Perché la parola “decrescita” mette così a disagio?

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   Perché quando si parla di decrescita, molti pensano ad essa come a qualcosa di negativo, al punto che è stato necessario affiancarle l’aggettivo “felice” per rendere il termine più “digeribile”? A dire il vero i motivi sono tanti, e visto che sono qui vorrei dare il mio modestissimo parere.

   Prima che scoppiasse la colossale bolla finanziaria del 2008 (vedi mutui sub-prime, fallimento della Lehman Brothers ed altre cosucce del genere) sembrava che non l’economia italiana, non quella europea, ma addirittura quella mondiale potessero davvero andare avanti per un bel pezzo – se non all’infinito – a ritmi incredibili. Ma non era così ed il contraccolpo è stato due volte tremendo perché la botta d’arresto è arrivata subito dopo un periodo di crescita vertiginosa ed ubriacante. Un po’ come quando si rompe la cinghia al motore dell’auto mentre la state guidando: più questa stava andando forte al momento della rottura tanti più danni finisce col fare al motore perché non siete riusciti a fermarvi in tempo…

   Che le ragioni propugnate dai sostenitori della decrescita siano purtroppo giuste è fatto difficilmente controvertibile: Le risorse del nostro pianeta vengono depredate a ritmi sempre più vertiginosi, sicché rischiamo di consegnare ai nostri figli una Terra ormai spompata, che non riesce a smaltire ed assimilare tutte le schifezze che le affibbiamo, con conseguenze disastrose. Una delle categorie che si è dimostrata più odiosamente miope, arrogante e stupidamente incapace è quella rappresentata da tanti (non tutti ma tanti…) manager, capi d’impresa e dirigenti di multinazionali vari, che ai primi sentori di qualcosa che allora non stava andando bene, anziché cambiare strategie hanno fatto sì che i problemi diventassero emergenze, comportandosi come giocatori d’azzardo anziché come veri strateghi. Esempi? Per esempio cercando VERAMENTE di emanciparsi dal petrolio, investendo su fonti rinnovabili. Personalmente non capisco come una tecnologia nata a fine ‘800 (Il primo motore a scoppio funzionante pare nato nel 1877) sia ancora utilizzata per il trasporto nel 2013, mentre in altri settori sono stati fatti passi avanti GIGANTESCHI: non mi tornano i conti… Avrebbero questi signori dovuto cominciare a rimodulare tutte le loro strategie in modo più lungimirante e magari non pensare a far soldi solo per il gusto di farlo (le casse da morto non tengono tasche, recita una massima popolare). E invece no, anzi, essendo arrivati a situazioni di emergenza ormai internazionali, questo permette a “finanza & politica” di attuare norme sempre più pesanti se non brutali con il pretesto – appunto – dell’emergenza. Ormai tutti i telegiornali si aprono dando all’inizio notizie di borse e finanza, spread e compagnia bella, mentre pochi anni fa erano relegate alla fine, se non addirittura in rubriche apposite.

   Ecco perché più passa il tempo senza sterzare decisamente verso altri lidi e più si rischierà di pensare ad una decrescita “cattiva se non addirittura velenosa” che ci costringe a fare rinunce e ritornare indietro al secolo scorso togliendo tante comodità a noi ed ai nostri figli (questa è l’accusa maggiormente mossa dai detrattori), anziché pensare ad una decrescita intelligente ed armoniosa, che a fronte della rinuncia a tanti sprechi e a tanti inutili lussi, ci permetterà una vita più a misura d’uomo e non di cliente consumatore finale, figli compresi.

 

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Mirko Omiccioli
Nato nel 1969 a Pesaro, nel 1988 mi sono diplomato come Perito Turistico e nel ’93 ho completato un corso di Operatore di Marketing per PMI. Dopo quarant’anni vissuti sulla riviera romagnola a Cattolica, mi sono sposato e trasferito nelle Marche a Fermignano, vicino ad Urbino. Entrato molto presto nel mondo del lavoro (più per necessità che per scelta), ho avuto modo di notare con dispiacere che alla medesima domanda, ovvero: “Cosa serve per vivere?” una volta avremmo risposto “Un tetto, cibo ,acqua e la salute”, mentre ora semplicemente “Servono i soldi”. Questa triste constatazione mi ha fatto capire di essere decrescentista già prima di aver conosciuto il termine.

5 Commenti

  1. Comunque è successo a diverse parole di nascere con addosso un’aura negativa e poi diventare di successo. Pensiamo a ‘democrazia’: fino a metà Ottocento le si dava un significato di masse disordinate e violente, insicurezza generalizzata, ingovernabilità un po’ lo stesso significato che oggi diamo ad ‘anarchia’. Fate questo giochino, che con i testi elettronici e la funzione ‘trova’ è molto facile: cercate la parola ‘democrazia’ in una costituzione illuminista come quella americana o la Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino, non la troverete. E’ stato a partire da fine Ottocento, con la progressiva integrazione politiche delle classi sociali inferiori, che la parola ha assunto una connotazione positiva. Per cui c’è da sperare che lo stesso capiti a decrescita.

    PS: Mirko, i manager, capi d’impresa e dirigenti di multinazionali vari sono stati invece molto lungimiranti (dal loro punto di vista si intende: per questo sono così arroganti) perpetuando una fonte di energia accumulabile sotto forma di stock, in forma privatistica e utilizzabile solo attraverso il possesso di costose tecnologie… prova a fare lo stesso con il sole o il vento! (beh ci hanno provato con l’acqua a dire il vero… melio non dargli consigli!)

  2. Concordo in tutto col tuo articolo. Aggiungerei alle ragioni della necessità di una decrescita “governata” se il termine “felice” potesse sembrare inappropriato, il fatto che l’umanità ha superato i 7 miliardi di persone e, secondo le stime arriverà a 10 mia prima del 2040. Che oggi grazie ad Internet, alle TV satellitari e agli smatphone la maggioparte di queste persone SANNO come viviamo, cosa mangiamo, i nostri stili di vita. E questo perchè la Globalizzazione ha introdotto un fenomeno biunivoco, dove necessariamente il flusso di informazioni è bidirezionale, a differenza di prima. Oggi quei miliardi di persone vogliono vivere meglio dei loro genitori, non si accontentano più di una ciotola di riso per la loro sopravvivenza e, per ora, desiderano e forse pretenderanno le stesse cose che noi occidentali abbiamo da decenni. Come farà il pianeta a sfamare tutti? E’ questa, credo, la domanda da porsi prima di qualunque discussione politica.

    • Concordo sul discorso del flusso di informazioni, ma temo che spesso la rappresentazione della nostra società venga sovrastimata ed esaltata eccessivamente, dando così una visione distorta e falsamente idilliaca di dove e come viviamo. Salutoni, Mirko

  3. Naturalmente condivido in pieno la necessità di un radicale cambio del modello di sviluppo. Provo, tuttavia, una difficoltà a definirmi con un termine che è negazione di quello che si usa per il modello dominante: Decrescita contro Crescita. E’ come se io, anziché dire “voglio vivere”, dicessi “non voglio che tu viva”. L’aggiunta del temine “felice”, poi, ha dato alla parola Decrescita un connotato poco realistico; la dimensione della Felicità, infatti, appartiene al mondo dell’Utopia e non a quello delle cose realizzabili qui e ora, di cui c’è grande bisogno anche per convincere gli scettici. Qualcosa di simile provo di fronte alla parola Ateo con la quale si definisce colui che NON è credente. Caso mai il problema è che non credo a una cosa ma credo ad un’altra. Senza contare che, andando nel profondo, spesso sono proprio coloro che dicono di credere che in realtà non credono a niente.

    • Non ti nascondo che anche io per un certo periodo ho fatto gli stessi ragionamenti (che ogni tanto ad essere sincero riaffiorano), ma se le mie scarse conoscenze non mi ingannano, a rigor di logica dovrebbe essere il termie A-crescita ad indicare proprio la negazione della crescita. Direi più che il termine De-crescita indichi solo una “minore” crescita, ponendosi come alternativa e non come negazione di crescita. Ma nel pensare comune in effetti si evitano tali sofismi…

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