oggi sono sotto i nostri occhi e che si stanno tacitamente diffondendo.

Immaginiamo che si avvii una operazione ecologica “salva alberi” e la carta cominci a sparire: niente più libri, niente più carte burocratiche, niente più posta, niente più registri, niente più quaderni di appunti, niente più giornali, niente più brochure, niente più referti medici, niente più…

Naturalmente questo è (sarebbe e sarà?) possibile poiché per tutte queste cose esiste un’alternativa, molto più economica, più ricca di potenzialità, più leggera, più veloce, meno ingombrante e molto meno inquinante (o almeno così viene detto). Virtuale.

Via le librerie: gli e-book non occupano spazio, sono economici e agevoli. Offrono la possibilità di avere in un palmo di mano tutta la letteratura mondiale di ogni ordine genere o età.

Via la burocrazia, in tutte le sue forme (bollette, posta, referti, contratti…), spazio a documenti virtuali in cui vi è naturalmente la possibilità di imporre firme (virtuali anch’esse) assolutamente sicure ed autentiche. Niente più chilometri di carta da ordinare in noiose cartelline.imagesCA6PY0BD

Rivoluzione scolastica (già in atto, del resto): via i quaderni, via i registri e lunga vita ai tablet!

Niente più edicole: i giornali saranno comodamente consultabili on-line o nella versione pdf che sottoscrivendo un abbonamento raggiungerà direttamente la nostra posta elettronica, la nostra e-mail.

E infine, grazie al cielo, niente più brochure pubblicitarie! Ma del resto oramai quelle cartacee, nei costi delle quali gli enti promotori dovevano trattenersi, erano già state soppiantate da quelle virtuali, in movimento, dotate di audio e immagini, altamente più efficaci, altamente più economiche, diffondibili in quantità sempre maggiori. Gorgeous. Non mi pare che per tutto questo serva neanche molta immaginazione, in fondo.

Ma immaginiamo anche che…(e purtroppo anche qui la fantasia necessaria è molto poca) la situazione economica rimanga restia a risollevarsi o quanto meno a permettere un tenore di vita medio-alto alla netta maggioranza della popolazione. Mettiamo che la realtà delle cose ci costringa all’incubo di dover cominciare ad operare una maggiore selezione dei nostri consumi, come si diceva una volta si sia costretti “a stringere la cinghia”. Mettiamo che quindi una famiglia come tante sia costretta a scegliere dove spendere i propri soldi, rinunciando quindi a qualcosa in favore di un’altra. Magari il telefonino, il computer, l’automobile, il condizionatore, il frigorifero erano già stati acquistati durante i bei tempi passati, ma quando il telefonino cade e si rompe? Quando il computer diventa troppo obsoleto o incontra guasti? Ripararlo (ammesso che sia possibile) o comprarne uno nuovo potrebbero essere spese impegnative, che magari richiedono di sottrarre risparmi altrimenti destinabili a spese per l’istruzione, sanitarie, per i beni primari…magari per un’alimentazione sana. E se una famiglia decidesse coraggiosamente di privilegiare queste spese preferendo privarsi degli oggetti tecnologici? O se, ancor peggio, questa fosse una scelta obbligata? Queste famiglie, prive dei suddetti oggetti, costosi e fragili, come potrebbero rimanere integrati nella società? Come potrebbero i figli studiare privi di tablet, quando i libri non sono più reperibili se non, magari, con grandi sforzi? Come potremmo ricevere la posta quando per visualizzarla è necessario computer e adsl? Come faremmo a spostarci senza più carte stradali? Dove finirebbe tutto il potenziale conoscitivo che ci permette internet se un computer e internet non fossero più cose così facilmente accessibili?

E se questo non fosse il caso di una famiglia soltanto ma di tante famiglie, allora cosa succederebbe? Una riconversione alla carta? Dopo tante battaglie per distruggerla? Mi pare improbabile. Magari silenziosamente una ristretta cerchia benestante, in grado di permettersi le tecnologie all’ultimo grido e sempre più costose e sempre più potenti, si ritroverebbe con una strana forma di potere in mano, avendo la sostanziale esclusiva di questi strumenti “di lusso”, ma che di lusso non sono poi più tanto, se risultano essere l’accesso alla vita sociale. Una oligarchia tecnocratica, potere di pochi, potere della tecnologia. È vero, qui ci piace esagerare. Ma mi pare che in fondo si tratti solo di una potenziale proiezione di certe dinamiche già in corso. Se il mito dell’uomo schiavo della tecnologia ha già diversi ambasciatori illustri (come non pensare a Matrix…) forse meno attenzione si pone sull’uomo che potrà permettersi il controllo della tecnologia e, con questa, diventare tiranno su chi ad essa non potrà più avere accesso.

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Giulia Bassoli
Sono nata e vivo a Carpi (Mo). Mi sono laureata nel 2012 in lettere moderne presso l’università di Parma con una tesi su "Gomorra" di Roberto Saviano; attualmente sto completando gli studi in Italianistica all’università di Bologna. Spero di poter lavorare come insegnante presso le scuole superiori.

5 Commenti

  1. Tutto vero Giulia.

    E sulla convenienza ecologica ed energetica di leggere libri elettronici potremmo dibattere a lungo.

    Ma la carta che sta gia` sparendo per prima e` quella moneta… con varie scuse piu` o meno giustificate (lotta all’evasione fiscale ed alla falsificazione, facilita` d’acquisto, facilita` di contabilita`, controllo delle propensioni di spesa, dei gusti, dei luoghi preferiti per gli acquisti, ecc…), saremo presto forzati a pagare tutto con soldi virtuali scambiati su una nuvola di computers collegati a terminali nei negozi che comunicheranno con le banche e con il nostro portafoglio elettronico, il cellulare o, finalmente, il microchip sottopelle che ci verra` installato obbligatoriamente alla nascita.

    Chi vorra` scambiare dieci litri di latte della sua mucca con un quintale di mattoni alla fornace dell’amico o con una giornata di sudore per farsi dipingere la casa lo fara` illegalmente.

    Chi non vorra` adeguarsi a possedere carte di credito e bancomat gia` oggi ha vita difficilissima… oltre all’antico mazzo di chiavi, ci portiamo dietro in media due o tre chiavette elettroniche per la generazione del codice d’accesso al conto in banca.
    Scrivere appunti sulla carta diverra` presto considerato egoistico ed attivita` asociale e potenzialmente sovversiva dato che nessuno potra` verificarne il contenuto nei confronti della sicurezza globale.

    Ma niente paura, certi paesi lo stanno gia` sperimentando: tutti sono collegati online, ricchi e poveri.
    Il progresso e` tale che il livello di poverta` minima non scendera` mai sotto la capacita` di possedere uno smartofono (modello base rinnovabile a vita) con contratto a mutuo trentennale. A tutti sara` concesso un lavoro minimo di pulizia al McDonald fino ad 80 anni affinche` gli enti preposti siano in grado di raggiungerci… oltre gli ottanta ci ricorderanno che i soldi messi da parte (rigorosamente individualmente) per le cure mediche saranno finiti… tanto non ci sara` nulla da mettere sotto il materasso, mancando la moneta di carta.
    Ma naturalmente quello smartofonino ricevera` solamente le informazioni gratuite (e pilotate) utili per gli acquisti, niente di piu`… il resto della conoscienza sara` a pagamento solo per chi se lo puo` permettere.

    Non e` fantascienza, sta gia` succedendo ed e` l’unica maniera per consentire alle elite dello 0.1% di mantenere frotte di manodopera per produrre i beni di lusso.

  2. Ciao Silvia, ti auguro di diventare presto una mia collega (sono un docente di italiano nella scuola superiore). Riguardo a quello che scrivi, sono molto d’accordo sulla necessità di ridurre la quantità di carta attraverso un’opportuna digitalizzazione (anche se mettersi a produrre ancora più dispositivi informatici, come suggerisce Giulio, non sarebbe esattamente un toccasana ecologico), tuttavia, vista anche la mia esperienza con gli studenti, credo che il grado di concentrazione sul supporto digitale non sia lo stesso di quello che si ha sul testo cartaceo. Se ti interessa ne ho un po’ trattato in uno dei capitoli di Democrazia radicale (quello dedicato alla Rete), che trovi nella sezione download libri del sito.

    • Igor, non dimenticare il fatto che i vari dispoitivi informatici emettono onde elettromagnetiche (a maggior ragione se collegati alla rete), in grado quindi di influire negativamente (ma la ricerca scientifica in merito è piuttosto blanda) sui cervelli non ancora sviluppati di bambini e adolescenti.

      Questo, insieme al wi-fi libero ovunque (ma non sarebbe meglio la linea ottica? Nel 2008 ho fatto un periodo di studi in Finlandia e anche senza wi-fi tutti avevano accesso a internet), sono provvedimenti che potrebbero avere degli effetti molto negativi nel lungo termine.

    • Spero anche io di diventare presto tua collega, anche se la strada è davvero in salita!! Ad ogni modo diversi insegnanti mi hanno confermato che i supporti elettronici sono davvero stimolanti e aprono possibilità nuove e molto ricche per la didattica… I punti che però mi lasciano perplessa sono:
      – problema di realismo: ci sono i soldi per garantire strumenti di questo genere in modo continuativo mantenendo ad un buon livello le altre priorità della scuola? E quindi non tagliando su aspetti come la sicurezza, il benessere, il personale? Ci sono scuole che conosco dove hanno le Lim ma non le veneziane…
      – i ragazzi giovani per quello che ho avuto modo di vedere sono davvero “schermo dipendenti”.. non riescono a stare insieme, non riescono a stare attenti, concentrati… Non è che in questo modo si va solo ad incentivare questa tendenza che per quello che ho avuto modo di constatare mi pare ben più che preoccupante?
      – La grande quantità di potenziale e di “aiuti”, “comfort” che la tecnologia, internet in particolare, offre non rischia anche di disabituare a fare i conti solo con le proprie forze, con il proprio cervello? Cioè, stesso processo della calcolatrice con i calcoli (a forza di usare la calcolatrice divento più macchinosa a contare con le mie forze) ma in maniera estesa a tutti gli ambiti del sapere. Ben venga la calcolatrice, ma ben venga anche che esista un’isola quale è la scuola che costringa a sforzarsi di essere in grado di fare anche senza..

      Poi come in ogni cosa l’equilibrio è la cosa migliore, soprattutto nell’utilizzo di questi strumenti utili e pericolosi… ma quanto è difficile mantenerlo!

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