Sviluppo sostenibile (per chi non regge più la politica)

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Uomini e squali: più di 1100 mila miliardi di $ vs. 80 mila miliardi: le attività economiche globali/il PIL mondiale; alias attività finanziarie contro economia reale. Metà di tali attività espletate da banche ombra. Affidando mercati vitali, che incidono sulla qualità di vita dell’intera umanità, come il petrolio o i cereali, a Borse/Casinò, come quella di Chicago. Per una massa monetaria che deve crescere, conta di più l’apparire dell’essere: la pubblicità, il marchio fino al prezzo dei bitcoin. Enfatizzando, speculazione contro lavoro.

Dare valore all’aria fritta. Non solo nel prezzo di un vestito, un quadro, un vino o un cellulare ma persino nei numeri.
Gli USA sono la più grande potenza economica mondiale! Infatti ecco il PIL delle 3 maggiori potenze economiche:
United States 18.561.934 (24,7% del PIL mondiale)
China 11.301.610 (15,1%)
Japan 4.730.300 (6,29%)

Ma questi numeri ci dicono qualcosa dei popoli? Il PIL non misura la felicità, come diceva Bob. E neanche lo stile di vita, come sospettavo quando ero a Pechino, dove un mio collega che guadagnava un decimo rispetto a me, aveva un tenore di vita più o meno come il mio. Vediamo quest’altrà?

China 21.269.017
United States 18.561.934
India 8.720.514

Cos’è, una bufala? No, è semplicemente la stessa di prima, corretta per potere d’acquisto (rif. $).

Se una parolaccia di un potente fa alzare venti di guerra, quindi il prezzo del petrolio, il dollaro, fa salire in borsa le industrie belliche americane con l’indotto e le banche, non è aria per un organismo asfittico? In un sistema competitivo ogni miglioramento di un’economia comporta un peggioramento di altre. Una competizione sempre più esasperata che conduce ad un paradosso: all’aumentare del PIL mondiale peggiora qualitativamente la situazione globale.

Pari opportunità: quando ho finito gli studi ho cominciato a lavorare dal mese dopo. Pari opportunità per i giovani di oggi e per il futuro! Sarebbe un compito dei politici/amministratori, della società o della civiltà? In una cultura dove il lavoro è alla base della nostra personalità – nella società siamo quel che facciamo – e quindi il centro del nostro equilibrio psicofisico.
Il compito principale di politici ed amministratori è (cercare di) creare sempre più posti di lavoro.

Crescita sana. Nei Paesi ricchi il 75% della spesa sanitaria e il 90% della spesa assistenziale è volto a curare le malattie derivanti dall’opulenza.
Basterebbe non fumare, praticare attività fisica, bere con moderazione e mangiare almeno cinque porzioni di frutta e verdura al giorno per vivere sani, 14 anni di più e arrivare in tarda età ancora autosufficienti.
La povertà genera a livello locale disordini e reati, e a livello globale flussi migratori incontrollabili.

La prima regola. Destinando i beni in eccesso per eliminare la povertà non risolveremmo entrambi i problemi? Ma non si può, perché il capitale deve rendere, per rendere deve circolare e per girare bisogna consumare.
Regola n° 1 della società capitalista-consumista: i soldi devono dare profitti; per darli, sempre più gente deve consumare e possibilmente ognuno deve consumare sempre di più. Per consumare di più – anche cose inutili o seguire le mode – bisogna dare alle masse più soldi possibile. Compito dei produttori è creare bisogni. Ma ciò che permette di consumare più del necessario è disporre di un surplus di ricchezza.
La patente per entrare nell’esclusivo circolo (virtuoso?) è il posto di lavoro. In una società che riesce a dare lavoro a tutti, ognuno dà il suo contributo al benessere sociale. Distinguendo lo Sviluppo dalla crescita.

Punti fermi. Il consumo si basa sul surplus di soldi. Infatti un americano consuma 22 volte di più di un africano. Con lo stile di vita occidentale questo pianeta non potrebbe reggere, per molto, più di un miliardo e mezzo di persone. Dobbiamo cambiare! (E che lo dico a fare?)

L’ambiente tecnologico attuale offre in spazi ridotti e a prezzi economici molto di più di quanto fino a cento anni fa potevano avere solo in pochi. Le risorse umane e materiali che abbiamo sarebbero sufficienti a vivere tutti bene e in salute? A libello globale?

La sfida non è diminuire il lavoro ma è creare un lavoro coerente con uno stile di vita sostenibile a livello globale. Secondo il noto principio glocalì: pensare globale – agire locale.

Restituire in qualità ciò che si toglie in quantità ridistribuendo le risorse. La competizione globale ha portato alla possibilità di poter usufruire tutti di beni di prima necessità e tecnologia sufficienti. A prezzi per cui ognuno potrebbe averne a sufficienza con poco (= poche ore di lavoro).
Tecnologia sufficiente per avere il mondo in tasca. Come una bacchetta magica. Non c’era una volta ma c’è adesso, ma la favola sembra un incubo, perché non abbiamo la cultura per utilizzare al meglio le potenzialità tecnologiche. La tecnologia è un mezzo e i mezzi sono neutri, amorfi, il risultato dipende da come li usi.

La competizione usa le risorse umane e materiali, quindi i mezzi, per vincere, fare un prodotto migliore per demolire la concorrenza, conquistare il mercato e guadagnare di più. Il glocalismo vuole valorizzare il locale per inserirlo in una visione globale, sicché ogni miglioramento locale non vada a scapito di altri ma arricchisca l’insieme .

Programma: Uno sviluppo sostenibile, che sappia creare occupazione cambiando stile di vita, quindi la maniera di lavorare e vivere. Cambiare una cultura globale competitiva in una cultura collaborativa, inclusiva, partecipativa. Quindi una economia circolare, green e orizzontale (Swadeshi) che soppianti l’attuale economia capitalista, consumista, verticale.
Domanda: può essere tradotto in politica?

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Vincenzo Pisante
Medico di Base, allevatore di lombrichi e limacce per passione. Se le malattie del benessere sono un'epidemia, la decrescita diventa terapia. Se i rifiuti sono un problema, lombrichi e limacce possono essere una buona soluzione. Il fine è nei mezzi, il fare - e non il dire - dice chi sei, solo chi ha pace dentro vive in pace, chi semina grandine raccoglie tempesta! La Verità è come l'orizzonte, più ti avvicini ...

1 commento

  1. Amartya Sen ha ben mostrato la differenza fra crescita e sviluppo. Spesso la decrescita è intesa come un tirarsi fuori dalla contesa politica, che ovunque ha come tema principale l’occupazione. Ho voluto stigmatizzare che si può aumentare l’occupazione attraverso uno sviluppo sostenibile.

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