Penso senza la mia testa

0
1622

Voglio illustrare una serie di situazioni che mi sono capitate recentemente su Facebook per poi trarne alcune conclusioni generali.

SITUAZIONE 1

Trovo un articolo del fisico nonché personaggio mediatico Antonino Zichichi intitolato ““Clima tra 10 anni? Incalcolabile” Così Zichichi smonta i catastrofisti“, non sorprendentemente pubblicato da Il Giornale. Lo posto sul gruppo Facebook di Movimento per la Decrescita Felice (MDF) quasi per burla, giusto per strappare qualche battuta e like facile. La maggior parte degli utenti infatti ironizza ma, a sorpresa, trovo un gruppetto abbastanza nutrito (e per me totalmente inaspettato in un gruppo dedicato alla decrescita) di persone che dà credito alle strampalate teorie dello scienziato siciliano. Sintetizzo le argomentazioni principali che sono state portate in sua difesa:

  • l’idea che l’attività antropica possa influenzare il clima è un classico esempio di megalomania del genere umano, che di fatto è una nullità rispetto all’infinità del cosmo, quindi sono sicuramenti preponderanti nel riscaldamento globale fattori a noi del tutto ignoti;
  • gli scienziati dell’IPCC (International Panel on Climat Change) sono di nomina politica e quindi non affidabili;
  • l’effetto serra è un fenomeno naturale, aumenti ciclici delle temperature si sono sempre verificati e non esiste alcuna prova evidente per cui gli ultimi anni siano stati più caldi dei precedenti;
  • non sussistono in sostanza prove tangibili dell’esistenza del global warming.

SITUAZIONE 2

Siamo verso la fine del 2015, in pieno allarme per i livelli eccessivi di polveri sottili raggiunti nelle principali città italiane. Posto sul gruppo Facebook di MDF un articolo di Dario Faccini che accusa l’incremento nell’utilizzo di stufe a biomasse di aver aumentato la concentrazione di PM 2.5  (a differenza di Zichichi – che si limita a  chiacchiere – Faccini supporta la sua tesi con dati empirici), ridimensionando l’impatto causato dal traffico automobilistico su questo specifico versante. In tutta onestà, qui mi aspetto maggiori reazioni contrariate degli utenti, che infatti non tardano ad arrivare e si possono condesare in questa semplice osservazione:

  • le biomasse sono sempre state usate nella storia dell’uomo senza problemi, è tutta una macchinazione delle lobby industriali.

SITUAZIONE 3

Pubblicando l’articolo La memoria dell’oblio e condividenolo su Facebook, sono consapevole del fatto che qualcuno non leggerà una sola riga e, pensando di trovarsi di fronte alla solita celebrazione del Giorno della Memoria, mi accuserà di ‘partigianeria’, di non ricordare la quarantennale dominazione israeliana sulla Palestina e via discorrendo. Ricevo il commento  “E come la mettiamo con questo” riportante un link di Youtube dove viene intervistato lo storico fracense di origine ebraica Roger Dommergue, noto per aver tentato più volte di negare l’esistenza storica della Shoah e riabilitare la figura di Hitler. 

  • l’argomentazione principale contro la Shoah risiede nel mancato ritrovamento di vere e proprie camere a gas, mettendo in dubbio le testimonianze dei reduci dei lager nonché l’autenticità delle documentazioni naziste sfuggite alla distruzione degli ultimi giorni di guerra.

SITUAZIONE 4

Un utente che conosco solo su Facebook e con cui condivido alcune tematiche ecologiste e di altro genere, pubblica sulla sua bacheca la seguente foto:

12631405_1139619679412934_6247318164476486332_n

Se ho ben capito da altri suoi post, questa persona condivide le idee di Mauro Biglino secondo cui nella Bibbia ci sarebbero descrizioni di velivoli alieni e esseri provenienti da altri pianeti. Se si fosse limitato a una semplice condivisione della foto, avrei seguito un salutare ‘vivi e vivi lascia vivere’ evitando qualsiasi discussione, proposito da cui però devo desistere a causa del seguente commento allegato: “L’archeologia canonica come spiega questi fatti? Molto semplice: fa finta di non vedere”. A quel punto mi improvviso avvocato d’ufficio della ‘archeologia canonica’, facendo notare come la cosiddetta ‘collezione di Padre Crespi’ consista semplicemente di una serie di fotografie di reperti mai visti e catalogati, che secondo alcune leggende sarebbero stati portati dall’Ecuador (da un sito mai più rintracciato) ed esposti in un museo che, sfortuna delle sfortune, avrebbe preso fuoco giusto prima dell’inaugurazione; il Vaticano – che secondo le voci aveva finanziato spedizioni e museo – a quel punto per qualche strana ragione avrebbe fatto sparire tutto in misteriosi caveau blindati. L’utente in questione così mi risponde:

  • Succede a volte che gli uomini inciampano casualmente nella verità; se essa non corrisponde a quella canonica usualmente ripercorrono perentoriamente il cammino oramai stabilito calpestando ogni cosa che vi si frappone.

CONSIDERAZIONI DI CARATTERE GENERALE

Credo che le quattro situazioni descritte presentino una caratteristica comune: la degenerazione di atteggiamenti di per sé positivi. Il ‘pensiero critico’ – espressione di gran moda nei programmi scolastici – consiste sostanzialmente nel dubitare di tutto, nel verificare con mano senza fidarsi delle rappresentazioni di parte, anche (forse sarebbe meglio dire soprattutto) di quelle universalmente riconosciute. Limitandoci agli esempi proposti, ecco alcune premesse positive che ne sono alla base:

  • il mondo scientifico non è ‘neutrale’, vi convergono i maggiori interessi lobbistici del pianeta e quindi non è possibile fidarsi acriticamente;
  • la scienza ha peccato più volte di riduzionismo sottovalutando la complessità del mondo reale;
  • come hanno insegnato magistralmente Noam Chomsky ed Edward Herman ne La fabbrica del consenso, il potere di strumentalizzazione dei mass media sull’opinione pubblica è enorme;
  • i vincitori tendono a riscrivere la storia secondo le loro convenienze;
  • il mondo accademico è una corporazione molto rigida dove le teorie eterodosse possono faticare a imporsi.

Questi postulati di buon senso vengono però irrimediabilmente corrotti quando, perdendo la loro vena critica, si trasformano in veri e propri dogmi: la scienza ignora sempre la complessità dei fenomeni, i ricercatori sono sempre asserviti alle lobby,  i mass media rappresentano sempre pantomime della realtà, la storia e la cultura ‘ufficiali’ sono sempre menzognere, ecc.

Ivan Illich, padre spirituale della decrescita, è stato un fiero avversario della tirannia degli esperti e del monopolio del sapere, tuttavia era ben consapevole del fatto che uno studio scientifico può essere criticato solo maturando determinate competenze sull’argomento, valutandone la metodologia e contestando i dati empirici solo attraverso  riscontri del medesimo genere. Il ‘dilettante’ deve affrontare l’esperto sul medesimo terreno, altrimenti elevare le proprie filosofie personali (vedi la ‘tracotanza umana’ nel pensare di modificare il clima) e il buon senso alla Bertoldo a verità imprescindibile è solo un atto di estrema arroganza.

Per quanto riguarda l’atteggiamento paranoide e complottista secondo cui sostanzialmente vivremmo in una sorta di gigantesco Matrix, è di fondamentale importanza distinguere ‘falsità’ e ‘strumentalizzazione’. Nell’era dei media ‘tascabili’ e delle catene di Sant’Antonio telematiche, inventare di sana pianta dei fatti è allo stesso tempo più facile ma anche molto più rischioso. Filmati, articoli giornalistici, relazioni scientifiche… tramite Internet finiscono al vaglio di esperti o di persone informate e attente (vedi il nostro Armando Boccone e il suo articolo WebBluff) per cui – anche se l’idea grillina “non si può mentire in Rete” è abbastanza ridicola – il pericolo di veder compromessa la propria reputazione è concreto: meglio ricamare sulla verità, specialmente (nel caso della scienza) ricorrendo a formule rituali quali ‘soglie di rischio’ e simili, opinabili e suscettibili di discussioni infinite come il sesso degli angeli. Tutto ciò è molto diverso dalla semplice bugia, sono anzi anticamere delle verità dalle quali è possibile dedurre dati importanti.

Per il resto, l’onestà intellettuale ci impedisce di ricorrere, per sostenere le nostre ragioni, a metodologie dialettiche che rigetteremmo se applicate contro di noi. Vediamone alcune:

  • forzature dei nessi causa/effetto: un caso è tipico è quello degli attentati dell’undici settembre 2001. Il fatto che le ricostruzioni ufficiali presentino delle falle non significa automaticamente che “si sono fatti l’attentato da soli”, così come alcune foto ritoccate della missione lunare Apollo 11 non dimostrano la sua inesistenza (io personalmente ho corretto molte foto delle mie vacanze, ma sono stato veramente nei posti rappresentati);
  • pretesa di ‘prova oggettivante’: baluardo della metodologia dei negatori della Shoah (e del global warming, mi verrebbe da dire). I nazisti realizzarono camere a gas improvvisate, non strutture ad hoc come quelle adoperate in alcuni bracci della morte. Gli storici negazionisti battono forte su questo tasto ignorando completamente testimonianze dei reduci, delle SS e la documentazione superstite del governo tedesco (si dà per scontato che sia tutto falso); eventualmente si accaniscono sulle testimonianze più deboli o che presentano elementi contraddittori, quando notoriamente i sospetti di menzogna sarebbero più sensati in presenza di resoconti troppe coerenti e uniformi rispetto a un evento tanto traumatico, cosa che farebbe supporre l’esistenza di una regia occulta.
  • wishful thinking: l’atteggiamento esattamente opposto al precedente. Per quanto non lo conosca personalmente, ho la netta sensazione che, nel periodo 2003-04, quando l’Amministrazione Bush cercava consenso per l’invasione dell’Iraq accampando l’esistenza di armi di distruzione di massa negli arsenali di Saddam Hussein, il mio amico di Facebook filo- teorie aliene abbia vibratamente contestato le presunte ‘prove’ sottoposte all’attenzione del consiglio di sicurezza dell’ONU. Peccato che quelle, per quanto decisamente risibili, confrontate alle elucubrazioni sulla collezione di Padre Crespi assurgono a capolavori di fondatezza.

RICERCANDO UNA SOLUZIONE

Non esistono ovviamente ricette universali, anzi un atteggiamento ragionevolmente scettico aborrisce qualsiasi pretesa di soluzione a una problematica tanto complessa; tuttavia, si possono delineare alcuni criteri di base per orientarsi:

  • onestà intellettuale: non possiamo adoperare strumenti dialettici che saremmo i primi a condannare se venissero utilizati contro i nostri ragionamenti;
  • presunzione di buona fede: per quanto un ente possa essere ragionevolmente sospettato di essere ‘di parte’, non possiamo rigettare i suoi ragionamenti sulla semplice base di tale sospetto, occorre analizzarli con maggior attenzione;
  • rasoio di Occam: in sostanza, secondo questo principio è inutile formulare più ipotesi di quelle che siano strettamente necessarie per spiegare un dato fenomeno quando quelle iniziali siano sufficienti, evitando così cavillosità e complottismi;
  • divieto di strumentalizzazione: per dirne una, la legittima contestazione alla politica dello stato di Israele è un conto mentre le ‘dimostrazioni’ dell’esistenza di complotti giudaico-massonici e i tentativi di negazione dell’Olocausto sono altro. (1) Allo stesso tempo, aver subito l’Olocausto non è una giustificazione valida per causare violenza ad altri;
  • umiltà intellettuale: se gli esperti devono rinunciare a qualsiasi monopolio sulla verità, a maggior ragione devono farlo i non esperti. Solo la saccente arroganza del bertoldismo intellettuale è peggiore della pedante sicumera dell’esperto.

In definitiva, dobbiamo far proprio l’auspicio a ‘pensare con la nostra testa’ senza scambiarla con la ‘pancia’, ricordandoci che ‘pensare’ ed elaborare preconcetti e stereotipi sono attività antitetiche tra loro. Inoltre, dimostriamo di ‘pensare con la nostra testa’ ogniqualvolta ammettiamo di non conoscere qualcosa:  non a caso ‘so di non sapere’ era la massima di Socrate, il padre del pensiero critico.

(1) Le persone costantemente alla ricerca di esponenti ebrei nell’alta finanza chiudono entrambi gli occhi di fronte al fatto che alcuni dei più potenti fondi di investimento internazionali appartengono a paesi arabi e compiono affari in tutto il mondo (vedi in Italia il caso Alitalia-Etihad), senza che da ciò ne derivi alcuna ipotesi di ‘complotto arabo-islamico’ (personalmente ritengo i finanzieri gente egocentrica e interessata al fatto proprio che se ne frega altamente di popoli e religioni).  Allo stesso modo la questione Israele-Palestina viene giudicata diversamente, ad esempio, da quella Russia-Cecenia o Cina-Tibet (ovviamente molte altre persone, di opposta veduta politica, si comportano nel modo esattamente contrario). Alla fine, è sempre una questione di onestà intellettuale: non utilizzare due pesi e due misure.

Fonte immagine in evidenza: www.pixabay.com (immagine riutilizzabile per fini non commerciali)

CONDIVIDI
Articolo precedenteRiflessioni su COP 21 con Jean Luis Aillon / DFSN TV
Articolo successivoDa Lagash a Istanbul: la lunga guerra dell’acqua
Igor Giussani
Nasco a Milano il 7 febbraio 1978. Sono un docente precario di italiano e storia nella scuola superiore, interessato ai temi della sostenibilità ambientale e sociale. Ho espresso le mie idee sulla decrescita e i cambiamenti sociali necessari in Svolta Radicale. Alla ricerca di una via di uscita (http://www.decrescita.com/news/?page_id=42&did=26), Democrazia Radicale. La decrescita come contropotere sociale (http://www.decrescita.com/news/download/?did=32), Io e la decrescita. I miei primi due anni di DFSN (http://www.decrescita.com/news/download/?did=39), Insostenibile. Le ragioni profonde della decrescita (http://www.decrescita.com/news/download/?did=50) http://igorgiussani.blogspot.it/

Lascia un commento

Inserisci il tuo commento
Inserisci qui il tuo nome

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.