Un soggetto politico diverso dai partiti: rispondo (parzialmente) a Maurizio Pallante

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In uno degli ultimi contributi per il proprio blog, Maurizio Pallante ha trattato della necessità di costruire un soggetto politico diverso da un partito. Condivido quasi tutto – a parte forse l’ottica un po’ riduttiva in cui viene inquadrato il tema del vincolo di mandato – non posso però notare la presenza, all’interno di tutto l’articolo, di un convitato di pietra, evocato chiaramente solo in un passo:

Le recenti vicende di un movimento che rifiuta di definirsi partito ed è governato da un gruppo ristrettissimo di persone che espellono chi non è allineato e coperto, dimostrano emblematicamente che le tesi sostenute nel piccolo saggio di Simone Weil [Manifesto per la soppressione dei partito politici, n.d.r] non sono datate storicamente, ma hanno una valenza universale.

Chiaro riferimento al Movimento 5 Stelle (M5S), per cui Pallante anni fa curò la sezione programmatica (stella) relativa all’energia, ma dal quale prese presto le distanze dopo alcune profonde divergenze. In tutta sincerità, non biasimo Maurizio per non aver approfondito la problematica perché, facendolo, l’attenzione si sarebbe concentrata su tale critica e non sulla proposta costruttiva del testo, senza contare poi le orde di leoni da tastiera che elmetto in testa si sarebbero scatenati furiosamente per vendicare ‘l’onore offeso’, disinteressandosi completamente del vero nodo del contendere. Sul Web (e non solo) si possono trovare innumerevoli analisi pro/contro il movimento pentastellato e/o la sua attività di governo, siccome è possibile reperirne di ottime (rare perle nella gigantesca porcilaia della faziosità intellettuale, a dire il vero), neppure io ho voglia di accingermi a un lavoro abbastanza noioso e dai riscontri di pubblico poco appaganti; preferisco quindi limitarmi a due questioni per me ineludibili e decisamente più avulse dalle polemiche mediatiche:

  • ha senso creare un soggetto politico che, volente o nolente, risulterebbe alternativo al M5S?
  • quanto è alto il rischio di ripeterne gli errori e ricadere nelle medesime idiosincrasie?

Riguardo al primo punto, la risposta non può essere che affermativa. Nessuno è depositario di diritti di esclusiva sui valori, meno che mai di quelli legati all’ecologismo e alla decrescita, che il M5S pare aver sacrificato sull’altare del reddito di cittadinanza, innalzato a priorità assoluta rispetto alla lotta alle grandi opere inutili o alla riprogettazione del sistema energetico. Medesimo ragionamento vale nei confronti dei Verdi di casa nostra, i cui dirigenti sembrano essersi destati da un lungo torpore in seguito ad alcuni exploit elettorali di formazioni ambientaliste in Europa.

Il secondo aspetto invece è decisamente più controverso. Se, a differenza di molti scettici, concordo con Pallante sul fatto che si possano evitare inutili leaderismi in favore di strumenti capaci di integrare procedure orientate al consenso e voto a maggioranza, ho molte perplessità su come si possa sfuggire alla gerarchizzazione delle priorità imposta dai mass media con la connivenza della politica. Mi riferisco a quel principio secondo cui un problema drammatico come il global warming, ad esempio, viene relegato a notizia secondaria per lasciare le luci della ribalta a controversie ottime per risse da talk show quali la ‘legittima difesa’, le proposte di riforma elettorale o l’eventuale approdo di una nave con qualche decina di migranti a bordo.

Conosciamo bene la strategia iniziale del M5S: giornali e televisioni sono il Male, la Rete è il Bene, comunichiamo solo tramite il Web e con i giornalisti si interfacciano solo i portavoce designati opportunamente incaricati. Successivamente, dopo una serie di vicissitudini poco felici, si è deciso di fare buon viso a cattivo gioco entrando a tutti gli effetti nel grande circo dell’informazione mainstream, non solo con la seria conseguenza di convalidarne l’agenda setting ma anche finendo per condividerne gran parte dei valori di riferimento, in primis il mantra della crescita economica (si pensi anche alla retorica lavorista che ha promosso la trasformazione del redditto di cittadinanza universale e incondizionato in una indennità di disoccupazione un po’ più corposa). Non sarebbe la prima volta che, partendo per cambiare il sistema, si viene a patti con questo per poi venirne gradualmente e quasi inconsapevolmente manipolati, se non proprio assorbiti al suo interno.

Il nuovo soggetto politico è soltanto sulla carta – o per essere più precisi, sul post di un blog – e già si ragiona sulle strategie da adottare con i mass media? Non si sta mettendo il carro anni luce davanti ai buoi? Parrebbe proprio di sì. Tuttavia, sarebbe beffardo ottenere riscontri superiori alle aspettative per poi pentirsi di una strategia d’azione troppo timida  e poco lungimirante: mutatis mutandis, quello che è sostanzialmente è capitato ai Verdi prima e al M5S poi.

 

 

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Igor Giussani
Nasco a Milano il 7 febbraio 1978. Sono un docente precario di italiano e storia nella scuola superiore, interessato ai temi della sostenibilità ambientale e sociale. Ho espresso le mie idee sulla decrescita e i cambiamenti sociali necessari in Svolta Radicale. Alla ricerca di una via di uscita (http://www.decrescita.com/news/?page_id=42&did=26), Democrazia Radicale. La decrescita come contropotere sociale (http://www.decrescita.com/news/download/?did=32), Io e la decrescita. I miei primi due anni di DFSN (http://www.decrescita.com/news/download/?did=39), Insostenibile. Le ragioni profonde della decrescita (http://www.decrescita.com/news/download/?did=50) http://igorgiussani.blogspot.it/

1 commento

  1. Ho partecipato, a titolo personale, all’incontro tenutosi a Roma fra coloro che, come me, hanno sottoscritto l’Appello di Maurizio Pallante per la costituzione di un nuovo soggetto politico che ponga al centro della vita politica i temi della Sostenibilità, Equità, Solidarietà.
    Condivido i Tuoi timori che la costituzione di un soggetto politico possa far incagliare la nave della strategia politica sugli scogli della tattica, ma qualcosa bisogna pur fare e ” se non ora, quando?”.
    L’errore di base fatto da M5S e Verdi è la presunzione che il coinvolgimento di grandi masse nei loro progetti fosse possibile solo dopo aver preso il potere. Jose Pepe Mujica ci insegna, con ripetuta insistenza, esattamente il contrario, cioè che la rivoluzione, e in questo caso si deve parlare di rivoluzione, si fa solo creando il consenso popolare alle proprie idee politiche e formando le coscienze per poi raggiungere il potere politico e agire senza diventare succubi del sistema che si intende scardinare.
    Il nuovo soggetto politico dovrebbe quindi lavorare duramente nella formazione delle coscienze non di pochi adepti che rappresentano la struttura del Partito ma sulla conoscenza e coscienza di tutti coloro che sono interessati a condividere e perseguire il progetto politico. Non si deve cadere nella trappola di intercettare il voto di protesta, effimero e non basato su una forte condivisione del programma politico, ma deve essere creata una forte coscienza politica attorno ad un chiaro programma di ” cose da fare”. Non è una cosa semplice e rapida ma non esistono scorciatoie: tutto il resto sono inutili perdite di tempo che si esauriscono nel logoramento generato dall’esercizio del potere.
    Grazie per le Tue lucide riflessioni.

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