Un ben essere umano o essere ben un umano: forma o sostanza?

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Passeggiata,casa,vino e castagne.E così se ne va una domenica di inizio dicembre non particolarmente fredda,con colori leopardiani nonostante i molesti rimbombi di mimetici cacciatori affamati predatori di azione militare ,quasi un’immagine taoista, un punto di colore contrapposto per bilanciare il piacevole insieme autunnale.Gli amici venuti dalla città mi fanno sentire benestante sottolineando la fortuna cercata e trovata ad essermi trasferito nella campagna ligure.Tra risate,facezie e vecchi aneddoti, curiosano,con mio grande piacere nella libreria e sulla mensola delle letture in atto, incominciando a sfogliare libri come “L’anarchia spiegata a mia figlia” , qualche saggio scaricato e autorilegato di Carmelo R.Viola e le riviste “Decrescita” che destano sempre curiosità in chi le scopre.Da lì ad entrare nel vivo della discussione su temi a noi cari è un attimo e, immancabilmente, si arriva a porsi il problema su come attuare quella che consideriamo l’unica strada percorribile per il “ben-essere umano”.Amplificare il dibattito e dargli sostanza.Si evidenzia subito come siamo tutti quanti involontariamente ammaestrati al mercato sentendo la necessità di etichettare e vendere qualsiasi cosa e la riprova sta nel fatto che la prima risposta arriva istintiva sulla punta della lingua come un tuffatore sul trampolino:organizzare manifestazioni o incontri ed eventi atti a far parlare di decrescita su giornali e su televisioni,qualcosa di grande ,di importante.Ma subito immaginiamo come andrebbe a finire,opinionisti nella veste di incendiari o di pompieri con taniche di benzina, tutti mediati da melliflui e lumacosi presentatori,creando così un prodotto-argomento,una sorta di nuovo fustino di detersivo,ad alto impatto/rischio perché piace la confezione,ma poi non utilizzato o abbandonato per un nuovo prodotto-idea,o peggio ancora,manipolato per manipolare.Dato che è meglio non ascoltare l’istinto,almeno fino a quando non lo abbiamo rieducato ad essere tale e non uno strillone a libro paga delle pulsioni indotte dal mercato, anche quando siamo in buona fede,lo facciamo scivolare via dalle papille e lo ingoiamo.Perché, se è ovvio che lo stile di vita che sposiamo ,o proviamo a farlo,sia per noi quello giusto da essere diffuso a livello globale ,è anche vero che bisogna trovare una metodologia “altra”.
La rivoluzione intellettuale di cui stiamo parlando ha bisogno di idee che sono in sintonia con l’essenza stessa dell’idea perché questa ha la grande forza/problema che può,anzi deve,essere attuata dalle singole persone senza aspettare/trascinare nessuno,cercando/proponendo condivisione,dando esempi di comportamento.Vivere nel modo più coerente possibile con la semplice idea di Umanità ,una parola che ha preso un intenso e più forte significato da quando è morto Vittorio Arrigoni con il suo motto “restiamo umani”,da scrivere sul muro davanti al letto,per leggerlo ogni mattina al risveglio e collegarlo a sentimenti di uguaglianza,pace,preferenza della vita sulla morte,salute, rispetto e benessere per tutti e che questa sia l’unica economia possibile escludendo tutto ciò che non rientra in questi canoni,perché se la scienza economica è dottrina,allora deve essere di utilità per tutto il genere umano,altrimenti è solo un’arma prevaricatrice.Non si può sperare che questi “Diritti di Esistenza” ci vengano spediti per posta o si possano prelevare da uno scaffale del supermercato.Utilizzarli vuol dire RI-scoprire di essere capaci ad attuare idee tangibili grazie e soprattutto alla coesione con gli altri,ugualmente diversi da noi,ma con lo stesso piacere nel vedere realizzate le nostre idee,senza che il demone del potere,sopito in fondo all’anima, ci prevarichi.Creare G.A.S., gruppi di autocostruzione assistita e convivenza per mutua assistenza ,orti comuni, pretendere dalle amministrazioni che si facciano garanti di questo e blocchino da subito nuova cementificazione,riscoprire e rivitalizzare il “borgo”,una sorta di neoruralizzazzione urbana come base portante di contesti cittadini piu’ grandi,sono già grandi passi in avanti ;dobbiamo solo auspicarci e far si che ci sia costante interconnessione tra loro ed evitaree la competizione interna ed esterna a queste associazioni o la settorizzazzione dei gruppi.Dico questo perché purtroppo abbiamo un retaggio gigantesco e pesante del passato che dobbiamo assolutamente strapparci di dosso,cambiando l’aggettivo”Mio” con il quale siamo nati,ci hanno educati ,siamo cresciuti con”Il Mio bene comune”.Provando a dirlo ad alta voce o ad alto pensiero,ha un suono grandioso,un tramite con una potenzialità enorme,da permetterci di avere tanto per tutti.Ma non inventiamo niente,possiamo partire da realtà esistenti da tempo immemore.Pensiamo alle biblioteche.Queste potrebbero essere un luogo simbolo della decrescita,dove è proprio il libro il nostro simbolo ,a disposizione di tutti,condiviso,la cultura come bene comune.Potremmo creare piu’ interesse attorno a questi luoghi,RI-creando l’agorà,perché,per quanto sia bello parlarci con un pc,le espressioni degli occhi e gli sguardi del nostro interlocutore sono un qualcosa di impagabile e che ci tiene a contatto con la realtà. Emanciparci dal sentimento di inadeguatezza imposta sulle nostre idee ,dandoci senza paura, per liberarci dal vincolo del possesso, e confesso che mentre lo scrivo,guardo la”mia”piccola biblioteca casalinga e sospiro con un po’ di vergogna attenuata dal pensarmi come un custode di un gruppo di idee che magari un giorno saranno toccate dai nipoti con la stessa curiosità che avevo per il grammofono di una mia vecchia zia in sala da pranzo.Le ludoteche come palestre di civiltà per i piu’ piccoli e per noi genitori,dove portare i figli ad imparare, giocando, la corresponsabilità e il buon uso del bene utilizzato(il gioco).Se riuscissimo ad estirpare il “mio-gioco”,forse domani non esisterà l’anticultura per quelli da adulti come la “mia-auto”,cambiando il concetto di mobilità.Il trasporto pubblico deve essere potenziato e diventare il piu’ comune e di conseguenza il piu’ importante.Noi dobbiamo pretendere che sia all’altezza delle necessità di una comunità e non farci assassinare dal lassismo inquinatore e fagocitatore di tutto che ci porta pigramente a salire sulla nostra auto per andare a comprare un kilo di zucchero che aumenta spaventosamente il suo peso con il nostro comportamento menefreghista.
La scuola importante sia solo quella pubblica e che ritrovi e pretenda la centralità nella società, una riforma strutturale del metodo dell’apprendimento è piu’ che necessario,partendo in prima istanza dalla sollevazione dell’impegno economico da parte delle famiglie per l’acquisto dei libri,aggiungendo reali insegnamenti di cultura civica ,di folklore.Far amare il territorio.Il materiale didattico deve essere della scuola e il buon mantenimento dello stesso a carico dello studente,garantendo il diritto allo studio,senza mercificare il sapere con fasulli aggiornamenti editoriali atti a cambiare il testo di anno in anno, che i libri vengano costruiti in classe!Non è giusto che si paghi una gabella ai privati per la scuola dell’obbligo,non è giusto che manchino insegnanti di sostegno e ci siano scuole fatiscenti mentre si finanzia la scuola privata.Ridiamo i giusti significati alle parole.Privato vuol dire “tolto”,sono stato “privato di qualcosa”.Non si puo’ privare una comunità dei propri beni .Non si puo’ privatizzare un ospedale.Proporre autogestioni in strutture a rischio di chiusura per togliere l’alibi dei costi perché ”privare” al pubblico la salute vuol dire concentrare poteri economici a società a scopo di lucro che vengono chiamate “private”,ma dovrebbero essere chiamate “privatrici”.Aumentare l’assistenza domiciliare,proporsi come volontari,potremmo essere noi malati con il diritto e la necessità di calore umano e cure in un contesto familiare.Opporsi costantemente alle forti pressioni egemonizzanti dei grandi gruppi economici,commerciali e delle grosse coop ormai da tempo snaturate e perniciosamente legate al mercato che dovevano contrastare.
La forma e la sostanza dei gesti quotidiani hanno un forte impatto sociale e sono quelli che educano le nuove generazioni nel bene o nel male,non è piu’ il tempo di demandare al fato la nostra esistenza.L’immagine che ho della nostra società attuale è quella di una massa di persone simile ad un girone dantesco che sostiene un palazzo d’oro,ricco,in perenne costruzione e sempre piu’ pesante,con dentro un gruppuscolo di persone che,impaurite da un imminente crollo,continuano a sostenere con i loro fastidiosi paternalismi che il colosso di ricchezza è di tutti ,infondendo sensi di colpa e paure forti come catene che crediamo siano d’oro,ma inesistenti.Con la forza della ragione e della cultura ci possiamo sfilare da questi vincoli senza tanto rimorso verso chi vorrà sostenere a tutti i costi questo castello e rimarrà schiacciato nella speranza di ottenere qualche privilegio momentaneo.Sottrarsi in modo autonomo non darà lo spazio all’Impero di adottare contromisure ed evitando la contrapposizione violenta lo si delegittimerà non facendogli trovare un nemico che alimenta la sua forte arroganza di potere.

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