Oltre la trappola dell’indignazione facile

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Criticare e condannare le folle che hanno animato le manifestazioni ‘no-mask’ di Berlino e Roma è facile al pari di sparare sulla Croce Rossa; del resto, come si suol dire, se la sono ampiamente cercata. Che dire quando, oltre a tenere comportamenti irresponsabili e diffondere falsità di ogni genere, si ricorre ad argomentazioni del tipo “tamponatevi il culo” o “uccidete i medici che fanno i tamponi ai bambini”, si brucia l’immagine del Papa, si sfila con totale nonchalance al fianco di nazisti o fascisti dichiarati?*

Per giunta, iniziative simili producono generalizzazioni che finiscono per gettare discredito anche verso chi, come noi di DFSN, senza negare l’evidenza cerca di superare l’allarmismo dei mass media e decostruire la retorica della pandemia, tenendo alta la guardia affinché non si cerchi di approfittare della situazione. Se a tutto ciò si aggiunge il fatto che mi capita abbastanza frequentemente di essere oggetto di insulti o addirittura minacce da parte dei soggetti della galassia ‘negazionista’… confesso la tentazione di unirmi al tiro al bersaglio.

Partecipando all’accanimento collettivo, però, farei soltanto il gioco di chi, enfatizzando ossessivamente l’opposizione più gretta e superficiale (quindi più facile da confutare), lascia intendere che qualsiasi contestazione allo status quo possa essere dettato solo da follia e ignoranza. Bisogna quindi mettere da parte il desiderio di rivalsa e agire in maniera radicalmente diversa.

Per cominciare, è bene interrogarsi sull’origine dei manifestanti, evitando spiegazioni compiacenti verso noi stessi e la società in cui viviamo. Sul suo profilo Facebook, lo scrittore e traduttore Christian Raimo ha colto con lucidità tanti aspetti trascurati, meritevoli di profonda riflessione. Riporto integralmente il post in questione:

 

Il popolo dei novax e delle mamme, dei neofascisti e dei libertarian che oggi era a Bocca della verità non è una massa subumana: è gente che legge, si informa, comunica, si spende, fa politica, studia.
Certo fa tutto questo attraverso fonti degradate, siti non attendibili, un overloading di messaggi sulle chat whatsapp dei genitori. È un mondo trasversale in cui c’è di tutto, cattolici e satanisti, ultrasinistra e ultradestra, tutto tranne – praticamente – gli under 18, che non vivono (ancora) quello che essenzialmente è un fenomeno di reazione alla crisi.
Cosa ci indica quest’ennesima incarnazione del populismo, ogni volta più grottesca (dai forconi ai gilet arancioni etc…)?
1. Una domanda di politica, di organizzazione, di partecipazione che nessuno più riesce a elaborare. Non accade più nei partiti di sinistra, non accade nemmeno nei meetup, o nei partiti di plastica berlusconiani, e allora questa domanda se ne va da chi la piglia, fosse pure Giuliano Castellino e Roberto Fiore. Del resto il fascismo storicamente continua a generarsi sempre succhiando linfa a frustrazione e infantilismo.
2. Una domanda di comunità. Le persone, finita la scuola, finito il lavoro, sono sole. Cercano su Facebook i vecchi compagni di scuola, sperano di avere dei nipoti da accudire. Le vedove, i padri separati, gli esodati, c’è una marea sterminata in Italia di persone solissime, anziane ma nemmeno troppo, che possono barattare volentieri un po’ di razionalità o di responsabilità per un grammo di senso di comunità, fosse pure con una manica di scriteriati. Che hanno da perdere?
3. Una domanda di sapere. I primi consumi che la crisi ha tagliato sono quelli culturali: andare all’università costa, comprare i libri costa, andare a un concerto, comprare un giornale, fare un corso professionalizzante. Uno dei prodotti di risulta è questo, si è creata e si accresciuta un’economia della pseudocultura che offre retoriche di sapere per tutti a bassissimo costo. Siti di controinformazione, saggi controcorrenti, video che non ti vogliono far vedere. È una subeconomia della crisi in cui anche i media più autorevoli hanno deciso di investire, da Cairo a Gedi ormai. Dove si informa chi c’era oggi in piazza?
4. Una domanda di protagonismo. Nel mezzo di una crisi sanitaria, economica, sociale, ecologica, e psichica, in cui continuano a mancare comunque i luoghi della discussione, del dibattito che non sono altro che i feticci televisivi, perché non prendersi per un pomeriggio assolato di settembre un pezzetto di feticcio?
Non basta stigmatizzarli come pazzi, irresponsabili, feccia. C’è una verità in quello che manifestano: sono il popolo. Sono nostro cugino che ha perso il lavoro, nostra madre che non ha amiche, il nostro exmarito che non può vedere i figli, nostro fratello che con due lauree fa le consegne con Glovo.
Occorre investire in una politica che crei quello che manca: educazione civica a scuola, università gratuita, luoghi di incontro e partecipazione nei territori, consumi culturali gratuiti, media che non campino di pubblicità di merda ma di finanziamenti di stato. Del resto sta già tutto scritto in quel testo socialista che è la costituzione.

 

Raimo omette qualsiasi riferimento ai messaggi veicolati dai negazionisti, personalmente ritengo opportuno farlo. I discorsi di questi gruppuscuoli, nella loro melma infarcita di falso, lasciano trasparire un sedimento di verità  perentoriamente (e ottusamente) negato dai mass media e dal mainstream in generale, con il risultato di indurre tanti a credere in toto nell’armamentario di deliri e complottismi proposto dalle ‘voci fuori dal coro’. Riportare alla luce tale sostrato, depurarlo e inserirlo nella prospettiva corretta è di vitale importanza, se non vogliamo rimanere vittime delle opposte propagande ideologiche, quella dei massmedia e quella degli alternativi a ogni costo.

Non viviamo in una dittatura sanitaria, ma certamente lo stato di emergenza ha causato e continua a causare criticità non trascurabili a livello politico, sociale ed economico, oltre a problemi di trasparenza che impediscono un chiaro accertamento delle responsabilità in questa pandemia. Rifiutare oggi l’uso delle mascherine e attuare comportamenti volti a favorire il contagio è sconsiderato, ma l’imposizione del distanziamento fisico è una misura che non si può pensare di mantenere ad libitum senza provocare ripercussioni sociali alla lunga non meno gravi di quelle sanitarie. I vaccini rappresentano uno strumento insostituibile i cui pregi superano sicuramente i difetti, tuttavia è sospetta la celerità con cui si vogliono autorizzare i vari progetti di vaccino anti-Covid.

La questione ovviamente, travalica gli angusti confini del Coronavirus per aprirsi a tante altre tematiche: qualche esempio?

Bill Gates non vuole sterminare la popolazione mondiale e George Soros non intende certo attuare una sostituzione etnica in Europa, ma è evidente il carattere peloso della loro attività filantropica, il cui scopo è tamponare pericolose falle di quel Sistema che li rende privilegiati membri della super élite e che temono possa venir compromesso se si tira troppo la corda. Il riscaldamento globale del pianeta causato dai gas serra è una tragica realtà, ma sono evidenti gli intenti del capitalismo di darsi una patina di verde circoscrivendo per questioni di comodo l’intera problematica ecologica al global warming. Non esistono serie prove della pericolosità per la salute umana di 5G od OGM, tuttavia occorre denunciare gli interessi che intendono applicare senza precauzioni tecnologie invasive per l’uomo e l’ambiente di dubbio beneficio per la collettività…

Il discorso sarebbe complesso e non si può sperare di esaurirlo con un articolo. Mi limito a elargire una certezza: la pornografia moralistica da social network e la condanna ex cattedra attraverso il debunking più o meno fazioso rappresentano il modo peggiore per contrastare pseudoconoscenza e cattivi sentimenti frutto di disagio sociale, esclusione e disconoscimento di istanze condivise; possono al più favorire l’operato degli sciacalli che campano su disillusione e frustrazione altrui e che stanno trovando terreno fertile in questa pandemia e in tante altre situazioni critiche.

 

*So bene che giornali e TV hanno dato spazio al peggio del peggio occultando le voci più ragionevoli (non dico condivisibili) presenti al corteo. Queste, però, nel momento in cui hanno scelto determinati compagni di viaggio al solo scopo di ‘fare numero’ e guadagnare visibilità, sapevano bene a che cosa andavano incontro.

Fonte immagine in evidenza: fanpage.it

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Igor Giussani
Nasco a Milano il 7 febbraio 1978. Sono un docente precario di italiano e storia nella scuola superiore, interessato ai temi della sostenibilità ambientale e sociale. Ho espresso le mie idee sulla decrescita e i cambiamenti sociali necessari in Svolta Radicale. Alla ricerca di una via di uscita (http://www.decrescita.com/news/?page_id=42&did=26), Democrazia Radicale. La decrescita come contropotere sociale (http://www.decrescita.com/news/download/?did=32), Io e la decrescita. I miei primi due anni di DFSN (http://www.decrescita.com/news/download/?did=39), Insostenibile. Le ragioni profonde della decrescita (http://www.decrescita.com/news/download/?did=50) http://igorgiussani.blogspot.it/

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