Quello a cui andiamo incontro è il peggiore dei mondi possibili

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Si sa, che per perpetuare sé stesso, il folle sistema che s’è impadronito delle nostre vite ha assolutamente bisogno di continuare a crescere e quindi di pretendere sempre di più in termini di tempo, lavoro, risorse naturali, produttività e soprattutto fedeltà, quest’ultima importantissima affinché ognuno dei propri adepti resti nella convinzione di vivere nel migliore dei mondi possibili e quindi non metta in discussione lo stato delle cose. Ma anche il più cieco convincimento di vivere nel migliore dei mondi possibili si trasforma in stupida ottusità se per un attimo proviamo a fermare la nostra schizofrenica quotidianità, fatta di inutili distrazioni create ad hoc per mantenerci in questo stadio di ignavia e apatica indifferenza, per provare a riflettere su quello che sta accadendo intorno a noi. Il pianeta è malato e in forte pericolo, ovunque stiamo assistendo ad un aumento del caos e della distruzione e quello che più preoccupa è che siamo riusciti ad intaccare anche i cicli naturali, cicli che avvengono dalla notte dei tempi e sono indispensabili a mantenere l’equilibrio che ha reso possibile l’esistenza della vita sulla Terra. Nel vano tentativo di distaccarci sempre di più dalla natura e dalle sue leggi per crearne di nuove e migliori, con l’arroganza di chi crede di ricreare subito e al primo tentativo un mondo più perfetto di quello che la natura ha modellato negli oltre quattro miliardi di anni, stiamo scivolando nel baratro più profondo e buio di sempre, quello dell’autodistruzione.

Se pensiamo che in un solo grammo di terreno vivo sono presenti circa cento milioni di batteri, fermenti, muffe, diatomee e altri microbi che rendono il terreno fertile, ricco di humus e quindi adeguato alla crescita di erba e piante, e quindi della presenza della vita complessa fino all’uomo, dovremmo considerare con profondo disprezzo le pratiche dell’agricoltura moderna, ovvero l’irrorazione di pesticidi, erbicidi o fertilizzanti chimici che provocano la distruzione dell’humus e rendono quindi il terreno uno sterile contenitore dentro cui far crescere milioni di piantine di mais o soia tramite il petrolio, anziché l’aiuto dei preziosissimi microrganismi del terreno. Ecco quindi un bell’esempio dove l’uomo sta facendo peggio della natura, perché nel voler implementare un metodo di coltivazione innaturale (ovvero la monocultura), risponde alle reazione che questo provoca (ovvero attacchi da parte di malattie, insetti e crescita incontrollata delle “erbacce”) con metodi ancora più innaturali e invasivi, come l’irrorazione di pesticidi, erbicidi e insetticidi (che rilasciano poi nell’ambiente sostanze che si bio-accumulano nei tessuti adiposi degli esseri viventi, ovvero diossine e perturbatori endocrini), fertilizzanti chimici (che snaturano la composizione del terreno e provocano l’eutrofizzazione andandosi ad accumulare a valle nei bacini idrici) o varietà transgeniche (che vanno a contaminare quelle convenzionali tramite l’impollinazione aerea, come nel caso di mais e colza, e i cui effetti di lungo termine nei confronti di uomo e ambiente ignoriamo completamente).

Un altro esempio della nostra mancanza di lungimiranza è la rottura del ciclo del carbonio, ovvero l’aver immesso nell’atmosfera degli ultimi due secoli e mezzo (in un processo a crescita esponenziale, per cui ogni anno che passa se ne brucia una quantità maggiore) tutto il carbonio che in milioni di anni era andato ad accumularsi nel sottosuolo sotto forma di petrolio, carbone e gas naturale. Questo ha innescato un aumento dell’effetto serra e quindi degli sconvolgimenti climatici a cui peraltro stiamo già andando incontro, ma anche altri fenomeni indiretti, come l’acidificazione dei mari (già aumentata del 30% secondo la NASA) che se non verrà interrotta porterà alla scomparsa delle barriere coralline prima e della vita complessa dei mari poi. Altra conseguenza dell’aver rotto il ciclo del carbonio è l’avanzata della desertificazione che ingloberà intere regioni del pianeta, lo scioglimento dei ghiacciai e in particolare di quelli delle catene montuose, con la conseguenza che tutti i principali fiumi che garantiscono l’attuale produzione agricola e di energia elettrica vedranno diminuire intensità e regolarità dei propri flussi idricil l’innalzamento dei mari e l’aumento degli incendi (dovuto anche al fatto che una maggior presenza di carbonio nell’atmosfera fa aumentare la crescita della vegetazione erbacea e del sottobosco –  le “micce” degli incendi che ogni estate distruggono milioni di ettari di boschi).

Ovunque si guardi intorno a noi, si vedono i devastanti effetti di questo assurdo sistema socio-economico che sta inglobando non solamente la vita delle persone, ma anche l’intera e complessa vita di miliardi di organismi viventi. Viviamo in un mondo in cui siamo sempre più privati del tempo libero e dei rapporti sociali diretti, in condizioni lavorative peggiorative (si lavora di più e si vede diminuire il proprio potere d’acquisto e tutto questo senza nemmeno la certezza di poter continuare a fare affidamento su quello stipendio o sul poter andare in pensione quando le forze verranno meno), sempre più sull’orlo di una crisi di nervi e rassegnati a morire dimenticati da tutto e tutti in un ospedale, magari tra le atroci sofferenze dell’ultimo regalo di questo assurdo sistema, causato proprio dalle diossine che sono state immesse nell’ambiente con colpevole leggerezza. Gli oceani sono colmi di plastica, rifiuti radioattivi e mercurio, negli ultimi quarant’anni, nei soli ecosistemi fluviali della zona tropicale, secondo il WWF abbiamo distrutto per sempre il 73% della biodiversità presente, lo svuotamento dei mari ha portato a un crollo delle catture di tutti i principali predatori dei mari, le foreste primarie stanno scomparendo ad un ritmo sempre più preoccupante, l’acqua e le falde acquifere sono contaminate, il cibo pure, come del resto l’aria delle città in cui viviamo.

Inutile dire che nell’illusione di costruirci il migliore dei mondi possibili e nella folle idea di poter fare meglio della natura abbiamo invece creato il peggiore dei mondi possibili, ovvero quello che verrà, tempo una o due generazioni.

Fonte immagine: wikipedia

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Manuel Castelletti
Laureato in Economia, ho avuto diverse esperienze lavorative (tra cui Ambasciata d'Italia a Buenos Aires, Monte dei Paschi, Freeandpartners, Nestle). "Verso la fine dell'economia - apice e collasso del consumismo" è il mio nuovo libro, edito da Fuoco-Edizioni. http://economiafinita.com

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