USARE LE MANI per riprenderci il nostro POTERE PERSONALE

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Guardando me, e dai miei coetanei in poi, mi sono accorta di un dato generazionale diffuso: NON USIAMO LE MANI, o almeno consideriamo svalutante farlo.
A sentirla così sembra una provocazione esagerata, ma mica poi così tanto.
In sostanza vi è un diffuso e sotteso sentire, acquisito, per cui siamo bravi se studiamo, ci laureiamo e poi troviamo un bell’impiego in un ufficio, vestititi in giacca-cravatta o tailleur. L’attività auspicata è quella cioè non di “fare fisicamente” per creare, ma di “pensare” e ideare senza concretamente dare alla luce qualcosa che sia prodotto dell’unione tra mente e mani.
Un opera di inculturazione che mi appare ben comprensibile se la valuto sia per una causa che per un fine.
Nella causa vedo ben coinvolti i nostri ignari genitori, che con la fatica del post guerra hanno cercato di creare uno status economico per i figli che fosse tale da permetterci di stare davanti ai libri tutto il tempo necessario ad ottenere un titolo di studio accademico. Un riscatto del ricordo ancora ben impresso delle ristrettezze che si erano trovati a vivere.
Guardando il fine invece ci accorgiamo che senz’altro la nostra civiltà occidentale è stata rivolta a idealizzare figure ben distanti dal fare fisico: inventori di sistemi di comunicazione o business efficaci (Jobs, Zuckenberg, Gates etc), atleti formidabili (che spesso usano i piedi, non le mani), sex symbol, personaggi del cinema o della moda etc. Insomma a poco a poco siamo stati indotti a scordarci che come esseri umani siamo riusciti ad avere un primato nel genere animale grazie alla capacità di usare le dieci dita in sincrono con gli impulsi elaborati dal cervello, non usando solo quest’ultimo.
Ma come dicevo vi era uno scopo affinché ciò avvenisse, il voluto allontanamento dalla materia e una estrema specializzazione sono frutto di un sapiente lavoro di chi opera nella civiltà del consumo.
Ti hanno detto che loro fanno meglio di quel che puoi fare tu, e che comunque tu non hai il tempo per realizzarti quel che ti serve per vivere.
Il messaggio che arriva é:
“PUOI, COMODAMENTE, TROVARE TUTTO CIÒ DI CUI NOI TI DICIAMO CHE HAI BISOGNO, con sorprendenti scontistiche, nei supermarket e nei centri commerciali.
Non devi chiederti, farti domande, è faticoso.
Ti diamo tutto noi. Prendi, costa poco.
Non importa come è fatto, chi lo ha fatto, dove è fatto.
Non devi far altro che metterti a sfogliare il catalogo del mondo che ti offriamo a tuo uso e CONSUMO.”

Colui che non sa far niente da solo è il consumista perfetto.
Una frase di Picasso a sintesi del mio pensiero: «Mi ci sono voluti vent’anni per dimenticare tutto quello che mi avevano insegnato, e per cominciare a dipingere sul serio».
Così ho impiegato 33 anni ad imparare, studiare e capire cosa altri hanno detto, a riempirmi di condizionamenti.
Da circa due anni, un po’ barcollante e piena di insicurezze, ho iniziato a riprendere confidenza con le mie mani.

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Sarah Gracci
Penso che il mio interesse per preservare un rapporto con quel che è vita sia legato alla mia infanzia passata su una collina nei pressi di Firenze, tra le cittadine di Montelupo e Montespertoli. Qui ho vissuto in modo libero e diretto il rapporto con gli animali e la natura, passando buona parte della giornata tra i boschi ed il giardino di casa. Trascorsi gli anni scolastici che mi hanno portato alla laurea in Architettura, ho iniziato a studiare ed informarmi sulle filosofie orientali e le terapie ad esse collegate. Indirizzati gli studi e la professione verso l'architettura naturale mi sono trovata a collaborare a Bolzano con Ugo Sasso partecipando tra l’altro alla redazione della rivista Bioarchitettura ed alla organizzazione di eventi per l’Istituto Nazionale. La percezione che la nostra società ci avesse culturalmente privato di un rapporto diretto con la materia e il potere creativo che ne deriva, mi ha fatto avvicinare al pensiero del Movimento della Decrescita Felice, di cui dal 2012 sono consigliere e membro fondatore per la sezione di Firenze con mandato di referente dell’università del Saper Fare. Sto studiando Permacultura con il gruppo fiorentino, sia negli aspetti relazionali di comunicazione che nella creazione di orti sinergici per l'autosufficienza alimentare. Dall'Aprile 2013 sono attiva in "Montespertoli in Transizione". Per Odeon Cinehall ho redatto il sito di promozione del film “L’Economia della Felicità” di Helena Norberg-Hodge, collaborando alla diffusione degli eventi-proiezione. Dal 21 Ottobre 2012 sono Presidente di A.R.I.A. familiare (Associazione Rete Italiana Autocostruzione), associazione scaturita da Edilpaglia. Per le associazioni di cui faccio parte realizzo eventi e grafica sia con presentazioni multimedaili che depliant per la divulgazione di tematiche sulla ecologia, localizzazione e il ritorno a stili di vita sostenibili: corsi sull'alimentazione, detersione naturale, terapie naturali. Con l'associazione Pacciamama promuovo attività di educazione nelle scuole e presso enti per sensibilizzare la popolazione locale.

5 Commenti

  1. Molto bello quest’articolo, grazie Sara di condividere con noi queste riflessioni… Sto cominciando anch’io a riscoprire che sono capace di fare le cose con le mie mani. Facendo questo, riscopro l’umanità… Sono laureata e mi accorgo che questo mi ha certamente permesso di aprire la mente, però ho dimenticato di occuparmi delle mie mani! E’ il momento di cambiare! Tante belle cose a te.

  2. d’accordissimo!! Speriamo di diventare sempre di più a pensarla così :)))! Usare le mani aiuta a de-concentrarsi a de-contestualizzare a … de-crescere! ADOOORO 🙂 Grazie Sara 😉

  3. Ciao Sara!
    Bellissimo il tuo articolo che esprime perfettamente i miei pensieri. Anche per me a un certo punto c’è stato un cambiamento e una presa di coscienza graduale. Come se gli occhi mi si fossero aperti poco a poco…

  4. Condivido e aggiungo la mia testimonianza: la completezza dell’individuo si verifica solo quando il pensiero e la manualita` sono connessi direttamente ed in tempo reale. L’idea, prodotta dalla cultura individuale fluisce nella manipolazione dell’utensile e crea l’oggetto d’uso personale; cio` scaturisce nella creativita` che ogni persona ha diritto di provare esprimendo i propri gusti nella costruzione di cio` di cui ha bisogno. Creare e costruire sono le attivita` che nobilitano l’essere umano senza renderlo avulso dal mondo e dalla natura.
    Il pensiero senza la costruzione individuale e` arida masturbazione mentale, la produzione e consumo in serie senza l’espressione del pensiero sono schiavitu` fisica dell’individuo.
    Pensare e costruire sono due lati fondamentali della vita che se vengono disconnessi portano alla sua distruzione.
    Qui ne parlo piu` estesamente in varie note personali: http://mangiumaker.blogspot.sg/

  5. UN AUTOPRODOTTO TIRA L’ALTRO
    Appena iniziamo a farci da soli quel che ci serve accade una cosa strana.
    Quello che ci vendono i negozi non ci piace più e ci rendiamo conto di avere gusti del tutto non uniformabili a quel che il mercato propone.
    Non è che non si compra perchè altrimenti si è consumisti oppure perchè non si hanno soldi. Molto di più! Non si compra perchè quello che ti propongono non è tuo. Non lo hai pensato in base a quel che a te davvero piace ed in base a come TU stai comodo (in un vestito ad esempio). Se lo compri non hai potuto sceglierti di che tessuto deve essere fatto. Le cuciture. La forma. Eventuali disegni o scritte. Insomma non è davvero TUO. E quindi ti metti lì e immagini come a te piace un costume da bagno. Ti metti a farlo. Mentre lo fai impari come si fanno i costumi da bagno.

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