Verso l’idealità con la decrescita

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Esiste un parametro per valutare l’idealità di un sistema tecnico, ovvero la sua capacità di perseguire una funzione utile con il minimo impiego di risorse e con il minimo apporto di funzioni dannose.
Tale parametro, che si potrebbe chiamare indicatore di idealità (Id), può essere espresso con la seguente relazione:

Id= Fu / (R+Fd)

dove Fu sta per funzione utile, o funzione principale che deve svolgere il sistema tecnico, R sta per quantità di risorse impiegate per svolgere tale funzione e Fd sta per funzioni dannose connesse, vale a dire tutti gli effetti dannosi diretti e indiretti che sono generati dal sistema nello svolgere la funzione utile.
Per risorse si intendono tutti quei fattori materiali e non che sono impiegate dal sistema tecnico nel suo funzionamento. Non si intendo perciò soltanto le risorse in termini di materiali e di energie, ma anche in termini ambientali, economici, umani, di informazione, di spazio, di tempo e così via.
Questa analisi, per quanto qualitativa e semplicistica, può essere utilizzata in ultima istanza per tutti i sistemi e non solo per i sistemi tecnici.
Usare questo parametro per valutare un sistema ci farebbe probabilmente fare delle sconvolgenti scoperte, ci permetterebbe di stravolgere le nostre convinzioni e, cosa ancora più importante, minerebbe il nostro entroterra culturale, avvizzito e intorpidito dalle campagne pubblicitarie e dal progresso invadente.
Per fare un esempio, a me molto caro, prendiamo il caso dell’automobile. La sua funzione utile principale, anche se spesso lo dimentichiamo, è quella di trasportarci da un luogo ad un altro, quindi la sua funzione risponde alla nostra necessità di spostamento. Naturalmente, il sistema automobile è uno dei sistemi per perseguire tale funzione utile, non l’unico. È bene ricordarlo.
Valutando tale sistema, potremmo quindi impiegare l’indicatore di idealità attribuendo dei coefficienti puramente qualitativi e fare dei confronti con altri sistemi. Se per esempio, vogliamo paragonare l’automobile e la bicicletta per percorrenze limitate (attorno ai 5-10 km) come quelle di una città italiana di medie dimensioni, considerando quindi una stessa funzione utile come output da mettere a numeratore del nostro indice, stimiamo per ciascun sistema i suoi costi in termini di impiego di risorse e di funzioni dannose ad essi collegate. Il risultato è sbalorditivo perché non occorrono tanti calcoli o dettagliate analisi per concludere che la bicicletta è un sistema prossimo all’idealità, mentre l’automobile non solo non è tendente all’idealità ma rischia addirittura di diventare un sistema che crea costi e danni allo scopo di svolgere una funzione utile in modo sempre meno conveniente e soddisfacente. I costi in termini di risorse energetiche, ambientali, sanitarie, economiche, di spazio, di tempo e i disagi conseguenti all’uso massiccio delle automobili, specie in città e per brevi percorsi, sono a un livello ormai da tempo non sostenibile e in continuo incremento. Se non razionalizziamo il nostro comportamento e non ci poniamo in una visione nuova e critica della società odierna, finiremo per percorrere una strada, non solo inutile, ma anche pericolosamente dannosa per tutti.
L’indicatore di idealità applicato al sistema auto, come a molti altri sistemi tecnici o di altro genere, ci permette di evincere chiaramente l’assoluta assurdità di certe nostre scelte e di certe nostre convinzioni date per assodate e per irrinunciabili. Altri sistemi funzionali, se considerati in un bilancio funzioni utili contro risorse impiegate e danni generati, degenererebbero in “sistemi per creazione di problemi”, osservando che il denominatore è in ogni caso in fase crescente mentre il numeratore è sempre più soggetto a influenze negative e restrizioni.
Ogni sistema deve essere ripensato sotto una luce diversa, razionalizzato per la sua funzione utile reale, tenendo conto delle risorse e dei danni. In questo modo scopriremmo nuovi sistemi, sistemi alternativi, magari già esistenti, magari più semplici, più piccoli e più genuini per ottenere gli stessi risultati ultimi.
Questo nuovo approccio metodologico, basato sul buon senso e sulla ragione, e accompagnato dalla rivoluzione della propria visione della realtà, porterà verso una nuova società “ideale”.

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Luca Madiai
Mi interesso da qualche anno delle tematiche della decrescita e della sostenibilità ambientale, economica e sociale. Sono arrivato alla decrescita dopo il mio percorso di studi di ingegneria nel settore della produzione di energia. Durante gli anni universitari sono stato membro attivo dell’associazione studentesca europea AEGEE ed ex presidente della sede locale di Firenze (AEGEE-Firenze). Ho lavorato a un progetto sull’energia geotermica a Budapest, dove sono vissuto per alcuni mesi nel 2009 e nel 2010 e ho scritto la tesi di laurea specialistica. Ho studiato anche la lingua ungherese. Nell’autunno del 2010 ho scritto il saggio Decrescita Felice e Rivoluzione Umana e aperto l’omonimo blog dove cerco di diffondere le mie idee attorno alla decrescita felice e alla filosofia buddista. Nel 2012 ho contribuito alla rinascita del Circolo Territoriale del Movimento della Decrescita Felice di Firenze (MDF-Firenze), di cui sono parte attiva. Ho lavorato nel settore delle energie rinnovabili, in particolare fotovoltaico ed eolico. Mi diletto nello scrivere poesie “decrescenti” e nello spostarmi quasi sempre in bicicletta. Credo nella sobrietà, nella semplicità e nelle relazioni umane disinteressate come mezzo per migliorare la qualità della vita e cerco ogni giorno di attuarle. Ho scritto due libri sulla decrescita liberamente scaricabili da questo sito: "Decrescita Felice e Rivoluzione Umana" e "Ritorno all'Origine"

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