Sono davvero un uomo moderno (pure troppo)!

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“Il presidente del Consiglio anni fa disse che occorre consumare di più per sostenere l’economia e la crescita. Ottimo, allora se vado a comprare un nuovo televisore LCD da 42 pollici con effetto dolby, in alta definizione, predisposizione al satellite e al 3D, aiuto il mio Paese! Così ho pure una scusa per buttare via quello vecchio che ho comprato due anni fa!

Ho trovato una signora che viene a casa a farci le pulizie, stira e può anche accudire il bambino nei week end: è un po’ costosa a dire il vero, ma vorrà dire che farò qualche ora di straordinario in più nel fine settimana per pagarla.

Nel mio lavoro sono un genio, riesco a fare cose che gli altri nemmeno si sognano: certo, sono negato quando si tratta anche solo di montare una mensola, ma per quello posso chiamare un operaio: i soldi sennò a cosa servono?

Sabato se c’è il sole vado con mia moglie e mio figlio al centro commerciale con la macchina nuova, così almeno passiamo un pomeriggio di relax, la mia signora si sfoga a fare shopping e se il pupo diventa noioso lo posso lasciare al “kindergarten” con tutte quelle belle palline colorate e i cartoni animati nel maxischermo. Geniale!

Non appena posso vedo di aggiornare il guardaroba, che con la posizione che ricopro non posso farmi vedere nemmeno con abiti dell’anno prima: figurarsi se sono consumati!

Sono un uomo moderno e al passo coi tempi, ma così moderno che a volte mi stupisco di me stesso…

…O no?”

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Mirko Omiccioli
Nato nel 1969 a Pesaro, nel 1988 mi sono diplomato come Perito Turistico e nel ’93 ho completato un corso di Operatore di Marketing per PMI. Dopo quarant’anni vissuti sulla riviera romagnola a Cattolica, mi sono sposato e trasferito nelle Marche a Fermignano, vicino ad Urbino. Entrato molto presto nel mondo del lavoro (più per necessità che per scelta), ho avuto modo di notare con dispiacere che alla medesima domanda, ovvero: “Cosa serve per vivere?” una volta avremmo risposto “Un tetto, cibo ,acqua e la salute”, mentre ora semplicemente “Servono i soldi”. Questa triste constatazione mi ha fatto capire di essere decrescentista già prima di aver conosciuto il termine.

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