Se la tua cena distrugge il pianeta

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C’è poco da stare allegri nello scoprire che la tua cena è una delle principali cause del disastro ecologico che sta affliggendo il nostro Pianeta.

Secondo alcuni recenti studi infatti la carne, ad esempio, risulta essere la seconda responsabile dell’effetto serra, mentre all’agricoltura viene addebitato il 70% dell’uso dell’acqua.

Per portare sulla nostra tavola un chilogrammo di carne di bovino sono necessari  dai 70.000 ai 100.000 litri di acqua e si producono 27 kg di CO2, mentre per un kg di maiale servono 21.000 litri d’acqua e si producono 12 kg di CO2. Stessi valori di CO2 anche per ottenere un kg di salmone. Per un kg di latte si consumano 1.000 litri d’acqua e si producono 2,5 kg di anidride carbonica. In fine per un chilo di pane sono necessari 1.300 litri di acqua e per  una tazzina di caffè ne servono “solo” 140 litri.

Dati questi che, se ben letti, di sicuro insinuano un certo senso di colpa in tutti noi.

E quindi? Cosa si fa?

Partiamo prima di tutto dal nostro modo di consumare il cibo. Ho già avuto modo di ricordare in un precedente articolo, come il 60 % del cibo prodotto venga sprecato o buttato. Nessuno di noi è immune allo spreco. Pensate veramente di essere parsimoniosi e di non buttare niente di utile? Provate, così come a fatto Colin Beavan all’inizio della sua esperienza di No Impact Man, a riversare sul pavimento di casa l’immondizia degli ultimi due giorni. Accettate la sfida e concentrarvi solo sul cibo, verificando quanto di ciò fosse ancora commestibile nel momento in cui è stato buttato. Vi sorprenderete, di certo.

Non me ne vogliano poi gli allevatori di bestiame, i macellai ed i commercianti quando suggerisco una riduzione del consumo di carne e, aggiungerei, di formaggio. Secondo uno studio della Envionmental Working Group (associazione ambientalista americana) se l’intera popolazione americana rinunciasse alla carne e al formaggio per un giorno alla settimana nel corso di un intero anno si risparmierebbe tanta CO2 quanto quella prodotta da poco meno di 8 milioni di auto in 12 mesi..

Anche l’acquistare prodotti da agricoltura biologica aiuta il Pianeta, in quanto questo tipo di agricoltura aumenta la concentrazione del carbonio nel suolo. Il suolo, ricco di sostanza organica,  infatti ha la capacità di trattenere quantità enormi di carbonio evitando di immetterlo nell’atmosfera. L’agricoltura tradizionale intensiva invece ha progressivamente impoverito i suoli agrari di sostanza organica, accelerando i naturali processi di degrado chimico fisico e biologico della componente organica del suolo.

Acquistiamo quindi prodotti locali e di stagione. Acquistare direttamente dall’allevatore o dal produttore che coltiva i campi vicino a casa permette prima di tutto di aiutare l’economia della zona e molto spesso, senza la presenza di intermediari e della grande distribuzione, è possibile instaurare un rapporto di rispetto e di fiducia con chi produce il cibo che si mangerà. E’ chiaro poi che vanno prediletti i prodotti di stagione. Anche se per qualcuno presentare le fragole al pranzo di Natale è chic, in realtà è una cosa contro natura che costa molto sia sotto l’aspetto economico che sotto quello ecologico. Stesso discorso vale per quei prodotti di provenienza “esotica”. E’ proprio necessario conoscere il sapore dello Salak o del Pepino che hanno dovuto percorrere oltre 11.000 chilometri   per arrivare sulla nostra tavola?  E poi magari non conosciamo la  ciliegia Cuore Nero prodotta a Piacenza o la ciliegia bianca di Marostica della provincia vicentina o più semplicemente, vediamo la terra abbandonata perché nessuno la va più a coltivare.

Una buona idea potrebbe essere quella di realizzare un proprio orto. Senza grandi pretese, giusto quello che serve per avere un po’ di verdura fresca per la cena. Molte volte sono sufficienti pochi metri quadri di giardino per avere la soddisfazione di raccogliere la propria insalata o i pomodori. L’orto infatti può essere realizzato ovunque ci sia un po’ di terra. Sono nati così orti urbani nei centri delle grandi città e delle metropoli mondiali. Hanno visto la luce anche gli orti in balcone per chi non un giardino.

Non dimentichiamo poi che la politica e gli amministratori possono fare molto per  la nostra cena sostenibile.

Proprio con gli orti stanno nascendo importanti collaborazioni tra “cittadini contadini” e amministrazioni comunali. Queste ultime, infatti, identificano alcune  aree verdi in disuso e le destinano, con appositi regolamenti, ad orti urbani.  Purtroppo, e vi porto l’esperienza del mio piccolo comune di residenza ,non sempre si va per il verso giusto. A San Felice del Benaco (piccolo comune sul lago di Garda a due passi da Salò) per esempio erano previsti, ma l’attuale Amministrazione, guidata da Paolo Rosa (PDL-Lega), li ha cancellati per far posto ad altro. Forse a ragion veduta: perché sottrarre territorio verde alla cementificazione, alle opere inutili, alle seconde case ed alla speculazione edilizia?

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Simone Zuin
Nasco nell'associazionismo e mi sono avvicinato alla decrescita durante la mia esperienza amministrativa. Attualmente scrivo di decrescita per alcune testate giornalistiche. Sono l'ideatore ed il fondatore del sito Decrescita Felice Social Network.

9 Commenti

  1. Ottimo articolo! E’ davvero necessario rendersi conto che sono le nostre azioni a contribuire lo sfacelo di Gaia e che ci porteranno verso la “nostra” sesta estinzione: la prima dolosamente voluta.

    Rilocalizzare e Ricontestualizzare significa proprio questo, cercare di proporre una felicità diversa, smascherare i finti miti consumistici e trovare l’essenza umana non nell’acquisto mediato, bensì nella produzione di beni relazionali.

    Nascono molti pomodori? scambiateli con le zucchine dei vicini, con le patate, l’insalata ecc.

    Sembra davvero una cosa impossibile da pensare, ma al contempo è tremendamente semplice: rifiutiamo categoricamente alcuni tipi di prodotti e/o produzioni, riprendiamoci il diritto a scegliere ed esigere una vita migliore..

    in punto di morte non ci volteremo di certo indietro pensando a quanti giorni in più avremmo potuto lavorare per acquistare una autovettura o un frigorifero “che funge da forno”.

    Rivalutiamo la nostra vita, salveremo il Pianeta e noi stessi.

    Luca Barbirati – http://lucabarbirati.blogspot.com/

  2. complimenti per l’articolo! non sempre è facile dire cose che possono nonandare giu a chi ci guadagna! questi (che poi in diversi campi siamo tutti noi!) devono capire che se il nostro lavoro non è sostenibile e toglie soldi ad altri, li costringe a lavorare per togliere soldi a noi. così siamo finiti alla situazione attuale in cui più lavoriamo piu dobbiamo spendere soldi per avere cose che dovremmo produrre da noi.

    l’unica soluzione è tornare a produrre ciò che ci serve, ma facendolo in comune. un gruppo di persone, che formano una piccola comunità in cui ognuno produce qualcosa per se e per gli altri.

    facile a dirsi , ma difficile a farsi perchè è difficile convincere gli altri a impegnarsi. io ho iniziato a produrre piu sapone pane e yogurt di quanto avessi abisogno e a donarlo in gioro

  3. Risulta a voi che sia vero quanto affermato da alcuni e cioè che un orto di 100 mq in buone mani e sottoposto a rotazione colturale può produrre circa 300 kg di derrate all’anno?

  4. Complimenti per l’articolo ma sopratutto per la capacità di sintesi.
    Sono vegetariano dal 1976 dopo aver visitato un macello mentre frequentavo l’università di agraria.
    Poi le letture e 5 anni di cooperazione nei pvs mi hanno convinto della giustezza della scelta.
    Adesso che gestisco un cinema, a Bobbio (Pc), mi piacerebbe tanto metterlo a disposizione per un week end o di più, in periodo primaverile estivo, per un forum sulle scelte alimentari antispeciste, con proiezione di spezzoni di documentari (The Cove,l’11ma ora dcc) e filmati vari.
    Sono in una zona a vocazione venatoria e dove il suino fa tendenzialmente una gran brutta fine! e non solo lui poveretto.
    Approfitto dello spazio del commento sperando di non essere frainteso assolutamente, per dare il mio modesto conributo ad una controinformazione che stenta assai a passare sui media in generale.
    Mi trovate su internet se siete interessati.
    E scusatemi ma l’occasione era troppo ghiotta per lasciarmela sfuggire.
    saluti vegetariani
    Stefano cinemateatrolegrazie@gmail.com

  5. Vorrei correggere solo la prima frase ” all’agricoltura viene addebitato il 70% dell’uso dell’acqua.” Vorrei dire che l’agricoltura richiede sicuramente meno acqua rispetto alla produzione della carne, confrontando la quantità di cibo commestibile che si riesce a produrre.

  6. Ottimo scritto, le cifre fanno spavento e c’e` il rischio che se le racconto in giro ad amici ignoranti mi dicano che non sono vere. Sarebbe bello conoscere le fonti dei dati, gli studi originali che calcolano il consumo d’acqua, energia e CO2 per i vari prodotti…

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