L’umanità uccide l’uomo

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L’idea di mondo che l’ umanità porta avanti è figlia di un delirio collettivo. Dietro questo piano, si potrebbe pensare, ci possa essere un gruppo di persone, un élite che dietro le quinte governa l’economia mondiale prendendo le decisioni strategiche che determinano le vite delle persone. Un gruppo di persone a capo di gigantesche multinazionali che perseguono i loro interessi manipolando le vite dei popoli, inducendoli a lavorare come schiavi e ad avvelenare lo stesso ambiente in cui vivono.

In realtà si ha la sensazione che dietro a questo progetto demenziale e autolesionista che sembra guidare le attività umane non ci sia nessuna organizzazione, nessuna élite, nessuna “SPECTRE”, ma che l’umanità proceda in ordine sparso avendo come unico movente all’azione la ricerca del profitto personale dei singoli.

Gli uomini sono mossi da un individualismo sfrenato che si è radicato nell’animo delle persone; il singolo persegue il profitto personale e lo fa cinicamente e in modo spietato senza pensare alle conseguenze dei suoi atti. Tutto è concesso e tutto è sacrificabile sull’altare del profitto economico.

Un imprenditore si sentirà autorizzato a calpestare i diritti dei lavoratori per aumentare gli utili della sua azienda, un amministratore delegato di una multinazionale con la cordiale partecipazione di un amministratore pubblico sarà ben lieto di sotterrare rifiuti tossici senza provare rimorso se sta avvelenando ampie zone del territorio e della popolazione circostante; un allevatore farebbe mangiare uranio impoverito ai suoi capi se questo gli permettesse di fargli crescere più velocemente e nel frattempo gli imbottisce di antibiotici; l’Ilva di Taranto continua a produrre anche se avvelena la popolazione; non si esita a causare guerre e destabilizzare zone del mondo dove qualche multinazionale ha interessi in gioco, vedi petrolio, materie prime ecc.

Insomma siamo di fronte a una umanità che ha adottato e oramai introiettato nei suoi singoli una ideologia che fa dell’individualismo e della ricerca del profitto personale il suo mantra.

Il nocciolo della questione è che questo atteggiamento che favorisce quei pochi che dalla delirante attività economica e produttiva traggono benefici personali è stato fatto proprio anche da coloro che subiscono in modo diretto le conseguenze tragiche di questo delirio: dagli abitanti-lavoratori delle città industriali cinesi che vivono soffocati da una cappa di smog lavorando dodici ore al giorno, ai lavoratori dell’Ilva di Taranto che accettano di avvelenare se stessi e i loro figli pur di lavorare, a quei ragazzi che lasciano la propria vita i propri amici e la propria famiglia per andare a lavorare altrove, spesso all’estero.

Nel frattempo viene meno sempre più quel senso di comunità che potrebbe costituire la salvezza per gli uomini (e che forse, anche a causa del comunismo – almeno nella versione storica che ha assunto – è stata travisata). La comunità si fonda non sulla comunione dei beni (quindi è salva la proprietà privata che tanto spaventa i benestanti e la classe media) ma su una comunione di intenti e di obiettivi che sono quelli di un gruppo di persone che persegue un obiettivo comune ossia il benessere e la felicità del gruppo.

Il movimento decrescente con il tema della salvaguardia dell’ambiente è un fattore positivo ma non è sentito abbastanza dalle persone, non scalda i cuori; il disastro ambientale (se pur imminente) viene sentito lontano e passa inevitabilmente in secondo piano. In effetti il mondo è percorso da urla di sofferenza che sfiorano il mondo occidentale ma che lacerano gli “altri mondi”

C’è bisogno di formare un fronte comune magari coinvolgendo altri attori sociali che sono o dovrebbero essere vicini a questi valori; penso alla Chiesa al movimento 5 stelle (specialmente al Grillo dei primi spettacoli teatrali).

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Diego Imbriani
...sento che il modo migliore per spendere la mia vita è quello di fare qualcosa di buono per i miei simili...e al momento la cosa migliore è quella di risvegliarli dal torpore intellettuale in cui sono stati ridott dalla societa consumistica capitalistica....

5 Commenti

  1. il M5S, a mio personalissimo avviso, parla molto di decrescita ma non ha gli strumenti per attuarla. Per un semplice motivo: è troppo eterogeneo e le fondamenta della decrescita non possono essere accettate da quella parte di elettorato più vicino alla cultura di destra. Già la sua posizione sull’immigrazione lo mette ai margini dello spirito della decrescita.
    Tra gli “attori sociali” di tipo politico comunque non c’è solo il M5S a parlare di decrescita. Ho trovato riferimenti anche in altri partiti. Ad esempio SEL per la quale avevo scritto la prima proposta di legge contro l’obsolescenza programmata (tra l’altro il M5S non l’ha neanche voluta leggere) e pure nel documento fondativo (e non parole in uno spettacolo) di Sinistra Italiana dove si parla di Decrescita (anche se mai utilizzando questo termine) in modo chiaro ed importante.

    • Anch’io credo che il Movimento 5s, per le diverse anime che ne costituiscono la base, farebbe difficoltà ad accettare la decrescita ma è anche vero che Beppe Grillo l’ha compresa a fondi e recentemente ne ha parlato nuovamente.
      Per ciò che riguarda sel e la sinistra non riesco a capire come ancora oggi al loro interno non si sia aperto un dibattito serio e proficuo. In effetti il naturale interlocutore dei “decrescenti” dovrebbero essere proprio la sinistra (quella vera) e i verdi.

  2. La sinstra, quella di SEL e SI, ha difficoltà a parlare e a comprendere la forza della decrescita perché ancora troppo contaminata dai “Lavoristi”. Proprio per questo mi sto impegnando in quelle forze politiche, per scalzare i lavoristi a favore degli “ambientalisti” (termine che non mi piace). Già i riferimenti alla decrescita nel documento fondativo di SI sono cosa importante. Oggi stiamo lavorando, con un gruppo di Compagni decrescenti, alla modifica di alcuni tesi per portare la parola Decrescita nel documento.
    A presto e grazie per lo scambio.

    • Da spettatore neutrale (intendo per simpatie politiche) sono solo felice che le idee della decrescita si diffondano in più formazioni, anche perché, posta di fronte a un programma politico criminale ma fattibile (il nazionalismo economico e lo stato-fortezza) a fronte di uno oramai fuori tempo massimo (la vecchia socialdemocrazia) è abbastanza probabile che la gente sarà più convinta dalla prima proposta.
      Quello che mi lascia sempre più scettico delle iniziative parlamentari è che il rischio di finire vittime dell’agenda dominante è molto alto.

      • Le formazioni politiche parlano ad un elettorato che il martellamento dei media hanno marcato a fuoco con l’idea della crescita economica come soluzione di tutti i problemi; per cui si guardano bene da parlare di decrescita per non perdere consensi. Io però ho la sensazione che il vento stia cambiando; su internet si vede qualcosa di nuovo, i giovani non vogliono finire schiavi. E’ ora che il movimento decrescente faccia la sua proposta politica raccogliendo i contributi di coloro che hanno affinità con esso.

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