Riflessioni sugli alimenti biologici

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Sono appena uscito da uno dei tanti negozi ‘Bio’ che ormai popolano le nostre vie ed i centri commerciali, ed una sensazione mi attanaglia: guardo lo scontrino nella mano sinistra e contemporaneamente soppeso la borsa della spesa con la destra e giungo alla conclusione che qualcosa non va.
In questi negozi, ormai, oltre a frutta e verdura Bio, ci sono tantissimi altri prodotti, rigorosamente anch’essi a marchio ‘Bio’ che ci allettano dagli scaffali: pasta e biscotti fatti con ogni tipo di cereale, e via discorrendo.
Pertanto alla fine esci da questi negozi con cose che non ti servono, ma che hai acquistato solo perché bio, e che hanno prezzi non proprio abbordabili.
Se vestiamo i panni di ‘consumattori’, anziché di semplici consumatori, scopriamo delle cose interessanti legate a questo mondo: il latte è biologico ma non poprio a Km 0 (mi è capitato di vedere del latte fresco biologico proveniente dalla Germania), il muesli ‘bio’ che arriva dall’Austria, frutta e verdura che arriva da cooperative siciliane, ed io abito a Torino.
Insomma ha senso fare acquisti ‘Bio’ anche quando non sono a Km 0?
Chi ci assicura che durante il trasporto, gli alimenti non siano stati ‘inquinati’ dai gas di scarico dei mezzi che li fanno arrivare in ogni parte d’Italia?
Dobbiamo quindi mantenere sempre un’occhio critico anche su questi prodotti, e non arraffarli dagli scaffali, ad occhi chiusi.

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Nato nel 1970, lavoro come consulente informatico per una multinazionale. Sposato e con due bambine, da circa 2 anni sto cercando di dare una svolta green alla mia vita, interessandomi di vegetarianesimo, decrescita e consumo critico.

10 Commenti

  1. che io sappia il latte bio è uno dei prodotti con la maggior difficoltà tecnica di produzione e certificazione. tant’è che in italia ce n’è ben poco (attendo eventuali smentite). questo mi fa pensare che sia giusto l’appello all’acquisto critico da parte del consumatore, ma che per “aiutare” a diventare consumaTTOri si possa esplicitare meglio nel costo del prodotto i KM (e le modalità) di distanza che separano produzione e centro di vendita (addizionando ai costi di traposrto anche quelli ambientali: tot km di AEREO = 1 €/g di surpluss; tot KM di treno = 0,1 €/g di surpluss – cifre ovviamente buttate giù a caso).
    evidentemente il costo del carburante raggiunto in questi giorni non è ancora sufficientemente alto da selezionare da solo i prodotti locali

    • le aziende che commercializzano latte ne comprano una quota bio ma non interrompono le lavorazioni per lavare le macchine quando passa il latte bio per cui tanto ne comprano e tanto ne vendono con marchio bio ma non è detto il vero biologico finisca nelle confezioni giuste.

  2. Stefano, mi trovo pienamente d’accordo con ciò che scrivi. Il costo è eccessivo. Ma l’impostazione che anche questi negozi “Bio” hanno è la stessa dei grandi supermercati: farti nascere bisogni indotti. Tutta la parte di cosmesi e detersivi potresti farci una bella X con l’autoproduzione semplicissima di sapone all’olio di oliva e creme di cera d’api e mix di oli. Circa tutti i derivati dei cereali (biscotti, crackers, pane, pasta) nche lì un bella X usando solo farine integrali e semi (di farro, kamut, miglio, segale, grano saraceno. frumento, riso etc). Eviti costi superflui e gestisci in modo autonomo davvero gli ingredienti. Io ho recentemente scoperto la crepiere! Niente lievito ma uso solo mix di farine e acqua. Economico, Ecologico e Efficiente in termini di tempo.Dentro di metti quel che ti va (io verdure e formaggi oppure marmellata e cioccolata) … Più cose semplici e andare alle origini.

    • sara sono completamente d’accordo con voi! il biologico ormai è solo un modo per spillare piu soldi ai benintenzionati.
      le certificazioni da parte terza (che peraltro sono piu teoriche che reali) sono un sistema contrario alla decrescita, costringono a lavorare di piu (di piu in ufficio e di meno in campo).
      la vera strada secondo me è la CERTIFICAZIONE DAL BASSO! si va da un orticultoro allevatore o coltivatore della prorpia zona, si vede come lavora, si fanno proposte, ci si accorda e se si crea un rapporto di fiducia si compra da lui.
      un agricoltore è contentissimo di venderti il prodotto al prezzo del convenzionale del supermercato. è assurdo ciò che accade in alcuni gas ove un prodotto bio preso direttamente dal produttore costa di piu che nella gdo.

      comunque il vero passo in avanti sono i Grupi di Autoproduzione e Acquisto Solidali i GAAS. si comprano i prodotti tutti insieme e inoltre ognuno come la nostra sara produce qualche prodotto per tuto il gaas mutualmente, tanto fare sapone o pane per uno e farlo per 20 richiede solo qualche minuto in piu..

  3. L’ideale è acquistare prodotti bio locali. Qui in Ticino (Svizzera) c’è una cooperativa che vende soprattutto frutta e verdura ticinese (assomiglia un po’ ai Gas italiani). I prezzi sono più abbordabili che nella grande distribuzione, dove il bio è sostanzialmente spagnolo o persino israeliano ecc, e quindi con un sacco di km alle spalle. Per me l’unico strappo alla regola sono le arance siciliane e le banane!

    Si chiama Comprobio (www.comprobio.ch)

  4. Sono d’accordissimo con Sara. Biscotti, pane e molto altro si possono fare in casa a un costo irrisorio: il pane fatto in casa mi costa 40 centesimi per 800 grammi di pane incluso il costo dell’energia elettrica. Se lo compri al negozio, più è integrale, più è fatto con semi e simili più costa. Fino a prezzi assurdi: 4, 5, 6 euro al chilo! Per le creme bio che si vendono nei negozi bio bisogna fare estrema attenzione. Se andate a guardare l’INCI di moltissime di quelle creme vedrete che spessissimo di biologico c’è poco e basta dare un’occhiata al dizionario Bio per avere delle sorprese. Quindi prima di comprare meglio dare un’occhiata a cosa c’è dentro. Io ho eliminato il problema e uso solo materie prime: burro di karité, olio di jojoba e gel d’aloe. Mischio e faccio i miei pastrocchi a casa da sola che funzionano benissimo e costano pochissimo. E anche per le materie prime ne ho girati di negozi bio dove alle materie prime sono aggiunte altre cose che bio non sono… E la sorpresa è spesso che i prodotti migliori sono quelli che costano meno. Questo va contro la nostra cultura e dobbiamo un po’ decondizionarci per uscire dalla mentalità che se costa tanto il prodotto è sicuramente ottimo… e il bio che costa tanto sarà sicuramente un superBio…solo che poi spesso non è così…

  5. Sono d’accordo sull’articolo, le tecniche di vendita e di confezionamento ormai sono simili a quelle delle grandi marche, alimenti facilmente deperibili che vengono da lontano saranno comunque lavorati per arrivare integri. Inoltre, so da fonti sicurissime, che molti prodotti vengono “mischiati” e la loro produzione purtroppo si basa sullo stesso principio di sfruttamento dei piccoli agricoltori. Per quello che mi riguarda, compro prodotti a Km 0 direttamente dai produttori e ho semplificato molto dei cibi che preparo in casa.

  6. anche io ho riflettuto molto su questo argomento, adesso faccio la spesa del fresco a KM 0 al mercato, preferendo i prodotti bio e biodinamici se li trovo, poi parlo con i produttori e cerco di capire chi coltiva nel modo più semplice e sincero. Poi vado nei negozi bio per comprare solo quelle poche cose che non trovo al mercato come i cereali e i legumi poco diffusi, le farine non di grano, i prodotti di soia o altre cose, ma possibilmente italiane. Comunque alla base di tutto ho scelto di non consumare prodotti animali.

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