Serve il Natale

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Dunque è Natale. Mettiamo un fiocco rosso sopra il cuore e – per un giorno – di tutto il tempo in cui inciampiamo lungo un anno intero, viviamo il nostro.

Forse, Natale, è il compleanno vero del nostro essere umani, e il ricordare la nascita di un bimbo ci da lo spunto per provare a ricercarci, un’altra volta ancora.

Un fiocco sopra il cuore per segnalare al mondo il nostro amore e un pizzico di luce in più negli occhi, perché lo sguardo vada un pochino oltre il velo che copre la verità del mondo.

Serve il Natale. Serve perché quel bambino è nato, per chi ci crede, e serve anche se in realtà non fosse venuto al mondo mai o non così come ci viene raccontato.

L’umanità bambina ed innocente di cui tutti chiudiamo dentro noi il segreto, chiede a gran voce che venga il giorno in cui le nostre orecchie ascoltino il suo pianto. Che delle mani – le nostre – la consolino, accarezzandola.

Quel giorno non può chiamarsi diversamente che Natale. Non può che addobbare  a festa i nostri cuori e non può mancare di dare nuova luce ai nostri occhi.

Serve, il Natale, perché il malinteso senso di un “io” soltanto, diventi un “noi”, sempre più popolato e sorridente.

Serve,  perché la rinnovata luce dei nostri occhi vada a raggiungere  il cuore di chi soffre, uomo o pianeta, pianta o animale, illuminando il significato vero di “povertà”, parola di cui il senso non sempre si collega a scarsità di mezzi materiali ma al suo contrario, quando ciò che di materiale ci accompagna  non si arricchisce nel bene sacro della condivisione.

Natale serve perché ci ricordiamo che essere arrendevoli non è una debolezza, ma il lato più genuino della forza del nostro essere umani.

E’ l’arrendevolezza dei nostri cuori per Natale che fa giungere un sorriso in più a chi ci circonda, avendo in cambio la stessa comprensione che doniamo.

Siamo un’umanità  bisognosa di attenzioni e cure, di amore e di sorrisi. Di gioco. Di darci la libertà di sognare che quando spunta  in cielo l’arcobaleno possiamo cavalcarci sopra con un cavallo bianco, o forse un unicorno. O forse lo possiamo sorvolare indossando un paio d’ali di farfalla.

Per questo ancora, negli anni occidentali del duemila, serve il Natale.

Per ritrovarci nella semplicità in cui ognuno è “re” proprio perché non ha possedimenti, non ha alcun titolo né alcuna eredità se non la nascita tra la specie umana. E ognuno è accompagnato dalla sua stella, ognuno accolto dagli altri “re” del mondo, tutti di pari grado ed importanza.

Perché ci domandiamo se la grandezza di ogni essere umano non sia sondabile scrutando l’orizzonte tracciato dalla linea dei suoi sogni. Perché ci interroghiamo per capire se ciò che tutti quanti diamo a noi stessi sia veramente ciò che meritiamo.  E perché rifiutiamo –  consapevolmente – tutto ciò che rende la nostra vita, singola e collettiva, anche soltanto un po’ al di sotto del concetto di favola, o di fiaba.

Serve perché si scrive anche Natale,  ma ciò che si intravede all’orizzonte ancora un po’ lontano di questo sogno, forse può fare parte della parola Pace.

Auguri di Buon Natale a tutti voi.

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