Quando a parlare di decrescita sono i giovani

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Quando a parlare di decrescita, seppur felice, di uscire dal consumismo, di economia delle relazioni, di sobrietà, di post-industrialismo sono ultrasessantenni, magari professori universitari, magari con pensioni d’oro ho sempre una certa strana sensazione: non è fastidio, né mi sento irritato da ciò, piuttosto una sorta di subdole insoddisfazione che striscia dentro di me, come se qualcosa, dopotutto, dopo tanti bellissimi discorsi condivisibili, non quadrasse. Non per cattiveria, né per invidia o ricerca di conflitto, mi viene da pensare che parlare di decrescita dopo decenni e decenni di intossicazione, di soldi comodi, di scontata e remissiva sottomissione al sistema, forse viene un po’ troppo facile parlare di decrescita, di allontanamento da certi modi di pensare, da certi stili di vita dannosi. Ancor più in un momento così critico di crisi globale, e perciò così favorevole a una presa di posizione diversa e a un cambiamento di prospettiva radicale, in cui si acuiscono tutti i problemi economici, essere il portavoce di una falsa novella, quella della crescita eterna, si addice male a persone che con tale sistema hanno prosperato, pur non volendo, per tutta la loro vita.

Ma quando a parlare di decrescita sono giovani, magari studenti ancora un po’ inconsapevoli, magari disoccupati con lauree ad alti voti, magari stagisti inesperti, giovani ventenni e trentenni con paghe da “terzo mondo”che hanno capito da qualche anno che il sistema non funziona più e che deve essere cambiato a partire dalle basi culturali che lo hanno generato, che hanno capito bene, perché lo sentono dentro di sé, che il cambiamento sarà profondo, non una rivoluzione verde o biologica, sarà una nuova cultura e partirà dalle singole persone, allora tutto ciò che avevo in mente prima mi si cancella in un attimo e provo una gioia rassicurante.

Sicuramente la persona che riesce a immaginare e concretizzare un sistema diverso da quello attuale, che sia capace di armonizzare tutti gli aspetti della nostra vita e di renderla sostenibile e serena per tutti, deve ancora nascere. Ad ogni modo, quando incontro giovani, anche molto più giovani di me, che hanno interiorizzato con consapevolezza le grandi questioni che dobbiamo affrontare oggi, sento con fermezza che la fiducia tra le persone e più in generale il potere eterno della vita avrà la meglio su ogni difficoltà

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Luca Madiai
Mi interesso da qualche anno delle tematiche della decrescita e della sostenibilità ambientale, economica e sociale. Sono arrivato alla decrescita dopo il mio percorso di studi di ingegneria nel settore della produzione di energia. Durante gli anni universitari sono stato membro attivo dell’associazione studentesca europea AEGEE ed ex presidente della sede locale di Firenze (AEGEE-Firenze). Ho lavorato a un progetto sull’energia geotermica a Budapest, dove sono vissuto per alcuni mesi nel 2009 e nel 2010 e ho scritto la tesi di laurea specialistica. Ho studiato anche la lingua ungherese. Nell’autunno del 2010 ho scritto il saggio Decrescita Felice e Rivoluzione Umana e aperto l’omonimo blog dove cerco di diffondere le mie idee attorno alla decrescita felice e alla filosofia buddista. Nel 2012 ho contribuito alla rinascita del Circolo Territoriale del Movimento della Decrescita Felice di Firenze (MDF-Firenze), di cui sono parte attiva. Ho lavorato nel settore delle energie rinnovabili, in particolare fotovoltaico ed eolico. Mi diletto nello scrivere poesie “decrescenti” e nello spostarmi quasi sempre in bicicletta. Credo nella sobrietà, nella semplicità e nelle relazioni umane disinteressate come mezzo per migliorare la qualità della vita e cerco ogni giorno di attuarle. Ho scritto due libri sulla decrescita liberamente scaricabili da questo sito: "Decrescita Felice e Rivoluzione Umana" e "Ritorno all'Origine"

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