Principio del vuoto di Joseph Newton

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Hai l’abitudine di accumulare oggetti inutili, credendo che un giorno, chissà quando, ne avrai bisogno?
Hai l’abitudine di accumulare denaro, solo per non spenderlo perché pensi che nel futuro potrà mancarti?
Hai l’abitudine di conservare vestiti, scarpe, mobili, utensili domestici ed altre cose della casa che già non usi da molto tempo?
E DENTRO DI TE?
Hai l’abitudine di conservare rimproveri, risentimenti, tristezze, paure ed altro?
Non farlo!
E’ necessario che lasci uno spazio, un vuoto, affinché cose nuove arrivino alla tua vita.
E’ necessario che ti disfi di tutte le cose inutili che sono in te e nella tua vita, affinché la prosperità arrivi.
La forza di questo vuoto è quella che assorbirà ed attrarrà tutto quello che desideri.
Finché stai, materialmente o emozionalmente, caricando sentimenti vecchi ed inutili, non avrai spazio per nuove opportunità.
I BENI DEVONO CIRCOLARE!
Pulisci i cassetti, gli armadi, la stanza degli arnesi, il garage…
Dà quello che non usi più…
Non sono gli oggetti conservati quelli che stagnano la tua vita, bensì il significato dell’atteggiamento di conservare…
Quando si conserva, si considera la possibilità di mancanza, di carenza, si crede che domani potrà mancare e che non avrai maniera di coprire quelle necessità…
Con quell’idea, stai inviando due messaggi al tuo cervello e alla tua vita:
che non ti fidi del domani e che pensi che il nuovo e il migliore non sono per te e per questo motivo ti rallegri conservando cose vecchie e inutili…
Disfati di quello che perse già il colore e la lucentezza…
Lascia entrare il nuovo in casa tua…
E DENTRO TE STESSO

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Sarah Gracci
Penso che il mio interesse per preservare un rapporto con quel che è vita sia legato alla mia infanzia passata su una collina nei pressi di Firenze, tra le cittadine di Montelupo e Montespertoli. Qui ho vissuto in modo libero e diretto il rapporto con gli animali e la natura, passando buona parte della giornata tra i boschi ed il giardino di casa. Trascorsi gli anni scolastici che mi hanno portato alla laurea in Architettura, ho iniziato a studiare ed informarmi sulle filosofie orientali e le terapie ad esse collegate. Indirizzati gli studi e la professione verso l'architettura naturale mi sono trovata a collaborare a Bolzano con Ugo Sasso partecipando tra l’altro alla redazione della rivista Bioarchitettura ed alla organizzazione di eventi per l’Istituto Nazionale. La percezione che la nostra società ci avesse culturalmente privato di un rapporto diretto con la materia e il potere creativo che ne deriva, mi ha fatto avvicinare al pensiero del Movimento della Decrescita Felice, di cui dal 2012 sono consigliere e membro fondatore per la sezione di Firenze con mandato di referente dell’università del Saper Fare. Sto studiando Permacultura con il gruppo fiorentino, sia negli aspetti relazionali di comunicazione che nella creazione di orti sinergici per l'autosufficienza alimentare. Dall'Aprile 2013 sono attiva in "Montespertoli in Transizione". Per Odeon Cinehall ho redatto il sito di promozione del film “L’Economia della Felicità” di Helena Norberg-Hodge, collaborando alla diffusione degli eventi-proiezione. Dal 21 Ottobre 2012 sono Presidente di A.R.I.A. familiare (Associazione Rete Italiana Autocostruzione), associazione scaturita da Edilpaglia. Per le associazioni di cui faccio parte realizzo eventi e grafica sia con presentazioni multimedaili che depliant per la divulgazione di tematiche sulla ecologia, localizzazione e il ritorno a stili di vita sostenibili: corsi sull'alimentazione, detersione naturale, terapie naturali. Con l'associazione Pacciamama promuovo attività di educazione nelle scuole e presso enti per sensibilizzare la popolazione locale.

10 Commenti

  1. Ciao, sono un costante lettore del blog e vorrei farmi i complimenti per i temi trattati.Tuttavia non posso non farvi notare che è bello leggere di argomenti come questi tanto quanto è bello leggere uno scritto ben fatto.

    Mi riferisco alla punteggiatura, in modo particolare agli spazi prima dei segni di interpunzione, punti esclamativi e di domanda. Ogni tanto ci scappa anche un po’ scritto come lo scrivono i telefono cellulari, con l’accento sulla “o”.

    Io credo che chiunque pubblichi uno scritto su un mezzo di informazione DEVE essere molto attento alla scrittura poiché i nostri figli si informano troppo spesso su internet e fanno propri errori/orrori che impoveriscono la nostra lingua.

    Cordialmente

    Samuele

  2. Ciao Samuele,
    il testo che vedi è una traduzione di un brano dello scrittore.
    Ne ho trovate varie online, m questa mi sembrava la più corretta.
    Mi sono messa a riguardare il testo dopo il tuo commento, e (forse causa la mia ignoranza) non capisco a cosa ti riferisci 🙂 Per cui ti chiedo di farmi capire. D’altro canto io credo che tutto quello che è vivo si muove. Per cui anche le lingue ritengo abbiano il diritto di farlo. Pensa che se il mio compaesano avesse pensato così non avremmo la Divina Commedia.
    E sai che con la parole dette a voce noi esprimiamo una piccolissima percentuale di quello che noi vogliamo dire? Figurati quando scriviamo!
    In linea con i principi della Decrescita credo più nel rapporto faccia a faccia dove lo sguardo, il corpo e la mimica globale dell’individuo trasmetto i messaggi in modo univoco.
    Quando scrivo velocemente, magari in chat, mi vien da ridere per le cose buffe che ne scaturiscono. E magari scopro che volevo dire anche altro oltre a quello che la mia mente limitata poteva pensare. E si cresce e ci si accorge di più!
    Il mio modus scrivendi è giocoso, colloquiale e talvolta volutamente storpiato anche per allentare l’alone di pesantezza che certe idee possono avere. Un po’ in linea con la mia personalità zuzzerellona.
    Un saluto
    Sara

    • Ciao Sara,
      mi riferisco principalmente agli spazi prima della punteggiatura come avevo scritto nel post precedente. Ti riporto un esempio preso dal testo sopra: “…chissà quando, ne avrai bisogno ?”
      E’ proprio brutto da vedere oltre che scorretto. Capisco che sia un copia/incolla e che non è colpa tua, dopotutto però non possiamo confondere i cambiamenti linguistici dovuti all’evoluzione della lingua con gli errori.
      Qui si parla di errori, niente a che vedere con la lingua viva.
      In chat, sms o in privato più in generale si può scrivere di fretta e come meglio si crede ma quando qualcosa viene letto da molta gente e resta pubblico a lungo, è doveroso attenersi a quelle regole che permettono di preservare il nostro patrimonio linguistico.
      La personalità la si può esprimere in tanti modi pur esprimendosi in modo corretto!
      Non vuole la mia essere una critica ma solo una puntualizzazione; complimenti per il blog ancora una volta!

  3. Bell’articolo e interessante argomento!
    Molto spesso però i motivi per cui si accumulano vecchie cose in ogni angolo della casa possono essere molteplici, io ne ho individuati 2:
    1) La pigrizia: molte volte non si ha il tempo materiale per fare un pò di dovuta pulizia oppure quando si ha del tempo lo si dedica ad altro, purtroppo questa vita frenetica ci lascia ben poco spazio di manovra nella gestione dei nostri spazi.
    2) L’attaccamento alle cose: capita spesso di poter ricordare certe persone o certi momenti della vita semplicemente guardando o maneggiando un oggetto indipendentemente dal suo valore economico, una sorta di amuleto in grado di farci sentire al sicuro dimenticando la realtà a volte avversa e più difficile del previsto.

    Ad ogni modo questo articolo mi ha fatto riflettere sull’importanza dei piccoli cambiamenti, un pò come una sorta di legge d’attrazione, si sposta un oggetto vecchio per richiamarne uno nuovo.
    Vado a fare un pò di pulizia in camera mia valà!

    • Ciao Nicolò, ho letto con attenzione sia l’articolo di Sara che tutti i commenti, ma mi permetto di muovere un’obiezione nei confronti del tuo commento: Posso capire che di tempo ce ne sia poco (e dovremmo ritagliarcene di più a voler essere pignoli…), e pure che qualche oggetto possa possa farci ricordare qualcuno o qualcosa, visto che tutti ci siamo passati. Ma credimi, in buona parte sono solo pretesti per tenerci in casa di tutto, o almeno è quello che penso io. Personalmente sono di quelli che se può disfarsi di cose che “tanto prima o poi possono tornare utili” lo fa senza troppi rimorsi; ritengo meglio magari regalare oggetti in surplus ad altri che magari possono usarli veramente o perché no, magari cederli a qualche mercatino dell’usato per farci qualche Euro. si può parlare di pigrizia, sì, ma più mentale che fisica. Saluti, Mirko

  4. Nicolò, profondo e pieno di significato quello che scrivi.
    E trovo che le due ragioni che hai trovato sono la sintesi di quello che blocca molti nel lasciar andare cose o persone. Solo che tu te ne accorgi.
    I più invece si limitano a guardare il fatto e considerarlo normale perchè lo fanno tanti.
    Mi interesso di teologia e filosofia, ed ho scoperto un modo molto utile per accorgersi di ciò che blocca un individuo nell’andare avanti, oltre i propri limiti. E gli antichi li avevano sintetizzati nei 7 vizi, così li chiamava Aristotele, e poi la cultura cristiana li ha chiamati peccati. Io ho individuato un acrostico per ricordarli GIA’ SALI.
    Diciamo che l’accidia potrebbe essere il punto 1 e l’avarizia il punto 2 nella analisi che hai fatto.
    http://www.youtube.com/watch?v=hiCvuLxiXKg&list=PL1CE3748C6812EE9B&index=14&feature=plpp_video
    ciao
    Sara

    • niccolò sara e mirko avete certamente ragione vedendo la questione da diversi punti di vista.
      però siamo in un forum che parla di decrescita, ricordiamoci delle famose R di la touche.
      ancheio ho il brutto difetto di non voler buttare via nulla. certo qualcosa potrei cederla regalarla, venderla. ma se facessi ciò mi troverei molto piu spesso a dover comprare delle merci, invece che riutilizzare o riparare dei beni.
      vi faccio un esempio: due mesi fa il mio cellulare ha perso l’audio… lo ho smontato e ho trovato che il cavo sche entra nell’altoparlante si era dissaldato proprio all’entrata dell’altoparlante rendendomi impossibile risaldarlo. però sono riuscito a sldare su quel cavo un altro altoparlate di un altro cellulare rotto che non avevo buttato. risultato ora ho ancora un cellulare funzionante, se avessi seguito il principio del vuoto non avrei un cellulare e avrei creato il doppio di e-wast

      • Verissimo il riuso è davvero importante valutarlo nel fare la scelta se mettere in circolo (non buttare via) una cosa oppure no.
        Diciamo che il principio del vuoto lo vedo in quel genere di roba che accumuliamo ma non sappiamo neppure di avere. Quello lo credo uno spreco di risorse che invece potrebbero dare nuovi frutti da chi è in grado di trovargli una utilità. Grazie per la riflessione anche su questo aspetto Kelios.
        Ciao
        Sara

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