“Si scrive acqua, si legge democrazia” – parte 2

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Per capire l’intera portata del concetto di bene comune e di quanto sia rivoluzionaria, bisogna capire il modello culturale che lo sottende e quindi perché, oggi, nell’era del consumismo e della competitività più spietata, venga così aspramente combattuto dai potenti di ogni nazione a capitalismo avanzato.

Credo che già la definizione parli da se: beni e non merci, comuni e non privati.

E’ quanto di più antitetico ci sia all’attuale concetto di società e quindi di Stato moderno.

Le società contadine hanno sempre avuto l’uso comune delle risorse: il diritto di far legna nel bosco, abbeverare gli animali al torrente e seminare anche su terreni privati è contestuale al mondo rurale perché il diritto alla sopravvivenza era ritenuto più forte di quello alla proprietà privata. Gli “usi civici” garantivano la vita a chi della vita non aveva nessuna garanzia, per povertà.

E combattere la povertà portava al mutuo soccorso: il cibo veniva condiviso anche con chi non era atto al duro lavoro dei campi (vedove, disabili, orfani); la pastorizia integrava la dieta dei contadini nei mesi più difficili e la terra quella dei pastori; i terreni, per esperienza, non potevano essere sovrasfruttati: non avrebbero più reso.

Il concetto di bene comune ci guida quindi ad una forma di convivenza in cui vengono contemperate equamente le esigenze di tutti: della persona, della famiglia, dell’ambiente.

Con le enclosures, l’industrializzazione e infine con la globalizzazione, questo modello sociale solidale, sobrio e saggio è stato dimenticato (o fatto passare per antiquato, ridicolo e rozzo) nei paesi occidentali, annientato a furia di espropriazioni e deportazioni forzate nel resto del mondo, creando quelle masse di salariati a poco prezzo che muoiono nel crollo delle fabbriche tessili del Bangladesh o che approdano, se ci riescono, sulle sponde di Lampedusa.

Ma ci sono fondali inquietanti che vale la pena scandagliare.

Che portata sta raggiungendo la guerra ai beni comuni? Perché è così importante battersi per difenderli?

Senza addentrarci nelle cause dell’attuale crisi finanziaria[1], citerei la parola “Costituzione”.

In un rapporto datato 28  maggio 2013[2], Malcolm Barr della JP Morgan scrive nero su bianco che il principale ostacolo alle politiche (neoliberiste) dell’UE sono le costituzioni dei paesi che maggiormente faticano a seguire il passo: Spagna, Italia, Grecia.  Nate dall’antifascismo e impregnate di socialismo, impediscono le riforme necessarie e danno – addirittura – ai lavoratori il diritto di protestare.

Il nostro attuale Governo pare che abbia recepito in pieno: la Carta Costituzionale è sotto attacco e dietro le beghe tutte da ridere dell’IMU e dell’IVA, si nasconde il percorso silenzioso verso il presidenzialismo.

Cercano di smantellare definitivamente quei diritti faticosamente conquistati con aspre lotte e che da 30 anni vengono sempre più erosi. Svendono progressivamente pezzi dello Stato con il governo delle larghe intese, celandosi dietro il paravento della crisi economica: lo Stato non ha soldi! Rivolgiamoci ai privati! E i potenti vanno a braccetto con i politici, beandosi per la nuova grande cuccagna che li aspetta.

Mentre scrivo, oggi 4 settembre, leggo sull’Internazionale[3] una notizia di agenzia: “Letta: in autunno farò le privatizzazioni”. Il Premier annuncia il piano di dismissioni e privatizzazioni, già concordato a Londra questo luglio.

Difendere i beni comuni è quindi difendere la democrazia, è proteggere un’idea di Stato che sta tramontando, è recuperare un modello culturale che fa della cooperazione e della partecipazione, della solidarietà e della sobrietà i suoi principi fondamentali.

Per tornare alla Costituzione, vorrei citare alcune parole di quella ecuadoregna che recita pressappoco così (mia la traduzione):

“Noi del popolo sovrano dell’Ecuador, riconoscendo le nostre radici millenarie forgiate per le donne e per gli uomini di popoli diversi, celebrando la natura, la Pacha Mama, della quale siamo parte e che è vitale per la nostra sopravvivenza….appellandoci alle culture che ci arricchiscono come società…decidiamo di costruire una nuova forma di convivenza cittadina, in diversità e in armonia con la natura, per raggiungere il buen vivir…”

E all’art. 13:

“L’acqua è un diritto umano fondamentale ed irrinunciabile e costituisce un patrimonio nazionale strategico di uso pubblico, inalienabile, imprescindibile, insequestrabile ed essenziale per la vita”

Mentre nel sud Europa le costituzioni si prendono a sassate, nel sud America si costruiscono con fondamenta nuove e piene di futuro.

Ho aperto il primo articolo con Empedocle, chiuderò il secondo con  Parmenide.

I quattro elementi naturali (Acqua, Aria, Fuoco – energia – e Terra, i nostri beni comuni) possono modificare le loro caratteristiche sotto la spinta dell’Amore unificatore, o della Discordia disgregatrice: se gli antichi credevano che queste dinamiche sfuggissero al controllo degli uomini, in pieno Antropocene non è più così.

Ci siamo arrogati il diritto di fare man bassa di tutto: è nostra la responsabilità, è nostra la scelta fra Amore e Discordia.

E’ nostra altresì la scelta fra solidarietà e indifferenza,  fra beni comuni e merci, fra democrazia e dittatura.


[1] Per cenni sintetici cfr. “Come difendere i beni comuni?” di M. Badiale – F. Tringali in “Il granello di sabbia” no.5/giugno 2013, Attac Italia e “Dove ci troviamo” di F. Gesualdi, Altra Economia, 2009

[2]JP Morgan: troppa democrazia. E la crisi resta” di Luca Pisapia in Il Fatto Quotidiano, 22 giugno 2013

[3] http://www.internazionale.it/news/governo/2013/09/04/letta-in-autunno-faro-le-privatizzazioni-poi-road-show/

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Miriam Corongiu
Non è importante "chi" sono, ma "cosa" mi propongo di essere e con quanta tenacia mi ci proietto. Sono dunque madre, sono moglie, sono per metà sarda e per metà napoletana e, in entrambi i casi, straordinariamente fiera di esserlo; sono una contadina, con tanto da imparare. Ambientalista, per necessità, e piena di passione civile, per vocazione. E credo nell'integrazione, nelle persone, nell'impegno, nella mia terra così martoriata, nel valore delle parole, in quello della decrescita e nella felicità come traguardo raggiungibile ogni giorno. La mia finestra sul mondo e sul web è http://www.georgika.it

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