Un pomeriggio al centro commerciale

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E’ un giovedì pomeriggio di marzo, poco dopo le 17. Di ritorno da un viaggio per lavoro, sono seduto ad un tavolino della gelateria in un centro commerciale a mangiarmi un cono, e mi trovo in una posizione leggermente sopraelevata poichè i tavolini sono montati su di una sorta di pedana alta mezzo metro. Ciò mi permette di fare con calma una delle cose che più mi piacciono, ovvero guardarmi intorno ed osservare la moltitudine di gente che va e viene da tutte le parti. L’atrio di questo centro commerciale è abbastanza luminoso, ci sono alcuni bambini che si divertono sulle giostrine, con i loro genitori (spesso con uno solo, perchè l’altro di sicuro nel frattempo ne approfitterà per fare compere) che hanno le mani piene di monete da 50 centesimi appena ritirate dalle macchinette cambiasoldi. Alla mia sinistra un bimbo riccioluto su di un cavallo meccanico viene plurifotografato da giovani genitori sorridenti, alla mia destra due stanno discutendo animatamente di non so bene cosa. Ero venuto quì solo pochi mesi prima, ma noto che tutto è stato rifatto, al punto che all’inizio ho fatto fatica a riconoscere il posto. Sono appena passato dalla zona libreria ed ero lì lì per acquistare uno o due dei tanti libri in offerta (a dire il vero sembra che TUTTO sia in offerta in questo centro commerciale, e i cartelli delle varie “offerte irripetibili” che periodicamente si ripetono, “sotto-sotto costo” che sembra quasi vogliano fare beneficenza invece che vendere, si sprecano al punto che il normale prezzo di listino diventa un’eccezione), ma ad un certo punto mi sono bloccato. A casa ho un sacco di libri di saggistica da leggere, e mi sono imposto di farne fuori almeno due o tre prima di comprarne uno nuovo. Anche l’acquisto del pur nobile libro può diventare qualcosa di compulsivo come accade per qualsiasi altro prodotto in commercio. Devo ricordarmelo.

Decido quindi di rientrare al “Elettro World” e riprendere ciò che avevo appena interrotto mentre mi mangiavo il mio bel gelatino: osservare gli altri clienti. Ecco allora che ho notato alcuni particolari… Pur con le debite eccezioni, quasi tutti camminano lentamente e con andatura incerta fra gli scaffali con lo sguardo fra lo smarrito e l’imbambolato, dando quasi la sensazione di NON SAPERE davvero dove dirigersi, e non tanto perchè non trovavano il reparto lavatrici o quello dei Dvd (i cartelli d’indicazione sono ben visibili anche se i reparti vengono continuamente spostati), ma perché sembra che siano entrati più per abitudine che per reale necessità di comprarsi qualcosa di effettivamente necessario. Chissà quante volte ci siamo detti “Andiamo a farci un giro al centro commerciale a vedere cosa c’è di nuovo”, mentre di un cinemino o di una bella passeggiata con gli amici non se ne parla proprio, vero?

Sarà solo una sensazione, forse sono un pò paranoico, ma mi sembra che tutte queste belle luci artificiali, sommate alla pressoché totale assenza di finestre o spiragli che facciano trapelare la luce naturale (anche dove si sarebbero potute costruire tranquillamente), dopo un pò mi stordiscono, sicché che ad un certo punto mi sono ritrovato ad aver trascorso oltre un’ora a girare in quà e in là senza uno scopo preciso, non rendendomi conto del tempo che passava: nel frattempo fuori era già buio da un pezzo.

Decido allora di andare al bar a farmi un caffè e mi avvio verso l’auto, che è meglio. Epporcamiseria, mi accorgo pure di essermi sporcato con il gelato, peggio di un bambino.

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Mirko Omiccioli
Nato nel 1969 a Pesaro, nel 1988 mi sono diplomato come Perito Turistico e nel ’93 ho completato un corso di Operatore di Marketing per PMI. Dopo quarant’anni vissuti sulla riviera romagnola a Cattolica, mi sono sposato e trasferito nelle Marche a Fermignano, vicino ad Urbino. Entrato molto presto nel mondo del lavoro (più per necessità che per scelta), ho avuto modo di notare con dispiacere che alla medesima domanda, ovvero: “Cosa serve per vivere?” una volta avremmo risposto “Un tetto, cibo ,acqua e la salute”, mentre ora semplicemente “Servono i soldi”. Questa triste constatazione mi ha fatto capire di essere decrescentista già prima di aver conosciuto il termine.

4 Commenti

  1. ciao mirko, sei fortunato ad aver sviluppato queto senso critico e autocritico. Purtroppo la leva pubblicitaria ha gioco facile sui tanti lavoratori stressati ed alienati che facendo un lavoro spesso inutile senza soddisfazioni trovano l’unico conforto nell’acquisto compulsivo di merci obsolescenti, incatenandosi ancora di piu all’obbligo di un lavoro salariato alienante.

    a volte mi capita di pensare che dovremmo iniziare a istruire i giovani disoccupati a uscire da questo giro vizioso, e iniziare a vivere veramente..

    secondo voi ha un senso un’idea simile?

    • Ciao Kelios, perdonami se ti rispondo così tardi ma in questi ultimi giorni la neve non ci ha dato tregua (vivo nella Marche), e spesso non avevo molta voglia di accendere il pc. Sei riuscito in poche parole a concentrare una serie di concetti e punti di vista con i quali non posso che trovarmi d’accordo. Certamente l’idea che proponi ha un senso, basti pensare che sono tante le cose che si potrebbero fare anziché spendere intere giornate intontiti dalle luci di queste enormi vetrine ingannatrici… Fa piacere vedere che sempre più gente cerca di scrostarsi di dosso questa patina di finta necessità per cose che “potrebbero” servirci ma alla fine se ne può fare a meno tranquillamente… Saluti!

  2. carissimi,
    mi rivedo nella riflessione del caro amico Mirko, il modello sociale in cui viviamo è ormai ripiegato su surrogati di ciò che si potrebbe ottenere naturalmente. A proposito dello stordimento da luci, qualche anno fa ho fatto un esperimento, mi sono recato al centro commerciale con gli occhiali da sole e guarda caso in quella occasione non ho subito lo stordimento di cui sopra tornando a casa con la metà della spesa inutile che facevo le volte precedenti.

    • Ciao Vinicio, hai provato a ripetere il tuo “esperimento” una seconda volta? Per vedere se funziona davvero o magari era solo suggestione (ma ovviamente mi auguro che abbia funzionato davvero!) Se fosse così si potrebbe provare a ripetere la cosa!

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