Quattro riforme strutturali per superare la crisi (e costruire un mondo migliore)

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Questo articolo costituisce una rielaborazione originale di temi trattati in maniera ben più organica e approfondita nel libro Il Secolo Decisivo: Storia Futura di un’Utopia Possibile (qui un’anteprima gratuita).

Le grandi crisi del mondo contemporaneo possono essere divise in quattro macro-categorie: una crisi ambientale ed energetica, una crisi delle disuguaglianze, una crisi culturale e una crisi concernente la stabilità del sistema economico-finanziario. Ne ‘Il Secolo Decisivo’ dimostro come ognuna di queste crisi sia conseguenza fisiologica del modello socio-economico vigente, e non già una sua deriva accidentale. Ne deriva che la loro risoluzione passa per il superamento di tale modello.

Ciò richiede di ripensare i grandi miti e credenze che lo sostengono. Fra questi spiccano il mito del lavoro quale necessità e dovere, il mito dei consumi come sinonimo di benessere e il mito della crescita economica quale unica via per il progresso.

Perché il cambiamento sia possibile, è essenziale prendere coscienza dell’impossibilità di risolvere le crisi all’interno del modello socio-economico che le ha in primo luogo generate. Una volta accettata la necessità del cambiamento, quest’ultimo presuppone quattro macro-riforme strutturali:

  • Una riforma dei sistemi redistributivi e fiscali degli stati;
  • Una riforma del sistema educativo;
  • Una riforma dei regimi politico-elettorali;
  • Una riforma del sistema finanziario.

I sistemi fiscali e redistributivi andranno ricalibrati per adattarli a un’economia post-lavorista. In tal modo il progresso tecnologico e l’automatizzazione di produzione e servizi potranno essere messi al servizio dell’uomo, liberando l’umanità dall’assurda ricerca di una non più necessaria piena occupazione. I proventi di un’economia via via più automatizzata e indipendente dal lavoro umano andranno redistribuiti attraverso l’istituzione di un reddito di base[1] su vasta scala, continuamente ricalibrato in funzione della congiuntura economica.[2]

L’attuale sistema educativo gerarchico e massificato andrà sostituito con un’educazione orizzontale e flessibile, che conceda a ogni studente la libertà di operare scelte autonome, entro certi limiti, circa la propria formazione e sviluppo personale. La scuola dovrà cessare di essere una fabbrica di esseri umani subordinata alla crescita economica per divenire un servizio a disposizione delle persone, utile alla scoperta e allo sviluppo dei talenti e delle vocazioni di ognuno.

L’esaltazione del ‘volere del popolo’ propria delle contemporanee democrazie rappresentative – che troppo spesso si traduce nella tirannia di una maggioranza ignorante manipolata da leader populisti di ogni sorta – andrà rimpiazzata con la promozione attiva del dibattito politico a tutti i livelli e l’istituzione di vincoli conoscitivi al voto, sostituendo all’attuale politica dei sentimenti una politica degli argomenti.

Il sistema finanziario andrà riformato e reso indipendente da una crescita costante dell’economia materiale. Ciò richiederà la messa in discussione del modello inflazionista, una riduzione drastica della speculazione finanziaria e un completo superamento del sistema bancario a riserva frazionaria.

Ognuna di queste riforme strutturali difficilmente potrà essere implementata senza una parallela implementazione delle altre, per ragioni che è impossibile illustrare in dettaglio in un singolo articolo.[3] Basti qui dire che senza un ripensamento dei sistemi fiscali e redistributivi che metta in secondo piano il lavoro, la crescita economica rimarrà essenziale per contrastare la disoccupazione tecnologica generata dalla progressiva automatizzazione dell’economia globale, non importa quanto superflue e finanche dannose divengano le mansioni svolte dagli esseri umani. Similmente, l’istituzione di un sistema politico basato su discussione e ragionamento – le quali richiedono indipendenza di analisi e tempo per approfondire le ragioni dei propri interlocutori – è impensabile senza una previa riforma del sistema educativo e una liberazione del tempo umano dalle catene del lavoro. Infine, è difficile pensare che una riforma profonda del settore finanziario (i cui frutti diverrebbero maturi ben oltre il termine di un singolo mandato elettorale) possa essere implementata con successo in assenza di sistemi politico-elettorali basati su discussione, contenuti e ragionamento.

Le ragioni che rendono tali riforme necessarie, le possibili modalità della loro implementazione e gli effetti potenziali che queste potrebbero sortire sulle società umane sono analizzati nel dettaglio nel mio libro ‘Il Secolo Decisivo: storia futura di un’utopia possibile’. Qualsiasi critica, domanda o commento sui contenuti di questo articolo e/o del libro cui si ispira è assolutamente benvenuta. Potete scrivere qui sotto o anche contattarmi privatamente, attraverso il mio sito internet. Rispondo sempre con piacere!

[1] Si utilizza qui il termine nella sua accezione classica, come reddito concesso a ogni individuo adulto indipendentemente da ogni prova dei mezzi. Il reddito di base è universale in quanto concesso a ogni individuo, a prescindere dalla sua condizione sociale ed economica.

[2] Si vedano i capitoli 3 e 6 del libro ‘Il Secolo Decisivo’ per la discussione di un possibile meccanismo di ricalibrazione.

[3] Si rimanda al libro per una loro analisi approfondita.

3 Commenti

  1. Credo valido,presa coscienza dell’utilita’ di ogni coscienza ad una piu’ alta vivibilita’ circolare,ricordare sempre: la dignita’ di chi su questa terra e’ altro che ‘uomo’,bensi’ minerale,vegetale o animale.-Il ruolo della DELEGA,che,tutt’altro che marginale,non debba sminuire nessuno,o avvantaggiarlo,quanto altresi’ renderci tutti pacificatori nelle diversita’ e la prolificazione.(Credo che fosse gia’ tra le righe,e grazie)

  2. Molto interessante. Rifletto sulle stesse trasformazioni da tempo. Tuttavia ritengo che a questa proposta manchi un aspetto fondamentale, una conditio sine qua non tutti questi cambiamenti mi paiono praticamente impossibili e non è una riforma, ma una rivoluzione psicologica totale dell’essere umano. Una rivoluzione del genere non può essere ridotta e prodotta a/da una riforma del sistema educativo, anche se certamente è fecondo iniziare proprio da lì.

    • Sono d’accordo con te. Purtroppo negli spazi ridotti di un articolo non mi è stato possibile approfondire ogni punto. Nel libro rispondo almeno in parte alla tua critica. L’educazione è sicuramente un punto essenziale, anche se non l’unico.
      In linea di massima rimane il problema che le rivoluzioni culturali non si possono produrre a tavolino (a meno di derive autoritarie). Occorre lavorarci su base individuale, dal basso. È un lavoro lungo e gravoso, e temo richiederà parecchio tempo. Le riforme di cui parlo possono però stimolare ed agevolare quel cambiamento. Ti invito a leggere il libro se ti interessa approfondire l’argomento.

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