Un oggettivismo arbitrario

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Da un lontano conoscente australiano che vive in Giappone da vent’anni, sempre sulla soglia dell’esaurimento nervoso ma incapace di uscire dalla societa` autoritaria che tanto ama e che lo distrugge, mi e` arrivato il suggerimento di leggere un libro di cui non avevo mai sentito parlare: “La rivolta di atlante”, di Ayn Rand (http://it.wikipedia.org/wiki/Ayn_Rand).
Ho scoperto che recentemente sono usciti anche dei film tratti dai suoi libri e che la tematica trattata, cioe` la filosofia dell’oggettivismo (http://www.aynrand.org/site/PageServer?pagename=objectivism_intro) da lei inventata e` piuttosto attuale di fronte alla crisi del mondo moderno e secondo me e`importante da osservare anche dal punto di vista della Decrescita.
Ho deciso quindi di documentarmi e formarmi un’opinione prima di decidere se andare a vedere i film o leggere i libri. Vediamo di cosa si tratta analizzando i quattro principi della filosofia Randiana.
1) La realta` ed i fatti sono oggettivi, indipendenti dalle sensazioni ed ambizioni umane. Si tratta di una affermazione solamente in apparenza corretta, dato che tale realta` oggettiva e` inaccessibile all’uomo che la vede comunque attraverso i suoi sensi, attraverso l’interpretazione e mediazione del cervello come abbiamo gia` discusso in passato a proposito di realta` e sogni (http://mangiumaker.blogspot.sg/2012/11/realta-e-sogni.html). Ma passi…
2) La ragione e` il solo mezzo di percepire la realta` e di decidere in proposito. Nulla da ridire, l’uso della logica e della ragione e` la sola speranza dell’umanita` di procedere senza cadere nell’autodistruzione; andrebbe messo al primo posto e non al secondo in quanto e` cio` su cui tutto il resto dovrebbe basarsi.
3) Ogni uomo e` fine a se stesso, il suo scopo piu` alto e` di raggiungere la sua felicita` dettata dal suo interesse razionale. E qui cominciamo a dover discutere dato che tale principio di ideale da raggiungere e` del tutto arbitrairo, puo` essere condviso o meno e discusso in eterno e pertanto renderlo un principio assoluto va in completa contraddizione con qualunque tentativo di essere oggettivi.
4) Il sistema politico-economico ideale e` quello del capitalismo “laissez faire” in cui ogni uomo interagisce con gli altri per mezzo di scambi liberi e volontari in cui non si faccia ricorso alla forza fisica come mezzo di convincimento. Ed in tale principio applicativo si scopre il vero problema. Infatti, se la ragione e la liberta` fossero sufficienti non ci sarebbe bisogno di specificare la necessita` di non ricorrere alla forza per convincere il prossimo. Se tale bisogno e` sentito, allora vuol dire che, o la liberta` non e` un concetto sufficientemente chiaro a chi usa la ragione, o ci sono altri tipi di forze non fisiche, che sono accettabili nel raggiungimento dell’accordo tra uomini. Ed infatti questo e` cio` che accade nel capitalismo tanto di piu` quanto piu` lasciato “laissez faire” dato che ogni scambio e` basato sul profitto e dato che il profitto non puo` essere simmetrico, altrimenti non sarebbe tale, una delle due parti deve ricorrere a sotterfugi per profittare sull’altra. Il trucco piu` semplice, utilizzato universalmente, e` di nascondere il vero costo di produzione di un bene al momento della vendita. Un altro trucco, altrettanto diffuso, e` di sfruttare beni apparentemente disponibili liberamente nell’ambiente per produrre cio` che si vende senza restituire alla comunita` il valore di tali beni che si sono depredati gratuitamente (ad esempio l’acqua di un fiume, l’inquinamento dell’aria, i minerali di una cava, ecc…). Insomma, secondo tale punto applicativo si conclude che l’appropriazione di profitto a danno del prossimo o a danno dell’ambiente, purche` non attraverso violenza fisica, sono attivita` lecite il cui scopo e` la felicita` individuale. In altre parole, un mercato basato sulla forza psicologica sarebbe lecito ed addirittura auspicabile.
Appare quindi chiaro che a coloro a cui interessi la sostenibilita`, l’autosufficienza, l’onesta` delle transazioni tra persone e con l’ambiente tale filosofia e` del tutto contraria pur partendo da principi di base come la ragione e la realta` che potrebbero essere invece perfettamente condivisi.
Pur essendo l’oggettivismo Randiano una filosofia apparentemente dismessa credo sia importante conoscerla dato che in questi momenti di crisi della societa` sorge il rischio che persone frustrate dalla perdita di liberta` prodotta dallo stato capitalista si volgano verso soluzioni in cui si riduca il controllo dello stato mantenendo ed esaltando la ricerca del profitto materialistico individuale. Tale rischio non e` del tutto teorico quando si pensi a quella esigua minoranza di indvidui che in questi giorni possiede o controlla la stragrande maggioranza delle ricchezze mondiali. Certamente sono loro quelli che avrebbero il maggior vantaggio nella adozione della filosofia Randiana, apparentemente reintrodotta con tempismo interessante con il collasso della finanza mondiale.
In conclusione dobbiamo tornare ai principi che possiamo condividere tra tutti gli esseri umani, e la ragione e` senz’altro uno di essi, per continuare la ricerca di quelli che devono essere i principi universali e non arbitrari da seguire che, come dimostreremo tra breve, senza introdurre alcun elemento arbitrario o superfluo al ragionamento, portano direttamente alla filosofia della Decrescita.

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Giulio Manzoni
Non credo nelle definizioni, ma dovendone scrivere una mi posso definire un inventore appassionato di autosufficienza. Ho studiato ingegneria meccanica, servito come ufficiale di Marina e fatto varie esperienze lavorative, dalla multinazionale al piccolo ufficio di progettazione. Poi ho deciso di diventare imprenditore nel campo della ricerca e sviluppo, realizzando sistemi di propulsione per nanosatelliti, sistemi ottici e nanosatelliti completi che permettono di ottenere immagini della terra a costi migliaia di volte inferiori a quelli dei satelliti normalmente usati dai governi e dalla grande industria. Negli ultimi anni mi sono dedicato allo studio di come le moderne tecnologie possono essere d'aiuto in una societa` sostenibile ed a misura d'uomo e ritengo di aver trovato la soluzione a patto di trasformare l'organizzazione del lavoro in modo da rivalutare la creativita` e l'efficienza dell'individuo in tutte le sue capacita` rispetto alla massimizzazione del profitto monetario.

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